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Vecchie e nuove partite

 

Sono berberina, finocchio e acido idrossicitrico da Garcinia le tre nuove sostanze su cui ha puntato i riflettori la Commissione Europea, chiedendo all’EFSA (Autorità europea sulla sicurezza alimentare) di valutarle con riferimento all’articolo 8 del Regolamento UE 1925/2006. Quest’ultimo, infatti, prevede che la Commissione, in maniera autonoma o su segnalazione di uno Stato membro, possa richiedere la valutazione di sicurezza di un preparato alimentare qualora sussistano dubbi per la salute del consumatore ed eventualmente limitarne o vietarne l’uso sul mercato comunitario.

La procedura – già applicata per i derivati idrossiantracenici e le catechine del tè verde – è stata attivata su segnalazione rispettivamente di Germania per il finocchio, Francia per la berberina e Spagna per i derivati da Garcinia. La decisione finale dell’EFSA è attesa per maggio 2025.

Che cosa si imputa a queste sostanze? Per il finocchio (semi), pianta tradizionale impiegata in più ambiti e anche per favorire la montata lattea e lenire le coliche infantili, il problema sarebbe l’estragolo, presente nell’olio essenziale per potenziali attività genotossiche e cancerogene. Nel caso della berberina l’Agenzia francese per la salute e la sicurezza alimentare (ANSES) riferisce potenziali effetti collaterali tra cui ipotensione e turbe gastrointestinali, mentre per l’acido idrossicitrico da Garcinia la Spagna parla di danno epatico.

La vera questione, però, è un’altra: valutare la sicurezza delle sostanze vegetali come ha fatto EFSA sinora – isolando singole componenti della pianta dal fitocomplesso e in condizioni di assunzioni e dosaggi che non corrispondono alla vita reale – è astratto e inadeguato. Ed è un approccio – si è già visto per le droghe antrachinoniche – non proporzionale al rischio per il consumatore. Analogamente non sempre è appropriato il ricorso all’articolo 8 che, in taluni casi, si è basato sulla pressione di alcuni Stati membri, correlata a ragioni di classificazione del prodotto, più che su concrete problematiche di sicurezza.

Non stiamo dicendo, sia chiaro, di minimizzare la fondamentale questione della sicurezza degli estratti vegetali, ma di guardare a essa in modo razionale e soprattutto tenendo conto della specificità di erbe e preparati vegetali.

Per evitare che si ripeta quanto è accaduto per le droghe antrachinoniche, una partita peraltro ancora aperta per rabarbaro, senna e frangula, occorre dunque fare quadrato. Sinergizzare gli sforzi di industria, categorie professionali coinvolte e consumatori e lavorare con logica di filiera per raccogliere le evidenze scientifiche disponibili sulla sicurezza di queste sostanze e produrne nuove.

Nei prossimi mesi saremo anche noi attivi in questa nuova partita, lavorando su ciò che ci compete, l’informazione, con approfondimenti e aggiornamenti puntuali.

 

 

 

 

Acqua Lauretana: natura è benessere

Le scelte quotidiane sono molto importanti per prenderci cura del nostro corpo, con equilibrio e costanza, senza affanni e in armonia. Dalla sveglia alla buonanotte, bisogna essere metodici e curare ogni dettaglio, a partire dall’idratazione.

Lauretana è un’acqua dalle caratteristiche uniche. Prodotto naturale al 100%, sorge nell’area idrogeologica del ghiacciaio del Monte Rosa, a oltre 1000 metri di altezza s.l.m., in una zona priva di insediamenti industriali e agricoli.

 

Il segreto di Lauretana

La purezza di questo dono di madre natura è impreziosita da un fattore geologico determinante: prima di vedere la luce, infatti, acqua Lauretana scorre nel sottosuolo, in profondità, attraversando un antico letto di granito che protegge tutte le sue qualità organolettiche, mantenendola microbiologicamente pura.

Per custodire questa purezza nel modo migliore e consegnarla intatta ai clienti, acqua Lauretana viene imbottigliata a poca distanza dalla fonte, attraverso un processo di “gravità naturale” che permette di non alterare o distruggere le sue molecole vitali.

 

La leggerezza è nella nostra natura

L’eccezionalità di acqua Lauretana si trova nei soli 14 milligrammi per litro di residuo fisso, che la rendono l’acqua più leggera d’Europa.

