
L’OMS ha definito l’obesità l’epidemia del XXI secolo e ha coniato il neologismo “globesità” a indicare la gravità e l’importanza dell’obesità come fenomeno globale. In questo contesto sono crescenti gli sforzi per individuare e ottimizzare strategie che possano favorire il controllo e la perdita di peso corporeo. Diversi fitocostituenti sono in grado di ridurre il peso corporeo sopprimendo l’appetito e riducendo l’assunzione e l’assimilazione di cibo. In alcuni paesi il cumino dei prati (Carum carvi) è stato utilizzato tradizionalmente per la perdita di peso corporeo. Gli autori di questo studio hanno indagato gli effetti di soppressione dell’appetito di un estratto acquoso di cumino (CAE) su 70 donne praticanti esercizi aerobici, in sovrappeso od obese. Si è trattato di uno studio clinico in triplo cieco e controllato verso placebo. Le partecipanti allo studio sono state assegnate random al gruppo che ha assunto placebo e al gruppo attivo che ha assunto 30 mL/die di CAE. Nel corso dello studio della durata di 90 giorni le donne non hanno apportato cambiamenti alla loro dieta o alla loro attività fisica. Prima dell’inizio dello studio e a conclusione dello stesso sono stati valutati gli indici antropometrici, l’assunzione di calorie e di macronutrienti. Inoltre, è stata valutata la modifica dell’appetito attraverso misurazione (scala analogica visiva) e test con pizza ad libitum. Dalla sperimentazione è emerso che i partecipanti al gruppo con cumino dei prati hanno ottenuto una riduzione significativa (verso placebo) dei livelli di appetito e dell’assunzione di carboidrati. Questo dato dovrà essere ulteriormente indagato se si considera che il ‘cugino’ di C. carvi, C. cyminum, viene invece utilizzato tradizionalmente per favorire l’appetito. Sempre nel gruppo con cumino sono risultati ridotti (verso placebo) tutti gli indici antropometrici (p <0.01). Questi risultati preliminari suggeriscono che la supplementazione con estratto acquoso di cumino potrebbe essere efficace nel controllo del peso corporeo in donne adulte fisicamente attive. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Sports Centre, University of Malaya, Kuala Lumpur, Malaysia.
Kazemipoor M, Hamzah S, Hajifaraji M, Radzi CW, Cordell GA. Slimming and appetite-suppressing effects of caraway aqueous extract as a natural therapy in physically active women. Phytother Res 2016, Mar 14 [Epub].


Lo stress cronico risulta associato a un certo numero di malattie e, fra queste, anche all’obesità. Gli estratti della pianta medicinale ad attività adattogena Ashwagandha (Withania somnifera) sono noti per ridurre lo stress e l’ansia negli esseri umani. Gli autori di questo studio si sono posti l’obiettivo di valutare la sicurezza e l’efficacia, in termini di stress e peso corporeo, dell’estratto di radice di Ashwagandha (standardizzato) in 52 persone in condizioni di stress cronico. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo. I partecipanti allo studio hanno assunto Ashwagandha (300 mg) o placebo due volte al giorno. Quale principale misura di efficacia è stata adottata la variazione dei punteggi relativi alla scala sullo stress percepito PSS (Perceived Stress Scale) e al questionario sul desiderio di cibo FQC (Food Cravings Questionnaire). Sono state considerate misure secondarie di efficacia le variazioni dei punteggi relative ai questionari OHQ (Oxford Happiness Questionnaire) e TFEQ (Three-Factor Eating Questionnaire) e i livelli sierici di cortisolo, il peso corporeo e l’indice di massa corporea. Ogni partecipante allo studio è stato valutato all’inizio e dopo 4 e 8 settimane. Il trattamento con Ashwagandha ha determinato miglioramenti significativi sia nelle misure primarie che in quelle secondarie. Inoltre, l’estratto è risultato sicuro e tollerato. Gli autori della sperimentazione ritengono che i risultati ottenuti suggeriscano che l’estratto di radice di Ashwagandha può essere utilizzato per la gestione del peso corporeo in adulti con stress cronico. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Indian Red Cross Society, Red Cross House, Pune, Maharashtra, India.
