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Propoli e sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) causa importanti effetti sulla salute della donna a livello metabolico e riproduttivo. È caratterizzata dall’ingrossamento delle ovaie, dalla presenza di cisti ovariche multiple e da alterazioni endocrinologiche e metaboliche (iperandrogenismo, resistenza all’insulina e conseguente iperinsulinemia).

La PCOS colpisce il 5-10% delle donne, origina nel periodo puberale ed è considerata l’alterazione endocrina più comune in età fertile. La sua eziologia è ancora oggi dibattuta.

Si può dire che l’ovaio policistico sia espressione di una complessa alterazione funzionale del sistema riproduttivo, data dall’aumento degli ormoni maschili (androgeni), causa di segni e sintomi quali: irsutismo (eccesso di peluria su viso e corpo), alopecia androgenetica (acne e calvizie di tipo maschile) e disturbi mestruali (mestruazioni irregolari, assenza di mestruazioni per più mesi, cicli scarsi o prolungati).

Partendo dalla consolidata attività antinfiammatoria della propoli, questo recente studio (The effects of propolis supplementation on high-sensitivity C-reactive protein, testosterone hormone, and metabolic profile in women with polycystic ovary syndrome: A randomized, triple-blinded, placebo-controlled clinical trial) controllato in triplo cieco, pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research, ha valutato l’effetto della propoli su fattori metabolici, proteina C-reattiva ad alta sensibilità e testosterone nelle donne con PCOS.

Le donne sono state suddivise in due gruppi sulla base di una procedura di randomizzazione stratificata permutata a quattro blocchi per assumere 2 compresse di propoli al giorno (500 mg di propoli; n = 30) oppure delle compresse placebo identiche (n = 30) per 12 settimane.

I dati sono stati raccolti utilizzando un questionario, mentre campioni ematici e una lista di controllo hanno permesso di registrare i parametri misurati.

Cinquantasette donne hanno completato lo studio

Il test ANCOVA ha mostrato che la circonferenza dell’anca (p = 0,03), l’insulina a digiuno (p = 0,007), la valutazione dell’HOMA- modello omeostatico per la resistenza all’insulina (p = 0,004), i livelli di testosterone (p = 0,004) e colesterolo LDL e HDL (p = 0,02) erano diminuiti nel gruppo propoli rispetto al gruppo placebo, dopo aggiustamento per i fattori confondenti.

Anche i valori della glicemia a digiuno sono diminuiti in modo statisticamente significativo nel gruppo propoli rispetto al gruppo placebo, ma dopo aggiustamento per i fattori confondenti, si è persa la significatività statistica.

I ricercatori che hanno condotto lo studio concludono che la supplementazione con propoli ha avuto effetti positivi sui livelli di insulina a digiuno e sulla resistenza all’insulina, oltre a ridurre il livello di testosterone, del colesterolo LDL e HDL e della circonferenza dell’anca in un gruppo di donne con sindrome dell’ovaio policistico.

Fonte: Abbasi E, Bagherniya M, Soleimani D, et al. The effects of propolis supplementation on high-sensitivity C-reactive protein, testosterone hormone, and metabolic profile in women with polycystic ovary syndrome: A randomized, triple-blinded, placebo-controlled clinical trial. Phytother Res. 2023 Sep 2.

Usi e proprietà del carrubo

Il carrubo (Ceratonia siliqua L. famiglia delle Fabaceae) è una pianta originaria del bacino meridionale del Mediterraneo. Il suo nome deriva dal greco Kèrascorno, con riferimento alla forma del frutto, e siliqua dal latino frutti.

Diffuso nell’Italia meridionale, specialmente in Sicilia e in Sardegna, è un albero robusto originario del Medio Oriente alto 7-10 m, dal portamento espanso tabulare. Presenta foglie alterne, persistenti, composte da 2-5 paia di segmenti ovali, rotonde o smarginate all’apice.

I fiori, in prevalenza unisessuali, sono molto piccoli e di colore verde-rossastro riuniti in grappoli cilindrici eretti. Il frutto (carruba) è una camara allungata e appiattita, nerastra a maturità, con un mesocarpo carnoso, dolce e una fila di piccoli semi bruni lenticolari.

