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Il succo di melagrana riduce il danno ossidativo causato dall’esercizio fisico

shutterstock_65172499Il succo di melagrana è ricco di polifenoli che gli conferiscono una capacità antiossidante superiore rispetto ad altre bevande con polifenolici. Sono stati valutati gli effetti del succo di melagrana sui livelli di stress ossidativo nel sangue di atleti impegnati in esercizi di resistenza. Si è trattato di uno studio clinico multicentrico, randomizzato e in doppio cieco che ha coinvolto atleti provenienti da tre diverse società sportive situate nel sud-est della Spagna. Nel corso dello studio sono stati misurati marker plasmatici di stress ossidativo (carbonili proteici e malondialdeide), la proteina C-reattiva e sE-selectina. Allo studio hanno partecipato 31 atleti che sono stati divisi in tre gruppi. Il primo gruppo ha assunto 200 ml/die di succo di melograno (PJ; n = 10) per 21 giorni; il secondo 200 mL/die di succo di melagrana diluito (1: 1) con acqua (PJD; n = 11); il terzo gruppo (di controllo) non ha assunto succo di melagrana (C; n = 10). Complessivamente, nove atleti sono stati esclusi dallo studio a causa di violazioni del protocollo (n = 4 nel gruppo PJ e n = 5 nel gruppo Pjd) in quanto non hanno rispettato le 24 ore di riposo prima dell’ultimo test del sangue. Dalla sperimentazione è emerso che nel gruppo di controllo sono aumentati i livelli di carbonili (+0,7 ± 0,3 nmols/mg di proteine) e di malondialdeide (+3,2 ± 1,0 nmols/g di proteine) mentre nel gruppo che ha assunto PJ e in quello con PJD i livelli sono stati, rispettivamente, mantenuti e diminuiti. Peraltro i livelli di lattato sono aumentati nel gruppo con PJ (da 10,3 al giorno 0 a 21.2 mg/dL al giorno 22). Infine, nei gruppi che hanno consumato succo di melagrana è stata rilevata una diminuzione non significativa della proteina C-reattiva e di sE-selectina. Gli autori dello studio concludono osservando che il consumo di succo di melagrana per un periodo di 21 giorni ha migliorato i livelli di MDA e di carbonili e ha quindi diminuito il danno ossidativo causato dall’esercizio fisico. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Toxicology Unit, Institute of Bioengineering, University Miguel Hernandez, Elche (Alicante), Spain.

 

Fuster-Muñoz E, Roche E, Funes L, Martínez-Peinado P, Sempere JM, Vicente-Salar N. Effects of pomegranate juice in circulating parameters, cytokines, and oxidative stress markers in endurance-based athletes: A randomized controlled trial. Nutrition 2015, Dec 7 [Epub].

Licopene e sindrome metabolica

KS2684Secondo un nuovo studio dell’University of Nebraska Medical Center, livelli ematici più elevati di licopene possono ridurre il rischio di mortalità nei soggetti che presentano sindrome metabolica. La sindrome metabolica, come è noto, è una condizione caratterizzata da obesità centrale (o addominale), ipertensione e alterazioni del metabolismo di glucosio e insulina ed è stata collegata a un aumento del rischio di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari.
Il licopene è un antiossidante presente nella frutta e nella verdura di colore rosso che, oltre a essere utilizzato come colorante alimentare, è impiegato anche nella preparazione di integratori e alimenti funzionali. Lo studio pubblicato su Nutrition Research suggerisce che livelli sierici più elevati di licopene sono associati a una maggiore sopravvivenza delle persone con sindrome metabolica. “Questo è il primo studio che ha analizzato l’associazione tra il licopene nel siero e il rischio di mortalità nei soggetti con questa sindrome “, hanno commentato i ricercatori. Sono stati analizzati i dati di 2.499 persone colpite da sindrome metabolica: i risultati hanno mostrato che la sopravvivenza delle persone che presentavano la più alta concentrazione di licopene ematico era maggiore di circa 4 mesi rispetto al gruppo con livelli di licopene sierico nella media e di circa 13 mesi rispetto alle persone con i livelli sierici più bassi.
“Anche se i meccanismi biologici con cui la sindrome metabolica aumenta il rischio di mortalità non sono del tutto chiari, l’aumento dello stress ossidativo e l’infiammazione possono svolgere un ruolo importante per spiegare un tasso di mortalità più alto nei soggetti con questo problema”, si legge nello studio. Sappiamo che come antiossidante naturale, il licopene è in grado di ridurre lo stress ossidativo e ridurre l’infiammazione. Esperimenti condotti sugli animali dimostrano, inoltre, che il licopene può ridurre in modo statisticamente significativo l’espressione di citochine e chemochine pro-infiammatorie.

