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Massaggio con i Fiori di Bach

Closeup shot of Lonicera - Honeysuckle flower

massaggio con i Fiori di Bach

Flower-Massage® – Massaggio con i Fiori di Bach. A Bologna nei giorni  11 e 12 Novembre 2017. Con il corso si acquisisce la qualifica internazionale di Practitioner, la concessione  d’uso del Marchio e dopo supervisione la possibilità di Iscrizione al Registro Internazionale.

Per informazioni: www.flowermassage.it  – info.sif@libero.it – Cell. 333/3857130

Effetti degli oleoliti di achillea su idratazione, pH e indice di eritema

pink inflorescence herb (Achillea millefolium) on white background

Gli estratti di achillea (Achillea millefolium) in olio di oliva o girasole sono stati ampiamente utilizzati dalla medicina tradizionale contro i disturbi infiammatori e per favorire la guarigione delle ferite della pelle. Gli autori di questo studio (randomizzato e in doppio cieco) hanno valutato gli effetti dell’oleolito di achillea nel trattamento di disturbi della pelle in condizioni sperimentali. I partecipanti allo studio sono stati sottoposti a dosi irritanti di laurilsolfato sodico, con successiva valutazione in vivo di parametri biofisici come l’indice di eritema (IE), la capacitanza (misura tra l’altro l’idratazione cutanea) e il pH. Scopo della sperimentazione era anche di indagare se i diversi oli presentavano dei vantaggi e se il metodo di estrazione poteva influenzare l’attività desiderata. L’attività osservata è stata valutata anche in connessione al profilo chimico degli estratti studiati e alle loro proprietà antiossidanti. Lo studio ha consentito di valutare gli effetti anti-infiammatori dell’applicazione di oleoliti di achillea (per 7 giorni) su pelle irritata artificialmente. Il profilo chimico dei campioni esaminati è stata ottenuta applicando metodi HPLC e UHPLC-MS; le proprietà antiossidanti sono state valutate tramite test FRAP (Ferric Reducing/Antioxidant Power). Dalla sperimentazione è emerso che l’applicazione degli oleoliti è stata in grado di ripristinare il pH ottimale e l’idratazione della pelle, allineandoli a quelli misurati prima dell’induzione dell’irritazione. Considerando l’indice di eritema, le applicazioni sono state in grado di ristabilire i valori basali, senza differenze significative dopo applicazione di 3 o di 7 giorni. Secondo gli autori, i risultati ottenuti dimostrano che gli oleoliti di achillea hanno esercitato una evidente attività antinfiammatoria. Tutti i parametri cutanei valutati nel corso dello studio (capacitanza, pH e IE) sono stati riportati ai valori basali dopo il trattamento di 3 e 7 giorni con gli estratti testati e, gli oleoliti di achillea, potrebbero quindi essere utilizzati come fitopreparati promettenti per applicazioni dermatologiche, come agenti anti-infiammatori con impatto positivo sul pH della pelle e sulla sua idratazione. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Institute for Medicinal Plant Research “Dr Josif Pančić”, Belgrado, Serbia.

 

Tadić V, Arsić I, Zvezdanović J, Zugić A, Cvetković D, and Pavkov S. The Estimation of the traditionally used yarrow (Achillea millefolium L. Asteraceae) oil exstract with anti-inflamatory potential in topical application. J Ethnopharmacol. 2017Feb2 [Epub];

 