Rhodiola rosea è una pianta medicinale ad azione adattogena con potenziali proprietà anti-stress e antidepressive. I dati basati su evidenze che supportano l’efficacia di R. rosea nella depressione sono ancora piuttosto limitati e, quindi, una revisione sistematica della letteratura può aiutarci a focalizzare meglio lo stato delle evidenze in materia. Gli autori della presente revisione hanno estrapolato i dati da Medline, includendo tutti gli studi inseriti fino a ottobre 2015. Dalla revisione è emerso che, relativamente al meccanismo d’azione, gli estratti di R. rosea e il suo costituente purificato (il salidroside), interagiscono con diverse reti molecolari del sistema neuroendocrino-immunitario e con sistemi recettoriali correlati a neurotrasmettitori; tutti meccanismi che possono essere coinvolti nella fisiopatologia della depressione. I risultati di un’ampia serie di studi preclinici in modelli animali, in vivo ed ex vivo, suggeriscono che R. rosea esercita diverse azioni biochimiche e farmacologiche antidepressive. Relativamente all’efficacia clinica, gli estratti ottenuti da rizoma di R. rosea sono stati valutati nell’ambito di due studi randomizzati, in doppio cieco e controllati verso placebo che hanno coinvolto 146 persone con disturbo depressivo maggiore e sette studi a disegno aperto, per un totale di 714 persone con depressione di grado lieve indotta da stress (diagnosticata come sindrome astenica o psiconevrosi). Gli autori della revisione ritengono che, nel complesso, i risultati di questi studi suggeriscano che l’estratto di R. rosea può avere effetti antidepressivi negli esseri umani adulti. Diversamente dalla maggior parte di farmaci antidepressivi, l’estratto di R. rosea sembra essere ben tollerato negli studi a breve termine e avere un profilo di sicurezza favorevole. Revisione della letteratura realizzata da associati a: Depression Research Unit, Department of Psychiatry, University of Pennsylvania Perelman School of Medicine, Philadelphia, PA, USA.
L’olio ottenuto dalla noce di marula (Sclerocarya birrea) è un ingrediente piuttosto popolare in cosmetica e viene impiegato nelle lozioni per la pelle, nei rossetti e in altri prodotti. La domanda di questo olio africano è enormemente aumentata negli ultimi anni. Le ricerche etnobotaniche hanno documentato che il popolo Zulu in Sudafrica (e altre popolazioni) utilizzano questo olio per mantenere sana la pelle, ma gli studi scientifici a sostegno degli usi tradizionali presentano ancora delle lacune. Gli autori di questa ricerca hanno valutato il potenziale irritativo (sicurezza), l’effetto umidificante e idratante, nonché le proprietà occlusive (efficacia) dell’applicazione topica di olio di marula. L’olio utilizzato in questo studio è stato ampiamente caratterizzato mediante gascromatografia bidimensionale accoppiata a spettrometria di massa. Allo scopo di determinare la sicurezza e l’efficacia dell’olio di marula sono state reclutate 20 donne adulte caucasiche, le cui condizioni rispettavano i criteri di inclusione e di esclusione per patch di irritazione, test di efficacia relativi a proprietà umidificanti, idratanti e occlusive. Nel report sono descritte dettagliatamente le modalità di valutazione e gli strumenti utilizzati. L’analisi ha identificato diversi acidi grassi saturi e insaturi. L’acido oleico è risultato essere l’acido grasso più rappresentato (69,0%), seguito dall’acido palmitico (15,3%) e dagli acidi linoleico (9,2%), palmitoleico (4,1%) e stearico (1,5%). Lo studio clinico ha rivelato che l’olio di marula non è irritante (p <0.001) e ha proprietà umidificanti e idratanti (p <0,001), quando viene applicato sulla cute secca (xerosi). Inoltre, l’olio esplica effetti occlusivi (p <0,001) quando viene applicato sulla pelle normale. Questi risultati possono essere associati all’assorbimento di oli noti per la loro azione sulla pelle; gli acidi grassi presenti nell’olio di marula sono molto simili a quelli normalmente presenti nell’epidermide e possono essere considerati biomimetici. In conclusione, secondo gli autori dello studio, l’olio di marula non è irritante, agisce come umidificante e idratante e ha notevoli effetti occlusivi e, quindi, il suo inserimento nei prodotti cosmetici è giustificato, coerentemente con i suoi utilizzi tradizionali. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Department of Pharmaceutical Sciences, Tshwane University of Technology, Private Bag X680, Pretoria 0001, South Africa.
Sono stati studiati gli effetti dell’estratto di cannella (Cinnamomum zeylanicum) sulla gengivite e sui livelli di placca dentale; l’efficacia è stata valutata verso collutorio a base di clorexidina e verso placebo. Nello studio sono stati coinvolti 105 soggetti sani, studenti in odontoiatria e medicina di età compresa fra 21 e 25 anni. I partecipanti sono stati assegnati random a uno dei tre gruppi sperimentali con cannella, collutorio con clorexidina gluconato e placebo (acqua distillata). I dati sono stati raccolti al basale e ai giorni 15 e 30. La placca è stata valutata utilizzando rivelatori di placca a base di eritrosina e i punteggi attraverso l’indice di placca Quigley e di Hein modificato. Il punteggio gengivale è stato ottenuto implementando l’indice gengivale di Löe e Silness. La riduzione massima dei punteggi relativi all’indice di placca (IP) e gengivale (IG) è stata registrata, nell’ordine, nel gruppo con clorexidina e in quello con cannella, ma senza differenza statisticamente significativa fra i due trattamenti (IP: p=0.6 a 15 gg e p=0.7 a 30; IG simile). Ambedue i trattamenti sono risultati superiori al placebo sia relativamente all’indice di placca (p=0.001 per ambedue i trattamenti) che all’indice gengivale (p=0.001 per entrambi i trattamenti). I risultati di questo studio indicano che la cannella può essere una risorsa efficace per ridurre la gengivite e la placca. Ricerca realizzata da associati a: Department of Public Health Dentistry, Institute of Dental Science, Bareilly, Uttar Pradesh, India.