Fonte: G-M. Han, et al. Higher levels of serum lycopene are associated with reduced mortality in individuals with metabolic syndrome. Nutrition Research Published online ahead of print, doi: 10.1016/j.nutres.2016.01.003

 

Zenzero efficace nel trattamento sintomatico dell’osteoartrosi

030869Diversi studi clinici hanno indagato gli effetti dello zenzero (Zingiber officinale) nel trattamento sintomatico dell’osteoartrosi. Gli autori di questa revisione hanno fatto una ricerca sistematica in letteratura e selezionato gli studi clinici che si prestano a meta-analisi. I criteri di inclusione comprendevano il disegno sperimentale RCT (studi randomizzati e controllati), la comparazione del trattamento orale con zenzero verso placebo in pazienti con osteoartrite ed età superiore ai 18 anni. I risultati sono stati analizzati relativamente alla riduzione del dolore e della disabilità. La dimensione dell’effetto è stata stimata utilizzando la differenza standardizzata delle medie (SMD) secondo Hedges e la sicurezza considerando il rapporto fra i rischi (RR). Nella meta-analisi sono stati valutati gli effetti standard e quelli casuali e l’eterogeneità, considerando l’indice di inconsistenza I2. Sono stati recuperati 122 riferimenti dai quali sono stati selezionati cinque studi (593 pazienti) che si prestavano alla meta-analisi. Nella maggior parte dei report sono state riportate le procedure di randomizzazione e di cecità, ma l’analisi ITT (intention-to-treat) era inadeguata. Dalla meta-analisi è emersa a favore dello zenzero una riduzione statisticamente significativa del dolore con SMD = -0.30 (IC95%: -0.50, -0.09; p = 0,005), una riduzione statisticamente significativa della disabilità con SMD = -0.22 (IC95%: -0.39, -0.04; P = 0.01; I2 = 0%) e un basso grado di inconsistenza tra gli studi (I2 = 27%). I pazienti trattati con zenzero conseguivano una probabilità più che doppia di interrompere il trattamento rispetto al trattamento placebo ([RR = 2.33; IC95%: 1.04, 5.22; p = 0,04; I2 = 0%]). Lo zenzero è quindi risultato modestamente efficace e ragionevolmente sicuro nel trattamento dell’osteoartrosi. Le cautele adottate nelle conclusioni sono dovute all’aver considerato la qualità degli studi moderata a causa dei partecipanti e per la composizione ITT inadeguata. Meta-analisi a cura di associati a vari istituti, fra questi: The Parker Institute, Department of Rheumatology, Copenhagen University Hospital, Bispebjerg and Frederiksberg, Danimarca.

 

Bartels EM, Folmer VN, Bliddal H, Altman RD, Juhl C, Tarp S, et al. Efficacy and safety of ginger in osteoarthritis patients: A meta-analysis of randomized placebo-controlled trials. Osteoarthritis Cartilage 2015, Jan;23(1):13-21.

L’eccesso di zucchero “manda in tilt” il cervello

mindUn consumo eccessivo e prolungato di zuccheri, una dieta squilibrata o il diabete possono incidere negativamente sulle performance del cervello. In che modo ciò avvenga è stato osservato dai ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Reports, ha evidenziato che alte concentrazioni di zucchero impediscono alle cellule staminali del cervello – che sono fondamentali per i processi di apprendimento, memoria e riparazione dei danni cerebrali – di riprodursi e, quindi, di garantire il ricambio dei neuroni nell’ippocampo, un’area nevralgica per la formazione dei ricordi. I ricercatori hanno inoltre osservato un aumento delle cellule staminali cerebrali quando si è sottoposti a restrizione calorica. Lo studio quindi ha svelato uno dei motivi per i quali una dieta troppo ricca di zuccheri peggiora le performance cognitive. “Un eccesso di zuccheri brucerebbe le riserve cellulari che servono al cervello per produrre nuovi neuroni. Quindi, il timore è che che chi consuma troppo zucchero abbia una minore rigenerazione neurale, con un conseguente impatto negativo sulle performance cognitive”, ha commentato uno dei ricercatori. Il team di ricerca ha confermato le osservazioni, già fatte in vitro, su animali da laboratorio mantenuti in regime di restrizione calorica (ossia una dieta ipocalorica) per un periodo di circa quattro settimane. In questo lasso di tempo si è visto che le cellule staminali nell’ippocampo di questi animali erano più numerose rispetto a quelle presenti nel cervello di animali nutriti senza restrizioni caloriche. Le vie molecolari individuate potrebbero essere il bersaglio di interventi nutrizionali e farmacologici volti a preservare e a potenziare questa importante “riserva cellulare” presente nel cervello, soprattutto nella fase dell’invecchiamento e nelle malattie neurodegenerative.