La curcumina nelle malattie della pelle

Turmeric root and powder on white background

La curcuma (Curcuma longa) è una spezia che viene comunemente utilizzata in tutto il mondo e si è rivelata avere attività antinfiammatoria, antimicrobica, antiossidante e proprietà anti-neoplastiche. Una serie di evidenze crescenti mostrano che un componente attivo della curcuma, la curcumina, può essere utilizzato come fitomedicina per trattare una varietà di malattie dermatologiche. Gli autori di questa revisione sistematica della letteratura scientifica si sono posti l’obiettivo di esaminare, nel loro insieme, gli studi che hanno testato l’efficacia dell’applicazione topica e dell’assunzione orale di curcuma/curcumina per modulare la salute e le funzioni della pelle. Sono state fatte ricerche sui database Embase e PubMed allo scopo di individuare gli studi clinici che avevano indagato gli effetti sopra richiamati. Sono stati individuati 234 articoli; nella revisione stati inclusi i risultati di 18 studi che rientravano nei criteri di inclusione stabiliti per la revisione. 9 studi hanno valutato gli effetti dell’ingestione di curcuma/curcumina, 8 studi gli effetti topici e uno studio entrambi. Gli effetti della curcuma/curcumina sono stati valutati relativamente a queste malattie della pelle: acne, alopecia, dermatite atopica, fotoinvecchiamento della pelle del viso, lichen planus orale, prurito, psoriasi, radiodermite e vitiligine. Complessivamente 10 studi hanno registrato un miglioramento statisticamente significativo nella gravità della malattia della pelle nel gruppo trattato con curcuma/curcumina (verso gruppo di controllo). Uno studio sull’acne ha evidenziato che coloro che avevano ricevuto sia trattamento topico che orale presentavano il maggiore beneficio; uno studio ha valutato gli effetti sull’eczema di una crema con curcuma (e altri ingredienti) e ha registrato significativi effetti benefici su sintomi e segni come arrossamento, desquamazione, ispessimento e prurito. In due studi clinici con curcumina C3 Complex in pazienti con lichen planus orale il dosaggio di 2000 mg/die non ha comportato alcuna differenza verso placebo; mentre un dosaggio assai più elevato (6000 mg/die) ha indotto cambiamenti significativi nel gruppo di trattamento verso placebo. Uno studio che ha coinvolto pazienti in dialisi con prurito uremico ha testato l’assunzione di 1500 mg/die di curcuma, standardizzato in curcumina, per 8 settimane e ha registrato una diminuzione significativa del prurito uremico e una diminuzione significativa della proteina C-reattiva a elevata sensibilità (un marcatore infiammatorio). In pazienti con prurito cronico 1 g/die di curcumina per 4 settimane ha determinato una diminuzione significativa del prurito e un aumento degli antiossidanti endogeni (verso controllo). Un gel (1% curcumina) ha avuto effetti benefici sulla psoriasi e 6 g/die di curcumina C3 Complex hanno determinato un miglioramento significativo della dermatite da radiazioni in pazienti con tumore sottoposti a radioterapia. Gli autori concludono la loro revisione scrivendo che, nel complesso, ci sono evidenze preliminari che preparati a base di curcuma/curcumina, sia applicati per via topica che assunti oralmente, possono indurre benefici terapeutici per la salute della pelle. Gli studi finora realizzati presentano però una serie di limitazioni qualitative (solo 6 studi hanno ottenuto un punteggio massimo sulla scala di Jadad di 5) e sono quindi necessari studi più strutturati e ampi per meglio valutare il reale profilo di efficacia per ognuna delle malattie considerate. Revisione della letteratura realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Department of Dermatology, University of California, Sacramento, CA, USA.

 

Vaughn AR. Branum A, Sivamani RK. Effects of Turmeric (Curcuma longa) on Skin Health: A Systematic Review of the Clinical Evidence.  Phytother Res. 2016 Aug;30(8):1243-64.

 

