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Efficacia e sicurezza di Ginkgo biloba

Una review ha esaminato le revisioni sistematiche relative a efficacia e sicurezza del trattamento orale con l’estratto di foglie di Ginkgo biloba EGb 761® per diverse condizioni cliniche.

La maggior parte degli studi inclusi si è concentrata sui disturbi neurocognitivi, ma sono state esaminate anche condizioni come tinnito, degenerazione maculare e schizofrenia.

Per i disturbi neurocognitivi, la maggior parte delle revisioni sistematiche (SR) ha riportato risultati favorevoli per l’estratto di foglie di Ginkgo biloba EGb 761® riguardo alla cognizione e ai sintomi comportamentali e/o psicologici della demenza (BPSD). Sei SR hanno indicato la superiorità dell’estratto rispetto al placebo per la cognizione, e cinque SR hanno rilevato effetti benefici o prevalentemente benefici sui BPSD. Tuttavia, i risultati per le attività funzionali della vita quotidiana (ADL) sono stati variabili.

Riguardo ad altre indicazioni, l’estratto di Ginkgo biloba potrebbe avere effetti positivi su tinnito, degenerazione maculare o schizofrenia, ma è necessaria più evidenza. Per il tinnito, è stato riportato un miglioramento significativo, mentre per la schizofrenia, l’estratto ha mostrato il potenziale per migliorare i sintomi totali e negativi come terapia aggiuntiva.

In generale, EGb 761® sembra essere sicuro. Molte SR hanno indicato che gli eventi avversi erano paragonabili tra il gruppo trattato e i gruppi di controllo.

Un’importante limitazione emersa è che la qualità metodologica di tutte le SR incluse era scarsa. Inoltre, la sovrapposizione complessiva di più sintomi degli studi primari sui disturbi neurocognitivi era molto elevata. Secondo gli autori, questi fattori richiedono che i risultati siano interpretati con cautela.

 

Pfuhlmann K, Koch AK, Langhorst J. Ginkgo biloba leaf extract EGb 761® for the treatment of various diseases: Overview of systematic reviews. Phytomedicine. 2025 Jun;141:156565. doi: 10.1016/j.phymed.2025.156565.

 

Estratti vegetali efficaci nel post partum

Un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco ha valutato l’efficacia di tre estratti vegetali – datteri, semi d’uva e semi di aneto – nella riduzione dell’emorragia post-partum (PPH), una delle principali cause di mortalità materna

La ricerca è stata condotta presso un reparto maternità in Iran e ha coinvolto 200 donne multipare con parto naturale. Le partecipanti sono state suddivise casualmente in quattro gruppi di 50 donne ciascuno: tre gruppi di intervento e un gruppo di controllo.

Tutti i gruppi hanno ricevuto l’assistenza ostetrica di routine e somministrazione di ossitocina, mentre i gruppi sperimentali hanno ricevuto, immediatamente dopo il parto, una capsula contenente 15 mg di estratto di semi di aneto, 20 mg di estratto di semi d’uva oppure 5 g di estratto di datteri. Il gruppo di controllo ha invece ricevuto un placebo.

Il sanguinamento è stato misurato a un’ora e due ore dal parto. I risultati hanno mostrato differenze statisticamente significative tra i quattro gruppi in entrambe le misurazioni. In particolare, il gruppo trattato con estratto di datteri ha registrato una riduzione del sanguinamento significativamente maggiore sia rispetto al gruppo placebo sia a quello con estratto di semi d’uva.

Gli autori concludono che tutti e tre gli estratti vegetali, e in particolare quello di datteri, possono rappresentare un supporto efficace alla gestione farmacologica della PPH. L’integrazione di questi rimedi naturali, accanto ai trattamenti convenzionali, potrebbe offrire un approccio complementare per migliorare la sicurezza materna nella fase immediatamente successiva al parto.

 

Shayan A, Refaei M, et al. Comparison of the Effects of Dill Seed, Grape Seed and Date Extracts on Postpartum Hemorrhage Rates in the Fourth Stage of Labor: A Randomized Clinical Trial. Rev Recent Clin Trials. 2025;20(1):68-78. doi: 10.2174/0115748871317272240930092220.