 

Benefici di propoli e aloe nella malattia parodontale

BlütenpollenFra i rimedi utilizzati per le malattie parodontali ci sono l’aloe vera e la propoli; trattamenti considerati efficaci e privi di effetti collaterali. Gli autori di questa sperimentazione hanno quindi confrontato l’efficacia di gel a base di propoli e di aloe vera nell’inibire la formazione della placca in pazienti affetti da parodontite cronica. Nello studio sono stati coinvolti 40 pazienti con diagnosi di parodontite cronica che sono stati assegnati random al trattamento con gel di aloe (n=20) o propoli (n=20). Parametri clinici e microbiologici (mediante PCR) sono stati valutati alla baseline e dopo 3 mesi di trattamento. Dalla sperimentazione è emerso che nel gruppo con aloe vera è stata registrata la riduzione statisticamente significativa del solo patogeno Porphyromonas gingivalis (p=0.001, come da PCR basale verso 3 mesi), mentre nel gruppo con propoli è stata osservata la riduzione statisticamente significativa di tutti e tre i microrganismi testati (P. gingivalis, P=0.001; Tannerella forsythensis, p=0.043; Treponema denticola, p=0.001). Dopo tre mesi di trattamento è stata osservata, in ambedue i gruppi, una riduzione statisticamente significativa (p=0.001 per ogni parametro e per ambedue i trattamenti) dell’indice di placca (PI), dell’indice gengivale (GI), dell’indice di sanguinamento (BP), della profondità della tasca parodontale (PPD) e del livello clinico di attacco (CAL). In questa comparazione ambedue i trattamenti hanno indotto benefici; la propoli inoltre ha evidenziato benefici non solo clinici ma anche microbiologici. Studi più ampi forniranno evidenze più solide relativamente al profilo di efficacia di questi trattamenti. Ricerca realizzata da associati a: Department of Periodontics, St. Joseph Dental College and Hospital , Duggirala, Eluru, Andhra Pradesh, India.

 

Kumar A, Sunkara MS, Pantareddy I, Sudhakar S. Comparison of plaque inhibiting efficacies of aloe vera and propolis tooth gels: A randomized PCR study. J Clin Diagn Res 2015, Sep;9(9):ZC01-3.

 

Estratti vegetali e salute delle ossa

High resolution conceptual 3D human with inflammationUno studio apparso da poco sulla rivista Phytomedicine indica che gli estratti del frutto di melograno (Punica granatum L.) e dei semi d’uva (Vitis vinifera L.) possono agire sulla salute ossea influendo sull’espressione genica legata alla ridotta attivazione degli osteoclasti, le cellule che degradano l’osso, con conseguente riassorbimento e indebolimento. Inoltre la quercetina e gli estratti di liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) possono promuovere la formazione dell’osso, modulando l’espressione genica legata a una maggiore attivazione degli osteoblasti, ossia le cellule responsabili della formazione ossea. Ecco qualche dettaglio della ricerca, uno studio di intervento aperto della durata di 28 giorni nel quale 46 donne in post menopausa sono state assegnate in modo casuale a uno dei tre gruppi: associazione di estratti di melograno e semi d’uva; associazione di estratti di quercetina e liquirizia; una associazione dei quattro estratti vegetali. La sperimentazione ha mostrato che la combinazione di estratti di melograno e di semi d’uva influenza l’espressione genica del riassorbimento osseo, probabilmente attraverso l’inibizione del sistema RANK-RANKL, un obiettivo giù utilizzato nei farmaci anti-osteoporosi. Gli estratti di quercetina e liquirizia hanno influenzato l’espressione genica collegata a una riduzione dell’attività degli osteoclasti e all’aumento dell’attività osteoblastica. Inoltre, quando i quattro estratti sono stati associati, i cambiamenti dell’espressione genica erano diversi rispetto a quando gli estratti venivano utilizzati in coppia. “L’associazione dei quattro estratti vegetali dimostra che la modulazione simultanea del riassorbimento osseo e della formazione ossea è difficile, forse a causa di molteplici sistemi di feedback che bilanciano l’attività degli osteoblasti e degli osteoclasti”, hanno concluso i ricercatori sottolineando come sia necessario proseguire la ricerca in questa direzione per confermare il rapporto funzionale di alcuni estratti vegetali con il metabolismo osseo.

