Home Blog Pagina 306

Uso precoce di probiotici associato a riduzione dell’autoimmunità contro le isole pancreatiche

Charming mother feeding her adorable son in the kitchen at home

Charming mother feeding her adorable son in the kitchen at home

È già stato ipotizzato che i probiotici possono influenzare le risposte immunologiche alle esposizioni ambientali sostenendo la flora intestinale sana e che potrebbero essere utilizzati anche per prevenire lo sviluppo del diabete mellito tipo 1. Su questa premessa un gruppo di ricercatori ha esaminato proprio l’associazione fra la supplementazione di probiotici durante il primo anno di vita e l’autoimmunità delle isole pancreatiche. Secondo la ricerca, appena pubblicata sulla rivista Jama Pediatrics, l’esposizione precoce ai probiotici potrebbe ridurre il rischio di reazioni autoimmuni contro le isole pancreatiche in bambini con un alto rischio genetico per il diabete di tipo 1. Hanno partecipato a questo studio 7.473 bambini reclutati da sei centri clinici, 3 negli Stati Uniti e 3 in Europa (Finlandia, Germania e Svezia), ai quali sono stati prelevati dei campioni di sangue ogni trimestre tra 3 e 48 mesi di età e in seguito ogni sei mesi, allo scopo di valutare l’eventuale comparsa di autoimmunità. Contemporaneamente sono stati rilevati con dei questionari i dati riguardanti l’alimentazione dei bambini inclusi nella ricerca, fra cui l’integrazione con probiotici, abbastanza diffusa in paesi come Finlandia e Germania, e l’uso di latte artificiale. Analizzando i dati si è visto che la somministrazione di probiotici nei primi 27 giorni di vita con integratori alimentari, latte artificiale fortificato o entrambi, è associata a una riduzione significativa delle probabilità di sviluppare reazioni autoimmuni. Più nello specifico l’esposizione precoce ai probiotici sembrerebbe collegata a una riduzione del 60% del rischio di autoimmunità contro le isole pancreatiche tra i bambini a rischio maggiore di diabete di tipo 1, quelli cioè con genotipo Hla DR3/4. I ricercatori hanno tuttavia precisato che l’associazione non implica causalità, concludendo che l’uso precoce di probiotici nei bambini è un’area di ricerca che potrebbe avere un impatto sulla medicina del futuro, anche se sono necessari nuovi studi prima di modificare le attuali raccomandazioni in materia.
Fonte: Ulla Uusitalo; Xiang Liu; Jimin Yang et al. for the TEDDY Study Group. Association of Early Exposure of Probiotics and Islet Autoimmunity in the TEDDY Study. Jama Pediatr. Published online November 09, 2015.

 

 

 

Potenzialità della melissa nella sindrome premestruale

Lemon balm sprig isolated on white

Lemon balm sprig isolated on white

Gli autori di questa sperimentazione si sono chiesti se gli effetti sedativi della melissa (Melissa officinalis) potevano avere un qualche effetto sui sintomi associati alla sindrome premestruale e hanno verificato questa loro ipotesi in un gruppo di ragazze delle scuole superiori. Si è trattato di uno studio clinico in doppio cieco, controllato verso placebo che ha coinvolto 100 ragazze delle scuole superiori. Le ragazze del gruppo in trattamento attivo (n = 50) hanno assunto giornalmente 1200 mg di essenza di melissa dal primo all’ultimo giorno del ciclo mestruale, per tre cicli consecutivi. Il secondo gruppo (n = 50) ha ricevuto una formulazione placebo. Nel corso dello studio sono stati valutati i sintomi premestruali prima e dopo uno, due e tre mesi di studio. Dall’analisi dei dati relativi agli effetti registrati è risultata una riduzione significativa (p <0.001) dei sintomi associati alla sindrome premestruale. Nel complesso, il punteggio medio dell’intensità dei sintomi correlati a PMS registrati nel gruppo in trattamento con melissa era 42.56 + 15.73 prima dell’intervento e 32.72 ± 13.24, 30.02 ± 12.08 e 13.90 ± 10.22 rispettivamente dopo uno, due e tre mesi consecutivi di studio (p = 0.001). Secondo gli autori dello studio la melissa è quindi risultata efficace nel ridurre i sintomi della sindrome premestruale. Considerata la numerosità, il disegno e il carattere pilota dello studio sono necessari altri studi a verifica di questi risultati. Il report relativo allo studio è disponibile integralmente e gratuitamente via PubMed. Ricerca realizzata da associati a vari Istituti, fra questi: Department of Midwifery, Maternal-Fetal Medicine Research Center, School of Nursing and Midwifery, Shiraz University of Medical Sciences, Shiraz, IR Iran.

