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Lavanda, una famiglia di oli essenziali (3° parte altre lavande)

Detail of a field of Lavandula stoechas

La lavanda spigo (Lavandula latifolia Medik.) è presente in tutta l’area mediterranea come pianta semi-selvatica, ma viene coltivata in Spagna, Nord Africa e nella regione delle basse Alpi Francesi.

La maggior produzione di olio essenziale di lavanda spigo è quella spagnola, che viene ottenuta sia tramite idro-distillazione, sia tramite distillazione in corrente di vapore con rese medie tra lo 0,5 e l’1%. Il suo utilizzo prevalente è quello profumieristico per merito della sua nota di testa molto penetrante.

  • Olio essenziale di lavanda spigo spagnolo: gli oli essenziali provenienti dalla Spagna hanno un colore giallino e un odore erbaceo corposo, che inizialmente ricorda la salvia, ma con una nota di cineolo; la nota finale è più resinosa e cumarinica rispetto all’olio essenziale di origine francese.
  • Olio essenziale di lavanda spigo francese: la profumazione dell’olio essenziale di origine francese non è complessa come quello spagnolo ma ha un carattere più grezzo, più legnoso e canforaceo, con un aspetto di cineolo meno pronunciato; la nota finale ricorda la menta, il legno e le cumarine dolci.

La lavanda stoechas è una specie semi-selvatica originaria del Mediterraneo poco utilizzata dal mercato degli oli essenziali a causa delle rese in olio essenziale più basse e per l’assenza di note apprezzabili dall’industria profumieristica. Si può dividere in due sottospecie: Lavandula stoechas subsp. pedunculata Miller, nativa delle zone montane di Spagna, Portogallo e Corsica, e  Lavandula stoechas var. cariensis, che è invece selvatica in Anatolia e a Creta.

La composizione dell’olio essenziale di lavanda stoechas può variare molto, sia in funzione della sottospecie, sia in funzione della provenienza ed è pertanto molto difficile raggruppare e descrivere gli oli essenziali provenienti da questa pianta.

  • Olio essenziale di lavanda stoechas proveniente dalla Corsica: il profumo di questo olio essenziale è molto tujonico, da artemisia senza cineolo, con una nota finale leggermente linalolica, legnosa e un po’ affumicata; quest’olio essenziale ricorda più il rosmarino che la lavanda.
  • Olio essenziale di lavanda stoechas proveniente da Creta: è caratterizzato da un profumo pungente e verde con forte carattere di tujone ma con note di fieno dolci, la nota finale è forte, legnosa e morbida, con suggerimenti di lavanda.

Fonte:

Valussi M. Il Grande Manuale dell’Aromaterapia ed. Tecniche Nuove pagg.816.

Curcuma e curcumina: una storia esemplare

Il British Journal of Pharmacology ha pubblicato i risultati di una revisione che fornisce una sintesi del potenziale terapeutico della curcumina. La curcumina è un pigmento giallo presente nella Curcuma longa che è stato isolato oramai due secoli fa, nel 1815, da due scienziati tedeschi, Vogel e Pelletier. In PubMed risulta che il primo documento sulla sua attività biologica è stato pubblicato nel 1949 e ha evidenziato che si tratta di un agente antibatterico; il primo studio clinico è stato pubblicato su Lancet nel 1937. In PubMed sono state indicizzate quasi 9000 pubblicazioni (nel momento in cui è stata redatta questa, oggi siamo già a 9.666) sulla curcumina ma, fino al 1990, i lavori pubblicati erano soltanto 100; il che significa che quasi il 99% degli studi sulla curcumina, nota da due secoli, è stato realizzato negli ultimi tre decenni. Questo dato evidenzia come solo negli ultimi trent’anni la ricerca si è aperta, o meglio è tornata, sistematicamente a valorizzare anche le risorse naturali. A livello molecolare si tratta di un agente multi-target che si è rivelato in grado di esibire attività antinfiammatoria attraverso la soppressione di numerose vie di segnale cellulare come NF-kB, STAT3, NRF2, ROS e COX2. Un numero oramai consistente di studi ha rilevato che la curcumina è un agente antimicrobico molto potente ed è attiva contro varie malattie croniche, fra queste ci sono diversi tipi di tumori, il diabete, l’obesità, le malattie cardiovascolari, polmonari, neurologiche e le malattie autoimmuni. La curcumina si è rivelata in grado di attivare effetti sinergici con altri nutraceutici come il resveratrolo, la piperina, le catechine, la quercetina e la genisteina. Fino a oggi sono stati pubblicati i risultati di oltre 100 differenti studi clinici che hanno indagato gli effetti della curcumina da cui emerge, chiaramente, la sua sicurezza, la sua tollerabilità e il suo effetto contro varie malattie croniche negli esseri umani. Sono tuttavia necessari altri studi clinici per indagare altre patologie e per rafforzare il dato disponibile su altre. Una risorsa ritenuta immeritevole di approfondimenti per 170 anni è diventata, negli ultimi tre decenni, una delle più indagate e potenzialmente promettenti. Revisione della letteratura realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Anti-Inflammation Research Institute, San Diego, California, USA.

