
La Schisandra (Schisandra chinensis) è una pianta adattogena alla quale sono attribuite numerose proprietà e che in una recente ricerca ha mostrato di alleviare alcuni sintomi della menopausa. La schisandra è un rampicante legnoso che arriva fino a 8 metri e di cui si utilizzano i frutti maturi per le proprietà adattogena, antiossidante, antitussiva, epatoprotettiva e tonica nervina. Uno studio clinico clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo a cura di ricercatori della Corea del Sud ne ha valutato l’efficacia nell’alleviare i vari sintomi della menopausa. Sono state reclutate dunque donne tra 40 e 70 anni che presentavano tali sintomi, misurati con l’Indice di Kupperman (KI), e assegnate con criterio casuale, cioè tramite randomizzazione, ad assumere un estratto di Schisandra chinensis (BMO-30) oppure un placebo. Il trattamento è durato per 6 settimane con un follow-up di 12 settimane. Come misura di risultato principale (endpoint) è stata adottata la media delle variazioni dell’Indice di Kupperman alla dodicesima settimana. Le misure secondarie comprendevano le variazioni degli studi di laboratorio e il cambiamento del punteggio della scala MRS (Menopause Rating Scale) per i parametri riguardanti i problemi sessuali e vescicali. Quarantuno donne sono state ammesse allo studio e 36 lo hanno completato. Dopo screening e randomizzazione, le donne sono state divise in un gruppo sperimentale (18) e in un gruppo placebo (18). Dalla sperimentazione è emerso che i punteggi totali dell’Indice di Kuppermann erano significativamente inferiori nel gruppo sperimentale (Schisandra) sia rispetto al gruppo placebo sia nel tempo (p = 0.042). Gli autori di questa ricerca concludono quindi che Schisandra chinensis può essere un trattamento complementare sicuro ed efficace per i sintomi della menopausa, specialmente per le vampate di calore, la sudorazione e le palpitazioni cardiache.
Fonte: Park JY, Kim KH. A randomized, double-blind, placebo-controlled trial of Schisandra chinensis for menopausal symptoms. Climacteric. 2016 Dec;19(6):574-580.


Milano, Fondazione Accademia di Comunicazione, Via Savona 112/A






La consueta Assemblea del Gruppo Cosmetici Erboristeria di Cosmetica Italia, che conta 40 aziende socie, si è svolta quest’anno (il 7 luglio scorso) senza il rinnovo delle cariche di presidenza e commissione, congelate per un anno dalla Riforma Pesenti di Confindustria, per lasciare il tempo di adeguare gli statuti. Il resoconto dell’attività del Gruppo ha evidenziato la partecipazione alle 2 fiere di riferimento, Sana e Cosmoprof, con la presenza di numerose aziende del Gruppo. Il canale erboristeria – in base ai dati del Centro Studi di Cosmetica Italia, presentati da Gian Andrea Positano – nel 2016 ha prodotto un valore di 430 milioni di euro e rappresenta il 4,4% del mercato cosmetico totale a livello nazionale. Le previsioni per il 1° semestre 2017 registrano un incremento pari a 2,2% del comparto, con una ripresa particolare dei canali professionali (estetiste e parrucchieri). Per quanto riguarda il fatturato ‘green’ complessivo nei canali di vendita, per il 47,9% questo è rappresentato dai monomarca e per il 22,6% dalle erboristerie tradizionali, seguono le farmacie con il 12,4%. Le categorie di prodotto vedono in cima alla classifica le creme viso che costituiscono il 30,2% del fatturato; seguono le creme corpo (27,6%) e la dermoigiene per bambini (9,8%).


