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Curcumina: allo studio attività sull’apparato riproduttivo femminile

Turmeric root and powder on white background

La curcuma (Curcuma longa L.) è una spezia con una tradizione millenaria in medicina ayurvedica e molto diffusa anche nei paesi industrializzati. Nella medicina popolare asiatica viene usata per trattare varie condizioni di salute (bronchite, infezioni, ipercolesterolemia, ipertensione, leucorrea, diarrea, dissenteria, ferite infettive e ascessi) ed è applicata come carminativo, digestivo, stomachico, antielmintico, aperitivo, tonico e lassativo.

Meccanismi d’azione

La curcumina svolge attività antiossidante, antinfiammatoria, antimicrobica, proapoptotica, antiproliferativa, antiangiogenica e antimutagena che ne determinano gli effetti fisiologici e salutistici. Ad esempio, l’azione antiossidante definisce la sua capacità di prevenire lo stress ossidativo, il danno al DNA e alle proteine. I comuni bersagli molecolari intracellulari e mediatori dell’azione della curcuma potrebbero essere le citochine e i fattori di trascrizione che promuovono i processi infiammatori, alcune protein-chinasi ed enzimi. La letteratura scientifica ha descritto le proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali, antimutagene, antimicrobiche, antiobesità, ipolipidemiche, cardioprotettive, riparatrici e neuroprotettive della curcumina. Alcuni studi hanno indicato che è in grado di regolare i livelli di zucchero nel sangue, contribuisce a ridurre la pressione arteriosa, protegge le cellule nervose e sostiene l’immunità. Per queste ragioni può essere particolarmente utile nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi legati all’età, incluse alcune malattie neurodegenerative e cardiovascolari. Infine, la curcumina può attenuare o prevenire il danno correlato ai contaminanti ambientali. Ad esempio, è stato dimostrato che riduce la genotossicità, la nefrotossicità, l’epatotossicità, la neurotossicità e l’immunotossicità dell’arsenico.

L’azione sull’apparato riproduttivo

Le attività salutistiche della curcuma sono state descritte da numerosi studi preclinici, clinici e review ma ad oggi soltanto una pubblicazione ne ha esaminato l’azione sui processi riproduttivi della donna, mettendo a fuoco l’aspetto della cancerogenesi e non l’azione su un sistema riproduttivo sano. Questa recente pubblicazione è il primo tentativo di raccogliere e sintetizzare le informazioni disponibili sull’attività della curcuma e dei suoi componenti, la curcumina in particolare, su un sistema riproduttivo femminile sano, nonché i dati relativi alla loro capacità di prevenire e trattare alcuni disturbi e disfunzioni riproduttivi. La curcumina influisce su una serie di processi fisiologici, tra cui la riproduzione femminile (pubertà, invecchiamento riproduttivo, follicologenesi e oogenesi ovarica e fecondità) attraverso modifiche nelle dinamiche di rilascio e ricezione di ormoni ipofisari e ovarici, fattori di crescita e citochine. Inoltre, sembra in grado di influenzare la risposta delle cellule ovariche a queste sostanze nonché a fattori ambientali esterni.

La curcumina può influire inoltre sui processi ossidativi all’interno dell’ovaio e di numerose vie di segnalazione intracellulare legate alla proliferazione e all’apoptosi delle cellule ovariche. Questi effetti suggeriscono che la curcumina potrebbe essere applicata per la stimolazione dei processi riproduttivi femminili in vivo e in vitro, nonché per la prevenzione, l’attenuazione e il trattamento di alcuni disturbi della sfera riproduttiva, quali l’insufficienza ovarica o la sindrome dell’ovaio policistico. Diversi aspetti dell’influenza e dell’applicazione della curcuma nel controllo della riproduzione femminile richiedono tuttavia ulteriori studi, ad esempio le interrelazioni gerarchiche tra i vari meccanismi di azione della curcumina sulla riproduzione necessitano di maggiori delucidazioni. Le informazioni disponibili sugli effetti e sulla potenziale applicabilità della curcumina descritte in questo lavoro sono state ottenute principalmente con sperimentazioni su animali e in vitro, dato che gli studi clinici sono ancora limitati.

Fonte: Alexander V. Sirotkin. The Influence of Turmeric and Curcumin on Female Reproductive Processes. Planta Med 2022; 88(12): 1020-1025. DOI: 10.1055/a-1542-8992.