 

 

Kunnumakkara AB, Bordoloi D, Padmavathi G, Monisha J, Roy NK, Prasad S, and Aggarwal BB. Curcumin, The Golden Nutraceutical: Multitargeting for Multiple Chronic Diseases. Br J Pharmacol. 2016 Sep17 [Epub].

La camomilla può aiutare nel migliorare la qualità del sonno dopo il parto

chamomile with leaves on a white background

Nel periodo post-natale la qualità del sonno può essere un problema significativo per le donne. La camomilla è un rimedio particolarmente popolare proprio per i suoi effetti sedativi. Sono quindi stati valutati gli effetti della camomilla sulla qualità del sonno, sulla stanchezza e sulla depressione in donne dopo il parto. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato e controllato che ha coinvolto 80 donne in fase post-natale. I risultati sono stati valutati considerando le variazioni dei punteggi relativi alla scala sulla qualità del sonno post-parto PSQS (Postpartum Sleep Quality Scale), alla scala sulla depressione postnatale EPS (Edinburgh Postnatal Depression Scale) e a quella sulla fatica post-parto PFS (Postpartum Fatigue Scale).  Nello studio sono state incluse donne  con scarsa qualità del sonno (punteggio PSQS ≧ 16). Le donne sono state assegnate random al gruppo sperimentale (n = 40) o al gruppo di controllo (n = 40). Le partecipanti al gruppo sperimentale hanno assunto la camomilla per 2 settimane, mentre quelle del gruppo di controllo hanno ricevuto solo cure post-partum standard. Dalla sperimentazione è emerso che le partecipanti al gruppo attivo hanno sperimentato (rispetto al gruppo di controllo) punteggi significativamente più bassi relativamente all’inefficienza del sonno correlata ai sintomi fisici (t= -2.482, p=0.015) e ai sintomi depressivi (t= -2.372, P=0.020). A 4 settimane i punteggi generali erano però simili nei tre test eseguiti, evidenziando dei limiti nel trattamento. Secondo gli autori dello studio la camomilla può comunque essere raccomandata nel periodo post-parto, come un approccio complementare allo scopo di alleviare la depressione e i problemi di qualità del sonno. Ricerca realizzata da associati a: Department of Nursing, Fooyin University, Kaohsiung, Taiwan.

 

Chang SM, and Chen CH. Effects of an intervention with drinking chamomile tea on sleep quality and depression in sleep disturbed postnatal women: a randomized controlled trial. J Adv Nurs. 2016;72(2):306-15.