A determinarne il carattere puro e leggero concorrono anche altri valori come la durezza totale di 0,60 °f che aiuta a prevenire la formazione di calcoli renali, il pH pari a 6,0 che aiuta la digestione e previene i processi di ossidazione cellulare, infine il ridotto contenuto di sodio, solo 0,88 mg/l, permette ad acqua Lauretana di essere indicata per le diete povere di sodio e favorire l’idratazione.

 

Consigliata a chi si vuole bene

Per le sue caratteristiche, acqua Lauretana è l’acqua ideale per il fabbisogno giornaliero, adatta a grandi e bambini, perfetta per gli sportivi, indicata per la preparazione di alimenti destinati all’infanzia e ai neonati, consigliata alle donne in gravidanza e durante l’allattamento. Lauretana è l’acqua di chi si vuole bene.

Aglio nero e prevenzione malattie cardiovascolari

L’aglio nero si ottiene dall’aglio crudo (Allium sativum L.) e viene realizzato attraverso un processo di fermentazione, adoperando soltanto i bulbi ancora freschi di aglio e regolando con particolare attenzione sia il livello di umidità che la temperatura. Dopo 30 giorni circa termina la fermentazione e subentra una fase di ossidazione dell’aglio, che richiede circa 45 giorni ed è determinante per ottenere la colorazione scura. L’aglio nero presenta un’elevata concentrazione di composti organosolforati, sostanze che sono state correlate a benefici nella prevenzione e nella gestione delle malattie cardiovascolari (CVD). Questo studio clinico controllato monocentrico a due bracci (soggetti con ipercolesterolemia vs. soggetti sani) ha valutato se il consumo a lungo termine di aglio nero sia in grado di migliorare la funzione endoteliale e il profilo lipidico in soggetti che presentano ipercolesterolemia.

Sessantadue persone di entrambi i sessi sono state distribuite in due gruppi: il gruppo ipercolesterolemia (n = 31), composto da soggetti con valori di colesterolo totale tra 200-300 mg/dL e di colesterolo LDL tra 135-175 mg/dL e il gruppo dei soggetti sani (n = 31). L’intervento da valutare consisteva nell’ingestione di 4 spicchi di aglio nero (12 g) al giorno per 12 settimane. Al termine della fase di studio sono stati riscontrati aumenti statisticamente significativi dell’apolipoproteina A1 in entrambi i gruppi: ipercolesterolemia (Δ 11,8 mg/dL p < 0,001) vs sani (Δ 11,1 mg/dL p < 0,001). Riduzioni significative per le molecole di adesione endoteliale MCP-1, della molecola di adesione intracellulare-1 e della molecola di adesione vascolare-1 sono state osservate sia nei soggetti ipercolesterolemici sia in quelli sani. Questi dati dimostrano che il consumo di aglio nero potrebbe migliorare alcuni parametri relativi alla funzione endoteliale e al profilo lipidico, esercitando dunque un impatto favorevole sul rischio di malattie cardiovascolari. Sono tuttavia necessari – sottolineano gli autori della ricerca – studi a lungo termine per confermare questi interessanti risultati preliminari.

Fonte: Villaño D, Marhuenda J, Arcusa R, Moreno-Rojas JM, Cerdá B, Pereira-Caro G, Zafrilla P. Effect of Black Garlic Consumption on Endothelial Function and Lipid Profile: A Before-and-After Study in Hypercholesterolemic and Non-Hypercholesterolemic Subjects. Nutrients. 2023 Jul 14;15(14):3138. doi: 10.3390/nu15143138.

 

 

 

Berberina e ictus ischemico

La berberina è un alcaloide estratto da Berberis vulgaris e da varie altre piante utilizzate nella medicina cinese. Un tempo si utilizzava per le sue  proprietà disinfettanti nel trattamento delle infezioni da diarrea batterica, da candida albicans e come immunostimolante. Recentemente, invece, sono emerse anche le sue proprietà ipocolesterolemizzanti e ipoglicemizzanti e per questo motivo viene impiegata in presenza di disturbi metabolici e anche dagli sportivi per migliorare la tolleranza al glucosio. Questa recente metanalisi ne ha valutato l’efficacia nel trattamento complementare dell’ictus ischemico acuto, esplorandone gli effetti antinfiammatori e quindi le potenziali applicazioni in questo ambito. Dopo una ricerca sistematica effettuata nei principali database medico-scientifici internazionali fino a luglio 2022, sono stati individuati gli studi clinici che hanno analizzato l’uso di berberina nel trattamento adiuvante dell’ictus ischemico acuto. Come outcome primari per valutarne l’impatto, sono stati scelti i marcatori di infiammazione; gli outcome secondari hanno incluso invece alcuni indicatori immunitari, altri biomarcatori rilevanti, la stenosi carotidea (un’alterazione della parete dell’arteria causata da un accumulo di colesterolo, calcio e altro materiale e provocata principalmente da aterosclerosi che impediscono un adeguato afflusso del sangue) e le eventuali reazioni avverse.