Nuovi studi sull’efficacia dello zenzero

Negli ultimi anni sono stati realizzati numerosi studi clinici sull’efficacia dello zenzero in varie malattie e disturbi. Gli autori di questa revisione sistematica e meta-analisi si sono posti l’obiettivo di valutare gli studi clinici che hanno indagato gli effetti dello zenzero sui livelli sierici di proteina C-reattiva (CRP; marker infiammatorio), sul profilo lipidico e sulla glicemia. Sono state fatte ricerche su banche dati biomediche come PubMed-MEDLINE, Web of Science, Cochrane Database e Google Scholar e sono stati estrapolati gli studi pertinenti fino a luglio 2016. La sintesi dei dati quantitativi è stata ottenuta implementando un modello di meta-analisi ad effetti casuali; allo scopo di valutare la qualità degli studi è stata fatta l’analisi di sensibilità ed è stata valutata l’eterogeneità attraverso test di inconsistenza (I²). Sono stati individuati complessivamente 265 articoli e dopo opportune selezioni ne sono stati selezionati 9 che, per compatibilità dei dati, erano ammissibili alla meta-analisi. Dalla meta-analisi è emersa una riduzione statisticamente significativa delle concentrazioni sieriche di CRP dopo supplementazione con zenzero [differenza media pesata (WMD) -0.84 mg/L (intervallo di confidenza 95% fra -1.38 e -0.31; I2 56,3%)]. Le WMD per la glicemia a digiuno e per l’emoglobina glicosilata (HbA1c) erano rispettivamente -1.35 mg/dl (IC95% fra -2,04 e -0,58; I2 12,1%) e -1,01 (IC95% fra -1.28 e -0.72; I2 9,4% ). Infine, i livelli delle lipoproteine ​​ad alta densità e i trigliceridi sono risultati significativamente migliorati dopo la somministrazione di zenzero, rispettivamente 1.16 mg/dl (IC95% fra 0,52 e 1,08; I2 12,3%) e -1,63 mg/dl (IC95% fra -3,10 e -0,17, I2 8,1%). L’analisi di sensibilità ha rivelato che i risultati erano robusti, di una certa affidabilità. Sono state fatte stime di meta-regressione a effetti casuali al fine di indagare gli effetti dose-risposta ed è emerso che i cambiamenti dei livelli sierici di CRP erano indipendenti dal dosaggio della supplementazione con zenzero (-0.20, IC95% fra -0,95 e 0,55; p = 0.60). I risultati di questa meta-analisi suggeriscono che la supplementazione con zenzero riduce significativamente i livelli sierici di CRP, migliora gli indici glicemici e il profilo lipidico. Allo scopo di rafforzare questo risultato, per il futuro sono opportuni studi clinici controllati con grandi dimensioni del campione e follow-up a lungo termine. Revisione e meta-analisi realizzata da associati a: Key State Laboratory of Molecular Developmental Biology, Institute of Genetics and Developmental Biology, Chinese Academy of Sciences, Beijing, Cina.

 

Mazidi M, Gao HK, Rezaie P, and Ferns GA. The effect of ginger supplementation on serum C-reactive protein, lipid profile and glycaemia: a systematic review and meta-analysis. Food Nutr Res. 2016;6032613.

Impiego dell’ortica nel diabete di tipo II

Lo stress ossidativo gioca un ruolo importante nello sviluppo delle complicanze del diabete, comprese le complicazioni micro-vascolari e macro-vascolari. L’ortica (Urtica dioica) è stata utilizzata nell’ambito della medicina tradizionale come un rimedio ipoglicemizzante e per le sue proprietà anti-infiammatorie. Gli autori di questo studio si sono posti l’obiettivo di valutare gli effetti dell’estratto idroalcolico di U. dioica sui lipidi ematici, sugli enzimi epatici e sui livelli di ossido di azoto (NO) in pazienti con diabete mellito di tipo 2. Nello studio sono state coinvolte 50 donne (48 lo hanno completato) con diabete di tipo 2, che sono state assegnate random al gruppo con trattamento attivo (estratto idroalcolico di Urtica dioica) o a quello di controllo con placebo. Prima e dopo 8 settimane di trattamento sono stati misurati i livelli sierici biochimici di FPG (glicemia a digiuno), TG (trigliceridi), SGPT (transaminasi glutammico piruvica), SGOT (transaminasi glutammico-ossalacetica), HDL (lipoproteine ad alta densità), LDL (lipoproteine a bassa densità), SOD (superossido dismutasi) e NO (ossido nitrico). Dalla sperimentazione è emerso che nel gruppo di intervento attivo i livelli di glicemia a digiuno (p<0.01), TG (p<0.05) e SGPT (p<0.05) sono diminuiti significativamente, mentre quelli di HDL (p<0.05), NO (p<0.01) e SOD (p<0.05) sono aumentati significativamente (verso controllo). Gli autori della sperimentazione concludono osservando che i risultati ottenuti incoraggiano l’utilizzo dell’estratto idroalcolico di U. dioica come agente antiossidante per il trattamento coadiuvante del diabete; il trattamento può contribuire a far diminuire fattori di rischio cardiovascolare e altre complicazioni in pazienti con diabete mellito. I risultati della ricerca sono visionabili integralmente e gratuitamente via PubMed. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Department of Basic Sciences, Islamic Azad University Damghan Branch, Damghan, Iran.

 

Amiri Behzadi A, Kalalian-Moghaddam H, and Ahmadi AH. Effects of Urtica dioica supplementation on blood lipids, hepatic enzymes and nitric oxide levels in type 2 diabetic patients: A double blind, randomized clinical trial. Avicenna J Phytomed. 2016;6(6):686-695.