Il carrubo è stato ampiamente utilizzato in medicina tradizionale per il trattamento di varie condizioni come il diabete, l’ipertensione e i disturbi gastrointestinali. Tutte le sue parti (foglie, fiori, baccelli, semi, legno, corteccia e radici) rivestono di fatto una valenza salutistica in molte aree del pianeta.

Frutto e semi contengono mucillagini e dai semi si estrae la “gomma di carrubo”, contenente galattomannani e utilizzata anche contro il vomito dei neonati e nelle diete ipocaloriche.

La ricerca scientifica su Ceratonia siliqua ha mostrato la presenza al suo interno di diversi composti, tra cui polifenoli, acidi fenolici (acido cumarico e acido gallico), flavonoidi (kaempferolo e quercetina), carboidrati, minerali e proteine, evidenziandone le attività antipertensive, antidepressive, antiobesità e ipoglicemizzanti.

La revisione qualitativa “Exploring Carob (Ceratonia siliqua L.): A Comprehensive Assessment of Its Characteristics, Ethnomedicinal Uses, Phytochemical Aspects, and Pharmacological Activities” espone in sintesi diversi aspetti di questa pianta, in particolare la tassonomia, gli usi tradizionali, i costituenti fitochimici, le proprietà biologiche e le attività farmacologiche.

Fonte: Dahmani W, Elaouni N, Abousalim A, Akissi ZLE, Legssyer A, Ziyyat A, Sahpaz S. Exploring Carob (Ceratonia siliqua L.): A Comprehensive Assessment of Its Characteristics, Ethnomedicinal Uses, Phytochemical Aspects, and Pharmacological Activities. Plants (Basel). 2023 Sep 18;12(18):3303.

Ginkgo e obesità

L’obesità è stata riconosciuta come un importante fattore di rischio per diversi disturbi metabolici, tra cui diabete, malattie cardiovascolari e cronico-degenerative.

I preparati a base di erbe vengono usati spesso anche per prevenire e trattare questo problema, anche se nella maggior parte dei casi i fitocostituenti chiave anti-obesità e i loro meccanismi di azione sono poco noti.

Questo studio (Uncovering the anti-obesity constituents in Ginkgo biloba extract and deciphering their synergistic effects) ha approfondito i costituenti anti-obesità di un preparato a base di un estratto di Ginkgo biloba, con l’obiettivo di individuarne gli effetti sinergici attraverso il bersaglio dell’enzima lipasi pancreatica umano (hPL). A seguito di screening degli effetti anti-hPL di 80 preparati a base di erbe, un estratto di Ginkgo biloba è risultato quello con la più potente attività in questo campo.

Il profilo chimico globale dei costituenti dell’estratto e altri test specifici hanno mostrato che bioflavonoidi e flavonoidi presenti nell’estratto svolgono un ruolo di primo piano. Tra i 38 componenti testati, sciadopitisina, bilobetina, quercetina, isoginkgetina e ginkgetina hanno mostrato un consistente effetto anti-hPL (valori IC50 <2,5 μM).

Le analisi cinetiche di inibizione hanno suggerito che la sciadopitisina, la bilobetina, la quercetina, l’isoginkgetina e la ginkgetina agiscono come inibitori non competitivi dell’hPL.

Le simulazioni del processo di docking hanno poi mostrato che quattro bioflavonoidi (sciadopitisina, bilobetina, isoginkgetina e ginkgetina) possono legarsi strettamente e altre indagini hanno dimostrato che l’associazione di quercetina e di un inibitore della lipasi pancreatica di tipo bioflavonoide (sciadopitisina o bilobetina) esplica effetti sinergici anti-hPL, suggerendo, quindi, che i multicomponenti presenti nel preparato a base di Ginkgo possono generare un effetto più potente.

Fonte: Zhang M, Hou XD, Liu W, Wang L, Jiang MF, Hou J, Tang H, Ge GB. Uncovering the anti-obesity constituents in Ginkgo biloba extract and deciphering their synergistic effects. Fitoterapia. 2023 Sep 6;171:105669.

Colora i tuoi tessuti con le piante, il libro sulla colorazione naturale

Colora i tuoi tessuti con le piante, un percorso ecosostenibile per trasformare fibre e tessuti in vere opere d’arte”, il nuovo libro di Nadia Gulluni, edito da Tecniche Nuove, è una guida alla colorazione naturale.