Sono stati inseriti nella review i dati estratti da 17 studi clinici che hanno riguardato complessivamente 1.670 soggetti con ictus ischemico acuto. I risultati hanno mostrato che la berberina in associazione con il trattamento standard ha ridotto in modo statisticamente significativo i livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), il fattore di inibizione della migrazione dei macrofagi, i livelli di interleuchina-6 (IL-6), ed altri parametri sottoposti a verifica, quali il fattore di trascrizione, ipossia-inducibile (il principale regolatore di ipossia), la cisteina proteasi-3 (Caspasi-3), i trigliceridi, il colesterolo LDL, lo spessore dell’intima medio carotidea e il numero di placche instabili rispetto al solo trattamento convenzionale. Inoltre, la combinazione berberina-trattamento convenzionale ha mostrato di migliorare il tasso di efficacia complessiva. Secondo gli autori di questa metanalisi questi risultati suggeriscono che la berberina può essere utilizzata come trattamento complementare nei casi di ictus ischemico acuto grazie alla sua capacità di ridurre i livelli delle citochine infiammatorie, rappresentando in tal modo una nuova opzione di trattamento, benché siano necessari nuovi e più ampi studi clinici randomizzati e controllati per confermare questi risultati.

Fonte: Luo D, Yu B, Sun S, Chen B, Harkare HV, Wang L, Pan J, Huang B, Song Y, Ma T, Shi S. Effects of adjuvant berberine therapy on acute ischemic stroke: A meta-analysis. Phytother Res. 2023 Jul 8.

Sostanze naturali e pressione arteriosa

Un recente studio clinico randomizzato italiano ha valutato l’azione sulla pressione arteriosa (BP), sulla salute vascolare e sui parametri metabolici di un integratore alimentare contenente magnesio, estratto standardizzato di orthosiphon (Orthosiphon stamineus Benth), biancospino (Crataegus curvisepala Lind.) e ibisco (Hibiscus sabdariffa L).
Il magnesio è un minerale utilizzato dal corpo in molte funzioni, dai processi metabolici al contrasto dell’affaticamento fisico e mentale e aiuta il metabolismo energetico sostenendo l’ottimale funzionamento delle cellule nervose e delle fibre muscolari. L’ortosifon è un piccolo albero perenne dai cui fiori sono estratti flavonoidi in grado di agire sulla ritenzione idrica, incrementando la diuresi e i ristagni di liquidi. Il biancospino è noto per le proprietà benefiche per la circolazione, a sostegno di cuore e della funzione cardiovascolare. L’integratore è stato testato su 60 individui con pressione arteriosa normale o ipertensione di stadio I. I partecipanti hanno seguito una dieta mediterranea a basso contenuto di grassi e sodio per 4 settimane prima di essere assegnati in modo casuale a un trattamento di 8 settimane con due pillole al giorno dell’integratore o di una sostanza placebo.

I risultati del trial hanno mostrato che l’assunzione dell’integratore ha ridotto in modo significativo la pressione arteriosa sistolica rispetto al placebo dopo 4 settimane (p < 0,05) e in modo più consistente dopo 8 (p < 0,05). Al follow-up di 8 settimane, dopo la correzione per i test multipli, la supplementazione è stata associata a miglioramenti significativi della pressione sanguigna diastolica p < 0,05), della BP aortica p < 0,05) e della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (p < 0,05) rispetto ai valori basali, dimostrando l’utilità del preparato nei soggetti con pressione arteriosa elevata o ipertensione di stadio I.

