Il noce (Juglans regia) è stato utilizzato tradizionalmente in diversi ambiti. A questa pianta si attribuiscono proprietà antinfiammatorie, digestive, depurative, ipoglicemizzanti, ipotensive, antisettiche e amaricanti. La medicina popolare utilizzava i decotti di foglie di noce per trattare la pelle e le mucose arrossate, l’asma, le diarree e la tosse. Di recente un gruppo di ricerca iraniano ha valutato gli effetti di un estratto idroalcolico di foglie di noce sul livello ematico di glucosio e sui fattori di rischio cardiovascolare in persone con diabete di tipo 2. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli (2 bracci): 50 soggetti diabetici sono stati divisi in un gruppo trattamento, che ha assunto capsule contenenti 100 mg di estratto di foglie di J. regia, e un gruppo di controllo che ha assunto capsule placebo (microcristalli di cellulosa) per un periodo di otto settimane. La glicemia, il livello di emoglobina glicata (HbA1c), il peso corporeo, l’indice di massa corporea, la pressione sanguigna, il profilo lipidico, l’insulina sierica e la resistenza all’insulina sono stati confrontati tra i due gruppi prima e dopo l’intervento; P<0,05 è stato considerato statisticamente significativo. Dopo aver escluso 11 persone, 20 hanno ricevuto l’estratto di foglie di J. regia e 20 il placebo. L’estratto di foglie di J. regia non ha modificato in modo significativo la glicemia e la resistenza all’insulina, ma nel gruppo sperimentale il peso corporeo, l’indice di massa corporea e la pressione sanguigna sistolica sono diminuiti in modo statisticamente significativo rispetto alle misurazioni di base (P = 0,028, P = 0,030 e P = 0,005, rispettivamente). Alla fine dello studio, tuttavia, le variabili prese in considerazione non erano significativamente differenti tra i due gruppi. Pertanto, concludono gli autori, la somministrazione di 200 mg/die di estratto di J. regia è stata efficace nel ridurre il peso corporeo e la pressione sanguigna.
Fonte: Rabiei K, Ebrahimzadeh MA, Saeedi M, Bahar A, Akha O, Kashi Z. Effects of a hydroalcoholic extract of Juglans regia (walnut) leaves on blood glucose and major cardiovascular risk factors in type 2 diabetic patients: a double-blind, placebo-controlled clinical trial. BMC Complement Altern Med. 2018 Jul 4;18(1):206. doi: 10.1186/s12906-018-2268-8.


I preparati contenenti antociani (o antocianine) – pigmenti polifenolici presenti in diverse piante e bacche – possono migliorare la resistenza all’insulina e i livelli di colesterolo. Lo scrive una recente metanalisi che ha passato in rassegna 19 studi clinici. Si tratta della prima metanalisi che ha studiato l’influenza degli antociani su diversi fattori che influiscono sulla salute cardio-metabolica degli adulti. Secondo questo studio, realizzato presso l’Università di Teheran e pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition, una dose giornaliera di antociani superiore a 300 mg per almeno 12 settimane può portare miglioramenti significativi nel livello di colesterolo totale e LDL. Le preparazioni contenenti antociani agiscono positivamente sul modello omeostatico (HOMA-IR) negli adulti, una formula utilizzata per misurare la resistenza all’insulina, e sull’HbA1c (emoglobina glicata), un marker che evidenzia la presenza a lungo termine di un eccesso di glucosio nel sangue. I diciannove studi clinici randomizzati presi in esame hanno studiato la supplementazione di antociani in dosi da 31,45 mg a 1,050 mg al giorno. Le variazioni del peso e dell’indice di massa corporea (IMC) sono state osservate solo negli studi a più lungo termine, ossia con un periodo di integrazione di almeno 12 settimane. Anche per i livelli di colesterolo i miglioramenti sono stati registrati con un dosaggio superiore a 300 mg al giorno per più di 12 settimane. La metanalisi indica un’azione positiva delle antocianine sulla salute cardio-metabolica. Tuttavia a causa delle dimensioni variabili del campione e della popolazione negli studi valutati, sono necessarie altre ricerche di qualità, condotte in particolare su campioni di popolazione omogenea, per confermare questi risultati, hanno concluso gli autori.