Rodiola, un aiuto per le persone che soffrono di burnout

Processed by: Helicon Filter; SONY DSC

Secondo gli autori di uno studio pilota, multicentrico a disegno aperto da poco pubblicato, la rodiola (Rhodiola rosea) potrebbe offrire un aiuto alle persone che soffrono di burnout. La sindrome da burnout è una tipologia specifica di disagio psicofisico connesso al lavoro che interessa, in varia misura, operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali. La rodiola, una pianta originaria delle zone fredde e montuose della Siberia e del Tibet, è impiegata per le sue proprietà adattogene, in grado di controllare e normalizzare le funzioni dell’organismo anche in presenza di manifestazioni patologiche. Risulta quindi particolarmente utile nelle situazioni legate allo stress e al surmenage psico-fisico. Sono stati perciò valutati i risultati clinici del trattamento con un estratto secco della pianta in persone con sindrome da burnout. Lo scopo del trattamento in particolare era quello di aumentare la resistenza allo stress, affrontando in tal modo la fonte più che i sintomi di questa condizione e prevenendo anche le potenziali malattie associate a una storia di burnout. Nel corso dello studio sono state utilizzate diverse scale di valutazione (Maslach Burnout Inventory, Burnout Screening Scales I e II, Sheehan Disability Scale, Perceived Stress Questionnaire, Number Connection Test, Multidimensional Mood State Questionnaire); scale analogiche numeriche (NAS) hanno valutato i sintomi dello stress e la compromissione della vita sessuale. Sono stati arruolati in totale 118 soggetti che hanno assunto una dose giornaliera di 400 mg. di R. rosea (WS 1375, Rosalin) per 12 settimane; l’analisi sull’intero set di dati ha riguardato 117 di essi. Da questa ricerca è emerso che la maggioranza delle misure di risultato ha registrato un chiaro miglioramento nel tempo. Diversi parametri, infatti, erano già migliorati dopo una settimana di trattamento e hanno continuato a farlo fino alla fine dello studio. L’incidenza degli eventi avversi è stata molto bassa (0.015 eventi per giorno di osservazione). Si tratta del primo studio clinico che ha valutato i risultati gli effetti della rodiola in soggetti con questa tipologia di problemi. La conclusione della ricerca è che i risultati ottenuti forniscono una base incoraggiante per la realizzazione di studi clinici più strutturati sulla valenza di questa pianta nella sindrome da burnout.

Fonte: Kasper S, Dienel A. Multicenter, open-label, exploratory clinical trial with Rhodiola rosea extract in patients suffering from burnout symptoms. Neuropsychiatr Dis Treat. 2017 Mar 22;13:889-898. doi: 10.2147/NDT.S120113. eCollection 2017.

 

Lavanda, una famiglia di oli essenziali (2° parte: il lavandino)

La Lavandula x intermedia (lavandino) è un ibrido tra la Lavandula angustifolia Mill. la cui prima coltivazione fu effettuata trapiantando gli ibridi naturali selvatici, ma già nel 1925 lo sviluppo della tecnica di clonazione permise di creare cultivar ad altissima produttività.

Il colore dell’olio essenziale di lavandino va dal giallo chiaro all’incolore mentre il profumo è molto difficile da classificare poiché alcuni lavandini sono quasi indistinguibili dalla lavanda, mentre altri hanno note più fresche, pungenti e canforate.

  • Lavandino var. Abrialis: il colore dell’olio essenziale di questa varietà è giallo chiaro, con un’aroma pieno e rotondo, di erba e linalil acetato, la nota finale è leggermente erbacea e cumarinica.
  • Lavandino var. Grosso: le Alpi dell’Alta Provenza producono la maggior parte del lavandino “Grosso”,
    anche se vi è una piccola produzione nel sud del distretto di Drome, l’olio essenziale autentico è soffice, corposo, molto simile alla lavanda, senza note di menta o dolci come la lavanda inglese, la nota finale è di fieno e di lavanda.
  • Lavandino var. Reydovan: è considerato un ibrido con carattere vicino alla Lavandula latifolia, rispetto alla quale ha un profilo meno chetonico e più canforaceo; quest’olio essenziale è piacevole, ha meno di testa del “Grosso” ma una nota finale dolce e cumarinica più potente degli altri lavandini.
  • Lavandino var. Super: questa varietà fu denominata “Super” perché il contenuto in linalil acetato, molto elevato, rendeva quest’olio essenziale simile a quello della Lavandula vera.
  • Lavandino var. Dolce: L’olio essenziale di questa varietà è caratterizzato da un’odore fruttato-lavandato, fresco erbaceo e dolce quando appena prodotto, odore che, tuttavia, viene a variare verso note meno dolci, più verdi e con maggiore con più carattere chetonico; la nota finale debole, dolce, cumarinica e con una certa nota
    di lavanda.
    Lavandino Croazia: I lavandini provenienti dalla Croazia hanno un carattere meno dolce e lavandato rispetto ai loro omologhi francesi, poche note fruttate, e carattere più fortemente legnoso, canforato ed erbaceo; la nota finale è leggermente lavandata e cumarinica.

Fonte:

Valussi M. Il Grande Manuale dell’Aromaterapia ed. Tecniche Nuove pagg.816.