Fonte: Y. Lin et al. Bone health nutraceuticals alter microarray mRNA gene expression: A randomized, parallel, open-label clinical study . Phytomedicine Volume 23, Issue 1, Pages 18–26, doi: 10.1016/j.phymed.2015.11.011

 

Benefici del trattamento topico con curcuma sulla psoriasi

Schuppenpflechte-Psoriasis am Haaransatz und auf der kopfhaut-nahaufnahme

Schuppenpflechte-Psoriasis am Haaransatz und auf der kopfhaut-nahaufnahme

La psoriasi è una malattia autoimmune infiammatoria cronica della cute e si caratterizza per l’iperproliferazione dei cheratinociti, con arrossamenti, ispessimento e desquamazione dell’epidermide, con prurito e comparsa di lesioni che, nella maggior parte dei casi, genera nei pazienti preoccupazioni non solo sul piano fisico ma anche psicologico e di relazione. Esistono diversi trattamenti farmacologici con relativi effetti collaterali. Diverse evidenze sperimentali hanno documentato che i preparati a base di Curcuma longa possono inibire diversi enzimi infiammatori coinvolti nel processo infiammatorio che sostiene la psoriasi. Sulla base di queste premesse gli autori del presente studio hanno indagato gli effetti di un microemulgel a base di curcuma da impiegarsi topicamente sulla psoriasi. I benefici clinici e terapeutici del trattamento sono stati valutati su 34 pazienti (sui 40 iniziali) con psoriasi a placche di grado compreso fra lieve a moderato. Si è trattato di uno studio clinico prospettico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo con comparazione intra-individuale (comparazione trattamento destra-sinistra). I risultati sono stati valutati comparando il referto fotografico prima e dopo il trattamento e i punteggi relativi all’indice sulla severità della psoriasi PASI (Questionnaire and Psoriasis area & severity index) e sulla qualità della vita in presenza di affezioni dermatologiche DLQI (Dermatology Life Quality Index). Dalla sperimentazione è emerso che sia i risultati clinici [diversi parametri PASI (rossore, estensione, spessore lesioni e altro) ridotti con significatività p<0.05] che la qualità della vita (P <0,05) sono stati migliori nelle ferite trattate con curcuma. L’85% dei pazienti non ha registrato alcun effetto collaterale, mentre altri hanno sperimentato solo effetti collaterali minori (6% bruciore, 3% lieve irritazione, 6% secchezza). Gli autori della sperimentazione ritengono che i risultati ottenuti documentano che il trattamento proposto può essere considerato una risorsa aggiuntiva per i pazienti affetti da psoriasi a placche. Il report si conclude con una rassegna-discussione sugli studi precedenti che hanno riguardato la curcuma ed è, integralmente e gratuitamente, disponibile sul sito della rivista che lo ha pubblicato. Ricerca realizzata da associati a diversi Istituti, fra questi: Department of Clinical Pharmacy, Pharmaceutical Sciences Branch, Islamic Azad University, Tehran, Iran.

Sarafian G, Afshar M, Mansouri P, Asgarpanah J, Raoufinejad K, Rajabi M. Topical turmeric microemulgel in the management of plaque psoriasis; A clinical evaluation. Iran J Pharm Res 2015;14(3):865-76.

 

OE del genere Pinus L.