 

Akbarzadeh M, Dehghani M, Moshfeghy Z, Emamghoreishi M, Tavakoli P, Zare N. Effect of melissa officinalis capsule on the intensity of premenstrual syndrome symptoms in high school girl students. Nurs Midwifery Stud 2015, Jun;4(2):e27001.

 

Olio di camomilla per l’osteoartrite al ginocchio

chamomile with leaves on a white background

chamomile with leaves on a white background

Sono stati valutati efficacia e sicurezza del trattamento con olio di camomilla (Matricaria chamomilla) in pazienti con osteoartrosi del ginocchio. I pazienti sono stati assegnati random al trattamento topico con olio di camomilla, diclofenac o placebo per 3 volte al giorno per 3 settimane. I pazienti potevano utilizzare il paracetamolo come analgesico, ma è stato loro richiesto di segnalare la frequenza di utilizzo. Sono state inoltre considerate le variabili relative a dolore, funzionalità fisica e rigidità attraverso indice WOMAC (Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis Index). Dalla sperimentazione è emerso che l’olio di camomilla ha ridotto significativamente la necessità di paracetamolo (p = 0.001) rispetto al trattamento con diclofenac e placebo. Non sono state rilevate differenze relativamente ai punteggi WOMAC, ma sono stati osservati benefici relativamente ad alcune variabili fisiche come la rigidità articolare. I pazienti trattati con olio di camomilla non hanno riportato eventi avversi. Gli autori dello studio concludono osservando che l’olio di camomilla ha diminuito la necessità di analgesici in pazienti con osteoartrosi del ginocchio, con benefici relativamente alla funzionalità fisica e alla rigidità articolare. Ricerca realizzata da associati a vari Istituti, fra questi: Department of Traditional Medicine, School of Medicine, Shiraz University of Medical Sciences, Shiraz, Iran.

 

Shoara R, Hashempur MH, Ashraf A, Salehi A, Dehshahri S, Habibagahi Z. Efficacy and safety of topical matricaria chamomilla L. (Chamomile) oil for knee osteoarthritis: A randomized controlled clinical trial. Complement Ther Clin Pract 2015, Aug;21(3):181-7.

Zenzero e obesità: risultati preliminari

030869In questo piccolo studio pilota sono stati studiati gli effetti dello zenzero (Zingiber officinale) su alcuni indicatori metabolici e clinici di obesità. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo che ha coinvolto 80 donne obese di età compresa fra 18 e 45 anni che sono state assegnate random al trattamento con zenzero o placebo (2 g/die di zenzero in polvere o amido di mais in compresse) per 12 settimane. L’indice di massa corporea (BMI) e la composizione corporea sono stati valutati ogni 4 settimane; i livelli sierici di leptina, adiponectina, resistina, insulina e glucosio sono stati determinati prima e dopo l’intervento. Sono stati inoltre valutati il modello omeostatico HOMA relativo all’insulino resistenza e l’indice QUICKI (quantitative Insulin-sensitivity check Iindex). Dalla sperimentazione è emerso che il trattamento con zenzero ha ridotto significativamente (verso trattamento placebo) l’indice di massa corporea BMI, l’insulinemia e l’indice HOMA-IR, unitamente a un incremento dell’indice QUICKI. In entrambi i gruppi è stata rilevata una riduzione significativa di leptina, resistina e glucosio; questo in misura maggiore nel gruppo con zenzero, senza però raggiungere una differenza statisticamente significativa. In nessun gruppo la composizione corporea e i livelli sierici di adiponectina sono risultati modificati in termini significativi. Dalla sperimentazione sono emersi benefici minori relativamente alla perdita di peso e ad alcuni parametri metabolici; sono necessari ulteriori studi per addivenire a un risultato più solido.

