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Confermata azione benefica dello zenzero sulla nausea

zenzero

 

 

 

 

 

 

Il tumore al seno è la neoplasia più frequente e la principale causa di mortalità da tumore tra la popolazione femminile in tutto il mondo.

Numerosi studi clinici hanno valutato l’effetto dello zenzero (Zingiber officinale) sulla nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia in donne con carcinoma mammario mostrando risultati non lineari.

Questo studio è stato finalizzato a ottenere una panoramica completa delle prove attualmente disponibili sull’efficacia dello zenzero come antiemetico per il controllo di nausea e vomito chemio-correlati in persone con tumore al seno.

Si è trattato di una rassegna sistematica della letteratura riguardante gli studi randomizzati e controllati (RCT) pubblicati in lingua inglese nei database di ricerca medico-scientifica Google Scholar, PubMed, Scopus e Cochrane fino al giugno 2018. La variabile di risultato focalizzata dalla ricerca era la gravità e frequenza di nausea e vomito.

Sono stati individuati attraverso i database citati 50 studi; 42 di essi sono stati analizzati e nove studi pubblicati tra il 2012 e il 2017 sono stati inclusi nella rassegna sistematica.

Due trial clinici avevano esaminato l’effetto dello zenzero sulla frequenza della nausea, cinque sulla frequenza del vomito, sette studi avevano indagato la gravità della nausea e tre la gravità del vomito. Uno studio aveva invece valutato l’efficacia dello zenzero nel migliorare l’assunzione di cibo in persone con nausea e vomito chemio-correlati.

La ricerca ha mostrato che lo zenzero può ridurre la nausea nella fase acuta della chemioterapia in soggetti con carcinoma mammario. È necessario confermare tale effetto con ulteriori studi clinici di alta qualità.

 

 

Fonte: Saneei Totmaj A Emamat H, Jarrahi F, Zarrati M. The effect of ginger (Zingiber officinale) on chemotherapy-induced nausea and vomiting in breast cancer patients: A systematic literature review of randomized controlled trials. Phytother Res. 2019 Jun 21. doi: 10.1002/ptr.6377. [Epub ahead of print]

 

Un nutraceutico migliora il profilo glicemico

 

La somministrazione di una preparazione nutraceutica contenente estratti di Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus ha migliorato la sensibilità all’insulina e la glicemia, se aggiunta a uno stile di vita sano. Lo scrive una ricerca italiana pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research che ha valutato l’efficacia e la sicurezza in soggetti disglicemici di un prodotto nutraceutico contenente polifenoli estratti da A. nodosum e F. vesiculosus (in rapporto 95/5) e cromo picolinato.

La disglicemia è uno dei principali fattori di rischio del diabete mellito di tipo 2 e si manifesta con un’alterata glicemia a digiuno e una ridotta tolleranza al glucosio; essa inoltre aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

Lo studio

Sessantacinque adulti con glicemia a digiuno compresa tra 100 mg/dl e 126 mg/dl hanno ricevuto la preparazione nutraceutica oppure un placebo 3 volte al giorno prima dei pasti principali per 6 mesi; contemporaneamente hanno seguito una dieta sana e praticato attività fisica.

I risultati mostrano che dopo 6 mesi il 18,2% dei soggetti del gruppo nutraceutico aveva di nuovo la glicemia nella norma rispetto allo 0% del gruppo placebo. Gli autori hanno registrato nel gruppo che aveva ricevuto il nutraceutico una riduzione dell’emoglobina glicata (HbA1c), della glicemia a digiuno e di quella postprandiale, dell’insulina plasmatica a digiuno e dell’indice HOMA, oltre a una riduzione della proteina C reattiva, del fattore di necrosi tumorale e delle molecole di adesione.

La ricerca è stata realizzata presso l’Università di Pavia; gli effetti positivi del preparato nutraceutico sul controllo glicemico potrebbero essere dovuti all’azione inibitrice della composizione polifenolica verso le attività enzimatiche, ipotizzano gli autori, e devono essere confermati con studi randomizzati più ampi.

 

Fonte: Derosa G, Cicero AFG, D’Angelo A, Maffioli P. Ascophyllum nodosum and Fucus vesiculosus on glycemic status and on endothelial damage markers in dysglicemic patients. Phytother Res. 2019 Mar;33(3):791-797.

 

 

Le potenzialità degli acidi grassi omega 3

Gli acidi grassi omega 3 svolgono un ruolo importante in diversi processi fisiologici e sono ottenuti dalla dieta oppure attraverso la supplementazione poiché il corpo umano non è in grado di sintetizzarli.

