È una notizia recente ma se n’è parlato poco in Italia, il che è quanto meno bizzarro poiché riguarda in modo specifico il nostro Paese. A fine giugno, infatti, il Ministero della Salute ha notificato alla Commissione Europea una bozza di decreto che disciplina l’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali. Entro la fine di settembre gli Stati membri dell’Unione Europea possono sollevare eventuali obiezioni al testo; se ciò non accade, si metterà in moto la procedura per l’approvazione del decreto che, in linea di massima, si prevede possa esserci il prossimo autunno. Il nocciolo della questione in tal caso è la lista consolidata delle piante ammesse all’impiego in questo settore. Come ricorderete, a oggi sono valide in Italia una lista “italiana”, aggiornata nel 2012, e in affiancamento a questa la lista comune messa a punto nell’ambito del progetto “Belfrit” – che ha coinvolto Italia, Francia e Belgio – resa operativa con il decreto del 27 marzo 2014. Quest’ultima contiene alcune piante medicinali e derivati non presenti nell’elenco nazionale, ma esclude anche specie botaniche tipiche della nostra tradizione, come le associazioni del settore hanno fatto notare. Con il decreto notificato alla Commissione Europea, in sostanza, si punta a definire un’unica lista consolidata, risultato di un percorso durato un paio d’anni, al quale hanno partecipato non soltanto le istituzioni ma tutti gli stakeholder e l’industria. Il documento non modifica le regole basilari consolidate per questo settore in Italia, come ad esempio la notifica di etichetta al Ministero della Salute, ed è supportato da due allegati. Il primo contiene l’elenco delle sostanze e dei preparati vegetali ammessi, definito sulla base delle evidenze scientifiche o per l’applicazione del principio del mutuo riconoscimento, mentre l’altro fornisce alle aziende le indicazioni sulla documentazione necessaria e sulle procedure da seguire per l’impiego di queste sostanze negli integratori alimentari. La bozza del provvedimento è già disponibile sul sito della Commissione europea, mentre per quanto riguarda le piante incluse nella lista consolidata ci sono soltanto delle “anticipazioni”: queste parlano, fra l’altro, dell’inserimento di piante non presenti nella lista Belfrit e di un numero maggiore di avvertenze d’uso, per esempio sulle piante contenenti antrachinoni come la senna. L’elenco sarebbe perciò simile, ma non sovrapponibile a quelli francese e belga. In attesa degli sviluppi, e augurandoci che questi siano il più possibile lineari, possiamo certamente dire che l’approvazione di un’unica lista per gli integratori di origine vegetale (botanicals) è un avanzamento positivo rispetto alla situazione attuale. Il complesso processo di armonizzazione europea in questo settore – che tocca anche la spinosa questione delle indicazioni salutistiche o claims – potrebbe dunque fare un salto in avanti, nonostante permangano delle differenze fra i diversi Stati europei e anche all’interno dei paesi che hanno promosso l’iniziativa Belfrit. Del rilievo economico dei botanicals abbiamo già detto in più occasioni: recenti dati confermano che gli integratori a base vegetale, con un incremento del 6,9% e un volume di circa 1 miliardo di euro negli ultimi 12 mesi, sono una delle voci più importanti di questo mercato in Italia e il più dinamico nel panorama europeo. Un mercato che, proprio in virtù di questi risultati, attira sempre di più anche l’interesse della comunità scientifica internazionale. Continuano, infatti, le note positive che arrivano dalla ricerca sulle piante medicinali, sintetizzate in un recente meeting promosso dall’American Botanical Council. Le prove di efficacia più consistenti riguardano dunque l’iperico per la depressione da lieve a moderata, Bacopa monnieri per la sfera cognitiva, la cannella nel controllo della glicemia, i flavanoli del cacao per contrastare le ipertensioni di grado lieve, Echinacea purpurea per la riduzione del rischio di infezioni respiratorie ricorrenti, l’aglio per le sue benefiche proprietà ipotensive e l’infuso di tè verde per la sua azione salutare sul fegato.



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Le persone affette da psoriasi spesso chiedono anche di utilizzare trattamenti a base di piante medicinali ed è quindi importante essere consapevoli delle prove di efficacia attuali riguardanti questi preparati. Segnaliamo a tale riguardo due recenti ricerche che hanno affrontato l’argomento, mettendo a fuoco ciascuna un diverso aspetto. La psoriasi è un’affezione ad andamento cronico recidivante che di solito si manifesta con chiazze eritematose ricoperte da squame asciutte, più spesso localizzate al cuoio capelluto, ai gomiti e alle ginocchia. La malattia è presente in tutto il mondo e in tutte le razze e non ha predilezione di sesso. I sintomi possono essere presenti già alla nascita oppure manifestarsi in età avanzata, ma nella maggior parte dei casi compaiono nel terzo decennio di vita. Il primo studio è stato realizzato da un gruppo statunitense: si tratta di una ricerca sistematica della letteratura scientifica internazionale utilizzando i database PubMed, MEDLINE e EMBASE per individuare gli studi clinici – controllati e non controllati – che hanno valutato l’utilizzo topico di preparati a base di piante medicinali per la psoriasi. Sono stati valutati complessivamente 27 studi clinici relativi all’utilizzo di tali prodotti rilevando che i trattamenti fitoterapici topici più efficaci erano Mahonia aquifolium, Indigo naturalis, l’aloe vera e, in misura minore, la capsaicina. Gli effetti avversi più comunemente riportati sono stati irritazione cutanea locale, eritema, prurito, bruciore e dolore. Gli autori hanno concluso che, pur essendoci diversi studi che hanno trattato questo argomento, le prove di efficacia attualmente disponibili non sono ancora sufficienti e che è quindi opportuno sviluppare ulteriormente la ricerca in questa direzione prima di poter fornire una raccomandazione specifica. Lo stesso gruppo ha poi realizzato una ricerca sistematica riguardante l’impiego sistemico di erbe e preparati di origine vegetale sempre per la psoriasi. La metodologia di ricerca è stata la stessa, con riferimento alle banche dati internazionali, e ha dato i seguenti risultati. Sono stati individuati in totale dodici studi clinici e le prove di efficacia maggiori riguardano HESA-A (un composto naturale ricavato da un’alga), la curcumina, l’estratto di neem e in misura minore alcune formulazioni fitoterapiche della medicina tradizionale cinese. Anche in questo caso la conclusione è che, pur essendoci diversi lavori incoraggianti, occorre condurre altre ricerche su campioni più ampi per avere risultati definitivi.
Da Greenproject Italia, precisamente dalla linea Green&Beauty, è presentato il deodorante naturale Woman #Naturalcitrus. Adatto alle pelli sensibili ha una formula delicata, con una fragranza fresca e speziata data dall’olio essenziale di limone e zenzero, e deodora grazie alla sinergia tra il trietil citrato, derivato dal frutto acerbo di ciliegie e ribes, e l’estratto di semi di pompelmo. Non contiene sali di alluminio, alcol, coloranti e conservanti di sintesi e non inibisce il naturale processo di traspirazione della pelle.
Sono una giovane erborista laureata. Ho 26 anni, cerco lavoro in erboristeria (zona Bergamo e provincia) per dedicarmi finalmente al lavoro che mi appassiona. Ho esperienza come informatrice scientifica e ho fatto anche una breve esperienza in erboristeria. Attualmente frequento la scuola di medicina olistica Simo a Milano per conseguire il titolo di naturopata. Contatto: