
La lavanda spigo (Lavandula latifolia Medik.) è presente in tutta l’area mediterranea come pianta semi-selvatica, ma viene coltivata in Spagna, Nord Africa e nella regione delle basse Alpi Francesi.
La maggior produzione di olio essenziale di lavanda spigo è quella spagnola, che viene ottenuta sia tramite idro-distillazione, sia tramite distillazione in corrente di vapore con rese medie tra lo 0,5 e l’1%. Il suo utilizzo prevalente è quello profumieristico per merito della sua nota di testa molto penetrante.
- Olio essenziale di lavanda spigo spagnolo: gli oli essenziali provenienti dalla Spagna hanno un colore giallino e un odore erbaceo corposo, che inizialmente ricorda la salvia, ma con una nota di cineolo; la nota finale è più resinosa e cumarinica rispetto all’olio essenziale di origine francese.
- Olio essenziale di lavanda spigo francese: la profumazione dell’olio essenziale di origine francese non è complessa come quello spagnolo ma ha un carattere più grezzo, più legnoso e canforaceo, con un aspetto di cineolo meno pronunciato; la nota finale ricorda la menta, il legno e le cumarine dolci.
La lavanda stoechas è una specie semi-selvatica originaria del Mediterraneo poco utilizzata dal mercato degli oli essenziali a causa delle rese in olio essenziale più basse e per l’assenza di note apprezzabili dall’industria profumieristica. Si può dividere in due sottospecie: Lavandula stoechas subsp. pedunculata Miller, nativa delle zone montane di Spagna, Portogallo e Corsica, e Lavandula stoechas var. cariensis, che è invece selvatica in Anatolia e a Creta.
La composizione dell’olio essenziale di lavanda stoechas può variare molto, sia in funzione della sottospecie, sia in funzione della provenienza ed è pertanto molto difficile raggruppare e descrivere gli oli essenziali provenienti da questa pianta.
- Olio essenziale di lavanda stoechas proveniente dalla Corsica: il profumo di questo olio essenziale è molto tujonico, da artemisia senza cineolo, con una nota finale leggermente linalolica, legnosa e un po’ affumicata; quest’olio essenziale ricorda più il rosmarino che la lavanda.
- Olio essenziale di lavanda stoechas proveniente da Creta: è caratterizzato da un profumo pungente e verde con forte carattere di tujone ma con note di fieno dolci, la nota finale è forte, legnosa e morbida, con suggerimenti di lavanda.
Fonte:
Valussi M. Il Grande Manuale dell’Aromaterapia ed. Tecniche Nuove pagg.816.


Il British Journal of Pharmacology ha pubblicato i risultati di una revisione che fornisce una sintesi del potenziale terapeutico della curcumina. La curcumina è un pigmento giallo presente nella Curcuma longa che è stato isolato oramai due secoli fa, nel 1815, da due scienziati tedeschi, Vogel e Pelletier. In PubMed risulta che il primo documento sulla sua attività biologica è stato pubblicato nel 1949 e ha evidenziato che si tratta di un agente antibatterico; il primo studio clinico è stato pubblicato su Lancet nel 1937. In PubMed sono state indicizzate quasi 9000 pubblicazioni (nel momento in cui è stata redatta questa, oggi siamo già a 9.666) sulla curcumina ma, fino al 1990, i lavori pubblicati erano soltanto 100; il che significa che quasi il 99% degli studi sulla curcumina, nota da due secoli, è stato realizzato negli ultimi tre decenni. Questo dato evidenzia come solo negli ultimi trent’anni la ricerca si è aperta, o meglio è tornata, sistematicamente a valorizzare anche le risorse naturali. A livello molecolare si tratta di un agente multi-target che si è rivelato in grado di esibire attività antinfiammatoria attraverso la soppressione di numerose vie di segnale cellulare come NF-kB, STAT3, NRF2, ROS e COX2. Un numero oramai consistente di studi ha rilevato che la curcumina è un agente antimicrobico molto potente ed è attiva contro varie malattie croniche, fra queste ci sono diversi tipi di tumori, il diabete, l’obesità, le malattie cardiovascolari, polmonari, neurologiche e le malattie autoimmuni. La curcumina si è rivelata in grado di attivare effetti sinergici con altri nutraceutici come il resveratrolo, la piperina, le catechine, la quercetina e la genisteina. Fino a oggi sono stati pubblicati i risultati di oltre 100 differenti studi clinici che hanno indagato gli effetti della curcumina da cui emerge, chiaramente, la sua sicurezza, la sua tollerabilità e il suo effetto contro varie malattie croniche negli esseri umani. Sono tuttavia necessari altri studi clinici per indagare altre patologie e per rafforzare il dato disponibile su altre. Una risorsa ritenuta immeritevole di approfondimenti per 170 anni è diventata, negli ultimi tre decenni, una delle più indagate e potenzialmente promettenti. Revisione della letteratura realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Anti-Inflammation Research Institute, San Diego, California, USA.






