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Effetti ergogenici dello zafferano

Lo zafferano (Crocus sativus) è una fonte di fitochimici con molti benefici per la salute. Gli autori di questo studio hanno valutato la capacità dello zafferano di promuovere le prestazioni fisiche e mentali, il suo effetto ergogenico, considerando in particolare la forza muscolare, la funzione polmonare e il tempo di reazione; tutti fattori di particolare importanza per le prestazioni dell’atleta. Ventotto studenti universitari maschi sani sono stati assegnati random al gruppo con zafferano (n = 14) o a quello di controllo (n = 15). Il gruppo sperimentale ha assunto stigma di zafferano essiccato (300 mg/die per 10 giorni) e il gruppo di controllo un prodotto analogo placebo. Dopo una sessione di familiarità con i test, sono stati valutati (prima e dopo il periodo di  studio) i parametri antropometrici, i tempi di reazione (visivi e audio) e le forze massime isometriche e isotoniche su panca strumentata come pressa per gambe (“leg press”). La valutazione dei dati raccolti ha evidenziato che 10 giorni di supplementazione con zafferano sono stati in grado di aumentare significativamente la forza isometrica (10,1%; p <0.0001; dimensione dell’effetto (EF) = 0.432) e la forza isotonica (6,1%; p <0.0001; EF=0,662 ), nonché i tempi di reazione visiva (p <0.05; EF=0,217) e audio (p <0.05; EF=0,214). L’effetto ergogenico dello zafferano può contribuire ad aumentare la biogenesi mitocondriale nel muscolo e avere un effetto positivo sulla corteccia motoria, fattori che possono spiegare la migliore prestazione in termini di tempi di reazione visiva e audio. Secondo gli autori gli effetti dello zafferano possono essere correlati anche a un miglioramento della perfusione sanguigna del muscolo e alla facilitazione del trasporto di ossigeno. Ricerca realizzata da associati a: Department of Physical Education and Sports Science, University of Mohaghegh Ardabili, Ardabil, Iran.

 

Meamarbashi A, and Rajabi A. Potential Ergogenic Effects of Saffron. J Diet Suppl. 2016;13(5):522-9.

 

Uno studio clinico su valeriana e sindrome premestruale

La fitoterapia è un’opzione per le donne che soffrono di sindrome premestruale. Gli autori di questo studio hanno valutato gli effetti di un estratto di radice di Valeriana officinalis sull’intensità dei sintomi tipici della sindrome premestruale. Si è trattato di uno studio clinico in doppio cieco che ha coinvolto 100 studentesse di un’università iraniana con sindrome premestruale. Le studentesse sono state assegnate random al gruppo con valeriana o a quello con placebo. Negli ultimi sette giorni di tre cicli mestruali consecutivi le partecipanti hanno assunto, quotidianamente, due pillole con estratto di valeriana o placebo. Le pazienti hanno compilato un questionario sulle variabili demografiche e sono state sottoposte ad aggiornamento progressivo della diagnosi di sindrome premestruale; hanno inoltre compilato quotidianamente un questionario finalizzato a valutare la gravità dei sintomi. I risultati delle valutazioni, che sono state implementate prima e dopo il primo, secondo e terzo ciclo mestruale, sono stati fra loro confrontati e sottoposti ad analisi di significatività statistica. Dalla valutazione dei risultati ottenuti è emersa una differenza statisticamente significativa relativamente alla gravità dei sintomi premestruali afferenti alla sfera emotiva, comportamentale e fisica a favore del gruppo in trattamento attivo con valeriana (P <0,001). Nel gruppo di controllo non è emersa alcuna differenza significativa nelle variabili misurate. Gli autori dello studio ritengono che i risultati ottenuti dimostrino che l’estratto di radice di valeriana può ridurre i sintomi emotivi, fisici e comportamentali associati alla sindrome premestruale. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: School of Nursing and Midwifery, Tehran University of Medical Sciences, Teheran, Islamic Republic of Iran.