Pesci grassi, come il salmone, lo sgombro e l’aringa, alcuni ortaggi e i semi oleosi sono buone fonti di omega-3. Gli integratori alimentari, commercializzati sotto varie forme (olio di pesce, olio di krill, olio di fegato di merluzzo e olio di alghe) sono ampiamente utilizzati per vari obiettivi salutistici come abbassare il livello di colesterolo, contrastare la depressione, migliorare la memoria e ridurre l’infiammazione e il rischio di infarto. Su quest’ultimo aspetto tuttavia una recente nota dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA), facendo riferimento a tre metanalisi, ha messo in discussione l’efficacia nella prevenzione dell’infarto, anche se la questione resta ancora aperta.

I tre acidi grassi omega 3 più studiati sono l’acido alfa linolenico (ALA), l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA). A seguito del consumo, l’ALA viene convertito in EPA e DHA, le forme che vengono prontamente utilizzate dal corpo.

Alcuni studi clinici hanno dimostrato che gli omega 3 ottenuti attraverso la dieta possono determinare dei benefici per la salute riducendo l’infiammazione e abbassando i livelli di trigliceridi. Tuttavia, mancano prove definitive a sostegno dell’uso degli integratori per prevenire o per trattare sia le malattie neoplastiche sia quelle cardiovascolari.

Alcuni studi, ad esempio, hanno suggerito che la supplementazione di olio di pesce possa aumentare l’efficacia della chemioterapia, migliorare la sopravvivenza e aiutare a mantenere la massa muscolare nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), nonché migliorare la tollerabilità della chemioterapia nei pazienti con cancro colorettale avanzato e che, se assunta insieme alla chemioterapia, l’integrazione possa ritardare la progressione del tumore del colon-retto. Sono però necessari studi più ampi per ottenere dati realmente conclusivi.

 

Fonte: Herbs – Memorial Sloan Kettering Cancer Center New York

L’ortica allevia le vampate di calore in menopausa

Mature Woman Experiencing Hot Flush From Menopause

vampate

Questa ricerca, molto particolare in quanto inserisce nel confronto anche l’agopuntura, ha valutato l’effetto dell’ortica (Urtica dioica) in confronto con placebo, agopuntura e terapia combinata su vampate di calore e qualità della vita nelle donne nella fase di post-menopausa. È stato condotto uno studio controllato e randomizzato in doppio cieco nel corso del quale le donne incluse sono state trattate per 7 settimane, con un follow up di 4 settimane.

Lo studio

Settantadue donne di età compresa tra 45 e 60 anni in post-menopausa che presentavano almeno 20 vampate di calore a settimana sono state assegnate casualmente a uno dei seguenti 4 gruppi: ortica (450 mg al giorno) e 11 sedute di agopuntura (A); agopuntura e placebo (B); falsa agopuntura e ortica (C); falsa agopuntura e placebo (D). Gli outcome primari della ricerca erano il cambiamento nel punteggio delle vampate di calore dall’inizio alla fine del trattamento e al follow-up; il cambiamento della qualità della vita (MENQOL) dall’inizio alla fine del trattamento. Gli outcome secondari includevano cambiamenti nei livelli dell’ormone follicolo stimolante-FSH, luteinizzante-LH ed estradiolo dalla baseline alla fine del trattamento.

I risultati

Il trial è stato condotto da ottobre 2017 a luglio 2018 in una clinica universitaria iraniana. Questi i risultati, che riguardavano 68 donne sulle 72 arruolate: il punteggio medio delle vampate di calore è diminuito nel gruppo A di 20,2 (31,7) e 21,1 (25,1), nel gruppo B di 19 (18) e 17,3 (27), nel gruppo C di 14,6 (25,4) e 20,8 (13) e nel D gruppo di 1,6 (11,6) e 1 (13,3) alla fine del trattamento e al follow-up (P <0,0001, P <0,0001); non sono emerse differenze significative tra i gruppi A, B e C.

La media del punteggio qualità della vita (MENQOL) è diminuita nel gruppo A di 42,6 (21,1), nel gruppo B di 40,7 (29,8), nel gruppo C di 37,8 (26,8) e in quello D di 9,8 (14,3) alla fine del trattamento (P = 0.001); nessuna differenza significativa è emersa tra i gruppi A, B e C.

La conclusione di questo studio clinico è che l’estratto di ortica può ridurre le vampate di calore della menopausa e aumentare la qualità della vita delle donne in post-menopausa meglio del placebo e della falsa agopuntura, ma in modo pari all’agopuntura. La combinazione di Urtica dioica e agopuntura non ha modificato gli effetti dei trattamenti testati.