 

Collutorio con miele e zenzero per la mucosite

Un recente studio clinico randomizzato ha valutato l’efficacia di un collutorio con miele ed estratto di zenzero nella prevenzione della mucosite orale indotta dalla chemioterapia

La ricerca, condotta su 70 pazienti affetti da diversi tipi di tumore e sottoposti a trattamento chemioterapico, ha suddiviso i partecipanti in due gruppi: 34 hanno utilizzato il collutorio naturale, mentre 36 hanno impiegato soluzione fisiologica come controllo.

L’intervento è durato complessivamente 14 giorni, durante i quali la gravità della mucosite, l’intensità del dolore e altri parametri clinici sono stati valutati tramite questionari e checklist basati sui protocolli dell’OMS.

I risultati hanno mostrato che, dopo 7 giorni di utilizzo, il collutorio naturale ha determinato una riduzione statisticamente significativa della gravità della mucosite rispetto al gruppo di controllo.

Tuttavia, al termine dei 14 giorni non si è registrata alcuna differenza rilevante tra i due gruppi, suggerendo che l’efficacia sia concentrata nella fase iniziale del trattamento. Inoltre, per quanto riguarda l’intensità del dolore, non sono emerse variazioni significative in nessun momento dello studio.

In conclusione, questa ricerca evidenzia che un collutorio naturale a base di miele e zenzero, utilizzato quotidianamente per una settimana, può contribuire a ridurre la gravità della mucosite orale nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia.

Il prolungamento del trattamento fino a 14 giorni non sembra comunque apportare benefici aggiuntivi e non incide in modo significativo sulla percezione del dolore.

 

Razavi FS, Zokaee H, et al. Effect of honey-ginger mouthwash on oral mucositis in patients undergoing chemotherapy. J Immunoassay Immunochem. 2025;46(3):303-315. doi: 10.1080/15321819.2025.2484645.

Boswellia e curcuma migliorano la lombalgia

Una formulazione commerciale a base di curcuma e boswellia nel ridurre il dolore lombare associato a cattiva postura dovuta ad abitudini lavorative o di vita è stata oggetto di una recente ricerca per valutarne l’efficacia.

Lo studio randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco e a gruppi paralleli, è stato condotto su 52 partecipanti (età 18-70 anni, rapporto maschi-femmine 1:1) che lamentavano da almeno 2-3 settimane dolore lombare di intensità pari o superiore a 5 sulla scala numerica del dolore. L’intervento è durato 15 giorni, durante i quali il gruppo attivo ha ricevuto 500 mg del prodotto a base di curcuma e boswellia in capsule al giorno.

L’endpoint primario era la variazione dell’intensità del dolore dal basale al 7° e al 15° giorno, mentre come misure secondarie sono stati utilizzati la scala categoriale di sollievo dal dolore e l’Oswestry Disability Index (ODI), che ha lo scopo di valutare le disabilità in soggetti affetti da lombalgia sia in fase acuta sia cronica.

I risultati hanno mostrato una riduzione significativa del dolore nel gruppo attivo rispetto al placebo. Dopo 7 giorni, l’intensità del dolore era diminuita del 56%, mentre al termine dello studio la riduzione raggiungeva il 98,5%.

Inoltre, tutti i 26 partecipanti del gruppo attivo hanno riportato un sollievo pari o superiore al 50% del dolore massimo, contro solo 3 nel gruppo placebo. L’ODI ha evidenziato un calo della disabilità del 27% al giorno 7 e del 98% al giorno 15, mentre nel gruppo placebo le variazioni erano minime (1% e 3%).

Questi dati suggeriscono che il prodotto possa rappresentare un’opzione sicura ed efficace per la gestione a breve termine del dolore lombare legato a cattiva postura.

Gupta A, Agarwal A. The effect of turmeric-Boswellia formulation (Rhuleave-K) in posture-related low back soreness and discomfort: A randomized double blinded placebo controlled trial. J Back Musculoskelet Rehabil. 2025 May;38(3):494-505. doi: 10.1177/10538127241296343.

