Uno studio clinico randomizzato in doppio cieco controllato verso trattamento attivo (omeprazolo) ha valutato l’efficacia di una formulazione a base di mirto (Myrtus communis) sul reflusso gastroesofageo. Lo studio è durato 6 settimane e ha coinvolto 45 persone, assegnate con criterio casuale a uno dei tre gruppi sperimentali: 1000 mg/die di estratto acquoso liofilizzato di bacche di mirto (gruppo A), 20 mg/die di omeprazolo (gruppo B) e omeprazolo + estratto di mirto (gruppo C). I risultati sono stati valutati considerando la variazione dei punteggi relativi alla scala sintomatica sul reflusso gastroesofageo FSSG. Il lavoro ha mostrato che in tutti i gruppi sono diminuiti in modo significativo rispetto ai valori basali sia i punteggi relativi alla componente dispeptica sia a quella di reflusso. Sono stati rilevati cambiamenti significativi anche nei punteggi FSSG relativi ai sintomi di dispepsia simil-motoria e di reflusso acido. E’ uno studio pilota e pertanto per definire meglio il profilo di efficacia del trattamento si richiedono altri studi con un disegno sperimentale più strutturato e con una maggiore numerosità campionaria, precisano gli autori.
Fonte: Zohalinezhad ME, Hosseini-Asl MK, Akrami R, Nimrouzi M, Salehi A, Zarshenas MM. Myrtus communis L. Freeze-Dried Aqueous Extract Versus Omeprazol in Gastrointestinal Reflux Disease: A Double-Blind Randomized Controlled Clinical Trial. J Evid Based Complementary Altern Med. 2016 Jan;21(1):23-9.




Il consumo regolare di mirtilli, frutti di bosco ricchi in polifenoli, contribuisce a ridurre in modo significativo i livelli di colesterolo LDL e ad aumentare quelli di colesterolo HDL. Lo afferma un nuovo studio pubblicato su Nutrition Research. Lo studio ha coinvolto 36 uomini e donne sani che hanno consumato 150 g di mirtilli al giorno per sei settimane; a seguito di ciò è stata osservata una diminuzione statisticamente significativa dei livelli di colesterolo totale (6%), LDL (7%) e dei trigliceridi (27%), mentre i livelli di colesterolo HDL sono aumentati del 6%. Oltre ai miglioramenti del profilo lipidico del sangue, il consumo di mirtillo risulta associato anche a miglioramenti nei livelli di glucosio ematico (9%), albumina (5%) e gamma-glutamiltransferasi nel fegato (9%) rispetto ai livelli registrati all’inizio dello studio (baseline). Quando i partecipanti allo studio sono stati divisi in base al genere, sono stati osservati miglioramenti significativi di tutti i parametri misurati negli uomini, fatta eccezione per il colesterolo LDL, che è leggermente aumentato. Lo studio non prevedeva un gruppo di controllo e questo aspetto viene indicato come un limite dagli stessi autori. “Questa ricerca dimostra che anche un breve periodo di consumo regolare di mirtilli selvatici interi è associato a un miglioramento del profilo lipidico nell’uomo. I risultati ottenuti confermano l’ipotesi alla base del protocollo stesso che il consumo di mirtilli può avere effetti benefici sulla riduzione del rischio cardiovascolare, diminuendo colesterolo LDL e trigliceridi e aumentando il colesterolo HDL”, hanno concluso i ricercatori.
L’invecchiamento è un processo complesso e progressivo che implica il deterioramento fisiologico e metabolico di tutti gli organi e dell’organismo nel suo complesso. Le malattie cardiovascolari sono una delle cause più comuni di mortalità e morbilità tra gli anziani in tutto il mondo. La maggior parte dei disturbi cardiovascolari legati all’età, tuttavia, può essere influenzata da comportamenti modificabili, come una dieta sana ricca di frutta e verdura, l’abbandono del fumo, una maggiore attività fisica e la riduzione dello stress. In particolare il ruolo della dieta nella prevenzione di vari disturbi è un fattore consolidato che svolge un ruolo sempre maggiore nella popolazione geriatrica. La melatonina, una molecola naturale secreta dall’epifisi, è una indolamina alla quale sono attribuite molteplici azioni, tra cui quella antiossidante, e che è stata individuata in un ampio numero di specie vegetali, tra cui prodotti vegetali commestibili (vino, olio d’oliva, birra ecc.) e piante medicinali. Un gruppo di ricercatori, anche italiani (Università degli studi di Brescia), in questa rassegna pubblicata sulla rivista Ageing Res Rev, fa notare che la melatonina, assunta da fonti alimentari o tramite supplementazione, può apportare benefici salutistici correlati alle sue molteplici proprietà ed è in grado di contrastare varie condizioni patologiche. Fra queste quelle legate ai disturbi cardiovascolari, processi di carcinogenesi, malattie neurologiche e dell’invecchiamento. La rassegna presenta dunque una sintesi delle attività della melatonina contro le alterazioni e i problemi cardiaci legati all’età, con un focus particolare sull’infarto del miocardio e sul danno cardiaco da ischemia/riperfusione.
