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La Schisandra allevia i sintomi della menopausa

Lovely mature woman looking away in thought

La Schisandra (Schisandra chinensis) è una pianta adattogena alla quale sono attribuite  numerose proprietà e che in una recente ricerca ha mostrato di alleviare alcuni sintomi della menopausa. La schisandra è un rampicante legnoso che arriva fino a 8 metri e di cui si utilizzano i frutti maturi per le proprietà adattogena, antiossidante, antitussiva, epatoprotettiva e tonica nervina. Uno studio clinico clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo a cura di ricercatori della Corea del Sud ne ha valutato l’efficacia nell’alleviare i vari sintomi della menopausa. Sono state reclutate dunque donne tra 40 e 70 anni che presentavano tali sintomi, misurati con l’Indice di Kupperman (KI), e assegnate con criterio casuale, cioè tramite randomizzazione, ad assumere un estratto di Schisandra chinensis (BMO-30) oppure un placebo. Il trattamento è durato per 6 settimane con un follow-up di 12 settimane. Come misura di risultato principale (endpoint) è stata adottata la media delle variazioni dell’Indice di Kupperman alla dodicesima settimana. Le misure secondarie comprendevano le variazioni degli studi di laboratorio e il cambiamento del punteggio della scala MRS (Menopause Rating Scale) per i parametri riguardanti i problemi sessuali e vescicali. Quarantuno donne sono state ammesse allo studio e 36 lo hanno completato. Dopo screening e randomizzazione, le donne sono state divise in un gruppo  sperimentale (18) e in un gruppo placebo (18). Dalla sperimentazione è emerso che i punteggi totali dell’Indice di Kuppermann erano significativamente inferiori nel gruppo sperimentale (Schisandra) sia rispetto al gruppo placebo sia nel tempo (p = 0.042). Gli autori di questa ricerca concludono quindi che Schisandra chinensis può essere un trattamento complementare sicuro ed efficace per i sintomi della menopausa, specialmente per le vampate di calore, la sudorazione e le palpitazioni cardiache.

 

 

Fonte: Park JY, Kim KH. A randomized, double-blind, placebo-controlled trial of Schisandra chinensis for menopausal symptoms. Climacteric. 2016 Dec;19(6):574-580.

 

 

Fitoterapia in pediatria e dintorni

 

Milano, Fondazione Accademia di Comunicazione, Via Savona 112/A

Domenica 22 ottobre 2017

Docente: dr. Donato Virgilio, medico-chirurgo esperto in Fitoterapia

 

Il Corso ‘Fitoterapia in pediatria e dintorni‘ per medici pediatri, erboristi e farmacisti, a cura dell’Ist. Superiore di Fitoterapia di Milano, si prefigge di esaminare le possibilità di impiego dei farmaci fitoterapici in pediatria, ovvero nell’età compresa tra la nascita e la pubertà. Verranno esaminati i principali aspetti che riguardano i vari periodi della vita del bambino, dalla neonatologia (con annessi problemi di allattamento, svezzamento, disturbi dispeptici) all’inserimento al nido/materna (con la comparsa delle patologie ripetitive delle alte e basse vie aeree), alle prime manifestazioni allergiche fino al passaggio prepuberale e puberale vero e proprio (con attenzione agli aspetti metabolici, ormonali e relazionali che interessano il periodo della ‘tempesta ormonale’). Il tutto nel rispetto delle impostazioni tradizionali della medicina classica, ponendo l’attenzione alle interazioni farmacologiche con i relativi farmaci per lo più indicati nei rispettivi periodi e sottolinenando le possibili controindicazioni di alcuni fitoterapici.

Info: Le iscrizioni sono aperte da lunedì 11 settembre 2017.

Quota di partecipazione: € 70,00

Il corso non prevede crediti formativi; verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per info e iscrizioni: info@isfitoterapia.org, cell. 3452726289.

