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L’associazione tra un maggiore assorbimento di isoflavoni e una minore frequenza delle vampate di calore in menopausa era stata descritta già nel 1992. Questa correlazione era stata stabilita sulla base di studi epidemiologici che mostravano una minore incidenza di questo disturbo fra le donne abitanti in Paesi con un elevato consumo di soia. Da allora sono stati pubblicati numerosi studi clinici riguardanti le proprietà in questo campo di varie fonti di isoflavoni, tra cui la soia e il trifoglio rosso. Questi lavori, alcuni dei quali con un disegno sperimentale adeguato, hanno dato risultati a favore dell’integrazione con gli isoflavoni. Una valutazione approfondita dei rischi correlati all’assunzione dei fitotestrogeni è stata effettuata dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nel 2015. La conclusione è che i dati degli studi condotti a oggi sulla donna non indicano effetti nocivi riguardanti una potenziale interazione degli isoflavoni con i tessuti ormono-sensibili di seno, utero e tiroide. La sicurezza è stata accertata a seguito dell’assunzione a lungo termine (almeno 3 anni) fino a 150 mg al giorno di isoflavoni. Con riferimento a questo giudizio dell’EFSA, è stato appena pubblicato sul giornale ufficiale della Società internazionale di endocrinologia ginecologica un Consensus: il documento sostiene che gli isoflavoni della soia possono rappresentare un approccio di prima linea per le vampate di calore in menopausa. I ricercatori che lo hanno firmato affermano che ci sono benefici potenziali anche in donne con tumore al seno in terapia con tamoxifene o anastrozolo. Quest’ultima è una questione delicata e altamente dibattuta, sulla quale certamente saranno pubblicati altri studi in futuro.
Fonte: Schmidt M, Arjomand-Wölkart K, Birkhäuser MH, Genazzani AR, Gruber DM et al. Consensus: soy isoflavones as a first-line approach to the treatment of menopausal vasomotor complaints. Gynecol Endocrinol. 2016 Mar 4:1-4.
Eucalyptus leaves and essential oil on wooden cutting board. Selective focus. Taken in daylight.
Nome scientificoEucalyptus globulus Labill.
Altre specie
Vi sono più di 500 (forse 700) specie di Eucalyptus, di cui circa 300 producono OE, e solo 20 sono state utilizzate per la produzione commerciale. Vi sono molte varietà e chemiotipi. Le altre specie più utilizzate sono E. radiata
Sieber ex DC ed E. citriodora (nuovo nome Corymbia citriodora (Hook.) K.D. Hill, L.A.S. Johnson).
Meno utilizzate sono E. smithii R.T. Baker, E. camaldulensis Dehnh, E. dives Schauer ed E. macarthurii H. Deane, Maiden.
Origine Gli alberi sono, a parte poche eccezioni, originari dell’Australia e della Tasmania, ma sono ora coltivati in tutto il mondo
Metodo d’estrazione Estrazione in corrente di vapore
Tempo medio di distillazione 3 ore
Resa Molto variabile secondo il tipo di estrazione utilizzata e il materiale: 0,75-1,25% con vecchi apparati a pressione atmosferica, 1-1,5% in moderni apparati a pressione fino a 5-10 psi, oppure con idrodistillazione. Le foglie più giovani possono dare rese molto elevate (fino al 3%), ma tutto può variare a seconda del grado di essiccamento e del momento della raccolta
Solubilità Una parte di OE è solubile in 5 parti di alcol al 70%
Note
La maggior parte dell’OE prodotto viene rettificata con 1-2% di idrossido di sodio per polimerizzare e quindi rimuovere costituenti indesiderabili, come le aldeidi alifatiche a catena corta C4 e C6 (butiraldeide, n-valeraldeide, isovaleraldeide, n-esanale) che, oltre ad avere un odore spiacevole, tendono a stimolare una tosse convulsiva in alcuni soggetti.
Adulterazione
L’OE di E. globulus (e in minor misura E. radiata) è il più comune sul mercato ed è molto economico, quindi l’adulterazione su grande scala non è probabile.
Nonostante ciò, l’alta percentuale di cineolo presente negli OE commerciali può far pensare a casi di adulterazione con cineolo sintetico, magari per ‘rinforzare’ un OE debole nel composto ritenuto il più importante.