 

Henné non solo per i capelli: attività antifungina come collutorio

Moroccan henna leaves and powder on white background

Siamo abituati a considerare l’henné (Lawsonia inermis) solo per le sue proprietà coloranti i capelli ma, nei paesi d’origine, i preparati a base di questa pianta sono utilizzati anche con altre modalità, ad esempio come collutorio per il mal di gola e per l’igiene orale. Esistono diversi studi in vitro che hanno documentato l’attività antifungina dell’henné, ma mancano adeguati studi clinici. Gli autori di questo studio hanno valutato l’efficacia antimicotica dell’estratto etanolico grezzo di Lawsone comparato verso collutorio Listerine in persone con diabete e portatori di dentiera. Nello studio sono state coinvolte 60 persone che sono state assegnate random al gruppo con collutorio a base di henné (n=30) o al gruppo con collutorio Listerine (n=30). I partecipanti sono stati resi edotti sulla più appropriata tecnica di risciacquo da attuare durante lo studio. Alla baseline tutti i partecipanti sono stati trattati con acqua distillata e sono stati determinati i valori basali di unità formanti colonie (CFU) di specie Candida. Successivamente sono stati raccolti campioni 1 ora e 1 settimana dopo i rispettivi trattamenti e, ulteriormente, è stato indicato loro di utilizzare i collutori assegnati due volte al giorno con un volume di 5 ml/risciacquo per 30 secondi; sono state quindi rivalutate le CFU. Dalla sperimentazione è emerso che il collutorio con Lawsone ha mostrato un’attività antifungina superiore a quella del collutorio Listerine, essendo stata l’henné più efficace nel ridurre CFU a 1 ora e a 1 settimana (p <0,01). Sono stati inoltre valutati anche i sintomi soggettivi come gusto e olfatto ed è emersa una maggiore gradevolezza per il collutorio con henné (p <0,01). Infine, la sensazione di bruciore è risultata maggiore con il collutorio Listerine. Gli autori dello studio concludono osservando che in questo studio l’estratto di henné utilizzato come collutorio ha rivelato un’attività antifungina superiore a quella indotta dal collutorio Listerine. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Department of Oral Medicine and Radiology, Pacific Academy of Higher Education and Research University , Udaipur, Rajasthan, India.

 

Sujanamulk B, Chintamaneni R, Chennupati A, Nahar P, Chaluvadi RS, Vemugunta R, and Prabhat MV. Evaluation of Antifungal Efficacy of Ethanolic Crude Lawsone and Listerine Mouthwash in Uncontrolled Diabetics and Denture Wearers – A Randomized Clinical Trial. J Clin Diagn Res. 2016Jun;10(6):ZC90-5.

Osteoartrosi del ginocchio: la bardana può migliorare l’infiammazione e lo stress ossidativo

Girl with sore foot on gray background

Fra gli utilizzi tradizionali della bardana c’è anche la prevenzione e il trattamento dell’osteoartrosi. Gli autori di questo studio hanno esaminato l’effetto della tisana con radice di bardana sui marker infiammatori e sugli indicatori di stress ossidativo in pazienti con osteoartrosi del ginocchio. Nello studio, della durata di 42 giorni, sono stati coinvolti 36 pazienti (10 uomini e 26 donne) con osteoartrite del ginocchio, di età compresa tra 50-70 anni, afferenti presso il dipartimento di riabilitazione di una struttura universitaria di Tabriz e in trattamento con paracetamolo e glucosamina. I pazienti sono stati assegnati random ai trattamenti. Il gruppo di intervento ha assunto giornalmente tre tazze di tisana di radice di bardana (ogni tazza contenente 2 g/150 ml di acqua bollita) mezz’ora dopo il pasto; il gruppo di controllo ha invece assunto giornalmente tre tazze di sola acqua. Durante la sperimentazione sono state valutate le misure antropometriche e una serie di marcatori infiammatori come la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) e l’interleuchina-6 (IL-6) e indicatori di stress ossidativo come la capacità antiossidanti totale (TAC), la glutatione perossidasi (GPX), la superossido dismutasi (SOD) e sostanze reattive per l’acido tiobarbiturico (TBAR). Dalla sperimentazione è emerso che la tisana di radice di bardana ha diminuito in modo significativo i livelli sierici di IL-6 (P = 0,002), hs-CRP (p = 0.003) e di malondialdeide (p <0.001), mentre ha aumentato in termini significativi i livelli sierici di TAC (P <0.001 ) e l’attività di SOD (P = 0.009). L’attività GPX è risultata aumentata, ma non in termini significativi. I risultati dello studio suggeriscono che la tisana di radice di Arctium lappa migliora lo stato infiammatorio e lo stress ossidativo in pazienti con osteoartrosi del ginocchio.