 

Resveratrolo: un aiuto nei casi di deterioramento cognitivo

Elderly happy woman reading a book in common room

Il deterioramento cognitivo è un sintomo dell’invecchiamento e di patologie ad esso associate come la demenza senile: un recente lavoro ha esaminato il ruolo del resveratrolo in questa condizione. È già stato riconosciuto che alcune sostanze nutrizionali e fitochimiche sono in grado di influenzare la struttura, la funzione e la cognizione a livello cerebrale e studi in vivo hanno dimostrato che il resveratrolo, un polifenolo presente nell’uva (Vitis vinifera) e nel vino, può avere effetti neuroprotettivi. Studi preliminari realizzati su persone sane hanno mostrato che il resveratrolo aumenta il flusso sanguigno cerebrale, il controllo della glicemia e migliora anche le prestazioni della memoria. Secondo gli autori di un recente articolo pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research, il resveratrolo potrebbe avere un effetto positivo sul deterioramento cognitivo di lieve entità. Per verificare questa ipotesi è stato condotto uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo su 42 persone di età compresa tra 50 e 80 anni con diagnosi di deterioramento cognitivo lieve secondo i criteri della Mayo Clinic e a rischio potenziale di demenza. Per 26 settimane hanno ricevuto 200 mg di resveratrolo al giorno più 350 mg di quercetina, aggiunta al resveratrolo per aumentarne la biodisponibilità; il gruppo di controllo ha ricevuto capsule a base di olio d’oliva (Olea europaea – VIA Vitamina, 1.015 mg al giorno). Ai partecipanti allo studio è stato chiesto di non modificare la normale dieta né la routine di attività fisica. Alla fine dello studio l’apprendimento e le prestazioni della memoria dichiarativa sono state valutate con un test di apprendimento verbale (Rey Auditory Test); la variazione di volume della materia grigia cerebrale e dell’ippocampo e la connettività funzionale allo stato di riposo (RSFC) sono state valutate tramite risonanza magnetica e il controllo del glucosio con esami del sangue. Non è stato rilevato nessun cambiamento significativo nelle performance della memoria rispetto all’inizio dello studio, mentre si è osservata una diminuzione significativa dell’emoglobina glicata (HbA1c) nel gruppo resveratrolo (P = 0,005) ma non nel gruppo di controllo. Inoltre, il resveratrolo ha aumentato in modo significativo la connettività funzionale allo stato di riposo tra ippocampo destro e corteccia angolare destra rispetto al placebo (P <0,001) e determinato una moderata conservazione nel volume dell’ippocampo sinistro. Secondo gli autori “tali risultati indicano che questa sostanza è in grado di influire positivamente sui processi di lieve deterioramento cognitivo”, ma sono necessarie nuove ricerche. Una limitazione dello studio sta nel fatto che gli effetti attribuiti al resveratrolo potrebbero essere stati influenzati dalla quercetina.

 

Fonte: Köbe T, Witte AV, Schnelle A, et al. Impact of resveratrol on glucose control, hippocampal structure and connectivity, and memory performance in patients with mild cognitive impairment. Front Neurosci. 2017;11:105.  Phytother Res. 2017 Jun 20.

 