Gli OE di E. citriodora e di E. macarthurii potrebbero essere costruiti a partire dai loro componenti principali sintetici, rispettivamente citronellale e acetato di geranile.
Gli aborigeni australiani sono stati senza dubbio i primi a scoprire le proprietà medicamentose dell’albero di Eucalyptus, ed erano in grado di distinguere a livello terapeutico le differenti varietà di alberi. I primi europei a esplorare quelle terre utilizzarono l’infuso delle foglie di eucalipto per curare le febbri causate da vari agenti infettivi. Le foglie venivano anche fumate come rimedio per l’insonnia degli asmatici, e applicate, fresche, come impacchi per piaghe indolenti. Quando l’OE iniziò a essere prodotto, fu utilizzato come antisettico per tutti i tipi d’infezione, dalle cancrene alla tubercolosi, e come deodorante per le corsie degli ospedali. Veniva anche utilizzato come gargarismo antisettico e applicato esternamente in caso di infiammazioni acute con ostruzione nei bambini (tracheite, laringite, epiglottite) e disturbi spasmodici delle alte vie respiratorie. Veniva e viene utilizzato per condizioni catarrali, imbibito su una zolletta di zucchero o emulsionato con olio vegetale. È utilizzato nei pastigliaggi con mentolo e nelle inalazioni con o senza mentolo, canfora, Pinus spp. ecc. L’impiego, comune nel passato, di soluzioni oleose per le inalazioni è sconsigliato perché causa lesioni alle ciglia del tratto respiratorio e causa la polmonite lipoide.
Uso in profumeria
L’OE di E. globulus è ampiamente utilizzato in profumeria, spesso in associazione a pino e OE erbacei, per mescolanze a carattere fresco/erbaceo e di pino, solitamente per prodotti come bagnoschiuma, doccia-gel e profumazioni per ambienti.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE
Colore
L’OE non rettificato è di colore verde-giallo, mentre quello rettificato è trasparente.
Profilo olfattivo
Olio Cina
Odore pulito, cineolico, canforato, senza un carattere troppo pinaceo. Nota finale leggera ma saponosa, che si trasforma alla fine in un carattere leggermente legnoso, forse di legno di guaiaco.
Olio Portogallo
Odore meno cineolico, più debole e verde/legnoso del tipo ‘Cina’. Dopo alcuni secondi sviluppa una nota di cuoio.
Olio Ecuador
Odore molto freddo e cineolico con una certa dolcezza; è pulito e sviluppa note pulite di pinene mescolate alle note cineoliche. Nota finale unta, con suggerimento di note aranciate e un leggero aspetto erbaceo. Appare anche una nota legnosa ma molto più debole rispetto al Portogallo.
ATTIVITA’
Attività olfattiva
Studi sperimentali
L’OE di eucalipto in inalazione causa un aumento di motilità nei topi.
Studi sperimentali su esseri umani
Un OE di eucalipto non ulteriormente specificato ha mostrato, in studi effettuati su esseri umani, la capacità di modificare alcuni parametri dell’attività elettrica del cervello, modificazione che è stata interpretata dagli autori come un’azione di tipo stimolante del SNC (Kubota et al., 1992). Può aiutare la concentrazione ed essere utile in caso di debilitazione nervosa.
Altre attività
L’OE di Eucalyptus è stato utilizzato nella medicina ortodossa per almeno 200 anni ed è ancora presente in molte Farmacopee Nazionali.
