
Come noto la gengivite è una malattia parodontale dovuta a infezioni microbiche e conseguente infiammazione. Studi precedenti hanno documentato l’efficacia di preparati a base di erbe in persone affette da gengivite. Gli autori di questo studio hanno valutato in persone con gengivite l’efficacia di un collutorio contenente estratto idroalcolico di Zingiber officinale, Rosmarinus officinalis e Calendula officinalis (5% v/w); l’efficacia è stata testata verso collutorio con clorexidina e verso placebo. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo e trattamento attivo che ha coinvolto 60 pazienti che sono stati assegnati random al trattamento con collutorio fitoterapico (n = 20), collutorio con clorexidina (n = 20) o collutorio placebo (n = 20). Ai partecipanti è stato indicato di utilizzare il collutorio per 14 giorni, due volte al giorno (dopo la prima colazione e dopo la cena) per 30 secondi. L’analisi dei risultati ha rivelato per i gruppi trattati con fitoterapico e clorexidina un miglioramento significativo (intragruppo: fine trattamento verso basale) dei punteggi relativi a tutte le misure di efficacia che sono state valutate, ed in particolare degli indici MGI (Modified Gingival Index), GBI (Gingival Bleeding Index) e MQH (Modified Quigley-Hein Plaque); diversamente, i punteggi degli stessi indici sono risultati statisticamente invariati nel gruppo placebo. Sia al giorno 7 che al giorno 14 i punteggi MGI, BGI e MQH, che sono stati registrati nei gruppi di trattamento, sono risultati significativamente più bassi di quelli del gruppo di controllo. Sempre ai giorni 7 e 14 non sono risultati significativamente diversi i punteggi ottenuti con fitopreparato e clorexidina. Il collutorio a base di erbe è risultato sicuro, non sono state segnalate e/o osservate reazioni avverse e non ci sono stati drop-out. Gli autori concludono osservando che il collutorio a base di estratti idroalcolici di Z. officinale, R. officinalis e C. officinalis è risultato efficace nel trattamento della gengivite e la sua efficacia è risultata paragonabile a quella del collutorio con clorexidina. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Pharmaceutical Research Center, Department of Clinical Pharmacy, School of Pharmacy, Mashhad University of Medical Sciences, Mashhad, Iran.
Mahyari S, Mahyari B, Emami SA, Malaekeh-Nikouei B, Jahanbakhsh SP, Sahebkar A, Mohammadpour AH. Evaluation of the efficacy of a polyherbal mouthwash containing zingiber officinale, rosmarinus officinalis and calendula officinalis extracts in patients with gingivitis: A randomized double-blind placebo-controlled trial. Complement Ther Clin Pract 2016, Feb;22:93-8.




I preparati a base di bacche di Goji (Lycium barbarum) contengono polisaccaridi non presenti in altre piante e sono stati utilizzati tradizionalmente nella medicina cinese. In questo studio gli estratti polisaccaridi di Lycium barbarum (LPB) sono stati valutati in pazienti con diabete di tipo 2. Si è trattato di uno studio clinico prospettico, randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo che ha coinvolto 67 pazienti con diabete di tipo 2 (30 nel gruppo di controllo e 37 nel gruppo con LBP) che hanno assunto 300 mg/die di prodotto. I pazienti trattati con LPB hanno ottenuto, dopo tre mesi di supplementazione, una riduzione significativa della glicemia (p<0.05) e un aumento, sempre significativo, dell’indice insulinogenico (p<0.01) durante test orale di carico metabolico (OMTT; carico metabolico attraverso pasto ad alto contenuto di grassi). LBP ha anche aumentato, in termini statisticamente significativi, i livelli di HDL (p<0.05). Dalla sperimentazione è emerso che gli effetti ipoglicemizzanti maggiori sono stati registrati fra i pazienti che non avevano mai assunto medicinali ipoglicemizzanti (riduzione dell’insulino resistenza misurata mediante modello omeostatico matematico HOMA, p<0,05) rispetto a quelli che li avevano assunti. Lo studio pur avendo un carattere pilota (per il disegno sperimentale e la ridotta numerosità) ha documentato che i polisaccaridi di Lycium barbarum possono essere un trattamento ipoglicemizzante promettente per i pazienti con diabete 2. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Laboratory of Environmental Medicine and Engineering of Ministry of Education, and Department of Nutrition and Food Hygiene, School of Public Health, Southeast University, Nanjing, Cina.