 

Ebrahimzadeh Attari V, Ostadrahimi A, Asghari Jafarabadi M, Mehralizadeh S, Mahluji S. Changes of serum adipocytokines and body weight following zingiber officinale supplementation in obese women: A RCT. Eur J Nutr 2015, Aug 29 [Epub].

Il collutorio al tè verde riduce placca e gengivite

zahnmedizinSono stati valutati gli effetti sul controllo della placca e sulla gengivite di un collutorio contenente il 2% di tè verde verso un collutorio placebo. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato e controllato che ha coinvolto 110 soggetti di genere maschile di età compresa fra 18 e 60 anni. I criteri di inclusione comprendevano la presenza di un minimo di 20 denti naturali, un indice di placca (PI) di almeno 1,5 e un indice gengivale (GI) di almeno 1,0. I soggetti sono stati assegnati random al gruppo sperimentale o di controllo; i primi hanno avuto l’indicazione di lavare due volte al giorno i denti per 1 minuto con 10 ml di collutorio contenente il 2% di tè verde, i secondi di fare la stessa cosa, ma con un prodotto placebo. Dopo 28 giorni di utilizzo dei collutori sono state analizzate le differenze inter e intragruppo relativamente agli indici di placca e gengivale. Relativamente alle misurazioni intragruppo è emersa nel gruppo in trattamento attivo una differenza statisticamente significativa (p <0,05) relativamente alla riduzione dei punteggi medi dell’indice gengivale e di placca; non sono state registrate differenze nel gruppo placebo. E’ stata inoltre rilevata una riduzione statisticamente significativa (p <0.05) nella differenza delle medie dei punteggi relativi all’indice gengivale fra il gruppo attivo (0,67 ± 0,22) e quello di controllo (0,05 ± 0,11); analoga differenza statisticamente significativa (p <0.05) è stata rilevata per la riduzione dell’indice di placca fra il gruppo attivo (1.65 ± 0.68) e quello di controllo (0,45 ± 0,99). Gli autori della sperimentazione ritengono che il collutorio con tè verde sia efficace nella riduzione dei punteggi relativi agli indici di placca e gengivite.

 

Sarin S, Marya C, Nagpal R, Oberoi SS, Rekhi A. Preliminary clinical evidence of the antiplaque, antigingivitis efficacy of a mouthwash containing 2% green tea – A randomised clinical trial. Oral Health Prev Dent 2015;13(3):197-203.

 

Cedo erboristeria

cerco e offroMilano cedesi avviata erboristeria, ottima posizione e buon passaggio. Clientela fidelizzata, contratto di affitto, mq 60. Per informazioni: cell. 3292270160.

Benefici della Mentha spicata sull’osteoartrite al ginocchio

Girl with sore foot on gray background

Girl with sore foot on gray background

Sono stati valutati gli effetti del mentastro verde (Mentha spicata) in persone con osteoartrite del ginocchio (OA) che hanno assunto una preparazione a base di tè di menta a elevato contenuto di acido rosmarinico (AR). Si è trattato di uno studio clinico randomizzato e in doppio cieco che ha coinvolto 62 pazienti. I partecipanti sono stati assegnati random (considerando genere e punteggio del dolore) all’assunzione di un tè fermentato ottenuto da una varietà di menta a elevato contenuto di AR o un tè commerciale a base di menta spicata, due volte al giorno per 16 settimane. Il dolore, la qualità della vita (QoL) e la funzionalità fisica sono state valutate al basale e alla settimana 16 attraverso WOMAC (Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis Index), SF-36 (Short-Form 36-item Health Survey), un test di camminata a piedi per 6 minuti (6MWT) e di salita su una scala (SCT). Nell’analisi finali sono stati considerati i dati di 46 partecipanti (età media = 60,7; BMI = 32,9 kg/m (2)). Il punteggio relativo al dolore è risultato significativamente diminuito (da settimana 0 a 16) nel gruppo con menta ma non in quello di controllo; i punteggi relativi alla rigidità e alla disabilità fisica sono notevolmente diminuiti in entrambi i gruppi. Nel gruppo con menta il punteggio relativo al dolore (compreso fra i test sulla qualità della vita (QoL)) è risultato migliorato verso controllo, ma non in termini statisticamente significativi. Solo nel gruppo con menta è stato osservato un miglioramento, che non ha però raggiunto la significatività, relativamente ai punteggi 6MWT. In nessuno dei gruppi sono stati osservati cambiamenti nei punteggi SCT. Gli autori della sperimentazione concludono osservando che 16 settimane di consumo quotidiano dei due tè testati (semplice o a elevato AR) sono state in grado di migliorare la rigidità e taluni punteggi di disabilità fisiche in adulti con OA del ginocchio, ma che solo il tè a elevato contenuto di acido rosmarinico ha diminuito in modo significativo il dolore. Gli autori ritengono che il consumo di tè ad elevato contenuto di AR possa essere un trattamento complementare benefico per il dolore dovuto a osteoartrite del ginocchio. Ricerca realizzata da associati a: Human Nutraceutical Research Unit, Department of Human Health and Nutritional Sciences, College of Biological Sciences, University of Guelph , Guelph, Ontario, Canada.