Attività antimicrobica
Gli studi sulle attività antimicrobiche hanno mostrato una gran variazione di efficacia. Quando l’attività inibitrice batterica è stata osservata e studiata, non è stato possibile indicare che il composto singolo maggioritario (1,8-cineolo) fosse responsabile dell’azione, ed è probabile che l’attività sia dovuta alla combinazione di diverse componenti. Un’analisi di tutti i dati sull’attività antibatterica mostra che l’OE di eucalipto commerciale (E. globulus) non è potente quanto altri OE meno comuni (ad esempio E. citriodora). L’OE è attivo contro 14 ceppi su 25 e contro 6 ceppi di Listeria monocytogenes su 20 (Yousef, Tawil, 1980; Deans, Ritchie, 1987; Lis-Balchin, Deans, Hart, 1994). L’OE di eucalipto del Marocco ha mostrato una moderata azione antimicotica. Cinque tipi non specificati di OE di eucalipto sono stati attivi contro 5 ceppi su 5 di funghi, e un sesto contro 4 su 5. E. globulus è stato molto inefficace contro 3 ceppi su 3 (Maruzzella, 1960; Maruzzella, Sicurella, 1960). Un OE di eucalipto non meglio specificato si è dimostrato attivo in vitro su Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa, Bacillus subtilis, Enterococcus faecalis ed Escherichia coli (Benouda et al., 1988; Brantner Grein, 1994; El-Keltawi et al., 1980; Janssen et al., 1986; Ontengco et al., 1995; Ros et al., 1980), ma non su Bacillus cereus, Penicillium cyclopium o Aspergillus aegyptiacus (El-Keltawi et al., 1980; Ross et al., 1980). L’OE è inoltre moderatamente attivo sul quorum sensing batterico e sulla stimolazione dell’attività fagocitaria in vitro e in vivo su modelli animali.
Attività antinfiammatoria
L’OE inibisce la sintesi delle prostaglandine in vitro a una concentrazione di 37 mmol/l (Wagner et al., 1986).
Effetti sul tratto respiratorio
Prodotti miscelati per applicazione topica hanno causato: aumento del fluido respiratorio, riduzione della viscosità, miglioramento di funzionalità polmonare, tosse, dispnea e rantolo. L’applicazione topica di un prodotto al torace contenente mentolo e canfora e OE di eucalipto, Pinus sylvestris e Pino pumilio è risultata in un aumento del volume del fluido respiratorio, in una riduzione della sua viscosità e dei broncospasmi (in maniera poco significativa) (Schafer, Schafer, 1981), in un miglioramento della funzionalità polmonare, della tosse, della dispnea e del rantolo (Linsenmann, Svoboda, 1986). Un altro prodotto contenente eucalipto, mentolo, canfora e trementina ha migliorato l’ampiezza e la frequenza di respirazione su bambini sofferenti di bronchite acuta (Berger, Jaros, Madreiter, 1978b). Tibbals e James (1995) hanno lavorato a una review sistematica degli effetti dell’OE di eucalipto rispetto a: attività decongestionante, dilatazione delle vie respiratorie, azione espettorante, antitossiva, broncodilatatoria ecc. Gli autori hanno concluso che nessuno dei lavori analizzati supporta l’uso dell’OE di eucalipto nei problemi respiratori. Uno studio in doppio cieco, controllato con placebo, ha mostrato che una capsula contenente 100 mg di cineolo, ogni giorno per 7 giorni migliora, in pazienti sofferenti di rinosinusite non purulenta, i sintomi clinici come cefalea, ostruzione nasale ecc. dopo 4 e 7 giorni. Uno studio clinico non controllato ha valutato l’efficacia dell’inalazione di 10 ml di OE per 5 minuti come decongestionante nasale in 31 soggetti sani (10 ml inalati in 5 minuti). Non è stato notato alcun effetto sulla resistenza nasale al flusso d’aria, ma l’OE ha avuto un effetto stimolante sui recettori per il freddo, causando la sensazione di una respirazione migliorata (Burrows et al., 1983). Uno studio clinico a cieco singolo in parallelo ha valutato l’efficacia della vaporizzazione di OE, mentolo, canfora o acqua pura sulla congestione nasale di 234 pazienti con infezioni acute del tratto respiratorio. L’OE è stato più efficace nel ridurre la congestione nelle prime ore di trattamento, ma in altri studi con pazienti con raffreddore l’OE non ha mostrato efficacia superiore al placebo (FDA, 1994). Gli studi sull’OE di Eucalipto hanno comunque confermato che dosi troppo elevate di oli essenziali seccano le mucose respiratorie e deprimono l’attività ciliare, peggiorando l’espettorazione, mentre dosi ridotte la facilitano.