La sindrome metabolica (SM), una condizione caratterizzata da obesità centrale, ipertensione e alterazioni nel metabolismo del glucosio e dell’insulina, è collegata a un aumento del rischio sia del diabete di tipo 2 sia di malattie cardiovascolari. Il Coenzima Q10 (CoQ10), una sostanza presente in ogni cellula del corpo umano, è essenziale nei processi per la produzione di energia cellulare. E’ stato osservato che il livello di questa sostanza diminuisce con l’età e in particolare con l’uso di statine e ciò potrebbe spiegare fra l’altro i dolori muscolari e il senso di debolezza che alcune persone riportano come effetto collaterale di quei farmaci. Il CoQ10 ha inoltre funzioni antiossidanti. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista indicizzata in PubMed European Journal of Nutrition, la supplementazione per otto settimane di 100 mg di CoQ10 è associata a un miglioramento della concentrazione plasmatica della capacità antiossidante totale (TAC). Hanno partecipato allo studio 60 persone di età compresa tra 40 e 85 anni che presentavano sindrome metabolica e che sono state assegnate in modo casuale a ricevere il CoQ10 o un placebo per otto settimane. Il lavoro, realizzato da ricercatori dell’Università di Medicina di Kashan (Iran), ha inoltre rilevato che la supplementazione di CoQ10 è associata a miglioramenti significativi dei livelli di insulina sierica, di insulino-resistenza (misurata mediante valutazione del modello omeostatico: HOMA-IR) e la funzione delle cellule beta (HOMA-B). I risultati hanno mostrato fra i partecipanti al gruppo sperimentale miglioramenti significativi nei livelli di insulina, HOMA-IR e HOMA-B; si è rilevata inoltre la tendenza a migliori livelli di glutatione e un calo di quelli di malondialdeide, un marker di stress ossidativo. Non sono state osservate variazioni nei livelli di glucosio ematico a digiuno e dei livelli di colesterolo dei marcatori di infiammazione.


Marco Testa (Vemedia Pharma Srl) è il nuovo Presidente FederSalus, Associazione Nazionale Produttori e Distributori di Prodotti salutistici. Laureato in Business Administration e in Economia e Commercio, ha conseguito un MBA e un Dottorato in Business & Management, a indirizzo farmaco-economico, presso l’Università di Torino. Vanta una ventennale esperienza, in ruoli di crescente responsabilità, in ambito farmaceutico e healthcare, maturata in importanti gruppi multinazionali del settore. Ha ricoperto la carica di Vicepresidente FederSalus dal 2015 e di Consigliere delegato alla comunicazione e media relations dal 2014. Nel corso del suo mandato, Marco Testa sarà affiancato dai Vicepresidenti Antonino Santoro (Difass Srl) e Andrea Costa (SIIT Srl). Riconfermati nel Consiglio Direttivo Franco Bianco (Equilibra Srl), Walter Bertin (Labomar Srl), Floriana Raso (Loacker Remedia Srl), Cristina Tosi (Pegaso Srl) cui si aggiungono i nuovi eletti Francesco Nicotra (EPO Srl), Alessandro Sertorio (Farmaceutici Procemsa Spa), Andrea Zanardi (Meda Pharma Spa/Mylan Spa) Cinzia Pranzoni (Pasquali Srl). Rosanna Zancani (Scharper Spa) rieletta nel ruolo di Tesoriere. I prossimi anni saranno all’insegna della continuità del percorso intrapreso per affermare una nuova categoria di prodotto, a metà strada tra il farmaco e l’alimento, di cui va riconosciuta una specifica identità regolatoria anche a beneficio del Sistema Sanitario Nazionale.
Il tema degli odori sarà al centro della conferenza organizzata a Pisa dall’associazione “Amici dei Georgofili” e che si svolgerà il 19 dicembre prossimo, alle 17:00, presso la Gipsoteca di Piazza S. Paolo all’Orto a Pisa. A parlare di questo affascinante tema sarà il Prof. Paolo Pelosi, che è stato docente e ricercatore di chiara fama presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa. L’aroma di cornetti appena sfornati e del caffè tostato ci guidano prepotentemente verso una pasticceria. Il maschio di una farfalla svolazza frenetico in cerca della femmina. Che cosa hanno in comune questi fenomeni? Molto più di quanto sospetteremmo, se li osservassimo a livello microscopico. In ambedue i casi siamo difronte a fenomeni di riconoscimento molecolare: proteine specifiche situate all’interno del nostro naso o sulle antenne di un insetto svolgono il compito di decifrare i messaggi criptati nelle strutture chimiche di odori e feromoni ed inviarli al cervello. Senza che ce ne rendiamo conto, l’olfatto influenza le nostre scelte alimentari, ci spinge inesorabilmente verso quella pasticceria e ci fa spendere tanto per un vino d’annata. Certamente, senza la percezione degli odori ci mancherebbero molte delle gioie e dei piaceri quotidiani, ma non avremmo problemi di sopravvivenza. Diverso è il ruolo dell’olfatto nella maggior parte degli altri animali. Dai mammiferi agli insetti, dai pesci ai serpenti, l’olfatto è essenziale per riconoscere il partner della propria specie, individuare la preda o sfuggire al predatore, selezionare il cibo ed evitare situazioni di pericolo. Decifrare il codice olfattivo di una specie animale può essere eccitante come riuscire a leggere una scrittura antica e, come il mitico Re Salomone, ci fornisce uno strumento per ascoltare i messaggi amorosi delle farfalle o le informazioni che si scambiano le api e le formiche nelle loro comunità.