Ancora una conferma degli effetti benefici dell’arnica sugli edemi. Gli autori di questo studio hanno verificato gli effetti dell’applicazione locale di arnica e mucopolisaccaride polifosfato sulla regressione dell’ecchimatosi e dell’edema post-operatorio in pazienti che avevano subìto intervento di rinoplastica aperta. Nello studio sono stati inclusi 108 pazienti che dopo l’intervento di rinoplastica sono stati assegnati random a uno dei tre gruppi sperimentali: il gruppo 1 è stato trattato con crema di arnica, il gruppo 2 è stato trattato con crema a base di mucopolisaccaride polifosfato e il gruppo 3 (n = 36, gruppo di controllo). I pazienti sono stati valutati per 24 ore nei giorni 2, 5, 7 e 10 posteriori all’intervento. Per la valutazione dell’edema e dell’ecchimosi post-operatori è stata utilizzata una scala da 0 a 4. L’analisi dei risultati ha evidenziato che nei gruppi trattati con arnica e mucopolisaccaride polifosfato l’ecchimosi post-operatoria era significativamente inferiore (verso gruppo di controllo) nei giorni 1, 5, e 7 (p <0.005). Sempre negli stessi due gruppi, anche la regressione dell’edema è risultata più rapida rispetto a quanto osservato nel gruppo di controllo (ai giorni 1, 5, e 7 -p <0.005). La guarigione dell’edema e dell’ecchimosi non differiva significativamente tra i gruppi con arnica e mucopolisaccaride polifosfato (p> 0,005), risultando quindi equivalenti in termini di efficacia. Sulla base di questi risultati, gli autori ritengono che si possa ottenere una rapida regressione dell’edema e dell’ecchimosi sia con trattamenti locali a base di crema di arnica che mucopolisaccaride polifosfato. Ricerca realizzata da associati a: Ear, Nose, and Throat and Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgery Departments, Kirikkale University, Faculty of Medicine, Kirikkale, Turchia.
Il vomito e la nausea indotti da chemioterapia (CINV) sono tra i sintomi più comuni che sperimentano le persone sottoposte a trattamento antitumorale. Una quantità sempre più corposa di documentazione scientifica ha evidenziato che lo zenzero (Zingiber officinale) è di benefico per la nausea e il vomito. Gli autori della sperimentazione hanno ulteriormente indagato queste potenzialità dello zenzero nell’ambito di uno studio clinico randomizzato e controllato, che ha valutato i suoi effetti sulla nausea e sul vomito connessi a chemioterapia. Nello studio sono stati reclutati 60 pazienti che hanno, tutti, ricevuto un trattamento farmacologico antiemetico standard. Durante i primi tre giorni di chemioterapia i pazienti nel gruppo sperimentale (n = 30) hanno assunto, in aggiunta, anche lo zenzero. Nessun ulteriore intervento è stato eseguito nel gruppo di controllo (n = 30), ad eccezione del trattamento antiemetico di routine. Durante i primi cinque giorni di chemioterapia è stata valutata la gravità della nausea e il numero dei conati di vomito con registrazione (quattro volte al giorno) su apposito diario dei sintomi. La gravità della nausea è stata valutata utilizzando una scala numerica da 0 (nessuna nausea) a 10 (nausea molto forte). A conclusione dello studio i ricercatori hanno analizzato il punteggio medio relativo alla gravità della nausea e agli episodi di vomito, rilevando che ambedue erano significativamente inferiori nel gruppo trattato con zenzero, rispetto al gruppo di controllo (p<0.05). La variazione del numero di conati di vomito tra i due gruppi non è però risultata statisticamente significativa (p> 0.05). Nonostante tutti i pazienti siano stati sottoposti a trattamento antiemetico di base, lo zenzero ha comunque determinato un beneficio netto sulla nausea e aggiuntivo sul vomito. Ricerca realizzata da associati a: Turgut Ozal University, Ankara, Turchia.