 

Behboodi Moghadam Z, Rezaei E, Shirood Gholami R, Kheirkhah M, and Haghani H. The effect of Valerian root extract on the severity of pre menstrual syndrome symptoms. J Tradit Complement Med. 2016 Jul;6(3):309-15.

 

Tè verde, la sua importanza, come riconoscerlo (1° parte i tè verdi cinesi).

Il tè verde è composto esclusivamente da foglie di Camellia sinensis L. che durante la lavorazione non devono subire alcuna ossidazione. Di origini cinesi, per secoli è stato consumato in varie regioni asiatiche, dal Giappone al Medio Oriente.  A livello globale è la seconda varietà di tè più diffusa: dei 2,5 milioni di tonnellate di tè che si producono a livello mondiale, infatti, il 20% è rappresentato da tè verde.

Una bevanda pregiata come il tè verde richiede un’adeguata preparazione e un’oculata scelta della materia prima. Esistono, infatti, oltre 130 tipi di questa bevanda declinati ciascuno in diverse sfumature dovute sia alle diverse provenienze, sia ai differenti metodi di coltivazione della materia prima.

Qui di seguito una breve descrizione dei principali tipi di tè verde:

  • Gunpowder: il tè verde cinese più conosciuto nel mondo, dal sapore fresco e pungente; la caratteristica principale di questo tè è la forma di piccole palline che viene data alle foglie durante la lavorazione. L’origine di questo nome (in italiano “polvere da sparo”) non è chiara: è stata messa in relazione con la somiglianza alla vera polvere da sparo e con il fatto che dalla forma appallottolata il tè “esplode” in una foglia allungata con un aroma lievemente fumoso. Il Gunpowder veniva prodotto nella zona di Shao-xing, ma dal 1990 la sua produzione si è estesa a tutta la provincia di Zhejiang e anche ad altre province (Jiangxi, Jiangsu, Anhui, Fujian, Sichuan). Oggi il Gunpowder è arrotolato a macchina, ma nelle varietà più pregiate è ancora arrotolato a mano.
  • Azzurro Neve: è un tè dai germogli arricciati naturalmente, di colore verde scuro e dal sapore fiorito con una traccia di castagne arrosto; ricco in vitamina C, è considerato uno dei tè più stimolanti.
  • Chun Mee (Eyebrow): della contea di Wu-yuan, introdotto nel 1958 a partire da una formula antica. Ha vinto numerosi premi. Prende la forma di sopracciglio mediante la tostatura. In tazza si presenta verde-giallognolo, dal sapore poco dolce che ricorda quello del Gunpowder.
  • Green Monkey: è un tè verde proveniente dal nord della provincia del Fujian, caratterizzato da un aroma persistente e un colore verde molto chiaro.
  • Tè Bianco (Pai Mu Tan): prodotto soprattutto nel sud della Cina, si tratta di un tè leggermente fermentato che in passato veniva bevuto esclusivamente alla corte imperiale. Prodotto in piccole quantità, è dunque estremamente raro e proviene soltanto dalle prime due foglie apicali della pianta. Questo tè è caratterizzato da un aroma dolce e leggermente fiorito e da un colore giallo pallido.
  • Hua Ding (Cloud and mist) è un tè tradizionale fin da quando, nel II secolo, i monaci buddisti lo coltivavano intorno al loro tempio sul monte Tian-tai (terrazza del cielo). Il lungo inverno ritarda la maturazione fornendo un tè forte. La leggenda vuole che nell’805 d.C. Saicho, un monaco giapponese in visita sul Tian-tai, si innamorò di questo tè e ne portò la pianta in Giappone cominciando la tradizione dei tè giapponesi.

Fonte:

Hsiang-Fan H, Zerbst M. Il tè verde. Ed. Tecniche Nuove pagg. 95.