La colorazione naturale è ecologica e permette di esprimere la propria creatività. Si tratta di un’arte che richiede tempo e pazienza: il processo di tintura è, infatti, molto articolato e connesso alla stagionalità. Caratteristica ripresa nel libro, in quanto nel testo i colori sono suddivisi per stagione, nel rispetto della palette tipica di ciascuna.

Nadia Gulluni, nel libro, illustra le tecniche base di colorazione e dell’estrazione del colore, consiglia gli strumenti necessari per poter tingere, le fibre naturali per la tintura e il fissaggio del colore.

Immergendosi nel testo, il lettore potrà conoscere le tradizionali piante tintorie, ma soprattutto potrà imparare a estrarre i colori dalla natura e tingere le fibre naturali.

Una sezione interessante, inoltre, è dedicata ai licheni e al loro uso tintorio ancora poco conosciuto. I colori ottenuti con il bagno di colore non si limitano soltanto a essere usati per tingere filati o tessuti, ma, anzi, anche per preparare inchiostri naturali che poi potranno essere usati in diverse tecniche pittoriche, come gli acquerelli.

L’autrice, Nadia Gulluni, è una etnobotanica e biologa nutrizionista esperta in fitoterapia clinica è docente del Master di Fitoterapia Clinica e Generale presso l’Università degli Studi di Firenze e dei corsi di Alta Formazione in Fitoterapia e Galenica presso Fitos.

Scrive per Cucina Naturale, su cui tiene la rubrica “Il cibo che aiuta”, e collabora con diverse riviste e testate giornalistiche. Oltre a essere autrice di pubblicazioni scientifiche e divulgative sull’uso di spezie, superfood, cannabis terapeutica, piante medicinali e alimentari.

Le attività della bardana

La bardana (Arctium lappa, Asteraceae) è una pianta biennale che cresce lungo i bordi delle strade o dei corsi d’acqua e nelle foreste, nei terreni agricoli e preferisce la piena luce solare e terreno ricco di azoto. Originaria delle regioni temperate del continente eurasiatico, dalla Scandinavia al Mediterraneo, la bardana è stata naturalizzata in tutto il mondo e ha una vasta storia di utilizzo in molti paesi come alimento e in medicina tradizionale.

Nel primo anno produce foglie grandi, nel secondo anno spunta il fusto fiorale, alto fino a 2 metri, ramificato. Le foglie basali sono grandi a lamina triangolare cuoriforme, con margine intero, ondulato. L’infiorescenza è formata da corimbi all’apice dei rami. I fiori, di color rosa porpora, sono riuniti in capolini circondati da brattee ricurve a forma di amo. I frutti sono acheni provvisti di pappo.

La radice – lunga, dura e sottile con una forma simile a una carota – può raggiungere una profondità di circa mezzo metro e contiene la maggior quantità di nutrienti durante il primo anno di vita della pianta. Quando lo strato esterno marrone viene rimosso, l’interno è bianco e ha un sapore terroso, leggermente amaro. La droga è data da foglie e radici.

Usi storici e attuali

La bardana è utilizzata per le sue proprietà curative da migliaia di anni in Europa, Cina e Giappone. In Giappone, la radice è un alimento comune e viene impiegata come rimedio nella medicina tradizionale erboristica nota come “Kampo“.

Come rimedio tradizionale, la bardana viene utilizzata come diuretico per aumentare la minzione e per migliorare il naturale processo di disintossicazione del corpo.

Secondo una revisione della letteratura del 2018, la bardana è una delle specie botaniche più comuni e importanti utilizzate a scopo medicinale nelle pratiche etnobotaniche in Romania e altri paesi dell’Europa orientale.

Alcuni disturbi gastrointestinali, l’artrite reumatoide e le malattie dermatologiche come l’eczema e la psoriasi possono essere collegate a un’infiammazione organica persistente: le attività antinfiammatorie della bardana possono aiutare ad alleviare i sintomi associati a queste condizioni.

In studi clinici pubblicati preparati a base di radice di bardana sono stati correlati con una riduzione significativa del dolore dell’osteoartrite e a riduzioni significative dei marcatori infiammatori interleuchina-6 (IL-6) e proteina C-reattiva (CRP) rispetto al basale.