Numerose evidenze sperimentali e cliniche hanno documentato che il consumo di integratori e alimenti ricchi di polifenoli, come quelli a base di d’uva, possono migliorare diversi parametri cardiovascolari. In questo studio sono stati valutati gli effetti dell’assunzione giornaliera di estratto secco di uva rossa (RGC) sulla pressione arteriosa, sulla dilatazione flusso-mediata (FMD) e sullo stress ossidativo. Nello studio sono state coinvolte 50 persone in pre-ipertensione o ipertensione lieve, che sono state assegnate random ai diversi gruppi sperimentali che hanno assunto giornalmente 200 o 400 mg di RGC o placebo per 12 settimane. Dalla sperimentazione è emerso che il consumo di RGC ha determinato dopo 12 settimane un miglioramento della dilatazione flusso-mediata (p = 0,013) e una diminuzione significativa della perossidazione lipidica (p = 0.013). Nel gruppo trattato con 200 mg di RGC è stata osservata (verso placebo) una diminuzione significativa della pressione diastolica (p = 0,032). Nelle loro conclusioni gli autori della sperimentazione osservano che la supplementazione giornaliera, protratta per 12 settimane, di estratto secco di uva rossa influenza positivamente la funzione endoteliale, la pressione diastolica e lo stress ossidativo, senza che siano emersi effetti negativi. Ricerca realizzata da associati a: The Unit of Clinical Nutrition, Tel Aviv Sourasky Medical Center, Affiliated to the Sackler Faculty of Medicine, Tel Aviv University, Tel Aviv, Israele.
Gli autori di questo studio clinico hanno valutato gli effetti dell’estratto di fiori di malva (Malva sylvestris) sulla stipsi funzionale. Nello studio sono stati reclutati pazienti con stipsi funzionale che hanno assunto, per quattro settimane, sciroppo placebo o sciroppo con estratto acquoso di fiori di malva (1 g di estratto die). Nel corso dello studio sono stati valutati settimanalmente sia la frequenza dei sintomi di stipsi che lo stato delle feci. Alla conclusione dello studio sono stati anche valutati i miglioramenti ottenuti come auto-valutati dai pazienti. Nel gruppo con malva è stata rilevata (verso placebo) una maggiore frequenza della defecazione (F = 18.8, p <0.001) e una diminuzione maggiore di tutti i sintomi di stipsi (F = 16,5-25,3, tutti i valori p <0.001). Inoltre, il gruppo che ha assunto l’estratto di malva in sciroppo ha sperimentato, sempre verso placebo, una maggiore riduzione della frequenza delle feci dure (45,4% vs 9,1%, p <0,001) e un più marcato miglioramento di tutti i sintomi (p <0.01 per tutti i sintomi). Gli autori della sperimentazione concludono osservando che l’estratto acquoso dei fiori di Malva sylvestris è efficace e sicuro nel trattamento della stipsi funzionale in pazienti adulti. Ci sono tutti i presupposti per indagare ulteriormente i meccanismi coinvolti in questa azione della malva. Ricerca realizzata da associati a: Research Institute for Islamic and Complementary Medicine, Iran University of Medical Sciences, Teheran, Iran.
Gli autori di questo studio hanno valutato gli effetti di uno sciroppo a base di Aloe vera nel trattamento dei sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo, confrontandoli quindi con quelli ottenuti con omeprazolo e ranitidina. Si è trattato di uno studio clinico pilota , randomizzato e controllato, che ha coinvolto 79 persone con reflusso esofageo. I pazienti hanno assunto sciroppo di A. vera (standardizzato: 5,0 mg di polisaccaridi per ml di sciroppo) al dosaggio di 10 ml/die, omeprazolo in capsule (20 gr/die) o ranitidina (150 mg a digiuno al mattino e 150 mg trenta minuti prima di dormire) per un periodo di 4 settimane. Alle settimane 2 e 4 è stata valutata la frequenza degli otto principali sintomi del reflusso (bruciore di stomaco, rigurgito di cibo, flatulenza, eruttazioni, disfagia, nausea, vomito e rigurgito acido). La valutazione intragruppo dei risultati ottenuti ha documentato che l’assunzione di A. vera è risultata sicura e ben tollerata e ha ridotto in termini statisticamente significativi (p<0.05) la frequenza di tutti i sintomi del reflusso esofageo che sono stati valutati, a parte il vomito. Dalla valutazione comparativa è emerso che l’Aloe vera ha ridotto maggiormente i sintomi (verso gli altri trattamenti), e in particolare ha ridotto in termini significativi il bruciore di stomaco, la flatulenza e altri sintomi verso singolo trattamento (p<0,5). Gli autori dello studio ritengono che lo sciroppo di A. vera possa essere un trattamento sicuro ed efficace per ridurre i sintomi del reflusso esofageo.