 

Benefici della portulaca su pressione e glicemia in persone con diabete

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L’estratto di portulaca si ottiene dalla pianta medicinale Portulaca oleracea che viene utilizzata nell’ambito di alcune medicine tradizionali anche per le sue proprietà antidiabetiche. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato e controllato verso placebo progettato per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’estratto di portulaca nel migliorare il controllo della glicemia, la pressione sanguigna e il profilo lipidico in pazienti adulti con diabete mellito di tipo II in trattamento (al basale) con singolo ipoglicemizzante. I partecipanti allo studio sono stati assegnati random al trattamento con tre capsule di estratto al giorno o analogo regime di trattamento placebo. Al basale e alla settimana 12 sono state valutate le seguenti variabili: omeostasi del glucosio, emodinamica, profilo lipidico. Queste stesse misure sono state valutate in un sottogruppo di pazienti considerati “responder” [emoglobina glicata (HbA1c) alla settimana 12 inferiore ai valori basali; indipendentemente dal trattamento assegnato]; questo gruppo è stato ulteriormente scorporato e valutato in sottogruppi sulla base dello specifico trattamento ipoglicemizzante assunto al basale. Nello studio sono stati inclusi 63 pazienti che hanno assunto estratto di portulaca (n=31, 11 donne, età media 52,4±7,9 anni) o placebo (n=32, 11 donne, età media 58,3±10,8 anni). Dalla sperimentazione è emerso che la pressione arteriosa sistolica è diminuita maggiormente e in termini significativi nel gruppo con portulaca (-7.5±5.0 verso -0.01±0.3 mmHg, p <.0001). Nel sottogruppo responder l’emoglobina glicata è diminuita significativamente più nel gruppo con portulaca (-0,8%±0,4% verso -0,6%±0,5%, P =0.03). Sono stati riportati solo pochi e lievi eventi avversi che non differivano relativamente al trattamento assegnato. Gli autori della sperimentazione concludono osservando che l’estratto di portulaca sembra essere un trattamento coadiuvante sicuro per i pazienti con diabete di tipo 2, con benefici aggiuntivi relativamente alla riduzione significativa della pressione sanguigna sistolica in generale e della glicemia glicata nel sottogruppo dei pazienti responder. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Diabetes Unit, E. Wolfson Medical Center, Holon, Israele.

Wainstein J, Landau Z, Bar Dayan Y, Jakubowicz D, Grothe T, Perrinjaquet-Moccetti T, and Boaz M. Purslane Extract and Glucose Homeostasis in Adults with Type 2 Diabetes: A Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial of Efficacy and Safety. J Med Food. 2016;19(2):133-40.

Il succo di melagrana migliora l’osteoartrosi al ginocchio

Come noto l’osteoartrosi è uno dei più comuni disturbi muscolo-scheletrici che può portare a degenerazione articolare e può avere un forte impatto sulla qualità della vita dei pazienti. Una serie di studi in vitro e sperimentali ha suggerito che il succo di melagrana, una importante e ricca fonte di antiossidanti, può avere un ruolo protettivo sulla degenerazione osteoartrosica attraverso la mitigazione dell’infiammazione a carico della cartilagine. Allo scopo di ottenere un dato preliminare gli autori di questo studio hanno reclutato 38 pazienti con osteoartrosi al ginocchio che sono stati assegnati random al gruppo che ha assunto succo di melagrana o al gruppo di controllo. Lo studio ha avuto una durata di 6 settimane nel corso delle quali sono stati valutati i segni clinici, lo stato infiammatorio e antiossidante. I risultati sono stati valutati considerando le variazioni di punteggio dell’indice WOMAC (Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis index). Altra valutazione ha riguardato le metalloproteinasi di matrice (MMP) che si attivano grazie alla liberazione di mediatori infiammatori che partecipano al quadro eziologico dell’osteoartrosi. A livello della cartilagine articolare le metalloproteinasi sono enzimi che partecipano alla degradazione della matrice extracellulare; in particolare la metalloproteinasi di matrice 13 (MMP-13) è coinvolta in questo processo. L’analisi dei risultati ottenuti ha evidenziato che l’assunzione del succo di melagrana ha ridotto in termini statisticamente significativi il punteggio WOMAC totale (p=0,01) e quello relativo ai sottodomini rigidità (p=0.00) e funzionalità fisica (p=0,01). Inoltre, sempre nel gruppo con melagrana, sono risultati significativamente diminuiti (verso gruppo di controllo) i livelli sierici di MMP-13 (p=0,02), mentre sono risultati aumentati quelli della glutatione perossidasi (p=0,02). Gli autori della sperimentazione ritengono che, sulla base dei risultati ottenuti, si possa concludere che l’assunzione di succo di melagrana può migliorare la funzionalità fisica e la rigidità articolare, ridurre il danno alla cartilagine e aumentare lo stato antiossidante in pazienti con osteoartrosi al ginocchio.