Studi su animali hanno mostrato le proprietà gastroprotettive degli estratti di bardana (ulcere gastriche, diminuzione della risposta infiammatoria associata alla colite).

Una formula combinata contenente olio di bardana, angelica (Angelica sinensis, Apiaceae), Lithospermum erythrorhizon e sesamo (Sesamum indicum, Pedaliaceae) ha migliorato i biomarcatori associati all’attività antiossidante e i livelli sierici dei polifenoli in soggetti con infezioni asintomatiche da Helicobacter pylori, che hanno riferito anche miglioramenti nelle ulcere gastrointestinali. In vitro, questa stessa associazione ha inibito in modo statisticamente significativo l’adesione dell’H. pylori alle pareti cellulari.

In studi sugli animali la supplementazione di un estratto di radice di bardana è stata associata con la riduzione dei livelli di trigliceridi e di colesterolo LDL e l’aumento del colesterolo HDL: gli stessi studi hanno, inoltre, riportato una riduzione dei livelli di leptina e della produzione di glucosio nel fegato.

Fonte: American Botanical Council (ABC).

Huang Qi, o energia gialla

L’astragalo (Astragalus membranaceus Bunge, Leguminosae), o Huang Qi, (energia gialla in riferimento alla sua azione tonica) è una pianta erbacea perenne che in genere raggiunge 60-80 cm di altezza, originaria delle zone montuose della Cina settentrionale.

La radice dell’astragalo ha una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale cinese (MTC) ed è spesso usata insieme ad altre erbe come tonico per aumentare la resistenza, la forza e la vitalità. I principali costituenti chimici sono saponine, flavonoidi e polisaccaridi.

Gli estratti di astragalo sono venduti come integratori per migliorare la funzione immunitaria e ridurre la stanchezza. Studi preclinici indicano che l’astragalo e i suoi costituenti hanno proprietà antiossidanti, antinfiammatori e antivirali, oltre a esercitare effetti protettivi su cuore, reni, ossa e sistema nervoso.

La ricerca clinica

In piccoli studi condotti su individui sani l’astragalo ha prodotto una risposta immunitaria di tipo virale e ha attenuato l’immunosoppressione indotta da un’attività fisica intensa.

Una formula contenente questa pianta ha ridotto l’affaticamento negli atleti e la chetoacidosi diabetica e, come terapia adiuvante, ha aiutato a gestire la fatigue post-ictus.

Inoltre, una formula a base di astragalo ha dimostrato di preservare la funzione renale residua nei pazienti in dialisi e di ridurre la proteinuria associata alla nefropatia membranosa idiopatica.

Revisioni sistematiche hanno riportato i benefici dell’astragalo come terapia aggiuntiva per la riduzione a breve termine dell’albuminuria, della proteinuria e della creatinina sierica nei casi di malattia renale diabetica e per il miglioramento della qualità della vita nei casi di emorragia intracranica, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per determinarne la sicurezza e l’efficacia a lungo termine.

Dati clinici limitati suggeriscono che l’astragalo può essere utile per gestire la fatigue cancro-correlata. La pianta è stata anche associata a un prolungamento dei tempi di sopravvivenza nei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta.

Alcune metanalisi hanno mostrato un’associazione tra l’astragalo e la riduzione di nausea e vomito indotti dalla chemioterapia, della tossicità gastrointestinale indotta dalla chemioterapia e del danno polmonare indotto da radioterapia.

Sebbene l’astragalo sia considerato generalmente sicuro, a causa delle sue attività antiossidanti ed estrogeniche, potrebbe interferire con alcuni farmaci chemioterapici e/o influenzare i tumori ormono-sensibili. Tuttavia, questi risultati si basano su studi preclinici e non possono essere estrapolati a raccomandazioni cliniche.

Sono stati riportati alcuni effetti avversi quali affaticamento, malessere, cefalea. Consigliata la sospensione nella fase peri-operatoria.

Fonte: Herbs. MSKCC

Azione antipertensiva dell’aglio

Confermata da un recente studio clinico l’attività antipertensiva di un estratto di aglio nero, con riduzione dei valori della pressione arteriosa diastolica e sistolica su una popolazione con ipertensione di grado I

L’uso dell’aglio (Allium sativum) per il trattamento dell’ipertensione arteriosa è riconosciuto come efficace da diversi decenni.