Zenzero e malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari (CVD) rappresentano una delle principali cause di mortalità a livello globale, con un impatto devastante che si prevede supererà i 22,2 milioni di decessi entro il 2030.

L’infiammazione, lo stress ossidativo, la dislipidemia, l’ipertensione e il diabete sono fattori di rischio comuni che contribuiscono allo sviluppo delle malattie cardiovascolari      (CVD). Lo zenzero è ampiamente riconosciuto per le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e immunomodulatorie, attribuite ai suoi composti bioattivi come i gingeroli, gli shogaoli e i paradoli. Questi composti sono efficaci nell’inibire l’infiammazione e lo stress ossidativo.

Una recente review ha evidenziato i potenziali benefici dello zenzero sulla salute cardiovascolare, mostrando che lo zenzero e i suoi fitochimici possono migliorare il profilo lipidico umano, riducendo i livelli di trigliceridi (TG) e colesterolo LDL, e potenzialmente aumentando i livelli di quello HDL.

Alcuni studi hanno osservato una riduzione significativa di TG, colesterolo totale e LDL con dosaggi specifici di zenzero in pazienti con iperlipidemia e diabete di tipo 2. Inoltre, lo zenzero mostra effetti antipertensivi e antiaggreganti piastrinici, migliorando la vasodilatazione e riducendo la pressione sanguigna, attraverso meccanismi che possono mimare quelli dei bloccanti dei canali del calcio.

La sua capacità di controllare l’obesità e modulare il glucosio ematico contribuisce ulteriormente alla riduzione del rischio di CVD.

L’assunzione di zenzero è generalmente considerata sicura, con dosaggi approvati dalla FDA fino a 4 g/die di prodotto fresco. Effetti collaterali minori, come bruciore di stomaco o disagio addominale, sono rari e associati a dosi elevate.

Ulteriori ricerche sono necessarie per confermarne l’efficacia e il meccanismo d’azione.

 

Mohammadabadi T, Ben Ayad AE, Maheshwari A. Ginger: A Nutraceutical Supplement for Protection Against Various Cardiovascular Diseases in Clinical Trials. Cureus. 2025 Mar 19;17(3):e80841. doi: 10.7759/cureus.80841.

 

 

Miele di timo per contrastare le afte

Uno studio clinico randomizzato e controllato in singolo cieco, condotto presso la clinica di medicina orale della British University in Egitto, ha esaminato l’efficacia del miele di timo nella gestione delle ulcere aftose minori.

Lo studio è durato 7 giorni e ha coinvolto 30 pazienti, equamente divisi in due gruppi da 15. Il gruppo di studio ha utilizzato miele di timo puro al 100%, applicandone 1-2 mL direttamente sull’area affetta con un applicatore sterile o dita pulite, quattro volte al giorno) per l’intera settimana di trattamento. Il gruppo di controllo ha ricevuto una pasta orale di triamcinolone acetonide allo 0,1% con la medesima frequenza.

I risultati hanno evidenziato che l’intervento con miele di timo ha portato a una riduzione significativamente maggiore delle dimensioni dell’ulcera rispetto al gruppo di controllo nei giorni 5 e 7.

Inoltre, è stata osservata una diminuzione più consistente dell’intensità del dolore nel gruppo del miele di timo ai giorni 3, 5 e 7. Dopo 7 giorni, il gruppo trattato con miele di timo ha mostrato valori OHIP-14 (Oral Health Impact Profile) notevolmente inferiori, indicando un impatto superiore sul miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Questo trial clinico ha fornito per la prima volta prove dell’efficacia del miele di timo nella gestione delle ulcere aftose minori, rivelando un’efficienza clinica con esiti soddisfacenti per i pazienti e l’assenza di reazioni allergiche o effetti collaterali significativi.

I ricercatori concludono che l’applicazione del miele di timo agisce come un catalizzatore naturale, accelerando il processo di guarigione e alleviando il disagio.

Ghalwash D, El-Gawish A, et al. Efficacy of thyme honey in the management of oral aphthous ulcers: A randomized controlled clinical trial. Eur J Oral Sci. 2025 Feb;133(1):e13032. doi: 10.1111/eos.13032.