Withania: azione sulla funzione cognitiva

L’ashwagandha (Withania somnifera) è una pianta adattogena caratteristica della medicina tradizionale ayurvedica, dove viene utilizzata per contrastare e ridurre gli stati di stress e migliorare il benessere generale, ma anche per sostenere la memoria e le performance cognitive. Alcuni studi hanno riportato che questa pianta contribuisce a ridurre la percezione dello stress, migliora il tono dell’umore e la funzione cognitiva. Tuttavia, non è ancora noto se la supplementazione in acuto possa influire positivamente sulla memoria e le funzioni cognitive. Questo studio in doppio cieco controllato con placebo in crossover ha analizzato gli effetti dell’ingestione acuta di un estratto di ashwagandha sulla funzione esecutiva. A 13 volontari sani sono stati somministrati i questionari Berg-Wisconsin Card Sorting (BCST), Go/No-Go (GNG), Sternberg Task (STT) e Psychomotor Vigilance Task (PVTT). Successivamente i partecipanti hanno assunto 400 mg di estratto di ashwagandha oppure una sostanza placebo e hanno quindi eseguito i test di funzionalità cognitiva ogni ora per 6 ore.

Dopo un periodo di washout di 4 giorni, hanno ripetuto l’esperimento ricevendo il preparato rimasto. L’integrazione di withania ha aumentato la memoria di lavoro valutata con lo Sternberg Task; l’analisi del questionario PVTT ha mostrato che la withania ha migliorato l’attenzione aiutando a mantenere i tempi di reazione, a restare vigili e prevenendo l’affaticamento mentale. Nei soggetti che hanno assunto una sostanza placebo per contro i tempi di reazione sono aumentati. Con il test BCST è stato osservato che l’estratto di withania aumenta la capacità di riconoscere e “passare” a una nuova regola rispetto alla baseline; tuttavia lo stesso risultato non è stato osservato quando sono state valutate le variazioni rispetto al basale, suggerendo che le differenze dei valori di base influiscono sui risultati. Nel test GNG la supplementazione con l’estratto di withania ha favorito tempi di risposta più rapidi rispetto al placebo, indicando un minore affaticamento mentale.
In conclusione l’intervento con 400 mg di ashwagandha ha migliorato alcune misure della funzione esecutiva, ha contribuito a sostenere l’attenzione e ha aumentato la memoria a breve termine e la memoria di lavoro.

Fonte: Xing D, Yoo C, Gonzalez D, Jenkins V, Nottingham K, Dickerson B, Leonard M, Ko J, Faries M, Kephart W, Purpura M, Jäger R, Sowinski R, Rasmussen CJ, Kreider RB. Effects of Acute Ashwagandha Ingestion on Cognitive Function. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2022; 19(19):11852. https://doi.org/10.3390/ijerph191911852

Proprietà salutistiche dei prodotti naturali

L’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari organizza per l’anno accademico 2022-2023 il Corso di perfezionamento in Proprietà salutistiche dei prodotti naturali, giunto alla sua terza edizione.

Il corso, coordinato dal prof. Mario Dell’Agli, intende fornire una preparazione professionale nel settore dell’utilizzo e della produzione delle piante officinali, medicinali e dei prodotti di origine naturale a scopo salutistico e terapeutico. Il programma prevede l’approfondimento delle conoscenze relative alle caratteristiche fitochimiche e farmacologiche delle piante medicinali e dei prodotti di origine naturale. Saranno fornite nozioni di carattere integrativo riguardanti la patologia e le possibili interazioni tra gli stessi prodotti di origine naturale, i farmaci e gli alimenti.

Il programma

Il programma didattico del corso, che sarà erogato in modalità on-line, prevede l’approfondimento delle conoscenze relative alle caratteristiche fitochimiche e farmacologiche delle piante medicinali e dei prodotti di origine naturale. Saranno fornite nozioni di carattere integrativo riguardanti la patologia e le possibili interazioni tra gli stessi prodotti di origine naturale, i farmaci e gli alimenti.

Nel corso sarà dato spazio anche all’uso tradizionale delle piante medicinali, che offre sempre spunti alla moderna ricerca scientifica, e per questo alcune lezioni saranno dedicate all’Etnobotanica, all’Etnofarmacologia, alla Medicina Tradizionale Cinese e a quella Ayurvedica. Lezioni specifiche, inoltre, saranno dedicate all’uso dei prodotti naturali in pediatria e nell’anziano, oltre che nella gravidanza e durante l’allattamento.