Ghoochani N, Karandish M, Mowla K, Haghighizadeh MH, and Jalali MT. The effect of pomegranate juice on clinical signs, matrix metalloproteinases and antioxidant status in patients with knee osteoarthritis. 2016 Oct;96(13):4377-81.

 

Sangre de drago nelle ferite: uno studio clinico

Doctor bandaging a patient's foot in hospital

sangre de drago

Il sangre/sangue de drago/grado è un lattice resinoso ottenuto (incisione della corteccia) da specie di alberi tipici della foresta amazzonica (Croton spp.), , requentemente C. lechleri, come nel caso di questo studio. Viene utilizzato tradizionalmente dalla medicina popolare per trattare fratture, ferite, infiammazioni, disturbi gastrointestinali, reumatismi, disfunzioni nella circolazione del sangue e anche in patologie tumorali. Naturalmente con gradi di evidenza/aneddotica molto differenti a seconda dei disturbi/malattie in cui viene utilizzato. Anche in occidente lo si trova segnalato e commercializzato per uso topico come coadiuvante per vari disturbi e danni alla pelle. Esistono evidenze, in vitro e in vivo, relativamente alla bioattività di questa preparato su diversi meccanismi che si attivano nei processi di guarigione della pelle, in particolare nella guarigione delle ferite. Questo studio clinico è stato designato per valutare l’effetto del sangue de drago sulla guarigione delle ferite. Nello studio sono stati coinvolti 60 pazienti di età compresa tra 14 e 65 anni (31 donne e 29 uomini), che sono stati sottoposti a rimozione di marische anali (piccole masse di cute nell’area anale e peri-anale). Al basale non c’erano differenze significative fra i gruppi relativamente alle variabili demografiche (p = 0.799) e alla superficie delle ferite (p = 0.946). Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo in cui i pazienti sono stati sopposti a trattamento con crema attiva (con sangre de drago) o placebo dopo asportazione di marische (3-10 mm) tramite cauterizzazione (100 ferite complessive, 45 nel gruppo attivo e 55 in quello placebo). I pazienti sono stati valutati al 3°, 5°, 7°, 10°, 14° e 20° giorno allo scopo di monitorare il processo di guarigione e di misurare la superficie della ferita. Messi assieme e confrontati i dati ricavati dall’attività di monitoraggio, è emerso che la crema con sangre de drago ha ridotto in termini statisticamente significativi (verso placebo) la durata media della guarigione delle ferite (p = 0,0001). Gli autori ritengono che, come evidenziato da numerose ricerche, questi effetti siano da attribuirsi a principi attivi presenti nel preparato come la taspina. Aggiungono inoltre che trattandosi di un trattamento naturale, sicuro, conveniente e potente dovrebbe essere incluso fra le opzioni e risorse disponibili per promuovere la guarigione delle ferite. Infine, ritengono che studi più ampi siano opportuni allo scopo di definire un più solido profilo di efficacia e sicurezza. Il testo integrale del report che riferisce i risultati è disponibile gratuitamente via PubMed. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Pharmacognosy Department, Marine Natural Pharmaceutical Research Center, School of Pharmacy, Jundishapur University of Medical Sciences, Ahvaz, Iran.

 

Namjoyan F, Kiashi F, Moosavi ZB, Saffari F, and Makhmalzadeh BS. Efficacy of Dragon’s blood cream on wound healing: A randomized, double-blind, placebo-controlled clinical trial. J Tradit Complement Med. 2016 Jan;6(1):37-40.