I preparati a base di anice verde (Pimpinella anisum L.) sono comuni a molte medicine tradizionali, inclusa quella persiana, paese di origine di un recente studio che ne ha valutato l’attività e i benefici nella sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Negli antichi manuali di medicina persiana si riporta che l’olio di anice è utile per alcuni disturbi intestinali; il suo impiego è proseguito nei secoli ed è stato vagliato anche dalla ricerca moderna, che ne ha confermato in più casi l’efficacia. Più specificatamente, questo studio clinico randomizzato in doppio cieco a tre bracci ha inteso determinare l’efficacia e la sicurezza di olio essenziale di anice incapsulato sui sintomi dell’intestino irritabile. La ricerca ha riguardato 120 pazienti suddivisi in tre gruppi tramite randomizzazione: olio essenziale d’anice in capsule, placebo e una preparazione considerata dagli autori un controllo attivo, in quanto contenente olio di menta piperita, già dimostratosi d’aiuto nel trattamento dei sintomi gastrointestinali. I partecipanti allo studio di ciascun gruppo hanno ricevuto 3 capsule simili al giorno, per 4 settimane. L’outcome principale è stato misurato in termini di variazione dei punteggi su una scala analogico-visiva (VAS) e quello secondario è stato valutato con un questionario sulla qualità di vita validato per persone con IBS. Alla baseline non erano presenti differenze significative in termini di caratteristiche demografiche tra i tre gruppi. L’analisi ITT (intention-to-treat) ha rivelato che il 75% dei soggetti assegnati al gruppo di trattamento, il 35% del gruppo placebo e il 52,5% di quello di controllo attivo erano privi dei sintomi relativi alla sindrome dell’intestino irritabile (P <0,001). Inoltre, il prodotto a base di anice si è mostrato più efficace sia del placebo sia del controllo attivo nel miglioramento di sintomi quali disagio o dolore addominale, gonfiore, diarrea, gravità della stipsi, difficoltà di defecazione, reflusso gastroesofageo, mal di testa, stanchezza, soddisfazione complessiva e qualità della vita sia dopo 4 settimane di trattamento sia al follow-up di 2 settimane (P <0,0001). Il valore Nnt, ossia il numero di soggetti che è necessario trattare per ottenere una risoluzione completa, è stato di 4, un risultato significativo superiore rispetto agli altri due gruppi (P <0,001). Per questo gli autori concludono che l’olio essenziale di anice è risultato superiore tanto al placebo quanto al trattamento attivo nella sindrome dell’intestino irritabile, suggerendo di realizzare altri studi per individuare il principale meccanismo di azione coinvolto in queste evidenze.


Il 10 luglio scorso a Roma si è tenuta l’Assemblea della Fei – Federazione Erboristi Italiani per il rinnovo quadriennale delle cariche sociali 2017-2021. L’Assemblea ha confermato all’unanimità Angelo Di Muzio (nella foto) alla presidenza della Federazione. Alla vicepresidenza sono stati chiamati: Alberto Virgilio (vicario), Gabriella Cavallo, Giuseppe Giordano e Marco Tinghino. Completano il nuovo Consiglio i consiglieri: Alessandra Bianchedi, Pierfranco Bolandini, Sonia Burrai, Alessandro Catini, Liviano Cardone, Nicola Furcas, Arianna Lamberti, Marco Martino, Denis Nardin, Francesco Novetti, Andrea Passini, Edda Perin, Cristina Spada, Anja Latini (Fei Conels) e Attilio Virgilio (Fei Produzione). “La fiducia dimostrata con questa riconferma – ha commentato Di Muzio – è uno stimolo ulteriore per proseguire il lavoro di squadra che vede il Consiglio appena eletto all’insegna della continuità e della crescita con l’ingresso di sei nuovi Consiglieri, a dimostrazione della forza e del dinamismo presente all’interno della Federazione. La linea che perseguiremo sarà da un lato quella del dialogo e della più ampia collaborazione con le istituzioni per sostenere quelle azioni necessarie e legittime a tutela della professionalità degli Erboristi e a garanzia del consumatore finale; dall’altro di continuare quel percorso di stretta relazione con le Università per la valorizzazione dei nostri corsi di laurea, favorendo anche un processo imprenditoriale in tutte le sue componenti di filiera, dalla professionalità di operatore sul territorio alla produzione alla formazione continua e alla visibilità dei nostri operatori attraverso l’implementazione del Registro Nazionale Erboristi Professionisti”.