Negli ultimi anni alcuni studi preclinici e clinici hanno documentato che il kudzu (Pueraria montana) può ridurre l’assunzione di alcolici. Come noto i percorsi di disintossicazione e di rieducazione al bere necessitano di tempi mediamente lunghi e l’ausilio di sostanze naturali può risultare funzionale a sostenere queste strategie di disintossicazione. Gli autori di questo studio hanno testato gli effetti della singole dose di estratto di kudzu (2 g totali con 520 mg di isoflavoni attivi; ALcontrol-Erbe) sul consumo di alcol in condizioni sperimentali di laboratorio. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo che ha coinvolto 20 persone (10 per gruppo). Le singole dosi di estratto di kudzu sono state somministrate 2.5 ore prima dell’inizio di una sessione pomeridiana sperimentale in cui i partecipanti avevano la possibilità di bere fino a 6 birre ad libitum; come bevande alternative erano sempre disponibili acqua e succo. Dalla sperimentazione è emerso che il gruppo trattato con placebo ha consumato 2,7 ± 0,78 birre prima del trattamento e 3,4 ± 1,1 dopo il trattamento. Il gruppo trattato con kudzu ha invece ridotto significativamente il consumo di alcol da 3,0 ± 1,7 bicchieri al basale a 1,9 ± 1,3 dopo assunzione di kudzu. Il gruppo trattato con placebo ha aperto 33 birre in condizioni basali e 38 dopo il trattamento, mentre il gruppo trattato con kudzu ne ha aperte 32 prima e solo 21 dopo il trattamento. I ricercatori hanno osservato che i partecipanti al gruppo con kudzu hanno bevuto più lentamente. I ricercatori concludono osservando che si tratta della prima dimostrazione che una singola dose di estratto di kudzu può ridurre rapidamente il consumo di alcol in condizioni “binge drinking”. Per i ricercatori i risultati ottenuti integrano e completano una serie di altre evidenze cliniche che supportano l’evidenza che l’estratto di kudzu può essere una risorsa aggiuntiva, sicura ed efficace, per contrastare l’abuso e la dipendenza da alcol. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Behavioral Psychopharmacology Research Laboratory, McLean Hospital, Belmont, MA, USA.
Uno studio realizzato da ricercatori cinesi e pubblicato su Nutrition ha indicato che il consumo quotidiano di zenzero (Zingiber officinale) è risultato associato a una riduzione dell’8% del rischio di ipertensione e del 13% di sviluppare una patologia coronarica nell’adulto. La pianta mostra un’azione preventiva potenziale verso diverse cronicità – hanno scritto i ricercatori – specialmente nel campo delle malattie cardiovascolari, aumentandone il consumo quotidiano di circa 1 g rispetto all’assunzione precedente nella dieta. Com’è noto, il rizoma dello zenzero è una fonte ricca di sostanze antiossidanti, fra cui gingeroli, shogaoli, zingerone e altri derivati, per i quali è stata attestata un’azione antiossidante, antiproliferativa e antinfiammatoria. In questo lavoro nello specifico è stato valutato l’effetto del consumo quotidiano di zenzero a diverse quantità (0-2g/dì, 2g-4g/dì, 4-6g/dì) su 4.628 uomini e donne con più di 18 anni per un’ampia gamma di malattie croniche (anemia, ictus, malattia coronarica, steatosi epatica, ipertensione e iperlipidemia). È stata riscontrata un’associazione fra il consumo di zenzero e il rischio di malattia coronarica e di ipertensione nei soggetti con più di 18 anni; riduzioni simili del rischio sono state osservate anche per le altre patologie, ma soltanto nelle persone over 40. Per spiegare questi effetti i ricercatori hanno ipotizzato una potenziale azione inibitoria dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) e la prevenzione della perossidazione lipidica a livello cardiaco, nonché la presenza di polifenoli nel rizoma. “Sulla base dei risultati osservati da questo studio – hanno concluso gli Autori – si può ipotizzare che l’assunzione giornaliera di 2-4 g di zenzero potrebbe svolgere un’azione preventiva verso alcune patologie croniche; questi interessanti dati devono essere confermati da studi di ampia portata, finalizzati precisare ulteriomente la dose necessaria per ottenere quest’azione salutistica”.