Sono previste 88 ore di lezioni, che si terranno da metà gennaio a marzo 2023 nelle giornate di venerdì pomeriggio e sabato; alle attività del corso sarà riconosciuto un totale di 11 CFU. Al termine sarà effettuato un test finale di valutazione dell’apprendimento.
La quota per l’iscrizione è di € 1100,00; è previsto il conferimento di due borse di studio a copertura della quota, che saranno assegnate in base alla graduatoria di merito.

Il bando è disponibile al seguente link: https://www.unimi.it/it/corsi/corsi-post-laurea-e-formazione-continua/master-e-perfezionamento/catalogo-corsi-di-perfezionamento/aa-2022/2023-proprieta-salutistiche-dei-prodotti-naturali-lz5

Il termine per presentare la domanda di ammissione è il 6 dicembre 2022.
Per maggiori informazioni inviare una email a: CDP.farmacognosia@unimi.it

 

Camomilla e zafferano come supporto nel trattamento della depressione

La depressione è uno dei problemi della sfera psichiatrica più comuni nella popolazione mondiale. Questa condizione, con dati purtroppo in crescita, è correlata a eventi stressanti a lungo termine che possono innescare una regolazione negativa della neurogenesi. Non occorre inoltre trascurare gli aspetti sociali. La patogenesi della depressione si basa inizialmente sulla carenza di serotonina, che è associata a sentimenti depressivi. Anche la deplezione di triptofano partecipa in modo determinante all’induzione dei sintomi depressivi. La riduzione a lungo termine di 5-idrossitriptofano (un precursore della serotonina, sintetizzato a partire dall’amminoacido triptofano) può alterare infatti il livello del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF), una proteina della famiglia delle neurotrofine. Alcuni studi hanno anche mostrato che esiste una forte associazione tra un eccesso di neuro-infiammazione e i livelli di BDNF, a causa del rilascio di citochine pro-infiammatorie.

L’approccio terapeutico alla depressione attuato con i farmaci di sintesi ha luci ed ombre e anche per questo motivo, c’è un notevole interesse nella comunità scientifica verso opzioni di origine vegetali per la gestione di questo problema. Tuttavia, gli effetti sinergici dei farmaci antidepressivi con i principi attivi vegetali sono limitati. Questo studio randomizzato aperto, in singolo cieco ha approfondito proprio questo aspetto, valutando gli effetti sinergici di camomilla e zafferano, come terapia coadiuvante in soggetti con depressione lieve o moderata. Vi hanno partecipato 120 soggetti che sono stati assegnati in modo casuale al gruppo sperimentale (n = 60) o a un gruppo di controllo (n = 60). Dopo il consenso informato, hanno compilato il questionario PHQ-9, un test utilizzato per effettuare screening, diagnosi, monitoraggio e misura della gravità della depressione.

I partecipanti al gruppo sperimentale hanno assunto due volte al giorno per un mese una tisana a base di camomilla e zafferano (20 mg di camomilla e 1 mg di zafferano/bustina) insieme ai farmaci di routine; i partecipanti al gruppo di controllo hanno ricevuto soltanto farmaci di sintesi. Prima e dopo il trattamento sono stati prelevati campioni di sangue. Alla fine del periodo di studio è stato osservato che i sintomi depressivi sono migliorati in modo statisticamente significativo con entrambi i trattamenti. L’effetto della tisana a base di camomilla e zafferano ha potenziato l’efficacia dei farmaci e ha migliorato in modo significativo il punteggio sul questionario PHQ-9 e il livello di BDNF, riducendo i marcatori infiammatori (proteina C-reattiva) e aumentandone la disponibilità di triptofano a livello cerebrale. La terapia coadiuvante a base di erbe (camomilla e zafferano) ha determinato un miglioramento a lungo termine contro la depressione potenziando l’efficacia del trattamento farmacologico.

Fonte:

Ahmad S, Azhar A, Tikmani P, Rafique H, Khan A, Mesiya H, Saeed H. A randomized clinical trial to test efficacy of chamomile and saffron for neuroprotective and anti-inflammatory responses in depressive patients. Heliyon. 2022 Sep 30;8(10):e10774.