 

Maghsoumi-Norouzabad L, Alipoor B, Abed R, Eftekhar Sadat B, Mesgari-Abbasi M, and Asghari Jafarabadi M. Effects of Arctium lappa L. (Burdock) root tea on inflammatory status and oxidative stress in patients with knee osteoarthritis. Int J Rheum Dis. 2016 Mar;19(3):255-61.

 

 

Effetti ansiolitici di passiflora verso midazolam

Uno dei setting in cui è possibile sperimentare gli effetti ansiolitici è quello odontoiatrico; contesto nel quale spesso le persone sperimentano condizioni apprensive e di disagio. Gli autori di questa ricerca hanno confrontato gli effetti di Passiflora incarnata verso midazolam (benzodiazepina ad azione ultra-breve) nel controllo dell’ansia in pazienti sottoposti a estrazione del terzo molare, ovvero il dente del giudizio. Si è trattato di uno studio clinico crossover, randomizzato e in doppio-cieco che ha coinvolto 40 persone. Relativamente alle procedura crossover i trattamenti sono stati assegnati random per l’estrazione del terzo molare di destra e di sinistra. I trattamenti (15 mg di midazolam o 260 mg di Passiflora) sono stati somministrati 30 minuti prima dell’inizio dell’estrazione. I livelli d’ansia dei partecipanti allo studio sono stati valutati mediante questionari e la misurazione di parametri fisici, comprese la frequenza cardiaca (HR), la pressione arteriosa (PA) e la saturazione di ossigeno (SpO2). L’analisi dei risultati ha rivelato che non c’era alcuna differenza fra i due trattamenti relativamente a BP, HR e SpO2. Oltre il 70% dei partecipanti ha risposto che si sentiva tranquillo o un po’ ansioso nella stessa percentuale, sotto entrambi i protocolli; fra i due gruppi non c’era differenza di risultato (p>0.05). Il 20% dei partecipanti che hanno assunto midazolam ha riferito amnesia, mentre la somministrazione di Passiflora ha mostrato poca o nessuna interferenza con la formazione della memoria; fra i due gruppi la differenza era fortemente significativa (p<0.0001). Gli autori dello studio concludono osservando che Passiflora incarnata ha mostrato un effetto ansiolitico simile al midazolam, ed è risultata sicura ed efficace nella sedazione cosciente in pazienti adulti sottoposti a estrazione del dente del giudizio. Ricerca realizzata da associati a: Msc, Federal University of Sergipe, Aracaju, Sergipe, Brasile.

 

Dantas LP, de Oliveira-Ribeiro A, de Almeida-Souza LM, and Groppo FC. Effects of passiflora incarnata and midazolam for control of anxiety in patients undergoing dental extraction. Med Oral Patol Oral Cir Bucal. 2017 Jan 1;22(1):e95-e101.

Ginkgo biloba e Rhodiola rosea migliorano la funzione cognitiva

Sono stati studiati gli effetti sulle funzioni cognitive del trattamento combinato con Ginkgo biloba e Rhodiola rosea; in particolare sono stati considerati i cambiamenti indotti dal trattamento su test di vigilanza psicomotoria e sull’accuratezza della memoria di lavoro e a breve termine. Nello studio sono stati reclutati 112 volontari che sono stati assegnati al gruppo placebo (n=30), Ginkgo (n=27), Rhodiola (n=25) e Ginkgo-Rhodiola  (n=30). Gli effetti cognitivi sono stati valutati mediante test sulla frequenza critica di fusione (CFF; critical flicker-fusion frequency), test di vigilanza psicomotoria (PVT) e compito computerizzato N-back. Dalla sperimentazione è emerso che la somministrazione di placebo non ha determinato effetti significativi su nessuno dei test neurocognitivi (p>0.05), mentre la somministrazione di G. biloba o R. rosea ha migliorato i risultati del test PVT e i test sull’accuratezza della memoria. La somministrazione combinata di R. rosea e G. biloba ha determinato un effetto più significativo (verso solo trattamento con Ginkgo o Rhodiola) su PVT, sull’accuratezza della memoria di lavoro e a breve termine e CFF (P <0,01). Gli autori concludono osservando che la somministrazione combinata di R. rosea e G. biloba ha determinato sulla funzione cognitiva effetti più importanti della sola somministrazione di G. biloba o di R. rosea. Ricerca realizzata da associati a: Department of Pharmacology, Toxicology and Medicine College of Medicine Al-Mustansiriya University, Baghdad, Iraq.