Foglie di gelso australiano e rigidità arteriosa post-prandiale

L’irrigidimento arterioso acuto si verifica durante l’iperglicemia post-prandiale.

Uno studio pilota, condotto con un disegno crossover randomizzato, ha investigato l’effetto dell’assunzione di foglie di Morus australis (MA) in polvere sulla risposta di rigidità arteriosa dopo l’ingestione di saccarosio in 12 giovani uomini sani, senza abitudini al fumo, senza esercizio fisico regolare e senza farmaci.

I partecipanti hanno effettuato 3 visite sperimentali separate da circa una settimana. Durante le visite, dopo un digiuno notturno, hanno completato due prove: una con l’assunzione di polvere di M. australis (prova M) e una senza (prova C), prima dell’ingestione di 75 g di saccarosio. Nella prova M, i partecipanti hanno consumato una soluzione contenente 2 g di foglie di MA (3,6 mg di 1-deoxynojirimicina) in polvere mescolate con acqua calda.

Le misurazioni dei livelli di glucosio nel sangue e della velocità dell’onda sfigmica caviglia-braccio (baPWV), un indice di rigidità arteriosa sistemica, sono state effettuate al basale e a 30, 60 e 120 minuti dopo l’ingestione. I risultati hanno dimostrato che l’ingestione preliminare di MA può prevenire la rigidità arteriosa transitoria dopo l’ingestione di saccarosio.

Sebbene entrambe le prove abbiano causato un aumento significativo dei livelli di glucosio nel sangue a 30 e 60 minuti, la prova M ha mostrato valori significativamente più bassi a 30 minuti rispetto alla prova C. Inoltre, baPWV è aumentato significativamente a 60 minuti nella prova C, ma non nella prova M. Questo studio ha identificato nuovi potenziali benefici per la salute della polvere di foglie di MA, inclusa la protezione vascolare dall’iperglicemia post-prandiale.

 

Kume D, Nishiwaki M, Ito M. Effect of Powdered Morus australis Leaves on Arterial Stiffness Response after Sucrose Ingestion in Healthy Young Men: A Pilot Study. J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2025;71(1):63-69. doi: 10.3177/jnsv.71.63.

Hericium erinaceus e malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer (AD), caratterizzata da una progressiva neurodegenerazione, rappresenta un grave problema di salute pubblica globale. Attualmente, i trattamenti disponibili offrono solo un’efficacia limitata e sono principalmente sintomatici, senza ritardare la progressione della malattia.

In questo contesto, il fungo medicinale Hericium erinaceus (HE), utilizzato per secoli nella medicina asiatica per le sue proprietà medicinali, sta emergendo come un potenziale futuro trattamento terapeutico per la prevenzione e il ritardo della progressione dell’AD.

Revisioni sistematiche di studi su uomo e animali hanno evidenziato che HE, in particolare quello arricchito di erinacina A, mostra miglioramenti significativi nella funzione cognitiva. Nei trial clinici si sono osservate differenze positive nelle scale di funzione cognitiva e nell’esame Mini-Mental State Examination, suggerendo un potenziale ripristino della funzione cognitiva. Studi su modelli animali hanno supportato questi risultati, rivelando un ripristino del comportamento e della memoria spaziale.

A livello meccanicistico, HE sembra esercitare i suoi effetti neuroprotettivi stimolando la sintesi del fattore di crescita nervosa nel cervello, e ha dimostrato una significativa riduzione del carico di placche di β-amiloide e della perfosforilazione della proteina tau, due marcatori chiave dell’AD. Il fungo contribuisce anche a mitigare lo stress ossidativo e l’attivazione infiammatoria delle cellule gliali, processi che portano alla morte neuronale.

Nonostante i risultati promettenti, è fondamentale che l’assunzione di HE sia continua per mantenere i benefici, ed è necessario aumentare gli studi clinici per consolidare il suo utilizzo futuro nel trattamento e nella prevenzione dell’AD.

 

Cornford N, Charnley M. Hericium erinaceus: A possible future therapeutic treatment for the prevention and delayed progression of Alzheimer’s disease? – A Narrative Review. Nutr Res Rev. 2025 Feb 24:1-45. doi: 10.1017/S0954422425000058.