Connelly AE, Tucker AJ, Tulk H, Catapang M, Chapman L, Sheikh N, et al. High-Rosmarinic acid spearmint tea in the management of knee osteoarthritis symptoms. J Med Food 2014, Dec;17(12):1361-7.

 

Azione antibatterica dell’iperico

St John's wort isolated on white

St John's wort isolated on white

L’iperico, Hypericum perforatum L,. pianta appartenente alla famiglia delle Ipericaceae, esplica un’azione benefica in più campi della salute. Nota anche come erba di S. Giovanni, questa pianta è oggi conosciuta principalmente per le proprietà antidepressive, in particolare contro le forme di entità lieve-moderata. Uno studio, realizzato di recente da un gruppo di ricercatori turchi, ha valutato invece l’attività antimicrobica dell’estratto etanolico dell’iperico (HP -EtOH) e dei suoi sotto-estratti – ossia n-esano (HP-esano), cloroformio (HP-CHCl3), acetato di etile (HP-EtOAc), n-butanolo (HP-n-BuOH) – e degli estratti acquosi (HP-H2O) contro Streptococcus mutans, S. sobrinus, Lactobacillus plantarum ed Enterococcus faecalis. Per la valutazione dell’attività antimicrobica, le parti aeree dei fiori di iperico sono state estratte con etanolo e quanto ottenuto è stato frazionato per ottenere cinque sotto-estratti in diverse polarità. Secondo i risultati di questo studio, l’estratto acquoso di iperico presenta una forte attività antibatterica (valori di MIC 8 mg/ml) contro S. sobrinus e L. plantarum, e un’attività moderata contro S. mutans e E. faecalis alle concentrazioni di 32 e 16 mg/ml, rispettivamente. Anche altri sotto-estratti hanno mostrato un’attività antimicrobica contro S. sobrinus alla concentrazione di 16 mg / mL. HP-EtOAc e HP-n-BuOH hanno mostrato un’attività antimicrobica contro L. plantarum e HP-EtOAc e l’estratto acquoso dell’iperico era attivo anche contro E. faecalis alle stesse concentrazioni (16 mg / ml). Secondo quanto emerge da questa ricerca, l’iperico potrebbe essere impiegato in futuro come agente antibatterico naturale nei prodotti destinati all’igiene orale.

 

Fonte: Süntar I, Oyardı O, Akkol EK, Ozçelik B. Antimicrobial effect of the extracts from Hypericum perforatum against oral bacteria and biofilm formation. Pharm Biol. 2015 Oct 29:1-6. [Epub ahead of print]

 

Ministero Salute: tavolo ad hoc sulla celiachia

Vector Spaghetti and Fusilli Spiral Pasta Packaging Template Isolated on White Background

Vector Spaghetti and Fusilli Spiral Pasta Packaging Template Isolated on White Background