 

Integratori a base di curcuminoidi – Nota di Feder Botanicals Italia (FEI)

Con riferimento alle norme riguardanti gli estratti di Curcuma longa e spp ad elevato titolo di curcumina, il Ministero della Salute ha chiesto alle associazioni di categoria di provvedere alla raccolta dei dati di consumo significativo precedente al 1997. Feder Botanicals Italia (FEI) – Confcommercio ha inviato i dati richiesti con alcune precisazioni, come ha comunicato in una nota. Nella nota si precisa che: “Nel documento inviato al Ministero abbiamo precisato che gli estratti di rizoma di curcuma titolati al 95% in curcumina si ottengono con metodiche produttive tradizionali ed analoghe a quelle previste per la produzione del colorante alimentare E 100 (curcumina) impiegato ben prima del 1997. Abbiamo inoltre precisato che già Autorità europee come quelle di Francia e Belgio si sono già espresse in merito alla questione considerando i curcuminoidi come NOT NOVEL FOOD e di questo ne abbiamo dato evidenza allegando certificati di esportazione relativi ad un prodotto specifico. In aggiunta nella documentazione si precisava che anche l’ANSES (Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare) nel suo parere del maggio 2022, in cui valutava i rischi connessi al consumo di I.A.ad alto titolo in curcuminoidi, non ha mai fatto cenno al loro possibile stato di novel food.

Si è precisato inoltre che i curcuminoidi da rizoma di curcuma sono attualmente autorizzati come additivo (E100) in conformità al Reg. (UE) 231/2012 e come tale autorizzato da EFSA che ne ha stabilito, dopo valutazione della sicurezza, l’assunzione giornaliera adeguata (ADI). Si rimarca inoltre il fatto che i curcuminoidi sono presenti nel Catalogo on line della Commissione europea come NOT NOVEL nei food supplement, a patto che non vengano messe in atto lavorazioni volte ad aumentarne la biodisponibilità, al contrario della curcumina che è dichiarata NOVEL FOOD. Oltre ad alcuni altri aspetti specifici volti a confermare lo status NOT NOVEL per i curcuminoidi abbiamo allegato un listino prezzi datato 1997 fornitoci da un’azienda del settore in cui si evidenzia la commercializzazione di un prodotto contenente estratto di curcuma titolato al 95% in curcuminoidi. Purtroppo non abbiamo potuto procedere ad allegare fatture di vendita di prodotti contenenti questa tipologia di estratti prima del 1997 in quanto non reperibili presso nessuna delle aziende contattate”.

Caffè e rischio cardiovascolare

Numerosi studi osservazionali hanno documentato in vario modo gli effetti favorevoli del consumo di caffè, mentre i dati sull’impatto specifico delle varie tipologie di questa bevanda (decaffeinato, macinato o solubile) sul rischio cardiovascolare e sulla salute in generale sono ancora limitati. A tale proposito un ampio e recente studio inglese ha esaminato le informazioni raccolte da quasi 450.000 adulti sani afferenti alla coorte britannica UK Biobank, database su larga scala contenente dati sulla genetica, la salute e lo stile di vita degli individui. Questi soggetti sono stati raggruppati sulla base degli abituali livelli di consumo di caffè in 6 categorie (da 0 a 5 o più tazze al giorno); il 44% dei soggetti era abituato a consumare caffè solubile, circa il 20% consumava abitualmente caffè macinato, il 15% preferiva il decaffeinato, mentre i rimanenti non assumevano caffè.

Dopo circa 12 anni di follow-up il consumo di caffè, in qualsiasi forma, fino a 5 tazze al giorno, è risultato correlato a una sopravvivenza maggiore e alla riduzione del rischio di malattie e di incidenti cardiovascolari. La protezione è risultata maggiore per i consumatori abituali di 2 – 3 tazze al giorno di caffè macinato, decaffeinato o solubile: questi, rispetto ai non consumatori di caffè, hanno avuto una riduzione rispettivamente del 27%, 14% e 11% del rischio di mortalità per tutte le cause e del 20, 6% e 9% di sviluppare delle patologie cardiache. Il consumo moderato di caffè macinato o solubile, ma non decaffeinato, è stato inoltre associato a una riduzione significativa del rischio di aritmie. Questi risultati suggeriscono pertanto che una assunzione giornaliera moderata di caffè dovrebbe essere considerata parte di uno stile di vita sano ed equilibrato per i soggetti in buone condizioni di salute. In questo studio il campione ha fornito una media di 12 anni e mezzo di informazioni sanitarie e dietetiche di 449.563 persone con un’età media di 58 anni.