Fonte: Fogacci F, Degli Esposti D, Di Micoli A, Fiorini G, Veronesi M, Borghi C, Cicero AFG. Effect of dietary supplementation with Diuripres® on blood pressure, vascular health, and metabolic parameters in individuals with high-normal blood pressure or stage I hypertension: The CONDOR randomized clinical study. Phytother Res. 2023 Jul 14.

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Zafferano e camomilla nel contrasto alla depressione

Fiori di camomilla

Gli effetti dello zafferano (Crocus sativus) nel migliorare i sintomi depressivi di lieve-media entità sono stati più volte documentati in letteratura negli ultimi anni. Questo recente studio pilota prospettico, randomizzato, in cieco con end-point ha invece valutato gli effetti dell’associazione di camomilla (Matricaria chamomilla) e zafferano come terapia complementare in individui con alterazioni metaboliche associate a depressione di grado lieve o moderato. Lo studio è stato condotto presso l’Università Aga Khan di Karachi, in Pakistan, e ha riguardato un gruppo di soggetti affetti da depressione da lieve a moderata con o senza patologie quali diabete, ipertensione e dislipidemia.

Questi sono stati suddivisi con randomizzazione nel gruppo di intervento A, che ha ricevuto tisana in filtri contenenti zafferano 1 mg e camomilla 20 mg da assumere due volte al giorno per un mese insieme ai farmaci del caso, e nel gruppo di controllo B, a cui è stato consigliato di continuare ad assumere esclusivamente la terapia farmacologica di routine. Entrambi i gruppi erano composti ciascuno da 25 persone. I dati sono stati raccolti al basale e dopo l’intervento utilizzando il Patient Health Questionnaire-9 per valutare la gravità della depressione e prelevando campioni ematici per misurare i livelli di colesterolo. L’analisi dei risultati ha mostrato che i valori di colesterolo totale, colesterolo HDL e colesterolo LDL così come i punteggi sulla scala che misura la depressione erano significativamente migliorati nel gruppo A rispetto al gruppo B (p<0,05). Lo studio ha riscontrato quindi i potenziali benefici dell’associazione combinata in tisana di camomilla e zafferano nei soggetti depressi, migliorandone anche alcuni parametri metabolici.

 

Fonte: Ahmad S, Khan A, Rafique H, Tikmani P, Mesiya H, Amin F. Co-administration of saffron and chamomile: to determine the efficacy as an adjuvant therapy for mild to moderate depression in human subjects. A pilot randomized clinical trial. J Pak Med Assoc. 2023 Jun;73(6):1245-1250.

 

 

 

La Via delle Erbe: il programma dell’edizione 2023

Manca poco più di un mese alla Via delle Erbe, l’importante appuntamento dedicato ai professionisti e agli appassionati dell’erboristeria e della fitoterapia. Come abbiamo avuto modo di scrivere, l’edizione di quest’anno vede protagoniste le erbe bianche, declinando le loro proprietà benefiche in relazione al loro utilizzo erboristico a supporto del sistema digerente, anche in correlazione al sistema nervoso centrale. Tra le erbe oggetto delle relazioni dei nostri esperti, sono state individuate alcune piante dai fiori bianchi che, per le loro caratteristiche fitoterapiche, sono utili al benessere di corpo e mente, a livello digestivo e di gestione dello stress.

Il programma dell’evento

Il ciclo di conferenze si svolge nell’arco di tre giornate (dall’8 al 10 settembre), ma l’evento inizierà il 7 con l’introduzione del direttore scientifico dell’Erborista – Mariella Di Stefano – e l’intervento di Nomisma con l’Osservatorio Erboristico. Ecco il programma completo:

Giovedì 7 settembre

15.30 – apertura lavori e introduzione
Mariella Di Stefano, direttore scientifico dell’Erborista; membro Comitato di indirizzo del Corso di Laurea in Tecniche Erboristiche Università di Pisa

16.00 – Giulia Pessina, Market Analyst di NOMISMA
presentazione Osservatorio Erboristico a cura di NOMISMA per l’Erborista

Venerdì 8 settembre

10.45 – Paola Paltrinieri – erborista; docente e coordinatrice didattica presso Accademia della Tisana
Attività di achillea, coriandolo e menta sull’asse gastroenterico
(Achillea millefolium L., Coriandrum sativum L., Mentha x piperita L.)

12.00 – Marco Valussi – ricercatore e docente di master in fitoterapia, aromaterapia e oli essenziali; referente italiano per la ETHPA (European Traditional Herbal Practitioners Association)
Azione degli oli essenziali di bergamotto e mirto sul sistema nervoso centrale
(Citrus x bergamia Risso et Poit., Myrtus communis L.)