Fonte: Kargozar R, Salari R, Jarahi L, Yousefi M, Pourhoseini SA, Sahebkar-Khorasani M, Azizi H. Urtica dioica in comparison with placebo and acupuncture: A new possibility for menopausal hot flashes: A randomized clinical trial. Complement Ther Med. 2019 Jun;44:166-173.

 

 

Il ginseng dalla dinastia Han ad oggi

ginsengIl ginseng asiatico (Panax ginseng C.A. Meyer) è una pianta perenne a crescita lenta, originaria dell’Asia orientale, principalmente Cina e penisola coreana, dove viene utilizzata da almeno 2000 anni. Viene coltivato estesamente in Cina, Giappone, Corea e Russia. Panax ginseng è una delle decine di specie del genere Panax, delle quali tutte tranne due si trovano in Asia. Il termine Panax è latino (panax, panacis) e deriva a sua volta dal greco παν ἀκέια, pan (tutto) akèia (cura, rimedio), cioè rimedio a tutti i mali, riflettendo la percezione occidentale del XVIII secolo dell’uso tradizionale della pianta, sebbene non sia stata effettivamente usata come panacea, secondo Shiu-Ying Hu (1908-2012), botanico della Harvard University. Il nome ginseng significa invece genericamente “essenza della terra nella forma di un uomo” oppure “essenza dell’uomo”.

Il ginseng nella storia

Il primo documento scritto che menziona il ginseng asiatico è riferito dal Classico di Materia Medica dell’Imperatore Shen Nong, il più antico trattato conosciuto di farmacoterapia, scritto durante la dinastia Han (2° sec. a.C.- 2° sec. d.C). Secoli dopo Pierre Jartoux (1669-1720), un missionario gesuita francese, fornì il primo report di un occidentale sul ginseng asiatico, dopo aver trovato la pianta in una spedizione in Cina nel 1708. Scrisse: “I cinesi e i tartari non avrebbero dato un valore così alto a questa radice, se non avesse prodotto costantemente un buon effetto. Quelli che sono in salute spesso ne fanno uso per rendersi più vigorosi e forti”. Il suo racconto spinse l’interesse europeo nella pianta e portò alla scoperta europea del ginseng americano (P. quinquefolius).

Paolo Redi (1626-1698), scienziato e medico naturalista, scrisse della pianta che i Cinesi ne stimavano la radice così “valorosa che tutto il tempo della vita ci può far stare allegri e sani, e senza ribrezzo di malattia”.

Le radici di ginseng sono state tradizionalmente utilizzate come tonico e adattogeno. È stato suggerito che il loro più grande valore possa essere il loro effetto normalizzante e riparatore su tutto il corpo, invece che effetti su specifici organi, apparati corporei o malattie specifiche.

La maggior parte degli effetti del ginseng asiatico sono attribuiti a una miscela di saponine triterpeniche chiamate ginsenosidi.

 

Fonte: American Botanical Council – ABC

Silimarina ed effetti della radioterapia

cardo mariano

 

 

 

 

 

 

La dermatite indotta da radiazioni è uno degli effetti collaterali più comuni della radioterapia. La silimarina, un flavonoide estratto dal cardo mariano (Silybum marianum), esplica attività antiossidanti e antinfiammatorie.

L’obiettivo di questo studio clinico randomizzato in doppio cieco controllato con placebo è stato quello di studiare l’efficacia di un gel a base di silimarina all’1% nella prevenzione della radiodermatite in donne con tumore al seno, confrontandolo con un placebo.

Quaranta donne hanno ricevuto in modo casuale un gel di silimarina oppure una formulazione placebo da applicare sulla cute del torace una volta al giorno per cinque settimane dopo mastectomia radicale, a partire dal primo giorno di radioterapia.

La gravità della radiodermatite è stata valutata settimanalmente per 5 settimane utilizzando la scala di valutazione di tossicità RTOG e altre scale specifiche per la valutazione degli eventi avversi (NCI-CTCAE). I punteggi medi sulle scale NCI-CTCAE e RTOG sono risultati significativamente più bassi nel gruppo che ha applicato il gel a base di silimarina alla fine della terza-quinta settimana (p <0,05).

I punteggi sono aumentati sia nel gruppo placebo sia in quello silimarina durante la radioterapia, ma in quest’ultimo c’è stato un ritardo nello sviluppo e nella progressione della radiodermite.

La somministrazione di gel di silimarina a scopo di profilassi, scrivono gli autori, potrebbe quindi ridurre in modo significativo la gravità della radiodermatite e ritardarne l’insorgenza dopo 5 settimane di applicazione.