Tuttavia, la tolleranza al trattamento è limitata e per questa ragione sono state sviluppate alcune modifiche tecnologiche volte a migliorarne la tollerabilità, incluso il processo di invecchiamento a temperatura e umidità controllate.

Questo studio (Antihypertensive Effects of an Optimized Aged Garlic Extract in Subjects with Grade I Hypertension and Antihypertensive Drug Therapy: A Randomized, Triple-Blind Controlled Trial) parallelo randomizzato in triplo cieco con controllo placebo ha verificato gli effetti antipertensivi di un estratto ottimizzato di aglio nero invecchiato con basse dosi di s-allil-cisteina (SAC) in una popolazione che presentava ipertensione di grado I in trattamento farmacologico.

È stata effettuata una supplementazione giornaliera con 0,25 mg/die di SAC per 12 settimane ed è stata, quindi, osservata una riduzione della pressione arteriosa sistolica e diastolica rispettivamente di 1,8 mmHg (da 0,7 a 4,1 95% CI) e di 1,5 mmHg (da 0,3 a 3,0 95% CI).

Sono stati osservati, inoltre, un aumento dell’ossido nitrico nel sangue e della capacità antiossidante e una riduzione dei livelli di acido urico e dell’attività ACE (Enzima di Conversione dell’Angiotensina). Non sono stati osservati cambiamenti nella funzione endoteliale e nelle citochine infiammatorie.

L’integrazione di s-allil-cisteina a basso dosaggio in un estratto di aglio nero ottimizzato consente pertanto – conclude la ricerca – una riduzione significativa della pressione sanguigna in una popolazione ipertesa di grado I in trattamento farmacologico.

Fonte: Serrano JCE, Castro-Boqué E, García-Carrasco A, et al. Antihypertensive Effects of an Optimized Aged Garlic Extract in Subjects with Grade I Hypertension and Antihypertensive Drug Therapy: A Randomized, Triple-Blind Controlled Trial. Nutrients. 2023 Aug 23;15(17):3691.

Zafferano e risposta allo stress

Secondo studi condotti sugli animali, lo zafferano (Crocus sativus L.) e il suo principale composto volatile, il safranale, potrebbero ridurre i segni biologici e comportamentali dello stress acuto. Tuttavia, non era ancora ben noto il suo impatto sull’uomo.

Lo studio clinico, Acute Effect of a Saffron Extract (Safr’InsideTM) and Its Main Volatile Compound on the Stress Response in Healthy Young Men: A Randomized, Double Blind, Placebo-Controlled, Crossover Study, in doppio cieco controllato con placebo, randomizzato e in cross-over ha analizzato l’effetto acuto di un estratto di zafferano, e del safranale, sulle risposte biologiche e psicologiche allo stress in un campione di uomini sani sottoposti in laboratorio a una procedura di stress.

Vi hanno partecipato 19 volontari di età compresa tra 18 e 25 anni che hanno ricevuto una singola dose di 30 mg di un estratto registrato di zafferano, 0,06 mg di safranale sintetico oppure una sostanza placebo in tre visite, separate da un periodo di washout di 28 giorni.

Tredici minuti dopo la somministrazione i partecipanti allo studio sono stati sottoposti al test di stress acuto di Maastricht (MAST).

I livelli di cortisolo e cortisone salivari sono stati raccolti prima della somministrazione, 15 minuti prima del test MAST e 15, 30, 45, 60 e 75 minuti dopo lo stesso. I livelli di stress e di ansia sono stati misurati mediante scale analogiche visive (VAS).

Rispetto al placebo, i livelli di stress e ansia sono risultati significativamente attenuati dopo la somministrazione di zafferano e di safranale e sono stati associati a un ritardo nei tempi di picco delle concentrazioni di cortisolo e cortisone salivari (p < 0,05).

Il preparato a base di zafferano e il suo composto safranale sembrano, pertanto, migliorare la risposta psicologica allo stress in soggetti sani dopo l’esposizione a un fattore di stress da laboratorio e sono in grado di modulare la risposta biologica allo stress.