14.30-14.50 – Mimmo Scollo – Scientific dept. manager
Originy: dalle microalghe soluzioni innovative per la nutraceutica e l’ambiente

15.00 – Francesco Novetti – erborista, autore del libro “Tisane per tutti”
Disturbi gastrici di natura psicosomatica e utilità delle piante officinali: presentazione di una formulazione secondo l’erboristeria tradizionale

16.00 – Slim Kabbaj – Interprofession Maroc Bio
Morocco-Italy: potential perspectives about herbal remedies

Sabato 9 settembre

10.45 – Marco Biagi – docente nel settore scientifico disciplinare della biologia farmaceutica presso l’Università degli Studi di Siena; Segretario Generale della S.I.Fit. (Società Italiana di Fitoterapia)
Valeriana e olivo nella gestione dei sintomi dello stress
(Valeriana officinalis L., Olea europaea L.)

12.00 – Enrica Campanini – medico esperto in fitoterapia e omeopatia; docente in corsi di formazione per medici e farmacisti
Piante medicinali tra corpo e mente: melissa, angelica e mirtillo rosso
(Melissa officinalis L., Angelica archangelica L., Vaccinium vitis idaea L.)

15.00 – Stefania La Badessa – farmacista e divulgatrice scientifica; esperta in fitoterapia, nutraceutica e omeopatia
Non solo alimurgiche: rafano, ortica bianca e wasabi
(Armoracia rusticana L., Lamium album L., Eutrema japonicum (Miq.) Koidz.)

 

Domenica 10 settembre

11.00 – Fabio Firenzuoli – medico fitoterapeuta; docente e coordinatore scientifico master di fitoterapia clinica dell’Università degli Studi di Firenze; direttore del CERFIT dell’AOU Careggi di Firenze
Arancio e withania: attività PNEI e sistema digerente
(Citrus aurantium Spp.Withania somnifera (L.) Dunal.)

Partecipa anche tu gratuitamente alla Via delle Erbe

Il Gruppo Tecniche Nuove e SANA mettono a disposizione una serie di biglietti omaggio per gli abbonati alla rivista l’Erborista, che possono essere scaricati dal sito di SANA.

 

Piante medicinali e salute del fegato

Grazie agli effetti collaterali minimi, al basso costo e agli effetti epatoprotettivi, alcune piante medicinali potrebbero rappresentare un’opzione terapeutica complementare e/o aggiuntiva anche per alcune condizioni a carico del fegato, inclusa la cirrosi. Tra queste la cirrosi epatica è una patologia cronica che limita la funzionalità di questo organo e che se non curata in tempo può essere fatale. È irreversibile, ma le sue conseguenze possono essere mitigate da trattamenti precoci.

Una recente revisione sistematica “The effect of medicinal plants on cirrhosis: A systematic review of clinical trials”, pubblicata su Phytotherapy Research, ha valutato in modo specifico l’efficacia dei preparati di origine vegetale su questa importante malattia epatica.

Dopo aver ricercato sulle banche dati medico-scientifiche (PubMed, Scopus, Web of Science e Google Scholar) gli studi clinici che hanno analizzato tale effetto ne hanno selezionato 11, di cui otto studi, riguardanti nel complesso 613 individui, che hanno valutato l’effetto sulla cirrosi della silimarina, un componente del cardo mariano (Silybum marianum). Tre studi hanno mostrato gli effetti benefici della silimarina su aspartato aminotransferasi (AST) e alanina aminotransferasi (ALT).

Due studi (n: 118) hanno esaminato invece l’effetto sulla cirrosi della curcumina: uno di essi ha mostrato un miglioramento della qualità della vita e l’altro un miglioramento dei valori di fosfatasi alcalina (ALP), bilirubina, tempo di protrombina (PT) e l’INR (International Normalized Ratio), un indice particolarmente affidabile che permette la standardizzazione del tempo di protrombina rilevato nel corso delle analisi del sangue.