Estratto di foglie di carciofo e sindrome metabolica

Pile of Artichoke on display at a farmers market

Il Carciofo (Cynara scolymus, Asteraceae), oltre che come salutare alimento, è utilizzato anche per alleviare diversi problemi gastrointestinali: secondo un recente studio l’estratto di foglie di carciofo in virtù dell’alta capacità antiossidante ha effetti benefici sulla sindrome metabolica. Per sindrome metabolica si intende un ventaglio di squilibri e alterazioni (iperlipidemia, iperglicemia, obesità ecc.) che possono sfociare in malattie importanti come il diabete o le patologie cardiovascolari. Questa condizione è stata associata anche a un eccesso di specie reattive all’ossigeno (ROS) e si ritiene che tale squilibrio sia correlato con ulteriori problemi nella sindrome metabolica. Lo studio clinico randomizzato in doppio cieco e controllato con placebo è stato realizzato in Iran su persone con sindrome metabolica di età compresa tra 20 e 50 anni; sono stati esclusi i soggetti con diabete, cancro o morbo di Crohn e le donne in gravidanza, allattamento o menopausa. Obiettivo del trial valutare l’azione dell’estratto di foglie di carciofo sugli indici di stress ossidativo in soggetti con sindrome metabolica. L’outcome principale erano dunque le alterazioni a livello di stress ossidativo, mentre le assunzioni dietetiche costituivano il risultato secondario. Sono stati valutati i livelli sierici di malondialdeide, la capacità antiossidante totale, le LDL ossidate, la glutatione perossidasi e la superossidasi dismutasi. Alla baseline non c’erano differenze fra i due gruppi in nessuno dei parametri esaminati. Sessantotto persone hanno completato lo studio (gruppo sperimentale = 33; gruppo placebo = 35). Il gruppo sperimentale ha assunto 4 compresse al giorno di estratto idroalcolico di foglie di carciofo standardizzato (450 mg.; 1.800 mg. totali), con almeno 4-5% di acido clorogenico; al gruppo di controllo sono state somministrate 4 compresse al giorno di placebo contenenti amido di mais, lattosio e cellulosa microcristallina. Il trattamento è durato 12 settimane durante le quali i partecipanti al trial sono stati invitati a non modificare la loro dieta o attività fisica e a segnalare gli eventuali effetti avversi. Le assunzioni dietetiche di energia, macronutrienti e micronutrienti non erano diverse in maniera statisticamente significativa tra due gruppi, ad eccezione dello zinco (p <0,05). La concentrazione di LDL ossidate è diminuita significativamente nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo placebo (-266,8 ± 615,9 vs -129,5 ± 591,2 ng / l; p <0,05), ma non sono stati osservati cambiamenti significativi inter- e intra-gruppo nei livelli di malondialdeide, superossidasi dismutasi, glutatione perossidasi e capacità antiossidante totale. In sostanza l’estratto di carciofo ha ridotto il livello di LDL dei soggetti con sindrome metabolica, senza effetti benefici sugli altri indici antiossidanti, evidenziando un beneficio di lieve entità sulla sindrome metabolica. Fra le limitazioni si segnalano la breve durata dello studio e l’elevata quantità di compresse assunte; pertanto, affermano gli autori, sono necessari altri studi che valutino l’utilità dei preparati a base di foglie di carciofo nel trattamento complementare della sindrome metabolica.

Fonte: Rezazadeh K, Aliashrafi S, Asghari-Jafarabadi M, Ebrahimi-Mameghani M. Antioxidant response to artichoke leaf extract supplementation in metabolic syndrome: a double-blind placebo-controlled randomized clinical trial. Clin Nutr. March 23, 2017; [epub ahead of print

 

 

 

Integratori alimentari, un mercato in crescita

red and yellow capsule pills isolated

Nonostante le ridotte previsioni di crescita dell’economia italiana, il mercato degli integratori alimentari, sia nei canali distributivi cosiddetti “tradizionali”, sia nella vendita diretta ha registrato, dal 2015 al 2016, una crescita complessiva di 6 punti percentuali, con un valore complessivo pari a 3.030.000.000 euro. Lo dicono i dati forniti congiuntamente dal Centro Studi QuintilesIMS per Integratori Italia di AIIPA e da AVEDISCO, l’Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori, che rappresenta in Italia 17 aziende che distribuiscono integratori alimentari in vendita diretta, con oltre 198.000 incaricati. Secondo questi dati, il canale che ha ottenuto il tasso di crescita maggiore è quello dei corner di super e ipermercati, con +13,4%, mentre le categorie di integratori più richiesti sono i prodotti per la tosse e il raffreddore, seguiti dagli integratori utilizzati nella modulazione dell’umore, per i disturbi del sonno e la salute dell’apparato circolatorio. «Nel nostro Paese l’impiego degli integratori alimentari presenta una diffusione in costante crescita, a conferma di quanto un uso attento e ragionato abbia benefici funzionali evidenti sullo stato di benessere dell’individuo – ha dichiarato Anna Paonessa, responsabile di Integratori Italia – La fotografia che emerge dalle due direttrici di crescita sugli integratori testimonia dunque un comparto vivace, in cui il consumatore è sempre alla ricerca d’informazioni». L’aspetto su cui riflettere maggiormente riguarda la crescita dei canali della vendita diretta, che presenta un incremento di quasi il 17%, un fatturato di 378.797.000 euro e una stima del valore del mercato Italia di circa 454.556.000 euro (anno 2016). In particolare, la vendita diretta è caratterizzata da una maggiore presenza di donne (60% vs 40%), con un’età di circa 40 anni, attente agli stili di vita; le categorie di prodotto a maggior crescita sono i multivitaminici, i prodotti per il controllo del peso e quelli per mantenere uno stile di vita attivo.

 

Gruppo Cosmetici Erboristeria, il ‘green’ tiene, anzi cresce!