 

 

Bacopa monnieri, un rimedio utile per la sfera cognitiva

Little boys playing on smartphone, indoor

La Bacopa (Bacopa monnnieri) è una pianta caratteristica della tradizione ayurvedica indiana, dove viene impiegata in molte condizioni e secondo la ricerca più recente è un rimedio utile anche per migliorare la sfera cognitiva. Chiamata anche Brahmi, è una pianta a foglie spesse che vive in ambienti umidi e fangosi dell’Asia orientale, del Sud-Est asiatico e nella parte meridionale degli Stati Uniti. Si caratterizza per le sue foglie verdi e i fiori bianchi, ed è stata utilizzata nella medicina ayurvedica per secoli, grazie alle sue proprietà curative, soprattutto riguardo alla salute mentale e alla sfera cognitiva. Recenti ricerche hanno riportato che Bacopa monnieri può migliorare le performance cognitive nelle popolazioni adulte, ma pochi studi hanno approfondito finora la sua azione in soggetti più giovani. Una recente revisione sistematica realizzata da ricercatori australiani ha valutato proprio questo aspetto, esaminando i risultati clinici e la sicurezza di questa pianta sugli aspetti cognitivi e sul comportamento di bambini e adolescenti. I ricercatori hanno dunque realizzato una ricerca nelle principali banche dati internazionali di ricerca biomedica (PubMed, Scopus, Biblioteca Cochrane, Google e CINAHL) fino ad agosto 2015 per individuare gli studi e le evidenze riguardanti l’utilizzo di preparati a base di Bacopa monnieri nelle popolazioni infantili e negli adolescenti. Non c’erano restrizioni specifiche nel disegno sperimentale dello studio. I risultati cognitivi e comportamentali sono stati poi raggruppati in costrutti convalidati e le dimensioni degli effetti sono state calcolate per tutti i dati significativi che consentivano di compiere delle comparazioni dirette. Cinque studi rispondevano ai criteri di inclusione di questa revisione. I risultati di questi trial hanno dimostrato dei miglioramenti significativi e consistenti nella sfera cognitiva del comportamento linguistico e in un certo numero di sotto-domini riguardanti la memoria. Miglioramenti significativi in termini statistici sono stati osservati anche nei domini dell’iperattività e del deficit di attenzione. I dati complessivamente hanno dimostrato dimensioni degli effetti di piccola e media entità (media d = 0,42). Anche i dati riguardanti la sicurezza e la tollerabilità della pianta erano ben riportati nell’80% degli studi presi in esame e si è visto che soltanto il 2,3% dei partecipanti ai diversi studi hanno riferito lievi effetti collaterali. Questa revisione, per concludere, mette in evidenza l’uso sicuro ed efficace di Bacopa monnieri nei bambini e negli adolescenti per migliorare alcuni aspetti cognitivi, nonché i comportamenti e le aree del deficit di attenzione. Tuttavia, specificano gli autori, sono necessari altri studi corredati da analisi statistiche rigorose per convalidare questi risultati.

Fonte: Kean JD, Downey LA, Stough C. A systematic review of the Ayurvedic medicinal herb Bacopa monnieri in child and adolescent populations. Complement Ther Med. 2016 Dec;29:56-62.

 

 

Combattere le zanzare con oli essenziali, una strategia naturale vincente

Essential oil with jasmine flower and vanilla

Le zanzare (Culicidae) sono una famiglia di insetti dell’ordine dei Ditteri che conta circa 3540 specie e ne costituisce il gruppo più numeroso.

Caratteristica generale propria delle zanzare è la capacità del particolare apparato boccale, presente esclusivamente nelle femmine, di pungere altri animali e prelevarne i fluidi vitali, ricchi di proteine necessarie per completare la maturazione delle uova. La presenza di diverse specie ematofaghe, associate all’uomo e agli animali domestici e in grado di trasmettere alla vittima microrganismi patogeni, attribuisce a questi insetti una posizione di primaria importanza sotto l’aspetto medico-sanitario.