Fonte

Chieng D, Canovas R, Segan L, Sugumar H, Voskoboinik A, Prabhu S, et al. The impact of coffee subtypes on incident cardiovascular disease, arrhythmias, and mortality: long-term outcomes from the UK Biobank. Eur J Prev Cardiol. 2022 Sep 27:zwac189. doi: 10.1093/eurjpc/zwac189.

La liquirizia migliora i parametri del fegato grasso

Questo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato gli effetti dell’integrazione di radice di liquirizia sugli enzimi epatici, sui parametri metabolici e di stress ossidativo in donne con steatosi epatica non alcolica (NAFLD), nota anche come fegato grasso. Sessanta donne con questo problema sono state assegnate in modo casuale a due gruppi per l’assunzione rispettivamente di 1.000 mg/die di polvere di estratto di radice di liquirizia (gruppo di intervento) oppure di un placebo (gruppo di controllo placebo) per 12 settimane. A tutte è stato inoltre consigliato di seguire una dieta per perdere peso e di adottare uno stile di vita salutare.

All’inizio e alla fine dello studio sono stati misurati i livelli plasmatici degli enzimi epatici, gli indici glicemici, il profilo lipidico, i valori dello stress ossidativo e la steatosi epatica. Alla fine del periodo di supplementazione nelle donne del gruppo di intervento è stato rilevato un miglioramento statisticamente significativo dei livelli sierici di alanina aminotransferasi (p < .001), insulina (p = .002), dell’insulino-resistenza (p = .003), della malondialdeide (p < .001) e della steatosi epatica tramite ecografia (p < .001) rispetto al gruppo placebo.

L’assunzione di radice di liquirizia associata a una graduale perdita di peso e alla modifica dello stile di vita si è dimostrata statisticamente superiore alla sola modifica dello stile di vita per il trattamento della steatosi epatica non alcolica nel campione di popolazione esaminato.

Fonte:

Rostamizadeh P, Asl SMKH, Far ZG, Ahmadijoo P, Mahmudiono T, Bokov DO, Alsaikhan F, Jannat B, Mazloom Z. Effects of licorice root supplementation on liver enzymes, hepatic steatosis, metabolic and oxidative stress parameters in women with nonalcoholic fatty liver disease: A randomized double-blind clinical trial. Phytother Res. 2022 Oct;36(10):3949-3956.

L’erica e i disturbi del tratto urinario

L’erica (Calluna vulgaris, famiglia delle Ericaceae) è piccolo arbusto con rami dall’andamento tortuoso, alto circa 70 cm; presenta foglie piccole, sessili e permanenti e porta piccoli fiori di colore rosa, riuniti in gruppi. Dall’Europa la pianta si è ampiamente diffusa in Asia, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. Essendo in grado di sopravvivere in condizioni ambientali difficili e in suoli rigidi, riveste oggi un elevato valore naturalistico. Nota per le sue proprietà nutrizionali e salutistiche e impiegata in medicina tradizionale (nel Medioevo veniva usata ad esempio per la sua proprietà di “rompere i sassi della vescica”), C. vulgaris si caratterizza per una variegata composizione fitochimica e un’ampia gamma di attività biologiche. Tra i più importanti composti bioattivi identificati nell’erica i fenoli – presenti nelle diverse parti di questa pianta – sono la fonte principale delle sue molteplici proprietà per la salute.

Numerosi studi in vivo e in vitro hanno evidenziato gli effetti benefici degli estratti di erica: la pianta ha mostrato attività antibatterica, ansiolitica, antidepressiva, neurotrofica, antivirale, antiproliferativa, antiossidante, antipertensiva, analgesica, antinfiammatoria, chemiopreventiva e fotoprotettiva. Questo recente studio, pubblicato su Plants, ne evidenzia in particolare le proprietà antibatteriche nei disturbi legati ai patogeni delle vie urinarie, dove gli estratti delle infiorescenze di C. vulgaris hanno inibito dodici ceppi di batteri responsabili di queste infezioni. Tra i ceppi testati, i più suscettibili sono risultati i batteri Gram-positivi (E. faecalis, Listeria monocytogenes, Staphylococcus aureus meticillino-resistente, S. aureus, Staphylococcus aureus meticillino-sensibile), che presentavano i valori di concentrazione inibitoria minima (MIC) più bassi negli estratti ottenuti attraverso decotto e infusione in acqua. L’erica è stata in grado di inibire i patogeni testati senza compromettere il normale equilibrio del microbiota vaginale all’interno di preparazioni tradizionali come l’infuso e il decotto.