 

Fonte: Karbasforooshan H, Hosseini S, Elyasi S, Fani Pakdel A, Karimi G. Topical silymarin administration for prevention of acute radiodermatitis in breast cancer patients: A randomized, double-blind, placebo-controlled clinical trial. Phytother Res. 2019 Feb;33(2):379-386.

 

 

Il ginseng indiano

withania

 

 

 

 

 

 

Arbusto prevalente nelle regioni aride dell’Asia meridionale e centrale e in Africa, l’ashwagandha (Withania somnifera), nota anche come ‘ginseng indiano’, è una delle piante più diffuse e utilizzate nella medicina ayurvedica.

Preparazioni ricavate da bacche, foglie e radici vengono utilizzate per alleviare stress, affaticamento e dolore, per alcune affezioni della cute, ma anche per diabete, problemi gastrointestinali, disfunzioni sessuali maschili ed epilessia.

Studi condotti in vitro e su modelli animali indicano che l’ashwagandha esplica effetti neuroprotettivi, antinfiammatori e immunomodulanti. Ha inoltre migliorato, come osservato in alcune ricerche, problemi quali l’iperglicemia, l’iperinsulinemia e la sensibilità all’insulina associata al diabete di tipo 2 e ridotto l’accumulo di placche di beta amiloide in topi con malattia di Alzheimer.

Negli studi condotti sull’uomo, gli estratti di ashwagandha si sono dimostrati utili per il trattamento dell’ansia e per migliorare la funzione cognitiva in soggetti con disturbo bipolare.
I withanolidi, composti isolati dalle foglie della pianta, hanno ridotto la crescita delle cellule dei tumori di mammella, colon e polmone. In un piccolo studio non randomizzato su pazienti con cancro al seno, l’ashwagandha ha alleviato l’astenia (fatigue) correlata alla chemioterapia migliorando così la qualità della vita dei malati. Sono tuttavia necessari studi più ampi per confermare gli effetti promettenti del ‘ginseng indiano’.

 

Fonte: Herbs, Memorial Sloan Kettering Cancer Center New York.

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Curcuma efficace nelle lesioni del cavo orale

curcuma

 

 

 

 

 

 

Questo studio brasiliano ha valutato gli effetti di curcuma e curcumina sulla mucosite orale in persone affette da tumore in trattamento con chemioterapia e/o radioterapia. Si è trattato di una revisione sistematica con riferimento agli studi pubblicati sulle principali banche dati internazionali (Cochrane Library, LILACS, LIVIVO, PubMed, Scopus e Web of Science) completate da una ricerca per la ‘letteratura grigia’ su Google Scholar, Open Grey e ProQuest. La metodologia degli studi inclusi è stata valutata con il tool ‘Meta-Analysis of Statistics Assessment and Review’.

Dopo un processo di selezione svolto in due fasi, sono stati inclusi nell’analisi quattro studi clinici randomizzati e uno non randomizzato. Due studi sono stati classificati a basso e tre a moderato rischio di bias. Negli studi considerati la curcuma o la curcumina venivano utilizzate per via topica come gel o come collutorio.

I pazienti trattati con questa sostanza hanno presentato una riduzione di mucosite, dolore, intensità dell’eritema e area delle ulcerazioni.

Sulla base delle attuali prove di efficacia la rassegna sistematica conclude che l’applicazione per via topica di curcuma o curcumina è efficace per controllare i sintomi della mucosite orale, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per confermare quest’effetto promettente nelle lesioni infiammatorie del cavo orale.

Fonte: Normando AGC, de Menêses AG, de Toledo IP, et al. Effects of turmeric and curcumin on oral mucositis: A systematic review. Phytother Res. 2019 Mar 6. doi: 10.1002/ptr.6326. [Epub ahead of print]

 

Drenare i liquidi con tè verde e alga marina

Agisce favorevolmente sul metabolismo generale grazie al contenuto di alga marina, migliorando gli scambi cellulari e l’eliminazione delle scorie. È poi arricchito dal tè verde: gli antiossidanti in esso presenti combattono i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento dell’organismo e della pelle. Si tratta di Guam Britannia Dima Dren, integratore alimentare formulato da Lacote per favorire il drenaggio dei liquidi corporei. Il prodotto contiene inoltre ortica, mate, ananas, betulla, ortosifon, meliloto e spirea, estratti vegetali utili nel favorire il drenaggio dei liquidi corporei. La sua formulazione è completata infine dalla caffeina (5mg/12ml), che ha un effetto lipolitico. Ogni confezione contiene 30 bustine da 12 ml. Si consiglia di diluire il contenuto di una bustina (12 ml) in un litro d’acqua da bere durante l’arco della giornata.