Attività analgesica
La Mentha x piperita da sola e la combinazione con eucalipto, applicata alla fronte di soggetti sofferenti di emicrania, provoca il rilassamento del muscolo temporale e diminuisce l’irritazione emotiva (Gobel, Schmidt, Sokya, 1994). La combinazione eucalipto e menta diminuisce la Variazione Contingente Negativa (CNV); questo dato può indicare sedazione oppure distrazione. La menta piperita da sola riduce il dolore, mentre la combinazione non lo riduce. È possibile che l’eucalipto agisca come antagonista della menta nell’azione analgesica (Gobel et al., 1995).
Attività insetticida
Gli OE da E. globulus spp globulus, e da E. globulus spp. maidenii sono risultati efficaci come insetticidi su Pediculus humanus capitis resistente alla permetrina. È stata osservata una correlazione positiva tra percentuale di 1,8-cineolo ed efficacia. L’OE di eucalipto è attivo su uova, larve e adulti di Lutzomyia longipalpis e di Haemonchus contortus, e in maniera modesta su Rhipicephalus (Boophilus) annulatus. È inoltre modestamente efficace sul pidocchio rosso delle galline (Dermanyssus gallinae).
Attività (mio)rilassante
La combinazione di olio essenziale di menta e di eucalipto provoca una riduzione dell’EMG (cioè un rilassamento del muscolo temporale), una riduzione della CNV (un valore di attività elettrica del cervello che può indicare sedazione oppure distrazione) e riduzione dell’irritazione emotiva, suggerendo effetto miorilassante e rilassante psicologico.
INDICAZIONI POSSIBILI
Articolazioni e muscolatura: l’OE è stato utilizzato in applicazioni locali e massaggi localizzati per problemi reumatici, artrite reumatoide, dolori muscolari, slogature.
Sistema respiratorio: l’OE può essere utilizzato nelle inalazioni o nei suffumigi, in massaggi localizzati al torace e, in maniera più ridotta, nei bagni (4-5 gocce ma solo nel breve termine), per raffreddori con congestione e catarro, tosse, bronchite cronica, dolore polmonare a seguito di influenza, faringite, congestione nasale e sinusite. Può essere mescolato con altri OE balsamici, come Pinus spp. o Cajeput ecc.
Nota bene: l’OE non è particolarmente indicato per massaggi su tutto il corpo.
DATI DI SICUREZZA
Tossicità
LD50 orale ratto = 2,48 g/Kg
LD50 cutanea coniglio = 5,0 g/Kg
Dose media letale per un bambino di 3 anni = 5 ml
Potenziale genotossico.
Studi su esseri umani
La letteratura riporta casi di decessi dopo l’ingestione di quantità molto ridotte, 4 o 5 ml, di OE. I dati sono in realtà molto ambigui, e l’OE non sembra essere così tossico, ma è vitale che si ricorra all’ospedalizzazione ai primi segni d’eccessiva ingestione in età pediatrica. Una soluzione al 10% di OE di Eucalyptus globulus è stata testata su soggetti sani senza causare reazioni avverse (Kligman, 1973), e al 100% senza causare irritazione. D’altro canto sono anche stati riportati rari casi di allergia da contatto, e quindi è necessario esercitare cautela (Watt, 1997). La letteratura riporta casi di decessi dopo l’ingestione di quantità molto ridotte, 4 o 5 ml (Tisserand, Balacs, 1995). È quindi vitale che si ricorra all’ospedalizzazione ai primi segni di eccessiva ingestione.
Cautele
* Cautela nell’applicazione a soggetti allergici.
* Cautela nell’applicazione prima di bagni solari.
* I prodotti contenenti OE di eucalipto non devono essere applicati vicino alle narici dei bambini, perché possono precipitare crisi respiratorie e spasmi dell’epiglottide (Burrow et al., 1983).
* Uso interno controindicato in bambini pazienti con gastroenteriti, o disordini epatici o donne in gravidanza.