La consueta Assemblea del Gruppo Cosmetici Erboristeria di Cosmetica Italia, che conta 40 aziende socie, si è svolta quest’anno (il 7 luglio scorso) senza il rinnovo delle cariche di presidenza e commissione, congelate per un anno dalla Riforma Pesenti di Confindustria, per lasciare il tempo di adeguare gli statuti. Il resoconto dell’attività del Gruppo ha evidenziato la partecipazione alle 2 fiere di riferimento, Sana e Cosmoprof, con la presenza di numerose aziende del Gruppo. Il canale erboristeria – in base ai dati del Centro Studi di Cosmetica Italia, presentati da Gian Andrea  Positano  – nel 2016 ha prodotto un valore di 430 milioni di euro e rappresenta il 4,4% del mercato cosmetico totale a livello nazionale. Le previsioni per il 1° semestre 2017 registrano un incremento pari a 2,2% del comparto, con una ripresa particolare dei canali professionali (estetiste e parrucchieri). Per quanto riguarda il fatturato ‘green’ complessivo nei canali di vendita, per il 47,9% questo è rappresentato dai monomarca e per il 22,6% dalle erboristerie tradizionali, seguono le farmacie con il 12,4%. Le categorie di prodotto vedono in cima alla classifica le creme viso che costituiscono il 30,2% del fatturato; seguono le creme corpo (27,6%) e la dermoigiene per bambini (9,8%).

Nel 2017, come ha precisato Antonio Argentieri, presidente del Gruppo, l’attività sarà incentrata su una serie di ricerche e analisi interne con l’obiettivo di chiarire i limiti e le caratteristiche del mondo ‘cosmetici green’ e le relative strategie di marketing. Nell’ambito del Sana 2017 è stato organizzato un convegno dal titolo “Quale futuro per la cosmetica green?” con la presentazione di una ricerca effettuata da Giacomo Fusina. CEO di Human Highway, rivolto proprio agli erboristi.

 

 

 

Tea Tree Oil, dall’Australia un versatile olio essenziale

4.1.1

L’olio essenziale di tea tree è l’essenza, prodotta dalla distillazione, sia ad acqua, sia in corrente di vapore delle foglie di Melaleuca alternifolia Cheel., piccolo albero spontaneo nelle paludi costiere del Nuovo Galles del Sud in Australia, ma oggi coltivato in diverse parti del mondo.

Il Tea Tree Oil, nome comunemente utilizzato per indicare quest’olio essenziale, si presenta come un liquido aromatico dal colore da giallo pallido a marrone e dalla profumazione caratteristica nonostante le piccole differenze dovute alla provenienza:

  • Tea Tree Oil australiano: è caratterizzato da un aroma  con note pepate/speziate, grossolanamente terpeniche, canforate, di menta dolce/cineolo su caratteristiche di base leggermente terrose/fenoliche; la nota finale è evanescente e in qualche modo ricorda il pepe e il legno di Guaiaco.
  • Tea Tree Oil sudafricano: quest’olio essenziale è caratterizzato da un aroma fresco, dolce, di tipo terpinolenico, con pochi suggerimenti alle note speziate e terrose dell’olio essenziale australiano; la nota finale è debole, saponosa e leggermente legnosa.

L’olio essenziale di tea tree svolge un ruolo importantissimo nella fitoterapia in virtù delle sue proprietà antisettiche e antinfiammatorie che si prestano all’applicazione in moltissime condizioni.

L’acne è una condizione comune della pelle degli adolescenti causata da disfunzioni ormonali che comportano un incremento dell’attività delle ghiandole sebacee con il sebo che rimane intrappolato sotto la cute infettandosi. L’applicazione giornaliera di olio essenziale di tea tree è in grado di ridurre in modo significativo la quantità di lesioni infiammate e non infiammate grazie alle sue proprietà antisettiche e antiinfiammatorie.

Le proprietà antimicotiche del Tea Tree Oil sono utili nel trattamento delle micosi cutanee e ungueali: nel piede d’atleta l’applicazione di una crema emolliente all’8-10% o di una soluzione al 40%, su piedi preventivamente lavati e asciugati, è in grado di eradicare l’infezione, mentre nelle micosi ungueali l’applicazione di olio essenziale puro direttamente sull’unghia aiuta a contrastare questo tipo di infezioni.