Fonte: Pouchieu C, Pourtau L, Brossaud J, Gaudout D, Corcuff JB, Capuron L, Castanon N, Philip P. Acute Effect of a Saffron Extract (Safr’InsideTM) and Its Main Volatile Compound on the Stress Response in Healthy Young Men: A Randomized, Double Blind, Placebo-Controlled, Crossover Study. Nutrients. 2023 Jun 27;15(13):2921.

Piante medicinali e ipotiroidismo

Alcune piante medicinali, tra cui cumino nero e withania, contribuiscono a migliorare alcuni sintomi dell’ipotiroidismo primario: i dati di una recente revisione sistematica

L’ipotiroidismo è una sindrome dovuta a una insufficiente azione degli ormoni tiroidei a livello dei vari tessuti. Più spesso ciò avviene quando la tiroide non produce una quantità sufficiente di ormoni, con uno squilibrio in tutto l’organismo. L’ipotiroidismo influisce sulle reazioni chimiche che avvengono in tutto il corpo, determinando un rallentamento dei processi metabolici.

In fase precoce questa condizione raramente causa sintomi evidenti ma, qualora si protragga nel tempo, può creare seri problemi di salute. L’approccio terapeutico corrente prevede il trattamento a lungo termine con levotiroxina, ma questo farmaco può provocare diversi effetti collaterali.

Da alcuni anni è, quindi, allo studio anche il ricorso a erbe e preparati fitoterapici con l’obiettivo di regolare gli ormoni tiroidei e di prevenire gli effetti collaterali.

Questa recente revisione sistematica (Achievements in Hypothyroidism Treatment with Herbal Medicine: A Systematic Review of Randomized Controlled Trials) ha espressamente valutato l’effetto di alcune piante medicinali sui segni e sui sintomi dell’ipotiroidismo primario.

Dopo una ricerca condotta sulle principali banche dati medico-scientifiche internazionali (PubMed, Embase, Google Scholar, Scopus e Cochrane Central Register of Controlled Trials) fino a maggio 2021, sono stati selezionati, su 771 articoli, quattro studi clinici randomizzati e controllati (RCT) che hanno valutato l’effetto delle piante medicinali sull’ipotiroidismo (totale: 186 partecipanti).

I risultati più significativi della review

In uno studio, il cumino nero (Nigella sativa L.) ha causato una significativa diminuzione del peso (P=0,004) e dell’indice di massa corporea (BMI) (P=0,002). I livelli di TSH erano diminuiti e quelli di T3 aumentati nel gruppo di trattamento (P = 0,03) (P = 0,008).

In un altro studio, sempre su Nigella sativa L., i risultati non hanno mostrato una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi (p=0,02), anche se una diminuzione significativa del colesterolo totale e della glicemia a digiuno è stata segnalata nei partecipanti con anticorpi anti-perossidasi tiroidea (anti-TPO) negativi.

Nel terzo RCT, il T3 nel gruppo Ashwagandha (Withania somnifera) a quattro e otto settimane è aumentato in modo statisticamente significativo, rispettivamente del 18,6% (p=0,012) e del 41,5% (p <0,001). È stato riscontrato, inoltre, un notevole aumento del livello di T4 rispetto al basale del 9,3% (p= 0,02) e del 19,6% (p < 0,001) rispettivamente a quattro e otto settimane.

I livelli di TSH sono diminuiti in misura considerevole nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo placebo, rispettivamente a quattro settimane (p <0,001) e a otto settimane (p <0,001).

Nell’ultimo studio selezionato, l’assunzione di preparati a base di menta (Mentha x Piperita L.) non ha determinato differenze significative nei punteggi circa la fatigue tra i gruppi di intervento e di controllo a metà studio (giorno sette). I punteggi sono, tuttavia, migliorati nel gruppo di intervento in tutte le sottoscale rispetto al gruppo di controllo al giorno quattordici.

In conclusione, secondo la review alcune piante medicinali, tra cui Nigella sativa L., Withania somnifera e Mentha x Piperita L., possono migliorare i segni e i sintomi dell’ipotiroidismo primario. Ulteriori ricerche potranno confermare questi dati fornendo risultati clinici più ampi e completi.

Fonte: Javidi N, Khorasani ZM, Salari R, Niroumand S, Yousefi M. Achievements in Hypothyroidism Treatment with Herbal Medicine: A Systematic Review of Randomized Controlled Trials. Curr Drug Discov Technol. 2023;20(5):e030423215393.