Miele di Manuka migliora la xerostomia

La xerostomia, comunemente nota come “bocca secca”, è una condizione caratterizzata dalla sensazione di secchezza della cavità orale dovuta alla riduzione o assenza di flusso salivare ed è un disturbo comune tra i pazienti anziani.

Grazie al suo effetto antinfiammatorio, il miele di Manuka potrebbe essere un rimedio alternativo promettente per molte condizioni mediche, tra cui la xerostomia.

Un recente studio clinico randomizzato e in singolo cieco ha esaminato l’efficacia del risciacquo orale con miele di Manuka per la gestione della xerostomia in 42 pazienti anziani, divisi equamente in tre gruppi di 14 partecipanti ciascuno.

Per 3 volte al giorno per un mese, il primo gruppo ha utilizzato un risciacquo orale con miele di Manuka, diluendone 20 mL in 100 mL di acqua; il secondo gruppo ha impiegato un risciacquo con miele comune con la stessa diluizione, mentre il gruppo di controllo ha utilizzato una soluzione salina.

I risultati hanno mostrato una riduzione significativa del punteggio soggettivo di valutazione della xerostomia e dei punteggi oggettivi di secchezza orale nel gruppo Manuka rispetto agli altri due gruppi. Inoltre, la velocità del flusso salivare è aumentata significativamente dopo un mese di utilizzo del risciacquo con miele di Manuka rispetto agli altri due gruppi.

Anche i punteggi dell’impatto sulla qualità della vita sono migliorati notevolmente nel gruppo Manuka, indicando una maggiore soddisfazione del paziente.

In conclusione, il miele di Manuka ha offerto un elevato sollievo dai sintomi e una buona efficacia nella gestione della xerostomia.

 

Ghalwash D, El-Gawish A, Abou-Bakr A. Efficacy of Manuka honey oral rinse in treatment of xerostomia among elderly patients: a randomized controlled trial. BMC Oral Health. 2025 May 23;25(1):777. doi: 10.1186/s12903-025-06125-9.

I benefici del tè per la salute dell’intestino

Il tè (Camellia sinensis), la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua, è da tempo apprezzato per i suoi numerosi benefici per la salute, inclusa la sua capacità di migliorare la salute dell’intestino

Il è ricco di composti bioattivi come polifenoli, polisaccaridi, pigmenti e teanina, la cui composizione è influenzata dai metodi di lavorazione specifici, che classificano il tè in categorie come verde, bianco, giallo, oolong, nero e scuro.

Questi composti sono cruciali per il mantenimento dell’integrità della barriera intestinale, operando attraverso una varietà di meccanismi. Una recente review pone particolare enfasi sull’esplorazione della riparazione della barriera e degli effetti benefici di questi composti, compresa la mitigazione dei danni alle diverse barriere a seguito di malattie intestinali.

In particolare, i polifenoli possono modulare la funzione della barriera intestinale, le risposte immunitarie innate e adattive, le vie di segnalazione e la composizione del microbiota intestinale.

Allo stesso modo, i polisaccaridi supportano l’omeostasi intestinale aumentando i batteri benefici, come Lactobacillus, Bifidobacterium, Akkermansia, e i livelli di SCFA, oltre a ripristinare l’espressione delle giunzioni strette e a ridurre l’infiammazione. L’amminoacido L-teanina, contribuisce al mantenimento della barriera intestinale, modula il microbiota e riduce l’infiammazione. Anche i pigmenti del tè, come le teaflavine, possono rafforzare le giunzioni strette.

Complessivamente, la review suggerisce un forte potenziale per lo sviluppo di prodotti a base di tè innovativi per la prevenzione o il trattamento di varie malattie legate allo stress ossidativo e all’infiammazione, comprese le malattie infiammatorie intestinali.

 

Chen N, Yao P, et al. Effect of bioactive compounds in processed Camellia sinensis tea on the intestinal barrier. Food Res Int. 2025 Jan;199:115383. doi: 10.1016/j.foodres.2024.115383.