Oggi il diabete è considerato un’epidemia su scala globale e una delle principali cause di mortalità e morbilità. Questa patologia richiede dunque approcci terapeutici innovativi, sostenibili ed efficaci. Anche la ricerca è chiamata a fare la sua parte ed è recente una metanalisi che ha valutato l’efficacia di Aloe vera sulla riduzione del glucosio ematico a digiuno (FBG) e dell’emoglobina glicata (HbA1c). Lo studio è stato condotto attraverso una ricerca nelle banche dati internazionali (PubMed, CINAHL, Natural Medicines Comprehensive Database e Natural Standard). Sono stati considerati gli studi riguardanti l’attività della pianta su parametri quali FBG, HbA1c, indice HOMA-IR (omeostasi model assessment-estimated insulin resistance), insulina sierica e fruttasammina a digiuno e test di tolleranza al glucosio in soggetti diabetici e prediabetici. Questi in sintesi i risultati: nove studi riguardavano i parametri della glicemia a digiuno (n = 283) e cinque di essi contenevano dati sull’emoglobina glicata (n = 89). L’assunzione di Aloe vera ha ridotto la concentrazione ematica di glucosio a digiuno di 46.6 mg/dL (p < 0.0001) e HbA1c dell’1.05% (p = 0.004). Riduzioni significative di questi parametri sono state mantenute anche nei sottogruppi di analisi dello studio. Si è visto, inoltre, che il maggiore beneficio si otteneva nei soggetti con FBG ≥200 mg/dL. Nella popolazione studiata è stata osservata (p ≤ 0.0001) una riduzione media di FBG di 109.9 mg/dL. Questi risultati indicano la possibilità di utilizzare Aloe vera, per via orale, per conseguire una riduzione significativa del glucosio ematico a digiuno (46.6 mg/dL) e dell’emoglobina glicata (1.05%). Studi clinici più ampi e con un disegno sperimentale rigoroso sono necessari per approfondire questi dati, che in ogni caso sono interessanti.
La depressione è uno dei disturbi psichiatrici più diffusi. I farmaci antidepressivi comunemente prescritti, tuttavia, hanno spesso effetti collaterali significativi. Per questa ragione la ricerca sta valutando l’attività antidepressiva di preparati di origine vegetale. In questo caso un gruppo di ricercatori iraniani ha confrontato l’efficacia di un estratto acquoso liofilizzato di una pianta tradizionale del genere Nepeta (famiglia Lamiacee), Nepeta menthoides Boiss. & Buhse, contro sertralina nel trattamento della depressione maggiore. Da aprile a settembre del 2015, 72 pazienti provenienti da due cliniche psichiatriche della Facoltà di Medicina di Shiraz con depressione maggiore, secondo i parametri definiti dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, hanno partecipato a uno studio in doppio cieco randomizzato e controllato. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere l’estratto della pianta oppure il farmaco sertralina per 4 settimane e sono stati valutati con il Beck Depression Inventory-II (BDI-II) all’inizio dello studio, a 2 e 4 settimane, e 2 settimane dopo l’intervento; sono stati valutati anche gli effetti collaterali. Le variazioni medie nella riduzione dei sintomi con il BDI-II erano significativamente più alte, e significative, nel gruppo che aveva assunto la pianta rispetto al gruppo di controllo (p≤0.001). Due settimane dopo l’intervento il tasso di recidiva nel gruppo Nepeta era inferiore al gruppo di controllo e significativo (p≤0.001). La conclusione della ricerca è che l’estratto di questa pianta può avere benefici potenziali nel controllo dell’umore di individui che presentano sintomi di depressione maggiore e se ne può pertanto valutare l’assunzione in questo contesto. Lo studio è interessante e segue uno studio simile positivo degli stessi Autori. Sono necessarie, tuttavia, maggiori conferme cliniche, mentre il fatto che le capsule da 400 mg dell’estratto siano state preparate dagli Autori della ricerca potrebbe rappresentare un elemento di bias.