Altri studi hanno anche dimostrato che la capacità antibatterica può variare a seconda della parte di pianta da cui è stato ottenuto l’estratto e delle sue fasi di crescita: il decotto delle infiorescenze avrebbe il più potente effetto antimicrobico per le vie urinarie. L’erica ha anche un ottimo potenziale nettarifero per le api mellifere, visto il lungo periodo di fioritura della pianta che va da novembre a gennaio. La ricerca ha messo a fuoco anche le proprietà del miele di erica, raro in Italia ma molto conosciuto e utilizzato in Europa del Nord, Nuova Zelanda e Stati Uniti, osservando che potrebbe svolgere un ruolo come agente antimicotico in alcune condizioni, soprattutto nei disturbi della pelle. Sono necessari, tuttavia, studi preclinici e clinici per esplorarne a fondo l’applicazione in questo ambito.

Fonte:

Cucu AA, Baci GM, Cucu AB et al. Calluna vulgaris as a Valuable Source of Bioactive Compounds: Exploring Its Phytochemical Profile, Biological Activities and Apitherapeutic Potential. Plants (Basel), 2022, 11(15):1993

Fiori di Bach e ansia

La ricerca scientifica sugli effetti della floriterapia e in particolare dei fiori di Bach è piuttosto limitata e non sono frequenti le pubblicazioni su questo tema. Questo studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli e due bracci ha nello specifico confrontato l’efficacia della floriterapia per il trattamento dell’ansia in soggetti adulti in sovrappeso o obesi con quella di una sostanza placebo. La ricerca ha esaminato il sintomo ansia attraverso il miglioramento dei modelli di sonno, la riduzione delle abbuffate e la variazione della frequenza cardiaca a riposo (RHR). Lo studio è stato realizzato in una Unità di ricerca clinica della Facoltà di Medicina dell’Università statale di San Paolo in Brasile e vi hanno partecipato 41 soggetti nel gruppo di intervento e 40 nel gruppo placebo. I partecipanti di entrambi i sessi, con una età compresa tra 20 e 59 anni, in sovrappeso o obesi, presentavano livelli di ansia moderata o elevata.

Il gruppo di intervento è stato trattato con i rimedi floreali di Bach (flaconi contenenti 30 ml di soluzione al 30% con due gocce di Impatiens, White Chestnut, Cherry Plum, Chicory, Crab Apple e Pine); l’altro gruppo ha ricevuto un placebo. La soluzione è stata al dosaggio di quattro gocce quattro volte al giorno per 4 settimane. L’esito primario era l’ansia misurata con il questionario Trait Ansietà Inventory (STAI), uno strumento per rilevare e misurare l’ansia di facile applicazione e interpretazione; gli esiti secondari erano il sonno, misurato con il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), le abbuffate, valutate con la Binge Eating Scale, e la frequenza cardiaca misurata con elettrocardiogramma. L’analisi multivariata ha mostrato riduzioni significative nei punteggi delle seguenti variabili nel gruppo di intervento rispetto al gruppo placebo: ansia di tratto (p < 0,001), sonno (p = 0,027), binge eating (p = 0,001) e valori dell’elettrocardiogramma (p = 0,003). I sintomi di ansia, le abbuffate e i parametri espressi sull’elettrocardiogramma dei soggetti trattati con la floriterapia sono diminuiti ed è migliorata la qualità del sonno rispetto al gruppo placebo.

Fonte:

Fusco SFB, Pancieri AP, Amancio SCP, Fusco DR, Padovani CR, Minicucci MF, Spiri WC, Braga EM. Efficacy of Flower Therapy for Anxiety in Overweight or Obese Adults: A Randomized Placebo-Controlled Clinical Trial. J Altern Complement Med. 2021 May;27(5):416-422.

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