Nelle scottature e negli eritemi solari esiste una nutrita aneddotica sull’utilizzo di quest’olio essenziale grazie alle proprietà anestetiche e antisettiche che riducono notevolmente il rischio di infezioni sia delle aree ustionate, sia di quelle irritate da eritemi solari.

Le infiammazioni vaginali e vulvari, accompagnate da secrezioni, prurito e dolore, possono essere generate da numerose cause: una delle più comuni sono le infezioni da Candida albicans e Trichomonas vaginalis. L’applicazione esterna di Tea Tree Oil   sotto forma di ovuli o di tamponi si è dimostrata efficace in numerosi studi condotti fin dagli anni ’60.

L’olio essenziale di tea tree è efficace anche nel trattamento delle cistiti originate da colibatteri; il dottor Paul Belaiche, infatti, studiò a lungo l’effetto di quest’olio essenziale su donne sofferenti di cistite colibatterica cronica idiopatica giungendo a risultati significativi, con remissione totale dei sintomi in oltre il 50% dei casi.

Fonte:

Drury S. L’Olio di Tea Tree ed. Tecniche Nuove pagg. 80

Valussi M. Il Grande Manuale dell’Aromaterapia ed. Tecniche Nuove pagg.816

L’anice nella sindrome dell’intestino irritabile

I preparati a base di anice verde (Pimpinella anisum L.) sono comuni a molte medicine tradizionali, inclusa quella persiana, paese di origine di un recente studio che ne ha valutato l’attività e i benefici nella sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Negli antichi manuali di medicina persiana si riporta che l’olio di anice è utile per alcuni disturbi intestinali; il suo impiego è proseguito nei secoli ed è stato vagliato anche dalla ricerca moderna, che ne ha confermato in più casi l’efficacia. Più specificatamente, questo studio clinico randomizzato in doppio cieco a tre bracci ha inteso determinare l’efficacia e la sicurezza di olio essenziale di anice incapsulato sui sintomi dell’intestino irritabile. La ricerca ha riguardato 120 pazienti suddivisi in tre gruppi tramite randomizzazione: olio essenziale d’anice in capsule, placebo e una preparazione considerata dagli autori un controllo attivo, in quanto contenente olio di menta piperita, già dimostratosi d’aiuto nel trattamento dei sintomi gastrointestinali. I partecipanti allo studio di ciascun gruppo hanno ricevuto 3 capsule simili al giorno, per 4 settimane. L’outcome principale è stato misurato in termini di variazione dei punteggi su una scala analogico-visiva (VAS) e quello secondario è stato valutato con un questionario sulla qualità di vita validato per persone con IBS. Alla baseline non erano presenti differenze significative in termini di caratteristiche demografiche tra i tre gruppi. L’analisi ITT (intention-to-treat) ha rivelato che il 75% dei soggetti assegnati al gruppo di trattamento, il 35% del gruppo placebo e il 52,5% di quello di controllo attivo erano privi dei sintomi relativi alla sindrome dell’intestino irritabile (P <0,001). Inoltre, il prodotto a base di anice si è mostrato più efficace sia del placebo sia del controllo attivo nel miglioramento di sintomi quali disagio o dolore addominale, gonfiore, diarrea, gravità della stipsi, difficoltà di defecazione, reflusso gastroesofageo, mal di testa, stanchezza, soddisfazione complessiva e qualità della vita sia dopo 4 settimane di trattamento sia al follow-up di 2 settimane (P <0,0001). Il valore Nnt, ossia il numero di soggetti che è necessario trattare per ottenere una risoluzione completa, è stato di 4, un risultato significativo superiore rispetto agli altri due gruppi (P <0,001). Per questo gli autori concludono che l’olio essenziale di anice è risultato superiore tanto al placebo quanto al trattamento attivo nella sindrome dell’intestino irritabile, suggerendo di realizzare altri studi per individuare il principale meccanismo di azione coinvolto in queste evidenze.

Fonte: Mosaffa-Jahromi M, Lankarani KB, Pasalar M, Afsharypuor S, Tamaddon AM. Efficacy and safety of enteric coated capsules of anise oil to treat irritable bowel syndrome. J Ethnopharmacol. 2016 Dec 24;194:937-946.