Il resveratrolo appartiene alla famiglia di composti polifenolici ed è presente negli acini dell’uva, nel vino, in alcune bacche e semi oleosi e in determinate piante: un recente studio ne ha valutato i benefici nella colite ulcerosa. Le attività biologiche attribuite al resveratrolo sono diverse, a partire dall’azione antiossidante, osservata per lo più in sperimentazioni in vitro. La sostanza è particolarmente studiata per la sua attività antiaging sul tessuto cutaneo, essendo questo la prima manifestazione visibile del processo di invecchiamento dell’organismo, per la comparsa di rughe, secchezza cutanea ecc. Lo studio che presentiamo invece si sofferma sulla colite ulcerosa, nella cui patogenesi è coinvolto lo stress ossidativo. Partendo dalle proprietà antiossidanti del resveratrolo, i ricercatori hanno ipotizzato che la sostanza possa svolgere un ruolo in questa patologia intestinale. La ricerca, un trial randomizzato e controllato in doppio cieco, ha riguardato cinquantasei soggetti affetti da colite ulcerosa di grado lieve-moderato che sono stati suddivisi mediante randomizzazione per ricevere capsule di resveratrolo da 500 mg/die oppure la stessa quantità di placebo per 6 settimane. Prima e dopo l’intervento, l’attività della malattia, la qualità della vita e lo stress ossidativo sono stati valutati utilizzando questionari validati insieme al livello sierico di malondialdeide (MDA), dell’enzima superossido dismutasi (SOD) e la capacità antiossidante totale (TAC). Il livello serico di SOD (122,28 ± 11,55 – 125,77 ± 10,97) e la capacità antiossidante totale (9,87 ± 1,51-11,97 ± 1,61) sono aumentati, mentre il livello sierico di MDA (5,62 ± 1,18-3,42 ± 1,01) è diminuito in modo statisticamente significativo nel gruppo di persone che ha assunto le capsule di resveratrolo (p <0,001). Inoltre, a seguito dell’integrazione con questa sostanza l’attività della malattia è diminuita di nuovo in modo statisticamente significativo ed è migliorata la qualità della vita (p <0,001). Questi risultati hanno indotto gli autori della ricerca ad affermare che l’integrazione di 500 mg di resveratrolo al giorno può migliorare la colite ulcerosa e la qualità della vita delle persone con questo problema, almeno parzialmente attraverso la riduzione dello stress ossidativo. Altri studi sono tuttavia necessari, aggiungono i ricercatori, per determinare il dosaggio ottimale da utilizzare in questi casi.

Un recente studio realizzato in Indonesia ha valutato l’efficacia della centella (Centella asiatica) nel migliorare la funzione cognitiva in individui con deterioramento cognitivo vascolare. La centella (nota anche come Gotu Kola) è una pianta erbacea perenne originaria dell’India e del Madagascar che cresce in luoghi umidi e ombrosi, tipicamente lungo i corsi d’acqua. È ritenuta utile per prevenire e trattare l’insufficienza venosa e quindi il gonfiore e la pesantezza alle gambe e alle caviglie che ne derivano, ma anche i crampi notturni e le emorroidi. Questa pianta è anche in grado di accelerare la cicatrizzazione di piaghe, lesioni cutanee e ustioni di primo e secondo grado. È stato dunque condotto uno studio clinico con un disegno quasi sperimentale che ha riguardato persone con forme di deterioramento cognitivo successive a ictus. Lo hanno completato 48 persone suddivise in due gruppi: un gruppo sperimentale che ha assunto 750 mg al giorno di estratto di Centella e il gruppo di controllo che ha ricevuto invece 3 mg al giorno di acido folico. All’inizio dello studio e dopo 6 settimane di trattamento i risultati sono stati valutati utilizzando la versione indonesiana del Montreal Cognitive Assessment (MoCA-INA). La sperimentazione ha mostrato che entrambi i trattamenti sono efficaci nel migliorare il deterioramento cognitivo vascolare post-ictus, come riscontrato sulla scala di valutazione utilizzata: in sostanza è stata rilevata un’equivalenza di centella e acido folico nel migliorare lo stato di deterioramento cognitivo vascolare. Centella asiatica è risultata però più efficace dell’acido folico nel dominio cognitivo riguardante la memoria (p<0,001). Il trattamento si è rivelato sicuro, nel gruppo che ha assunto la centella ci sono stati soltanto due eventi avversi di lieve entità (prurito e stipsi). La conclusione degli autori è che l’estratto di Centella è efficace essendo in grado di migliorare la funzione cognitiva a seguito di ictus, anche se per definire in maniera più completa il profilo di efficacia di questa pianta nella riabilitazione post-ictus sono necessari studi più numerosi e con un disegno sperimentale più strutturato.