Un report condotto su soli quattro soggetti ha esaminato infine l’effetto del ginseng su questa condizione rilevando in due di essi un miglioramento della classificazione Child-Pugh (un sistema di punteggio utilizzato per valutare la gravità delle epatopatie croniche, in particolar modo la cirrosi epatica) e una riduzione dell’ascite, ovvero la raccolta di liquido nella cavità addominale. Tutti gli studi qui inclusi hanno riportato effetti collaterali nulli o trascurabili, chiarendo dunque la sicurezza delle piante esaminate.

I ricercatori concludono che alcune piante medicinali e le loro componenti, tra cui silimarina, curcumina e ginseng, hanno effetti benefici sulla cirrosi. Sono, tuttavia, necessari ulteriori studi per confermare questi promettenti dati preliminari.

Fonte: Amini S, Bagherniya M, Butler AE, Askari G, Sahebkar A. The effect of medicinal plants on cirrhosis: A systematic review of clinical trials. Phytother Res. 2023 May 22.

Attività salutistica del cedro

Erbe e specie vegetali costituiscono da sempre una preziosa riserva di composti naturali utilizzabili a scopo salutistico e per il trattamento di diverse condizioni. Il cedro (Citrus medica L., famiglia delle Rutaceae) è considerato il capostipite di tutti gli agrumi. Originario dell’India e della Birmania, sembra essere presente in Italia almeno dal III secolo a. C., dove sarebbe arrivato passando prima dalla Persia e poi dai Paesi mediterranei. Oggi è particolarmente diffuso nelle regioni meridionali, Calabria, Campania e Sicilia. I frutti possono avere forma tondeggiante, ovale o oblunga, e a volte (come nel caso del cedro mano di Buddha) presentano delle protuberanze. In cucina si utilizza soprattutto la scorza candita. La buccia del cedro è impiegata per produrre sciroppi, infusioni alcoliche e acque di cedro.

La pianta è stata utilizzata per secoli come rimedio curativo per le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antimicrobiche, antivirali e ipoglicemizzanti. Queste attività sono dovute alla presenza di macronutrienti e micronutrienti benefici per la salute, come carboidrati, minerali, aminoacidi e vitamine, ma anche ad alcuni componenti specifici tra cui spiccano flavonoidi (apigenina, esperetina, esperidina, naringina, naringenina, rutina, quercetina e diosmina), cumarine (citroptene, scoparone e bergaptene), terpeni (limonene, γ-terpinene, limonina e nomilina) e acidi fenolici (acido p-cumarico, acido trans-ferulico e acido clorogenico). Negli ultimi anni, la ricerca ha rivolto una particolare attenzione all’attività antiossidante, antinfiammatoria, antimicrobica, antidiabetica, antitumorale e neuroprotettiva di questa pianta e sono stati pubblicati molti studi che ne hanno riportato le proprietà chimiche e biologiche; tuttavia non è mai stata effettuata una revisione sistematica della ricerca. Hanno colmato questo gap un team di ricercatori italiani con un recente lavoro pubblicato sulla rivista Plants.

Utilizzando le banche dati medico scientifiche internazionali PubMed e Scopus si è proceduto pertanto a una revisione della composizione chimica e delle proprietà biologiche di C. medica anche al fine di svilupparne le potenziali applicazioni curative. La rassegna – disponibile in open access – riassume dunque le principali proprietà chimiche e attività biologiche del cedro, analizzando i nuovi approcci di ricerca per condividere le conoscenze disponibili sulle proprietà terapeutiche e nutraceutiche di C. medica. Sulla base della revisione della letteratura, scrivono i ricercatori –  C. medica può essere considerato un ottimo candidato per il trattamento di diverse patologie, principalmente legate all’infiammazione, allo stress ossidativo e alle infezioni microbiche. Pochi studi, inoltre, hanno riportato anche l’attività ipoglicemizzante evidenziando quindi le sue potenziali applicazioni nella gestione del diabete. Le limitazioni all’introduzione della C. medica nella salute in relazione alle sue attività, continuano gli autori, sono dovute in particolare alla scarsità di studi clinici oggi pubblicati al riguardo. Per massimizzare il potenziale di C. medica per la salute umana, è dunque fondamentale sviluppare la ricerca e in particolare quella sull’uomo.

Fonte: Benedetto N, Carlucci V, Faraone I, Lela L, Ponticelli M, Russo D, Mangieri C, Tzvetkov NT, Milella L. An Insight into Citrus medica Linn.: A Systematic Review on Phytochemical Profile and Biological Activities. Plants (Basel). 2023 Jun 10;12(12):2267.