* L’OE di eucalipto è un efficace rimedio terapeutico per un utilizzo nel breve termine e occasionalmente, ma non per un utilizzo regolare nel massaggio, nelle inalazioni e nei bagni, se non sotto controllo di un professionista (Watt, 1997).
da ‘Il grande manuale dell’aromaterapia’, Marco Valussi, Tecniche Nuove ed., 2a edizione, 2013
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I bambini che consumano per un lungo periodo alimenti prodotti da animali trattati con antibiotici hanno maggiori probabilità di essere obesi. Lo ha osservato una ricerca effettuata in Cina dalla scuola di sanità pubblica della Fudan University di Shanghai e pubblicata sulla rivista Environmental International. Il rischio è legato anche al consumo di acqua contenente tracce di farmaci veterinari, ha aggiunto lo studio. È noto che in Cina l’allevamento intensivo faccia uso di elevate quantità di antibiotici per trattare gli animali. Questo problema è presente anche nei Paesi industrializzati e in Europa, ma il colosso asiatico consuma quasi la metà degli antibiotici del mondo. I ricercatori hanno effettuato lo studio su 586 bambini di età compresa tra 8 e 11 anni riscontrando tracce fino a 21 antibiotici nell’80% dei campioni di urina esaminati. Hanno inoltre osservato che i bambini che presentavano alte tracce di antibiotici nelle urine avevano una probabilità doppia o tripla di essere obesi rispetto ai loro coetanei con basse concentrazioni di quelle sostanze. In pratica è emersa una “associazione significativa” tra gli antibiotici veterinari e l’obesità in ambito pediatrico. L’associazione tra l’obesità e le tracce di antibiotici è risultata legata anche al genere, poiché i ragazzi avevano maggiori probabilità di essere obesi rispetto alle loro coetanee. Nuove ricerche saranno pianificate nei prossimi anni per individuare gli effetti dell’esposizione agli antibiotici su altri aspetti della salute infantile.
Il fieno greco (Trigonella foenum graecum) è una pianta della famiglia delle Fabaceae. Nota per le sue proprietà ricostituenti, è utile anche come ipocolesterolemizzante, mucolitico e antinfiammatorio. I semi di fieno greco contengono saponine steroidee (diosgenina, yamogenina), fitoestrogeni (vitexina, quercetina, luteolina), alcaloidi (trigonellina, genzianina), vitamine (PP, A, B1 e C), lisina, triptofano, sali minerali (ferro, fosforo) e cumarine. Uno studio australiano pubblicato di recente ne ha esaminato l’effetto sui sintomi di una possibile carenza di androgeni, sulla funzione sessuale e le concentrazioni sieriche di androgeni nell’invecchiamento di uomini sani. Si è trattato di uno studio in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo, che ha riguardato 120 uomini di età compresa tra 43 e 70 anni. Come trattamento attivo è stato utilizzato un estratto standardizzato di semi di fieno greco, alla dose di 600 mg/die per 12 settimane contro un placebo. L’outcome primario era rappresentato dal cambiamento nel Questionario AMS (Androgen Deficiency in Aging Male), che rileva e misura gli eventuali sintomi legati alla carenza di testosterone, dando un punteggio finale che rivela se esiste un tale deficit e la sua gravità. Le misure di esito secondarie dello studio erano la funzione sessuale e i livelli sierici di testosterone. La ricerca ha riscontrato una diminuzione significativa nel punteggio AMS nel tempo tra i gruppi sperimentale e placebo. La funzione sessuale è migliorata, come anche la frequenza dell’attività sessuale e il livello di testosterone rispetto al placebo dopo dodici settimane di trattamento. L’estratto di semi di fieno greco, secondo questo lavoro, si è dimostrato quindi un trattamento sicuro ed efficace per ridurre i sintomi correlati alla carenza di androgeni, in grado di migliorare la funzione sessuale e di aumentare i livelli sierici di testosterone in individui sani di sesso maschile nella fascia di età considerata.
Fonte: Rao A, Steels E, Inder WJ, Abraham S, Vitetta L. Testofen, a specialised Trigonella foenum-graecum seed extract reduces age-related symptoms of androgen decrease, increases testosterone levels and improves sexual function in healthy aging males in a double-blind randomised clinical study. Aging Male. 2016 Jan 20:1-9.
Gli integratori alimentari contenenti più di 20 mcg (dosi giornaliere) di vitamina D potrebbero essere considerati dei medicinali, dal momento che superano il livello di assunzione quotidiana raccomandato. Lo ha affermato l’Ufficio federale tedesco di protezione dei consumatori e sicurezza alimentare (BVL). Questa raccomandazione dell’Ufficio BVL si basa su un recente rapporto del Comitato di esperti dell’Ufficio stesso e dell’Istituto federale per i medicinali e i dispositivi medici (BfArM). Secondo queste ultime raccomandazioni, i prodotti regolamentati come alimenti destinati a fini medici speciali possono contenere dosi superiori a 20 microgrammi/die se questo apporto maggiore è giustificato per la popolazione considerata. La validità giuridica di questa raccomandazione è stata discussa da altri stakeholder; Food Compliance International, ad esempio, ha osservato che il fatto che un dosaggio giornaliero di 20 mcg/die di vitamina D potrebbe essere sufficiente a coprire le esigenze nutrizionali medie non significa automaticamente che un dosaggio più elevato eserciti un’azione farmacologica, immunologica o metabolica. “Se questo fosse vero – ha sostenuto – si potrebbe affermare che qualsiasi prodotto contenente vitamine o minerali in dosi superiori ai livelli di assunzione di riferimento dovrebbe essere classificato come medicinale, il che non accade in pratica”. A tale proposito una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea ha suggerito che l’assenza di un bisogno nutrizionale per una certa sostanza non è una valida giustificazione per un suo divieto.
A guidare i comportamenti di consumo nei prossimi anni saranno non solo alcuni trend ormai consolidati, come la crescente attenzione alla salute e al benessere e la maggiore connessione e condivisione delle informazioni attraverso i dispositivi digitali, ma anche nuovi orientamenti che modificheranno gli stili di vita e di acquisto dei consumatori a livello globale. È scritto nel recente report pubblicato da Euromonitor International, che ha identificato i macro trend di consumo a partire dal 2016. Quali sono quindi le nuove tendenze che influenzeranno stili di vita e di consumo? Instabilità economica e finanziaria e problematiche ambientali continuano ad attirare l’interesse del consumatore, così come la rete e i dispositivi digitali continueranno a far parte sempre più della vita quotidiana. Per i beni di consumo si profila poi una minore fedeltà alla marca e la ricerca di percorsi innovativi di valore. In particolare nella sfera benessere e salute, si rileva una crescente attenzione non solo alla forma fisica ma anche al benessere mentale, soprattutto per gli over 65. Un dato importante se si considera che nel 2016 la popolazione mondiale di età superiore ai 65 anni raggiungerà 626 milioni di individui, definendo perciò un target diversificato dal punto di vista culturale e con una certa disponibilità di spesa, che può rappresentare un’opportunità per lo sviluppo di prodotti e servizi dedicati. Infine, sul fronte dell’alimentazione, si afferma la ricerca di cibi “greener”, più sani e locali, con un impegno dei consumatori verso cibi più naturali e la riduzione di zuccheri e grassi in favore di alimenti contenenti fibre e vitamine. Secondo Euromonitor International, nel 2016 si potrà parlare sempre più di uno “stile di vita maturo”, ossia di una più estesa “terza età”, e di consumatori in grado di condurre una vita piena, attenti al mantenimento del proprio stato di forma fisica e benessere mentale.
Il dolore al seno (mastodinia o mastalgia più tecnicamente), presente spesso in concomitanza con il ciclo mestruale, può interferire con la qualità della vita delle donne. Anche se ci sono molti trattamenti standard per questo problema, compresi i farmaci anti-infiammatori non steroidei, queste terapie possono causare effetti collaterali negativi. I semi di cumino nero (Nigella sativa, Ranunculaceae) sono impiegati tradizionalmente per una varietà di disturbi, tra cui problemi gastrointestinali, infezioni batteriche e ipertensione. Nella medicina tradizionale iraniana, l’olio di semi di cumino è utilizzato anche per la dolorabilità mammaria. Questa sua proprietà è stata valutata con uno studio in triplo cieco, randomizzato, controllato con placebo, che ha confrontato i semi di cumino nero con un gel a base di diclofenac e un placebo. Lo studio è stato effettuato presso un ospedale iraniano su donne (25-45 anni) con cicli mestruali regolari, mastodinia ciclica per 3 o più cicli mestruali e per 7 giorni al mese. Sono stati usati 2 g di gel di olio di semi di cumino nero (equivalenti a 600 mg di olio di semi di cumino nero), diclofenac gel (equivalente a 20 mg di diclofenac) o un gel placebo, in applicazione topica 2 volte al giorno per 2 cicli mestruali. Allo studio hanno partecipato 159 donne, assegnate con criterio casuale a uno dei tre bracci dello studio. Dopo il secondo ciclo di trattamento, nel gruppo semi di cumino nero si è osservata una diminuzione significativa dei punteggi del dolore rispetto ai punteggi basali (7,23 ± 1,25 vs 1,33 ± 1,09, p <0.001). Ciò è stato riscontrato anche nel gruppo diclofenac (7,35 ± 1,51 vs 1,25 ± 1,21, p <0.001). I punteggi del dolore nel gruppo diclofenac e semi di cumino nero durante i due cicli di trattamento erano significativamente più bassi rispetto al gruppo placebo (p <0,001 per entrambi). Non sono stati riferiti effetti collaterali o avversi. In questo studio, dunque, sia l’olio di semi di cumino nero sia il diclofenac sono stati efficaci nel trattamento della mastodinia rispetto al placebo. L’olio di semi di cumino nero è efficace quanto il diclofenac, non essendo state rilevate differenze significative tra i punteggi del dolore nei due gruppi. In assenza di effetti avversi, inoltre, l’olio di semi di cumino nero è considerato sicuro. Si ipotizza che gli acidi grassi insaturi, timochinone, e carvacrolo, siano coinvolti nella riduzione del dolore osservata con il cumino nero; tuttavia, poiché questi composti non sono stati testati direttamente, non è possibile trarre conclusioni definitive e la modulazione del dolore potrebbe essere dovuta ad altri composti non individuati. Ulteriori studi sono necessari per approfondire i potenziali meccanismi d’azione dell’olio di semi di cumino nero in questo disturbo. Fonte: Huseini HF, Kianbakht S, Mirshamsi MH, Zarch AB. Effectiveness of topical Nigella sativa seed oil in the treatment of cyclic mastalgia: a randomized, triple-blind, active, and placebo-controlled clinical trial. Planta Med. November 19, 2015.
I composti bioattivi dell’Aloe vera (Aloe vera, Xanthorrhoeaceae) e la loro attività terapeutica in un’ampia gamma di condizioni sono al centro di una recente rassegna sistematica. Si parte dall’azione riparatrice delle ferite, attribuita al mannosio 6-fosfato, e dall’effetto immunomodulante svolto da questa pianta. In quest’ultimo contesto, alcuni esperimenti di laboratorio hanno mostrato che il gel di aloe è in grado di ridurre i marker infiammatori in cellule umane e animali; alcuni studi clinici hanno inoltre evidenziato una riduzione della superficie delle ferite a seguito dell’applicazione del gel di aloe e una diminuzione dell’infiammazione in individui con malattie infiammatorie intestinali. La rassegna attribuisce queste proprietà ai polisaccaridi, antrachinoni e al cromone. Sottolineate anche l’attività antiossidante – attribuita alle vitamine B e C, a composti fenolici e polisaccaridi – e l’azione lassativa riconducibile all’aloina. I fitosteroli isolati da Aloe vera, inoltre, hanno ‘upregolato’ la scissione degli acidi grassi a livello epatico, mentre l’estratto ha contribuito a prevenire la steatosi epatica. L’attività antinfiammatoria dell’aloe, d’altra parte, può spiegare le proprietà di epatoprotezione. Riprese dalla rassegna anche le potenziali attività dell’aloe nella sfera oncologica, riconducibili in larga parte agli antrachinoni aloina e aloe-emodina. La prima, infatti, sembra svolgere un’attività chemioprotettiva e di prevenzione delle risposte angiogenetiche in cellule endoteliali umane. La rassegna mostra anche come gli effetti estrogenici dell’aloe possano rivelarsi utili nella sindrome dell’ovaio policistico, mentre altri lavori hanno osservato un’azione neuroprotettiva della pianta. Il gel di Aloe vera ha dimostrato di possedere attività antibatterica, antimicotica e antivirale; molti di questi effetti sono attribuiti agli antrachinoni, analoghi strutturali dell’antibiotico tetraciclina. Ha anche effetti antimicrobici e citoprotettivi, che si rivelano particolarmente efficaci per il trattamento delle ulcere. Gli studi hanno anche dimostrato che migliora la risposta immunitaria in pazienti con HIV e impedisce l’assorbimento e l’ingresso del virus nelle cellule. Un’ultima sfera interessante di attività riguarda il contrasto delle iperlipidemie: infatti, diversi studi clinici hanno mostrato che questa pianta è in grado di ridurre il colesterolo totale e LDL aumentando per contro quello HDL. Altre ricerche ipotizzano che l’aloe possa essere utile nella gestione della PCOS e di condizioni metaboliche associate a questa condizione, come ad esempio l’iperlipidemia. Per quanto riguarda la sicurezza, la rassegna specifica che gli eventi avversi, riportati non da studi sull’uomo bensì su modelli animali, siano correlati all’aloe non decolorato, che ha un elevato contenuto di antrachinoni. L’eliminazione di questo problema si è rivelato un elemento a favore della sicurezza. Pertanto, concludono gli autori della rassegna, l’utilizzo topico del gel di Aloe vera è sicuro; i suoi promettenti impieghi per uso interno devono essere ulteriormente approfonditi sul piano sia dell’efficacia sia della sicurezza.