I benefici del resveratrolo nella colite ulcerosa

Il resveratrolo appartiene alla famiglia di composti polifenolici ed è presente negli acini dell’uva, nel vino, in alcune bacche e semi oleosi e in determinate piante: un recente studio ne ha valutato i benefici nella colite ulcerosa. Le attività biologiche attribuite al resveratrolo sono diverse, a partire dall’azione antiossidante, osservata per lo più in sperimentazioni in vitro. La sostanza è particolarmente studiata per la sua attività antiaging sul tessuto cutaneo, essendo questo la prima manifestazione visibile del processo di invecchiamento dell’organismo, per la comparsa di rughe, secchezza cutanea ecc. Lo studio che presentiamo invece si sofferma sulla colite ulcerosa, nella cui patogenesi è coinvolto lo stress ossidativo. Partendo dalle proprietà antiossidanti del resveratrolo, i ricercatori hanno ipotizzato che la sostanza possa svolgere un ruolo in questa patologia intestinale. La ricerca, un trial randomizzato e controllato in doppio cieco, ha riguardato cinquantasei soggetti affetti da colite ulcerosa di grado lieve-moderato che sono stati suddivisi mediante randomizzazione per ricevere capsule di resveratrolo da 500 mg/die oppure la stessa quantità di placebo per 6 settimane. Prima e dopo l’intervento, l’attività della malattia, la qualità della vita e lo stress ossidativo sono stati valutati utilizzando questionari validati insieme al livello sierico di malondialdeide (MDA), dell’enzima superossido dismutasi (SOD) e la capacità antiossidante totale (TAC). Il livello serico di SOD (122,28 ± 11,55 – 125,77 ± 10,97) e la capacità antiossidante totale (9,87 ± 1,51-11,97 ± 1,61) sono aumentati, mentre il livello sierico di MDA (5,62 ± 1,18-3,42 ± 1,01) è diminuito in modo statisticamente significativo nel gruppo di persone che ha assunto le capsule di resveratrolo (p <0,001). Inoltre, a seguito dell’integrazione con questa sostanza l’attività della malattia è diminuita di nuovo in modo statisticamente significativo ed è migliorata la qualità della vita (p <0,001). Questi risultati hanno indotto gli autori della ricerca ad affermare che l’integrazione di 500 mg di resveratrolo al giorno può migliorare la colite ulcerosa e la qualità della vita delle persone con questo problema, almeno parzialmente attraverso la riduzione dello stress ossidativo. Altri studi sono tuttavia necessari, aggiungono i ricercatori, per determinare il dosaggio ottimale da utilizzare in questi casi.

Fonte: Samsamikor M, Daryani NE, Asl PR, Hekmatdoost A. Resveratrol Supplementation and Oxidative/Anti-Oxidative Status in Patients with Ulcerative Colitis: A Randomized, Double-Blind, Placebo-controlled Pilot Study. Arch Med Res 2016; 47 (4) 304-9.

 

Lavanda, una famiglia di oli essenziali (1°parte)

L’olio essenziale di lavanda proviene quasi totalmente da due specie che vengono coltivate: Lavandula x intermedia Emeric ex Loisel (Lavandino) e Lavandula angustifolia Mill. (lavanda) che vengono coltivate, oltreché nell’area mediterranea in Argentina, Brasile, Bulgaria, Inghilterra, Ungheria, Giappone, Russia, Tanzania, Tasmania, e Croazia.

La produzione mondiale degli oli essenziali relativi a questa famiglia si concentra tuttavia, sui lavandini, sia a causa della maggior facilità di coltivazione, sia del maggior vigore della pianta, sia della maggior resa in olio essenziale; annualmente, infatti, si producono circa 1200 tonnellate di olio essenziale di lavandino contro le 200 tonnellate di olio essenziale di lavanda.

L’olio essenziale di lavanda è estremamente variabile in composizione, a seconda dell’area geografica nel quale viene coltivata la pianta ma si presenta sempre come un olio da incolore a giallo-verde, dall’aroma caratteristico anche se molto variabile a seconda del paese di origine, della varietà botanica, del metodo di distillazione e dell’età della pianta.