Al-Kuraishy HM. Central additive effect of Ginkgo biloba and Rhodiola rosea on psychomotor vigilance task and short-term working memory accuracy. J Intercult Ethnopharmacol. 2016;5(1):7-13.

 

Tè verde, la sua importanza, come riconoscerlo (2° parte i tè verdi giapponesi)

 

Il tè verde fu introdotto in Giappone dalla Cina come bevanda medicamentosa attorno all’800 d.C. La leggenda, infatti, vuole che nell’805 d.C. Saicho, un monaco giapponese in visita sul Tian-tai, si innamorò del tè Hua Ding e ne portò la pianta in Giappone.

Nel 13° secolo, il monaco Eisai scrisse il libro giapponese sul tè intitolato “Conservare la salute bevendo tè” (1211), nel quale spiegava come “Il tè verde è una medicina miracolosa per il mantenimento della salute. Inoltre ha il potere straordinario di allungare la vita”.

Dopo che Senno-Rikyu (1521 – 1591) perfezionò l’arte della cerimonia del tè, l’uso giapponese di bere questa bevanda passò dalle classi alte a quelle dei samurai fino arrivare, gradualmente, al popolo.

Oggi il tè verde è la bevanda più comune in Giappone e la prefettura di Shizuoka (località in cui sorge il Monte Fuji) è la regione dove si produce la maggior parte del tè verde proveniente dal paese del sol levante.

Anche in Giappone, al pari della Cina, nei secoli si sono affinate le tecniche di coltivazione tradizionale di Camellia sinensis L. che hanno portato a una spiccata differenza tra i vari tè prodotti nel paese:

  • Tè Bancha: questo tè verde coltivato nella regione giapponese di Shizuoka si contraddistingue per un aroma fresco ed erbaceo e un colore, in tazza, verde-giallastro; grazie al contenuto di caffeina particolarmente basso, questo tè risulta particolarmente delicato per lo stomaco. 
  • Tè Houjicha: questa varietà di tè non è altro che un Tè Bancha arrostito, che a seguito della tostatura prende un colore che varia dall’oro al marrone chiaro e un sapore erbaceo, terroso e di noci.
  • Tè Genmaicha: questa varietà di Tè Bancha è ottenuta con l’aggiunta di grani di riso arrostiti che danno un aroma piacevolmente speziato in un’insolita combinazione di dolce e salato. Ideale come tè del pomeriggio, va lasciato in infusione da uno a due minuti.
  • Tè Sencha: tè dall’aroma leggermente amaro e dal colore verde iris, di sapore simile al Tè Bancha è tra i più bevuti in Giappone.
  • Tè Gyokuro: questo tè pregiato e costoso viene servito in Giappone quando si vogliono onorare gli ospiti; la tecnica di coltivazione di questo tè verde prevede l’ombreggiamento tramite teli di bambù della pianta appena gemogliata. Di colore verde scuro, questo tè ha un aroma sostenuto con un retrogusto dolce. Prima di metterlo in infusione per due minuti circa si consiglia di lasciare raffreddare l’acqua a 50-60° e di porre la dovuta attenzione al suo elevato contenuto in caffeina che lo rende estremamente stimolante.
  • Tè Matcha: questo tè pregiato coltivato all’ombra viene utilizzato per la cerimonia giapponese del tè. Esso si caratterizza sia per la coltivazione all’ombra di latifoglie, sia per la triturazione, una volta essiccato, in speciali frantoi in pietra che rendono questo tè sotto forma di una polvere molto sottile. Per la preparazione si mettono 3-5 grammi di polvere ricoperti con 150ml di acqua a 60° e successivamente si mescola con uno speciale pennello in bambù fino ad ottenere una generosa schiuma. Il Tè Matcha ha un sapore molto concentrato, è particolarmente stimolante e contiene anche molto carotene.

Fonte:

Hsiang-Fan H, Zerbst M. Il tè verde. Ed. Tecniche Nuove pagg. 95.