Pinus sylvestris branch isolated on white background

Pinus sylvestris branch isolated on white background

Gli OE del genere Pinus, come in genere gli OE derivati dalle Conifere, sono caratterizzati chimicamente dai monoterpeni e sono, per questa ragione, particolarmente sensibili ai danni ossidativi. Genericamente è possibile dire che le attività tipiche di questi materiali sono balsamica, espettorante, mucolitica, analettica, moderatamente rubefacente, deodorante e stimolante.

Indicazioni possibili

Usati nei problemi respiratori in inalazione: asma, bronchite, tosse, sinusite, raffreddore e influenza, febbre. Come applicazione rubefacente locale per reumatismo, artrite, dolori muscolari. Sembrano esercitare una certa attività stimolante del SNC. Sono stati usati internamente per il trattamento delle infezioni urinarie, ma non ci sono dati scientifici che supportino quest’uso, e l’OE è solo moderatamente antisettico.

DATI DI SICUREZZA

Nessun OE delle Conifere, e in genere nessun OE a rischio ossidativo, dovrebbe essere utilizzato se troppo ‘vecchio’, ovvero se contiene abbastanza perossidi (idroperossidi) monoterpenici da aumentare il rischio di fenomeni allergici. Infatti i monoterpeni ossidati (in particolare il Δ3-carene e l’α-pinene) sembrano essere alla base di molti fenomeni di sensibilizzazione, e tutti gli OE delle Conifere che contengono Δ3-carene e altre sostanze capaci di formare perossidi sono da considerarsi potenziali sensibilizzanti. Il livello massimo di perossidi permesso è calcolato dall’IFRA in 10 mmol/l, determinato con il metodo EOA, anche se non sempre questo livello definisce realmente l’età del materiale, perché a volte anche OE appena distillati contengono troppi perossidi. Queste sostanze si sviluppano soprattutto nelle vecchie scorte, quindi è il caso di acquistare quantità ridotte e rinnovare di frequente lo stock. In termini temporali un OE di Conifera distillato bene e conservato altrettanto bene diventa ‘vecchio’ in 6-12 mesi. La conservazione a temperature ridotte, al buio e in atmosfera inerte può far aumentare il periodo a 12-24 mesi. L’IFRA suggerisce di aggiungere antiossidanti all’olio per mantenere artificialmente basso il livello di perossidi. Prestare particolare attenzione all’uso in soggetti allergici a profumi, cosmetici o preparazioni da bagno.

 

Olio essenziale di Pino silvestre

Nome scientifico          Pinus sylvestris L.

Sinonimi botanici        Pinus altissima Ledebour; P. borealis Salisbury; P. caucasica Fischer; P. friesiana Wichura; P. kochiana Klotzsch; P. rigensis Desfontaines; P. tartarica Miller

Nomi popolari              Pino selvatico; Pino di Scozia; Pino silvestre, Pino di Norvegia

Divisione                          Spermatofite

Sottodivisione                Gimnosperme

Classe                                Coniferopsida

Ordine                               Coniferales/Pinales

Famiglia                            Abietaceae/Pinaceae

Parte usata                      Foglie (aghi) e ramoscelli

Origine                              Tutto il mondo ma soprattutto Russia, Siberia, paesi Baltici ed Europa

Metodo d’estrazione   Distillazione in corrente di vapore

Resa                                     0,8%

Solubilità                           1:1 in etanolo al 90%; 1:5 in etanolo all’80%

Punto di ebollizione     200-220 gradi centigradi (Pinus spp.)

Strutture secretorie      Canali oleoresinosi schizogeni in radici, fusti e foglie

Varietà                                Sono utilizzate centinaia di cultivar

Note

L’OE si ottiene anche per distillazione distruttiva o secca. Dalla resina distillata in corrente di vapore si ottiene trementina; dalla distillazione a secco di segatura e scarti legnosi e delle radici si ottiene un OE di bassa qualità (OE di radice).

Adulterazione

L’OE di Pinus sylvestris è raro. L’OE in commercio è quasi sempre costituito da OE provenienti da varie altre specie di Pinus (P. cembra, P. pumilio, P. mugo, P. nigra, P. pinaster) e di Abies. Viene inoltre adulterato con misture di canfene, α-pinene, (-)-limonene, isobornil acetato, borneolo e altri composti isolati. Le aggiunte di borneolo e isobornil acetato possono essere scoperte grazie all’analisi GC dei rapporti borneolo/isoborneolo e bornil acetato/isobornil acetato.