L’American Botanical Council, all’interno del Programma di prevenzione delle adulterazioni dei preparati a base di erbe (BAPP), ha pubblicato di recente un report sulla boswellia (Boswellia serrata, Burseraceae), una resina nota come incenso, di cui sono apprezzate da secoli sia le attività curative sia il profumo. Le vendite al dettaglio di preparati a base di Boswellia s. sono aumentate in maniera esponenziale negli Stati Uniti, in particolare nel canale della grande distribuzione, con una crescita media annua di circa il 210%. I dati pubblicati sull’adulterazione della boswellia si concentrano principalmente sulla miscelazione o la sostituzione con le resine di altre specie di Boswellia, in particolare B. frereana, B. papyrifera e B. sacra. Le resine di altre specie di Boswellia possono essere utilizzate sia in sostituzione, nei casi in cui vi siano usi intercambiabili accettati localmente, oppure come adulteranti veri e propri, probabilmente a causa di carenze di approvvigionamento locale o di errata identificazione di B. serrata all’interno della filiera commerciale. Stefan Gafner, direttore tecnico del programma BAPP, ha così commentato il report: “Boswellia serrata viene preferita nei Paesi occidentali a causa dei numerosi studi clinici che ne avvalorano le proprietà anti-infiammatorie. In altre aree del mondo, la sua sostituzione con altre specie di Boswellia può avvenire a causa dell’uso intercambiabile delle diverse specie. Tuttavia, la sostituzione, o l’adulterazione, può essere ricondotta anche a carenze nella catena di approvvigionamento o alla disponibilità di materia prima a costi inferiori”. Il documento riassume i dati pubblicati sui problemi di qualità della boswellia, in particolare le difficoltà nel distinguerla dai potenziali sostituti e adulteranti, specifica i metodi analitici per individuare l’eventuale adulterazione e fornisce informazioni sulla nomenclatura, la coltivazione, la raccolta e la commercializzazione di questa pianta. Vi hanno partecipato ventidue esperti in controllo di qualità delle piante medicinali. Mark Blumenthal, fondatore e direttore dell’American Botanical Council ha aggiunto: “I dati confermano che la boswellia è soggetta ad adulterazione intenzionale da parte di alcuni fornitori. Gli acquirenti responsabili devono quindi essere particolarmente attenti nei programmi di controllo qualità”.
Come noto i pazienti diabetici con ipertensione e dislipidemia sono esposti a un elevato rischio di complicanze cardiovascolari. Gli autori di questo studio hanno valutato gli effetti della supplementazione con Nigella sativa sul profilo lipidico, sulla pressione arteriosa e sulla frequenza cardiaca in persone con diabete di tipo 2 in trattamento orale con agenti ipoglicemizzanti. Si è trattato di uno studio pilota, in singolo-cieco e non randomizzato, realizzato presso un centro clinico per il trattamento del diabete di un ospedale universitario in Arabia Saudita. I pazienti sono stati assegnati al gruppo in trattamento attivo o di controllo a discrezione del ricercatore, ottenendo naturalmente il consenso del paziente che però non sapeva quale fosse il trattamento assegnatogli. Prima dell’intervento e ogni 3 mesi fino alla fine dello stesso, sono stati misurati i seguenti parametri: trigliceridi (TG), colesterolo totale (CT), lipoproteine a bassa densità (c-LDL), lipoproteine ad alta densità (c-HDL), pressione sistolica (SBP), pressione diastolica (DBP), media della pressione arteriosa (MAP), frequenza cardiaca (HR) e indice di massa corporea (BMI). Quali principali misure di risultato sono state adottate le variazioni di BMI e dei parametri lipidici e cardiovascolari. 57 pazienti sono stati assegnati al trattamento con 2 g/die di Nigella sativa per 1 anno e 57 con trattamento placebo; in ambedue i casi in associazione al trattamento farmacologico ipoglicemizzante loro prescritto. L’analisi dei risultati ha evidenziato nel gruppo con placebo una riduzione significativa del colesterolo HDL e un aumento dei rapporti CT/c-HDL e c-LDL/c-HDL. Nel gruppo con Nigella sativa è stata invece registrata una significativa riduzione del CT, del c-LDL, del rapporto CT/c-HDL e c-LDL/c-HDL, questo sia verso controllo che se comparato ai dati basali. In aggiunta, sempre nel gruppo con Nigella, è risultato significativamente aumentato il colesterolo HDL. Nel gruppo di controllo è stato registrato un importante incremento (rispetto ai valori basali) di MAP, mentre nel gruppo con Nigella sativa è stata registrata una riduzione significativa (sempre verso baseline) di SBP, DBP, MAP e HR. In termini comparativi, nel gruppo con Nigella è stata registrata una diminuzione significativa di DBP, MAP e HR rispetto a quanto rilevato nel gruppo di controllo. Gli autori concludono osservando che la supplementazione con Nigella sativa migliora il colesterolo totale, la pressione arteriosa media e la frequenza cardiaca in pazienti affetti da diabete di tipo 2 in trattamento con agenti ipoglicemizzanti. I risultati hanno solo un carattere indicativo, in quanto lo studio presenta diverse limitazioni come drop-out (9 persone perse in ogni gruppo), dimensioni del campione, tipo di assegnazione e mancata randomizzazione. Va comunque inquadrato in un contesto di evidenze emergenti sui benefici di Nigella sativa. Altri studi, con disegno sperimentale più strutturato, sono giustificati e auspicabili. Ricerca realizzata da associati a. Imam Abdulrahman AlFaisal University, Physiology, College of Medicine, Dammam, Arabia Saudita.
Come noto il diabete di tipo 2 (T2D) è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari (CVD) e risulta associato -tra l’altro – a un metabolismo alterato di lipidi e lipoproteine. I curcuminoidi sono prodotti naturali che esercitano, fra l’altro, azioni antidiabetiche e protettive verso la modificazione dei lipidi; la loro efficacia nel migliorare la dislipidemia in persone con diabete non è stata però ancora sufficientemente studiata. Gli autori di questo studio hanno valutato l’efficacia della supplementazione con curcuminoidi più piperina (aumenta l’assimilazione dei curcuminoidi), nel migliorare i lipidi sierici in pazienti con diabete di tipo 2. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo della durata di 12 settimane. Nello studio sono state coinvolte 118 persone con diabete 2 che sono state assegnate al trattamento con curcuminoidi (1000 mg/die più piperina 10 mg/die) o con placebo, unitamente ai trattamenti standard loro prescritti per il diabete. Al basale e alla conclusione dello studio sono stati valutati: colesterolo totale (CT), lipoproteine a bassa densità (c-LDL), lipoproteine ad alta densità (c-HDL), trigliceridi (TG), lipoproteina (a) [Lp(a)] e il colesterolo non HDL (c-non-HDL). L’analisi dei risultati ha rivelato nel gruppo in trattamento una riduzione significativa (verso controllo) dei livelli sierici di CT (-21,86 ± 25,78 verso -17,06 ± 41,51, p = 0,023), di colesterolo non HDL (-23,42 ± 25,13 verso -16,84 ± 41,42, p=0,014) e Lp(a) (-1,50 ± 1,61 verso -0,34 ± 1,73, p = 0,001) e un incremento dei livelli sierici di c-HDL (1,56 ± 4,25 verso -0,22 ± 4,62; p=0,048). I cambiamenti registrati per TG e c-LDL non sono risultati statisticamente differenti (p> 0,05). Gli autori dello studio concludono osservando che l’aggiunta di curcuminoidi al trattamento standard contro il diabete 2 può ridurre i livelli sierici di lipidi aterogeni, incluso il colesterolo non HDL e la lipoproteina (a); portandoli a concludere che, conseguentemente, la supplementazione con curcuminoidi potrebbe contribuire a ridurre il rischio di eventi cardiovascolari in pazienti dislipidemici con diabete di tipo 2. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Chemical Injuries Research Center, Baqiyatallah University of Medical Sciences, Tehran, Iran.
Una serie di risultati preliminari indicano che il consumo di Chia (Salvia hispanica), un antico seme, può migliorare la gestione del diabete di tipo 2 e ridurre l’appetito. Gli autori di questo studio si sono posti l’obiettivo di valutare l’effetto dell’assunzione di chia sul peso corporeo, sull’obesità viscerale e sui fattori di rischio correlati all’obesità in pazienti in sovrappeso e obesi affetti da diabete di tipo 2. Si è trattato di uno studio clinico a gruppi paralleli, randomizzato, in doppio cieco e controllato che ha coinvolto 77 pazienti in sovrappeso o obesi con diabete di tipo 2 (HbA1c: 6,5-8,0%; BMI: 25-40 kg / m (2)). Entrambi i gruppi hanno seguito una dieta a ridotto apporto calorico per 6 mesi; un gruppo ha quindi ricevuto 30 g/1000 kcal/die di Chia, l’altro 36 g/1000 kcal/die di crusca a base di avena come controllo. Quale principale misura di risultato è stata adottata la variazione del peso corporeo a 6 mesi. Fra le misure di risultato secondarie erano compresi i cambiamenti della circonferenza vita, la composizione corporea, il controllo glicemico, la proteina C reattiva e ormoni della sazietà (ad esempio adiponectina). La valutazione dei risultati a 6 mesi ha evidenziato una maggiore perdita di peso fra quanti avevano assunto Chia (verso controllo; rispettivamente 1,9 ± 0,5 kg e 0,3 ± 0,4 kg, P = 0,020), unitamente a una maggiore riduzione della circonferenza vita (3,5 ± 0,7 cm verso 1,1 ± 0,7 cm, P = 0,027). La proteina C reattiva è stata ridotta di 1,1 ± 0,5 mg/L (39 ± 17%) con Chia e 0,2 ± 0,4 mg/L (7 ± 20%) con trattamento di controllo (P = 0,045). L’adiponectina plasmatica è aumentata con Chia del 6,5 ± 0,7%, mentre non sono stati osservati cambiamenti nel gruppo di controllo (P = 0,022). Gli autori concludono osservando che i risultati ottenuti depongono a favore di un ruolo attivo dei semi di Salvia hispanica nella promozione della perdita di peso e nel miglioramento dei fattori di rischio correlati all’obesità, mantenendo un buon controllo glicemico. Secondo gli autori la supplementazione a base di semi di Chia, come trattamento complementare alla terapia convenzionale, può avere effetti benefici nella gestione dell’obesità in corso di diabete. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Clinical Nutrition and Risk Factor Modification Centre, St. Michael’s Hospital, Toronto, ON, Canada.




Uno degli ambiti in cui la fitoterapia è stata maggiormente esplorata negli ultimi anni è quello relativo ai disturbi dell’umore, con importanti risultati per numerosi estratti vegetali. Uno dei candidati che si sono imposti all’attenzione dei ricercatori negli ultimi anni è lo zafferano (Crocus sativus L.) i cui principali componenti bioattivi sono safranale e crocine. Gli autori di questo studio si sono posti l’obiettivo di studiare l’efficacia di un estratto standardizzato di stigma di zafferano (Affron) nel migliorare l’umore, lo stress, l’ansia e la qualità del sonno in adulti sani. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato a tre braccia della durata di 4 settimane che ha coinvolto 128 persone con disturbi dell’umore, ma senza una diagnosi di depressione. I pazienti hanno assunto 22 mg/die, 28 mg/die di Affron o placebo. Lo stato dell’umore dei partecipanti è stato misurato al basale e alla fine dello studio utilizzando il questionario POMS (Profile of Mood States) quale misura principale di risultato e il questionario sugli stati affettivi positivi e negativi PANAS (Positive Affect and Negative Affect Scales) e la scala DASS-21 (Depression Anxiety Stress Scale-21) come misure secondarie. Il sonno è stato monitorato utilizzando l’indice di qualità del sonno PSQI (Sleep Quality Index). L’analisi dei risultati ottenuti ha evidenziato fra le persone che hanno assunto 28 mg/die di estratto di zafferano una significativa diminuzione (verso trattamento placebo) dell’umore negativo e dei sintomi relativi allo stress e all’ansia, con una differenza statisticamente significativa dei punteggi totali relativi alla scala POMS (p<0.001, d = -1.10 ). Non sono stati osservati risultati con il dosaggio inferiore, evidenziando che la dose assunta può fare la differenza. In considerazione del disegno sperimentale e di altre variabili i risultati sono da considerarsi preliminari; l’estratto testato si è comunque rivelato un trattamento promettente per migliorare l’umore, ridurre l’ansia e lo stress senza la comparsa di effetti collaterali. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: University of Southern Queensland, School of Psychology and Counselling, Toowoomba, Australia.