La famiglia delle zanzare è rappresentata in tutte le regioni zoogeografiche della Terra, con una maggiore concentrazione di specie nelle regioni tropicali; in Italia è segnalata la presenza di poco più di 60 specie, appartententi essenzialmente ai generi CulexAnophelesOchlerotatus e Aedes.

I Culicidae sono considerati il raggruppamento sistematico di maggiore importanza, sotto l’aspetto medico-sanitario, nell’ambito della classe degli insetti, soprattutto per l’ampia diffusione della famiglia, la stretta correlazione di alcune specie con l’uomo e l’emergenza sanitaria, su scala planetaria, rappresentata da alcune malattie di larga diffusione i cui agenti patogeni sono trasmessi proprio da specie appartenenti a questa famiglia.

La puntura delle zanzare non è di per sé particolarmente dannosa: la saliva provoca infatti un effetto rubefacente e una reazione allergica cutanea che si manifesta sotto forma di irritazione cutanea di gravità variabile secondo il grado di sensibilità dell’individuo.

Le zanzare, tuttavia, sono tristemente associate ad aree umide di difficile antropizzazione e considerate malsane proprio in virtù della maggiore incidenza delle malattie trasmesse da questi insetti, al punto di determinare l’evoluzione, nella specie umana, di emopatie congenite quali l’anemia falciforme, la talassemia, il favismo, diffuse in aree interessate dalla malaria come mezzo naturale di difesa anche dopo l’eradicazione del Plasmodium falciparum. 

Gli oli essenziali costituiscono una strategia naturale di contrasto alla proliferazione delle zanzare sia a livello di lotta diretta, molti oli essenziali sono infatti dotati di attività insetticida, sia a livello di lotta indiretta, altri oli essenziali risultano sgraditi alle zanzare che quindi tendono a non avvicinarsi e a non attaccare:

  • Olio essenziale di geranio: (Pelargonium graveolens L.) si presenta come un liquido di colore da verde pallido a giallo bruno contenente fino al 70% in alcoli, (soprattutto citronellolo e geraniolo, con minori quantità di linalolo, α- terpineolo) ed esteri (fino al 20-30%). Quest’olio essenziale è dotato di una forte capacità insetticida sia su adulti, sia su larve, unita a una buona attività fagodeterrente dovuta al linalolo.
  • Olio essenziale di timo: (Thymus vulgaris L.) è un liquido denso, dal giallo al rosso più o meno scuro, rugginoso e dall’odore erbaceo, terpenico e secco, la cui nota finale è forte, erbacea, aromatica e medicinale. Quest’olio essenziale è dotato di una spiccata attività antiovideponente nei confronti di zanzare appartenenti al genere Aedes, oltre a capacità insetticide dirette, essenzialmente dovute al timolo, nei confronti di zanzare del genere Culex.
  • Olio essenziale di basilico: (Ocimum basilicum L.) gli oli essenziali di basilico sono generalmente limpidi, da giallo pallido a giallo-verde, dal profumo molto variabile a seconda delle provenienze. L’olio essenziale ha mostrato buona attività tossica, unita a una elevata capacità fagodeterrente  nei confronti di diverse specie di zanzare.

Fonte:

Valussi M. Il Grande Manuale dell’Aromaterapia ed. Tecniche Nuove pagg. 816

Preparati a base di ginseng e problematiche cardiache

Una recente rassegna sistematica con metanalisi realizzata da ricercatori cinesi ha vagliato l’azione del ginseng cinese nelle problematiche cardiache e in particolare la sua attività in soggetti con angina pectoris instabile. Il genere Panax L., come noto, comprende diverse specie che crescono in territori differenti. Il ginseng coreano, Panax ginseng C.A. Meyer, cresce in Corea, Giappone e nella Provincia Cinese di Jilin, quello americano, Panax quinquefolius L., è tipico degli Stati Uniti e del Canada. Il Panax notoginseng (Burk) è diffuso nelle province cinesi di Yunnan e Guangxi. La rassegna sistematica è stata condotta secondo i criteri stabiliti dal manuale della Cochrane ed è stata effettuata l’analisi dei dati usando il RevMan versione 5.3. E’ stata preliminarmente fatta una ricerca nelle principali banche dati medico-scientifiche sia internazionali (PubMed, Cochrane Library, Embase, MEDLINE), sia cinesi (Chinese national knowledge infrastructure – CNKI, Wanfang data e Chinese Biomedical Literature Database – SinoMed) per individuare gli studi clinici randomizzati e controllati condotti su preparazioni a base di P. notoginseng che riguardassero l’angina pectoris instabile, senza preclusioni circa il genere e la lingua. Le misure di risultato includevano la mortalità per tutte le cause, la mortalità cardiaca, gli eventi cardiovascolari, la sintomatologia propria di questo problema, il miglioramento riscontrato a livello di elettrocardiogramma e gli eventi avversi. Sono stati trovati in letteratura diciotto trial clinici rispondenti ai parametri della rassegna e che riguardavano complessivamente 1.828 persone, anche se non sempre di buona qualità metodologica. Sono stati osservati una riduzione degli eventi cardiovascolari (RR:0.35; IC al 95%:0.13 – 0.94), il miglioramento dei sintomi associati all’angina pectoris (RR:1.23; IC al 95% 1.18 – 1.29), miglioramenti a livello di elettrocardiogramma (RR:1.22; IC al 95% 1.15 – 1.28) e una riduzione nella frequenza del problema in esame (MD:-1.48; IC al 95% -2.49 -0.48). L’effetto dei preparati di origine vegetale sulla mortalità cardiaca e sulla durata dell’angina pectoris non sono stati significativi ai fini statistici. La conclusione degli autori è che Panax notoginseng apporta benefici sul piano clinico alle persone che presentano questo importante problema cardiaco e che i risultati ottenuti con questa ricerca potranno avere conseguenze rilevanti sulle attività cliniche future.

Fonte: Song H, Wang P, Liu J, Wang C. Panax notoginseng Preparations for Unstable Angina Pectoris: A Systematic Review and Meta-Analysis. Phytother Res. 2017 Jun 20.

 

Settore cosmetico: ottimi i risultati di negozi specializzati e monomarca

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I dati dell’Indagine Congiunturale di Cosmetica Italia relativi alle stime per il 2017 confermano la crescita del fatturato globale del settore cosmetico. I dati di chiusura del 2016 registravano infatti un valore di 10,5 miliardi e per il 2017 si prevedono cifre che si avvicinano agli 11 miliardi di euro. Rimane positivo anche l’impatto dell’export, per il quale si stima una crescita del 9,5% di qui a fine anno. «In un panorama macroeconomico ancora incerto per l’economia italiana – racconta il presidente di Cosmetica Italia, Fabio Rossello l’industria cosmetica nazionale ribadisce la propria competitività, confermando gli investimenti in innovazione, ricerca e allargamento della capacità produttiva, per conservare il proprio primato a livello internazionale». I canali professionali sono in crescita da alcuni mesi e per il 2017 si prevede una chiusura vicina a un +2%. A fare da traino per la grande distribuzione sono invece i monomarca e gli spazi specializzati casa-toilette, che hanno registrato incrementi superiori al 6%. Corre anche l’e-commerce, che incide in maniera consistente sul segmento delle vendite dirette, per le quali si prevede una crescita di 8,5 punti percentuali. Nel 2017 il Centro Studi di Cosmetica Italia ha avviato una rilevazione sui cosmetici a connotazione naturale. Il green ha registrato un valore di 950 milioni di euro di fatturato, che copre circa il 9% del fatturato totale del settore cosmetico. I dati preconsuntivi relativi al I semestre del 2017 segnano una piccola crescita per i canali dell’erboristeria (+0,8%) e della farmacia (+0,5%). Soffrono invece le vendite in profumeria, che riportano un lieve calo dello 0,5%.