COMPOSIZIONE CHIMICA

Classe rappresentativa: MONOTERPENI

Classi specifiche

Monoterpeni (elevate %)     α-pinene e β-pinene (in media il 70%); (-)-limonene (fino al 30%); Δ3- carene

Sesquiterpeni                   Longifolene, b-cariofillene, germacrene D

Alcoli                                   Borneolo (2%); isoborneolo (tr) α-cadinolo, α-terpineolo, muurolo

Esteri                                  Acetato di bornile (fino al 10%), acetato di isobornile (tr)

Nota: la trementina contiene Δ3-carene, dipentene, pinene, alcoli sesquiterpenici.

L’OE di radice contiene α e β-pinene (40%), furfurale, Δ3-carene (50%).

USO STORICO

Il Pino è stato utilizzato fino dagli albori della civiltà umana in vari modi. I semi di alcune varietà erano addirittura usati come cibo; le pigne erano utilizzate per insaporire i cibi e per ottenere l’olio e il balsamo. La resina era utilizzata fino a poco tempo fa in molte parti del mondo per estrarre schegge di legno. Gli estratti di Pino hanno una lunghissima tradizione di utilizzo medicinale grazie alle tante proprietà medicamentose, per congestione nasale e bronchiale, dolori muscolari e articolari, artrosi, reumatismi, come antisettico e come tonico ‘mentale’ dopo fatiche o malattie debilitanti.

CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE

Colore: il colore può andare dall’incolore al giallo paglierino, a volte con tinte verdastre.

Profilo olfattivo

Note generali

L’aroma dipende abbastanza dalla varietà utilizzata, ma la maggior parte ha l’aroma tipico da pino, fresco resinoso, un po’ più grezzo del pino mugo ma meno del pino nero. OE provenienti da Abies balsamica o Abies sibirica tendono ad avere note alte più dolci, e OE provenienti da Picea spp. hanno un aroma più crudo e da trementina.

ATTIVITA’

Nella Farmacopea Britannica del 1934 l’OE di Pino silvestre è descritto come antisettico ed espettorante per bronchiti e laringiti croniche, come rubefacente topico per articolazioni reumatiche, sia in applicazioni locali sia nel bagno.

Come tutti gli OE a elevato contenuto in monoterpeni, l’OE di pino silvestre sembra avere azione balsamica espettorante, rubefacente e stimolante del SNC, probabilmente per l’effetto irritante dei monoterpeni.

Studi farmacologici sull’uomo

Attività espettorante

Non esistono dati sull’OE isolato, ma su composti contenenti tra gli altri OE di pino silvestre.

Il Pinimentol (rimedio commerciale contenente mentolo, canfora, OE di Eucalyptus spp., di Pinus sylvestris e di P. pumilio) in applicazione sul torace di soggetti con broncospasmo ha aumentato del 50% il volume del fluido respiratorio, ne ha ridotto la viscosità e ha ridotto (seppure in maniera statisticamente poco significativa) i broncospasmi. In soggetti affetti da patologie polmonari cronico ostruttive ha aumentato la funzionalità polmonare, e ha ridotto tosse, dispnea e rantolo.

Il Vicks-VapoRub (rimedio contenente OE di Eucalyptus, mentolo, canfora e trementina) è stato testato in applicazione topica su bambini sofferenti di bronchite acuta, e ha aumentato l’ampiezza e la frequenza respiratoria, i periodi di quiete, e la temperatura cutanea (di 1 °C, probabilmente per la dilatazione dei capillari periferici, mediata da canali calcio).

Modelli animali

Ha azione balsamica-espettorante (grazie all’alto contenuto in monoterpeni).

Attività antimicrobica

In associazione con dosi sub-terapeutiche di diidrostreptomicina intramuscolo ha avuto effetto terapeutico sul bacillo della tubercolosi (intramuscolare su animali).

Attività di repellenza

L’OE è risultato repellente per le zecche quasi quanto il DEET, repellente per le zanzare (Aedes spp.), per la mosca (Musca domestica) e per le mosche della cipolla (Delia antiqua). Gli OE di pino generico sono inoltre attivi sulle tarme del legno e tendono a essere repellenti per i piccoli mammiferi.