Qui a seguito la classificazione delle lavande più importanti presenti sul mercato:

  • Lavanda Bulgaria: le lavande bulgare sono caratterizzate da un profumo di lavanda leggero, fresco e fruttato, meno canforato e ruvido dell’olio essenziale proveniente dalla Croazia; la nota finale è forte ma sporca, leggermente di sclarea, e cumarinica.
  • Lavanda Croazia: gli oli essenziali croati hanno una nota di testa fruttata e d’incenso rispetto agli oli essenziali inglesi, ma anche più esile e più chetonica ed una nota finale debole, molto saponata, con un carattere predominante cumarinico-fieno.
  • Lavanda Inghilterra: quest’olio essenziale è caratterizzato da un profumo dolce erbaceo, solo leggermente canforato, in genere morbido, pieno e rotondo, con una distinta nota fruttata in testa ed una nota finale dolce e di fieno, poco caratteristica.
  • Lavanda Alta Provenza (Francia): il profumo dell’olio essenziale provenzale ha carattere fortemente chetonico, molto morbido, corposo ed erbaceo, ad una primissima impressione vi è una debole nota verde e poca presenza cineolica mentre la nota finale è debole, dolce e leggermente legnosa.
  • Lavanda Russia: Le lavande russe sono caratterizzate da un profumo fresco, di erba e chetonico, in genere piuttosto debole e senza le note più fini degli oli essenziali superiori, la nota finale è saponata e dolce.
  • Lavanda Tasmania: quusto olio essenziale è caratterizzato da un profumo fresco, leggermente fruttato, dolce erbaceo, con aspetti di vinil chetone e funghi prominenti; la nota finale è leggermente cumarinica ed erbacea.

Fonte:

Valussi M. Il Grande Manuale dell’Aromaterapia ed. Tecniche Nuove pagg.816.

La centella migliora il deterioramento cognitivo vascolare

Un recente studio realizzato in Indonesia ha valutato l’efficacia della centella (Centella asiatica) nel migliorare la funzione cognitiva in individui con deterioramento cognitivo vascolare. La centella (nota anche come Gotu Kola) è una pianta erbacea perenne originaria dell’India e del Madagascar che cresce in luoghi umidi e ombrosi, tipicamente lungo i corsi d’acqua. È ritenuta utile per prevenire e trattare l’insufficienza venosa e quindi il gonfiore e la pesantezza alle gambe e alle caviglie che ne derivano, ma anche i crampi notturni e le emorroidi. Questa pianta è anche in grado di accelerare la cicatrizzazione di piaghe, lesioni cutanee e ustioni di primo e secondo grado. È stato dunque condotto uno studio clinico con un disegno quasi sperimentale che ha riguardato persone con forme di deterioramento cognitivo successive a ictus. Lo hanno completato 48 persone suddivise in due gruppi: un gruppo sperimentale che ha assunto 750 mg al giorno di estratto di Centella e il gruppo di controllo che ha ricevuto invece 3 mg al giorno di acido folico. All’inizio dello studio e dopo 6 settimane di trattamento i risultati sono stati valutati utilizzando la versione indonesiana del Montreal Cognitive Assessment (MoCA-INA). La sperimentazione ha mostrato che entrambi i trattamenti sono efficaci nel migliorare il deterioramento cognitivo vascolare post-ictus, come riscontrato sulla scala di valutazione utilizzata: in sostanza è stata rilevata un’equivalenza di centella e acido folico nel migliorare lo stato di deterioramento cognitivo vascolare.  Centella asiatica è risultata però più efficace dell’acido folico nel dominio cognitivo riguardante la memoria (p<0,001). Il trattamento si è rivelato sicuro, nel gruppo che ha assunto la centella ci sono stati soltanto due eventi avversi di lieve entità (prurito e stipsi). La conclusione degli autori è che l’estratto di Centella è efficace essendo in grado di migliorare la funzione cognitiva a seguito di ictus, anche se per definire in maniera più completa il profilo di efficacia di questa pianta nella riabilitazione post-ictus sono necessari studi più numerosi e con un disegno sperimentale più strutturato.

 

Fonte: Farhana KM, Malueka RG, Wibowo S, Gofir A. Effectiveness of Gotu Kola Extract 750 mg and 1000 mg Compared with Folic Acid 3 mg in Improving Vascular Cognitive Impairment after Stroke. Evid Based Complement Alternat Med. 2016;2016:2795915.

 

Il trattamento gemmoterapico dell’insufficienza venosa cronica

L’insufficienza venosa cronica è un’alterazione della circolazione degli arti inferiori dovuta principalmente a un difetto della chiusura delle valvole venose, le quali non riescono a impedire che il sangue ritorni verso il basso quando si è in posizione eretta, invece di essere spinto regolarmente verso il cuore. Ciò determina senso di pesantezza, gonfiore e talora anche ulcere alle gambe, specie nella zona attorno alla caviglia.