La celiachia è una patologia sempre più diffusa: nel 2014, infatti, in Italia sono risultati più di 170.000 celiaci accertati; il dato appare in continua crescita e si ritiene che siano ancora non diagnosticati più di 400.000 celiaci. Lo ha evidenziato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in un messaggio inviato in occasione del IV Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC), annunciando anche il prossimo avvio di un tavolo ministeriale ad hoc. Il tavolo dovrà individuare le soluzioni migliori a sostegno dei celiaci, considerando la loro vulnerabilità sul piano alimentare, con industria e associazioni di pazienti, ma anche con esperti scientifici e istituzioni, per esaminare la “questione celiachia” nei suoi numerosi aspetti, in un’ottica di prevenzione e, quindi, di contenimento della spesa sanitaria. Proprio in quest’ottica, ha aggiunto Lorenzin, va l’accordo con cui il ministero, d’intesa con le Regioni, ha deciso di investire su diagnosi e follow up della celiachia e sulla prevenzione delle eventuali complicazioni approvando un nuovo protocollo diagnostico che tiene conto delle conoscenze scientifiche più moderne. Per diagnosticare la celiachia nei bambini, infatti, non sarà più necessaria l’endoscopia, ancora indispensabile per la diagnosi nell’adulto, ma basterà un solo test del sangue e analizzare gli anticorpi presenti. Il nuovo test, approvato dal ministero della Salute italiano, si basa sulle linee guida aggiornate dalla European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition. Il ministro ha inoltre ricordato che il 20 luglio 2016 entrerà in vigore una nuova regolamentazione comunitaria in base alla quale gli alimenti senza glutine formulati per i celiaci perderanno lo status di ‘prodotto dietetico’ e diventeranno comuni alimenti.

Integratori alimentari e SSN: possibile alleanza strategica per ridurre i costi della salute

Packs of different pills over white

Packs of different pills over white

Il mercato degli integratori in Italia è una realtà importante: nel nostro Paese, 8 persone su 10 fanno uso di integratori, per mantenere il proprio stato di benessere in diverse fasi della vita. Una vita che, in media, diventa sempre più lunga: secondo un recente studio dell’Istat, l’Italia è infatti il Paese dell’Unione Europea con l’età media più alta e con il record di ultrasessantacinquenni e di ultraottantacinquenni. Non solo: è aumentata anche l’aspettativa di vita, sia per gli uomini (83 anni) sia per le donne (87 anni). “Tuttavia,” precisa Alessandro Colombo, Presidente Gruppo Integratori di AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari) “a fronte di questi dati, gli “anni attesi di buona salute”, a 65 anni sono solo 10 per gli uomini, e solo 13 per le donne. Oltre la soglia dei 65 anni, infatti, come emerge anche dal Rapporto OsMed del 2014 di AIFA, la spesa farmaceutica del Servizio Sanitario Nazionale per ogni individuo è superiore di oltre sei volte rispetto alla spesa sostenuta per fasce d’età inferiori”. Uno studio pubblicato nel 2013 negli Stati Uniti ha calcolato il possibile risparmio economico che, dal 2013 al 2020, poteva derivare dall’uso di sostanze nutritive presenti negli integratori, in una popolazione con età superiore a 55 anni affetta da patologie croniche con importanti impatti sociali ed economici. Tra i casi esaminati, la simulazione ha dimostrato che:

  • gli omega 3, le vitamine del gruppo B, i fitosteroli, e le fibre vegetali potrebbero ridurre ripetuti infarti del miocardio nella popolazione con malattia coronarica e consentire risparmi tra 2,8 e 26,5 miliardi di dollari;
  • l’integrazione con luteina e zeaxantina potrebbe far risparmiare quasi 7,4 miliardi di dollari in una popolazione con malattie oculari correlate all’età;
  • l’integrazione con calcio, Vitamina D e magnesio potrebbe generare risparmi tra 4,2 e 8,6 miliardi di dollari in una popolazione con osteoporosi.

Più recentemente, in Francia, uno studio pubblicato sulla rivista PLOS ONE sull’impatto dell’assunzione di probiotici da parte della popolazione, ha stimato complessivamente un risparmio complessivo del SSN sino a 37,7 milioni di euro. Questi numeri, che dovranno essere confermati da uno studio in corso in Europa, indicano che alcuni integratori, in associazione con una dieta equilibrata e varia e nel rispetto di uno stile di vita salutare, potrebbero contribuire non solo a migliorare lo stato di salute di persone a rischio, ma anche a ridurre la spesa sanitaria pubblica e l’impatto sociale di alcune malattie.