Aromaterapia e musicoterapia riducono i sintomi ansiosi

L’associazione di olio essenziale di lavanda e musicoterapia ha migliorato l’ansia in soggetti che dovevano eseguire una risonanza magnetica. È stato stimato che circa il 51% dei soggetti che si sottopongono a risonanza magnetica avverte sintomi di ansia. Tale apprensione può influire sul flusso di lavoro e anche indurre la persona a cancellare l’appuntamento per quest’esame diagnostico.

L’educazione del paziente

Un’efficace comunicazione prima della scansione e altre interazioni interpersonali aiutano a diminuire l’ansia, ma negli ultimi anni stanno emergendo anche altre modalità finalizzate a ridurre le emozioni negative.

Si segnala tra queste l’aromaterapia, in particolare attraverso l’olio essenziale di lavanda (Lavandula spp., Lamiaceae) che ha dimostrato di alleviare lo stress in diversi studi scientifici.

Lo studio

Effects of aromatherapy and music therapy on patients’ anxiety during MRI examinations: a randomized controlled trial” è un recente studio monocentrico, randomizzato, controllato e in doppio cieco – condotto presso il Dipartimento di Radiologia di un ospedale cinese – che ha valutato in modo specifico gli effetti dell’olio essenziale di lavanda e di una sessione di musicoterapia sull’ansia dei pazienti in attesa di effettuare una risonanza magnetica.

Vi hanno partecipato 200 soggetti (50 in ciascun gruppo, di cui 126 donne) sottoposti al primo esame di risonanza magnetica, suddivisi in: gruppo aromaterapia (AG), gruppo musicoterapia (MG), gruppo aromaterapia e musicoterapia (AMTG) e gruppo sottoposto a terapia standard (RG).

I gruppi AG e AMTG hanno ricevuto l’aromaterapia attraverso un diffusore con otto gocce di olio di lavanda in 300 ml di acqua per venti minuti prima della risonanza magnetica. I soggetti dei gruppi MG hanno ascoltato il Canone di Pachelbel in Re maggiore per venti minuti a ripetizione per tre volte.

Il gruppo AMTG ha ricevuto contemporaneamente musicoterapia e aromaterapia, mentre il gruppo RG ha atteso l’esame di risonanza magnetica senza il supporto di queste due modalità.

Ogni gruppo ha ricevuto, inoltre, un video educativo di cinque minuti sulla sicurezza della risonanza magnetica, informazioni di controllo e verbali. Tutti i gruppi hanno ricevuto anche una sessione di respirazione-rilassamento di cinque minuti.

In conclusione

I risultati sono stati misurati con il questionario Spielberger State-Trait Anxiety Inventory 1 (STAI-1) e con la Zung Self-Rating Anxiety Scale (SAS). I test sono stati valutati prima e dopo la risonanza magnetica. L’esito secondario è stato misurato utilizzando il Kolcaba’s General Comfort Questionnaire (GCQ).

Il questionario STAI-1 valuta lo stato d’ansia, la SAS misura l’ansia psicologica e somatica e il GCQ misura gli aspetti psicologici, fisiologici, spirituali, sociali/culturali e ambientali del comfort dei partecipanti.

Non sono state riscontrate differenze significative tra i gruppi al basale. La variazione del questionario STAI-1 è stata significativamente maggiore nel gruppo AMTG (aromaterapia con OE di lavanda e musicoterapia) rispetto agli altri 3 (tutti P < 0,001). Anche la variazione sulla SAS è stata significativamente maggiore nel gruppo AMTG rispetto agli altri (tutti P < 0,001).

Gli autori concludono che l’aromaterapia con OE di lavanda associata a musicoterapia ha contribuito a ridurre l’ansia in maniera significativa e a migliorare il comfort in soggetti sottoposti a risonanza magnetica. Si tratta di un trattamento sicuro, non invasivo, non farmacologico e poco costoso da prendere in considerazione per ridurre l’ansia in questo setting specifico.

Fonte: Wen X, Shi J, Tan W, Jiang H, Wang D, Su J, Yang G, Zhang B. Effects of aromatherapy and music therapy on patients’ anxiety during MRI examinations: a randomized controlled trial. Radiol. April 2023;33(4):2510-2518.