Attività espettorante

L’inalazione dell’OE ha indotto in modelli animali un aumento del fluido tracheale e delle ghiandole salivari dopo 5-10 minuti dall’inalazione, probabilmente mediante un meccanismo chimico.

In vitro

Antibatterica con buon range (4 batteri su 5 testati). Antimicotica con moderata attività su un buon range di funghi (15 su 15 testati); rubefacente e stimolante del SNC. L’OE ha mostrato una moderata attività su 15 ceppi di funghi (su 15 testati). L’OE non ossidato è risultato inattivo su batteri G- (E. coli), attivo su batteri G+ (Staphilococcus aureus, Streptococcus faecalis, Bacillus subtilis ecc.) e su Candida albicans. Un OE commerciale (stato ossidativo sconosciuto) ha avuto efficacia simile ma inferiore rispetto all’OE non ossidato, ed è risultato inattivo su Candida albicans. Un altro OE commerciale ha invece mostrato una elevata attività antibatterica su Rhodococcus e Bacillus spp.; una significativa attività su Candida lipolytica, Aureobasidium pullulans e Geotrichum candidum ma nessuna attività antifungina alla concentrazione di 0,25-0,5%. La MIC per i funghi è risultata essere 2-3 volte più elevata della MIC per lieviti e batteri.

INDICAZIONI POSSIBILI

Sistema respiratorio: la combinazione della stimolazione del massaggio e dei vapori dell’OE emanati dalla pelle è ottima per ridurre la congestione nasale e del tratto bronchiale e per aiutare in caso di difficoltà respiratorie (non patologiche); a questo scopo l’OE può comunque essere utilizzato anche da solo come fragranza ambientale. Come inalazione, la combinazione del vapore acqueo e dei vapori dell’OE è ideale per catarro, congestione nasale e bronchiale, sintomi del raffreddore, dell’influenza e dell’otite, mal di gola, tosse, raffreddore, influenza, sinusite e congestioni varie.

Sistema muscolo-scheletrico: un OE eccellente per muscoli doloranti dopo l’esercizio e per condizioni reumatiche, sia utilizzato nel bagno sia nel massaggio, magari combinato con ginepro. Il massaggio, combinando la sua azione a quella dell’OE, è particolarmente indicato in caso di fibrositi e cattiva circolazione periferica.

Sistema nervoso: usato di mattina nel bagno è molto tonificante e rinfrescante. Può essere utilizzato allo stesso scopo come fragranza ambientale. Nel massaggio alcuni soggetti lo trovano stimolante mentre altri lo trovano rilassante.

Pelle: può essere usato in applicazione tipica e in associazione ad altri OE, in caso di infezioni cutanee batteriche e da Candida.

Repellenza: può essere usato in caso di presenza di zecche, zanzare e mosche.

DATI DI SICUREZZA

Tossicità

LD50 orale                                                      = 5,0 g/Kg

LD50 cutanea                                                 = 5,0 g/Kg

Dose media letale bambino di 3 anni        = 70 ml

OE classificato come R65 (“può causare lesioni polmonari se ingerito”) a causa del contenuto elevato in idrocarburi. Si raccomanda anche una etichetta S62 (“se ingerito non indurre il vomito: cercare aiuto medico e mostrare questo contenitore”).

Studi su esseri umani

Nessuna irritazione o sensibilizzazione a dosi del 12% utilizzando OE di Pinus sylvestris su soggetti con pelle normale. Ciononostante, molti OE della famiglia delle Pinaceae (contenenti terpeni come: α-pinene, β-pinene, d– e l-limonene e soprattutto Δ3-carene) sono implicati in reazioni allergiche di tipo eczematoso e dermatitico, e quindi è necessario prestare particolare attenzione nell’utilizzo dell’OE in soggetti sensibili.

Sommario

–             Non tossico

–             Non fototossico

–             Non sensibilizzante se fresco ma sensibilizzante se ossidato

–             Può irritare pelli delicate

Cautele

–             Dose media accettata in creme cosmetiche = 0,2%

–             Dose media accettata in profumi = 1,2%

–           IFRA: usare solo con perossidi < 10 mmol/litro, ovvero se l’OE è stato distillato da poco (6 mesi) e se è conservato a T basse. È probabile che un utilizzo a percentuali intorno allo 0,5% non costituisca un rischio

– Si sconsiglia l’utilizzo dell’olio essenziale per bocca in gravidanza e in allattamento al seno

– Non utilizzare in presenza di forti infiammazioni del tratto respiratorio, asma bronchiale, pertosse; o in soggetti nefropatici.