 

Le piante medicinali per i disturbi della menopausa

Mature Woman Experiencing Hot Flush From Menopause

Diverse piante medicinali sono utilizzate da tempo per alleviare i tipici disturbi che si manifestano durante la menopausa e così contribuire a una migliore qualità della vita della donna e uno studio recente, al quale ha collaborato anche un centro di ricerca italiano, ha approfondito ulteriormente questo tema. Più precisamente la ricerca ha valutato i rischi e i benefici del trattamento con un preparato a base di fitoestrogeni su donne sane in fase di perimenopausa in relazione alla sindrome climaterica e alle potenzialità di prevenzione dell’aterosclerosi. Le donne che hanno partecipato allo studio, suddivise in un gruppo sperimentale e un gruppo di controllo con placebo, hanno ricevuto un preparato ricco di fitoestrogeni e contenente semi d’uva (Vitis vinifera), tè verde foglie (Camellia sinensis), luppolo (Humulus lupulus) e polvere di aglio (Allium sativum) oppure un placebo. L’andamento dei disturbi del climaterio è stato valutato con l’Indice di Kupperman e con la Utian Quality of Life Scale, mentre per la progressione dell’aterosclerosi è stato misurato lo spessore intima-media della carotide. I risultati di questa sperimentazione hanno mostrato dei cambiamenti significativi in termini di attenuazione della gravità dei sintomi menopausali per molte donne in entrambi i gruppi (p = 0,005 e p = 0,001) dopo 24 mesi di follow-up. Un’analisi dettagliata dell’Indice di Kupperman ha mostrato che il preparato vegetale aveva un effetto significativo sullo stato di nervosismo (p = 0.010), sulla astenia (p = 0.020) e sulla sensazione di formicolio alle estremità (p = 0.010). Nel gruppo sperimentale è stato inoltre osservato un miglioramento significativo dei parametri di salute (p = 0,070) ed emozionali (p = 0,060) dell’indice di Kupperman e della qualità di vita. La differenza nello spessore intima-media carotideo tra i due gruppi non è invece risultata statisticamente significativa al follow-up. Questo studio dunque ha dimostrato un lieve effetto positivo del preparato sui sintomi della menopausa indicando che l’associazione di alcune piante medicinali può determinare dei benefici sia alleviando la sindrome climaterica sia in termini di prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle donne in perimenopausa.

Fonte: Kirichenko TV, Myasoedova VA, Orekhova VA et al. Phytoestrogen-Rich Natural Preparation for Treatment of Climacteric Syndrome and Atherosclerosis Prevention in Perimenopausal Women. Phytother Res. 2017 Jun 8.

 

 

Fei: Angelo Di Muzio resta presidente

Il 10 luglio scorso a Roma si è tenuta l’Assemblea della Fei – Federazione Erboristi Italiani per il rinnovo quadriennale delle cariche sociali 2017-2021. L’Assemblea ha confermato all’unanimità Angelo Di Muzio  (nella foto) alla presidenza della Federazione. Alla vicepresidenza sono stati chiamati: Alberto Virgilio (vicario), Gabriella Cavallo, Giuseppe Giordano e Marco Tinghino. Completano il nuovo Consiglio i consiglieri: Alessandra Bianchedi, Pierfranco Bolandini, Sonia Burrai, Alessandro Catini, Liviano Cardone, Nicola Furcas, Arianna Lamberti, Marco Martino, Denis Nardin, Francesco Novetti, Andrea Passini, Edda Perin, Cristina Spada, Anja Latini (Fei Conels) e Attilio Virgilio (Fei Produzione). “La fiducia dimostrata con questa riconferma – ha commentato Di Muzio – è uno stimolo ulteriore per proseguire il lavoro di squadra che vede il Consiglio appena eletto all’insegna della continuità e della crescita con l’ingresso di sei nuovi Consiglieri, a dimostrazione della forza e del dinamismo presente all’interno della Federazione. La linea che perseguiremo sarà da un lato quella del dialogo e della più ampia collaborazione con le istituzioni per sostenere quelle azioni necessarie e legittime a tutela della professionalità degli Erboristi e a garanzia del consumatore finale; dall’altro di continuare quel percorso di stretta relazione con le Università per la valorizzazione dei nostri corsi di laurea, favorendo anche un processo imprenditoriale in tutte le sue componenti di filiera, dalla professionalità di operatore sul territorio alla produzione alla formazione continua e alla visibilità dei nostri operatori attraverso l’implementazione del Registro Nazionale Erboristi Professionisti”.