Fonte: Radha MH, Laxmipriya NP. Evaluation of biological properties and clinical effectiveness of Aloe vera: A systematic review. J Tradit Complement Med. 2015;5(1):21-26.
Molte piante medicinali hanno una buona azione ipnoinducente e in commercio vi sono diverse preparazioni, tisane comprese, che possono alleviare il problema dell’insonnia. Le molte tisane in commercio o riportate sui vari formulari e farmacopee, sono composte da piante con effetto sedativo e calmante. Le più utilizzate sono: melissa, tiglio, biancospino, passiflora, papavero rosso, escolzia, luppolo, meliloto e valeriana. La tisana serale o nel tardo pomeriggio può costituire una buona pratica coadiuvante dell’insonnia e spesso l’assunzione contemporanea di tisana ed estratto alcolico della stessa pianta, può migliorarne l’efficacia. Un altro rimedio utilizzato con risultati consolidati è il MG di Tilia tomentosa da assumersi 15 minuti prima di coricarsi alle dosi di 40-50 gtt. Le gemme di Tilia esercitano un’azione ansiolitica, spasmolitica e ipnotica, attribuite al farnesolo, un terpene dalle proprietà neurosedative. Sembra che Tilia MG agisca contemporaneamente su diverse strutture cerebrali preposte al rilassamento e al sonno, innalzando il tasso di serotonina con effetto calmante e migliorativo dell’addormentamento, senza alterare l’attività onirica.
embroidered heart with a needle thread. vector illustration
L’ipertensione costituisce un grosso problema che colpisce sempre di più le popolazioni dei Paesi industrializzati, spesso causata da un regime alimentare non sano caratterizzato da un eccessivo consumo di calorie, di prodotti raffinati e di origine animale. Lo stile di vita è dunque essenziale ai fini preventivi. Fra gli alimenti che sembrano avere un effetto positivo sulla pressione arteriosa ci sono anche i semi di lino, grazie fra l’altro all’alto contenuto di acido alfa-linolenico, un acido grasso essenziale della famiglia degli omega-3 di cui la dieta dell’uomo moderno è sempre più povera. Alcune ricerche hanno evidenziato un’attività positiva dei semi di lino sulla pressione sanguigna (BP), ma le prove di efficacia a oggi non sono ancora considerate definitive. Uno dei lavori più completi è una revisione sistematica e metanalisi degli studi randomizzati e controllati (RCT), ossia di quelli considerati più attendibili dalla comunità scientifica, pubblicati nella letteratura internazionale. È stata condotta una ricerca sulle principali banche dati internazionali fra cui PubMed, Cochrane Library, Scopus ed EMBASE fino al febbraio del 2015 con lo scopo di individuare gli studi che rispondessero a questi parametri. Sono stati trovati quindici lavori (19 bracci di trattamento) che riguardavano in totale 1.302 partecipanti, che sono stati inclusi nella metanalisi. I risultati mostrano una riduzione significativa della pressione sia sistolica (p = 0,027) sia diastolica (p = 0,001) dopo l’integrazione con semi di lino.