 

da “Il grande manuale dell’aromaterapia“, di Marco Valussi, 2a edizione, Tecniche Nuove SpA, Milano, 2013

Consumo di frutta e verdura ricche di flavonoidi correlato a minor sovrappeso

mirtilliUno studio osservazionale di ampie dimensioni pubblicato sul British Medical Journal ha confermato il nesso, già evidenziato da studi epidemiologici, tra il consumo di frutta e verdura ricche in flavonoidi e il peso corporeo. La ricerca, diretta da Monica Bertoia del Department of Nutrition dell’Università di Harvard, ha esaminato i dati riguardanti i consumi alimentari di oltre 124.000 uomini e donne, che sono stati monitorati per 24 anni con tre studi prospettici di coorte (Health Professionals Follow Up Study, Nurses’ Health Study e Nurses’ Health Study II). I ricercatori hanno tenuto sotto osservazione sette sottoclassi di flavonoidi e l’andamento del peso corporeo. I dati sono stati ricavati da questionari compilati dai partecipanti allo studio nel periodo tra il 1986 e il 2011 e riguardanti peso, abitudini e stili di vita, nuove diagnosi di malattia e alimentazione. È stata evidenziata una relazione significativa tra il consumo di flavonoidi – e in particolare di antocianine, polimeri flavonoidi e flavonoli – e una minore tendenza al sovrappeso. Le fonti principali di antociani nella dieta dei soggetti che hanno partecipato a questa ricerca sono stati mirtilli e fragole; flavan-3-oli e i loro polimeri arrivavano da tè e mele e flavanoni e flavoni dalle arance. Tè e cipolle sono stati le principali fonti di flavonoli. Questi risultati, hanno osservato gli autori, “potrebbero aiutare a rifinire le precedenti raccomandazioni alimentari per la prevenzione dell’obesità e delle sue conseguenze”.

Fonte: Bertoia ML et al. Dietary flavonoid intake and weight maintenance: three prospective cohorts of 124 086 US men and women followed for up to 24 years Bmj 2016. doi: 10.1136/bmj.i17

https://www.bmj.com/cgi/doi/10.1136/bmj.i17

 

Potenzialità dell’aglio su memoria, attenzione e altre variabili neuropsicologiche

00148032Studi sugli animali hanno dimostrato che l’aglio (Allium sativum) protegge dall’apoptosi indotta dal peptide beta-amiloide, previene l’azione ossidativa su neuroni e sinapsi e, quindi, può prevenire (in questi modelli) la progressione della malattia di Alzheimer. Non erano però disponibili risultati di sperimentazioni cliniche relativamente all’azione potenziale su memoria e cognizione. Gli autori di questa ricerca hanno studiato l’effetto verso trattamento placebo dell’assunzione dell’aglio in 20 volontari sani con monitoraggio della memoria visiva e verbale, dell’attenzione e delle funzioni esecutive. I partecipanti hanno assunto aglio o placebo per cinque settimane dopo essere stati assegnati random ai rispettivi trattamenti. I partecipanti di entrambi i gruppi sono stati sottoposti (prima e dopo il trattamento) a 6 test computerizzati CANTAB (Cambridge Neuropsychological Test Automated Battery). Dalla sperimentazione è emerso che il trattamento con aglio ha migliorato diversi parametri relativi alla memoria visiva e all’attenzione in termini statisticamente significativi (p <0,05). Sono stati registrati benefici anche relativamente alla memoria verbale e alle funzioni esecutive, ma in questi casi la differenza non ha raggiunto la significatività statistica (p> 0.05). Gli autori dello studio ritengono che trattamenti protratti per un tempo più lungo, in pazienti affetti da malattie neurodegenerative, potrebbero produrre risultati più rilevanti. Il testo del report è visionabile integralmente e gratuitamente sul sito della rivista che lo ha pubblicato. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Department of Pharmacy, University of Dhaka, Dhaka 1000, Bangladesh.

 

Tasnim S, Haque PS, Bari MS, Hossain MM, Islam SM, Shahriar M, et al. Allium sativum L. Improves visual memory and attention in healthy human volunteers. Evid Based Complement Alternat Med 2015;2015:103416.