Nella circolazione il sangue viene spinto dal cuore in tutto il corpo lungo le arterie e poi ritorna attraverso le vene al cuore. Nelle vene il sangue non ha più la pressione che aveva nelle arterie per cui, soprattutto negli arti inferiori, ha bisogno della spinta dei muscoli dei piedi e delle gambe per risalire al cuore contro la forza di gravità che lo farebbe ritornare verso i piedi.

L’insufficienza venosa cronica causa un aumento della pressione all’interno delle vene con ulteriore peggioramento del funzionamento delle valvole e fuoriuscita di liquidi dalle vene ai tessuti delle gambe, in particolare nella zona della caviglia e formazione di ristagno di sangue e liquidi nelle caviglie. Ciò, a sua volta, determina cattiva ossigenazione e sofferenza della pelle che diventa sottile e fragile, con macchie dovute a piccole rotture dei capillari.

Questa patologia è prevalentemente femminile, infatti si calcola che circa una donna su tre soffra di questo disturbo: la predisposizione familiare, l’uso di contraccettivi orali, la stipsi, il caldo, la sedentarietà sono tra i fattori che concorrono alla genesi dell’insufficienza venosa cronica. Tuttavia, pur essendo impossibile agire sulla predisposizione genetica, si possono adottare determinati comportamenti:

  • Evitare il mantenimento prolungato della stazione eretta e seduta, qualora tale postura non possa essere evitata, sarebbe consigliabile eseguire piccoli movimenti di sollevamento dei talloni o brevi tratti di cammino in punta di piedi. Da seduti si deve evitare di tenere i talloni sotto la sedia, poiché la flessione eccessiva delle ginocchia ostacolerebbe il ritorno venoso.
  • Evitare l’esposizione a fonti di calore poiché esso provoca fenomeni di dilatazione vascolare che accentuano l’insufficienza venosa.
  • Praticare regolarmente attività fisica, anche soltanto camminare a passo sostenuto per 1 ora al giorno induce l’attivazione del circolo periferico regionale e la diminuzione della pressione venosa superficiale.
  • Ridurre il sovrappeso e curare ogni forma di stipsi perché costituiscono un ostacolo al ritorno del sangue dalla periferia al cuore.
  • Utilizzare calzature adeguate ed evitare indumenti eccessivamente stretti a livello del girovita.

Diversi gemmoderivati sono d’aiuto nell’insufficienza venosa cronica, sia a livello preventivo, sia per limitare i disturbi legati a questa patologia:

  • Aesculus hippocastanum (gemme MG 1 DH): le gemme di questa pianta hanno uno spiccato tropismo per i vasi venosi e sono il rimedio specifico nella stasi e nella congestione venosa. La loro azione non è soltanto di vasoprotezione, ma agiscono anche sulla stasi e sulla pletora sanguigna per miglioramento della funzione circolatoria alterata in sede di ingorgo vasale, permettendo un miglior deflusso ematico dai vasi venosi congestionati.
  • Castanea vesca (gemme MG 1 DH): le gemme di questa pianta posseggono un organotropismo per i vasi linfatici riducendo i fenomeni di ingorgo linfatico degli arti inferiori e sono pertanto un valido drenante negli edemi degli arti inferiori.
  • Citrus limonum (scorza di giovane ramo MG 1 DH): il gemmoderivato di limone ha uno spiccato tropismo per il sangue e in modo particolare agisce sul fibrinogeno, perciò esso svolge un’azione anticoagulante e trova indicazione nelle sindromi da iperviscosità ematica.
  • Sorbus domestica (gemme MG 1 DH): le gemme di sorbo, sono un grande rimedio per i disturbi della circolazione venosa, di cui elimina i fenomeni di congestione, tonificando le pareti vasali venose; il sorbo è, inoltre, un buon fluidificante ematico e protettivo vascolare con un tropismo elettivo per gli arti inferiori.

Fonte:

Brigo B. Medicina Naturale dalla A alla Z ed. Tecniche Nuove pagg.744

Campanini E. Fitoterapia, Gemmoterapia e Omeopatia ed. Tecniche Nuove pagg.576

 

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