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Proprietà degli OE del genere Mentha

Fresh mint isolated on white background

Gli oli essenziali (OE) sono miscele complesse di composti volatili ottenuti in particolare da piante aromatiche; le Lamiaceae sono una delle principali famiglie botaniche per la produzione di queste miscele. A tale famiglia appartiene anche il genere Mentha che comprende 25-30 specie coltivate nelle aree temperate in particolare di Europa, Nord America, Nord Africa e Asia Minore.

Il genere Mentha include piante che esplicano attività biologiche importanti, caratterizzate da un’elevata variabilità morfologica e da una grande diversità chimica anche in relazione ai relativi oli essenziali. Queste sostanze da secoli trovano impiego soprattutto per le loro proprietà antimicrobiche, analgesiche, antinfiammatorie, spasmolitiche e anestetiche locali anche se studi recenti hanno dimostrato che i loro componenti possiedono anche attività antitumorale sia in vitro che in vivo.

Un recente studio realizzato da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Università La Sapienza di Roma, pubblicato sulla rivista Medicines, nell’ambito di una panoramica su questo genere botanico ha valutato in modo specifico l’azione biologica degli oli essenziali di Mentha come antiossidanti, nel trattamento delle infezioni fungine e come terapia antitumorale integrativa.

La rassegna riferisce le proprietà antiossidanti, antimicotiche, anti-batteriche e citotossiche delle piante prese in considerazione.

I risultati dell’attività antifungina degli OE del genere Mentha sono risultati piuttosto diversi tra una varietà e l’altra: l’OE di M. suaveolens ad esempio è risultato più attivo sulla Candida di quello di M. longifolia e di M. piperita. Le numerose differenze che riguardano sia le modalità di estrazione dell’olio essenziale sia i metodi utilizzati per studiarne le attività biologiche, rendono dunque complesso il lavoro di valutazione e comparazione fra i diversi OE.

Per quanto riguarda invece l’azione in ambito antitumorale, gli autori evidenziano che gli OE delle varie specie di Mentha potrebbero rappresentare una buona opportunità ed essere impiegati sia in associazione con farmaci di uso corrente sia per formulare nuovi farmaci. Tuttavia, in funzione di un possibile utilizzo in quest’ambito terapeutico, è fondamentale studiarne in dettaglio meccanismi ed effetti. Infatti, nonostante i numerosi studi scientifici sia in vitro sia preclinici siano promettenti, quelli clinici sono attualmente molto pochi. Una ragione è dovuta soprattutto alla difficoltà di capire se l’effetto antitumorale sia dovuto all’olio essenziale nel suo complesso, a un singolo componente oppure all’azione sinergica dei vari componenti presenti nell’OE.

 

Fonte: Stringaro A, Colone M, Angiolella L. Antioxidant, Antifungal, Antibiofilm, and Cytotoxic Activities of Mentha spp. Essential Oils. Medicines (Basel). 2018 Oct 21;5(4).

Il cumino migliora il profilo lipidico

Il cumino (Cuminum cyminum L.) è una pianta erbacea originaria della Siria. I suoi semi sono simili a quelli del finocchio e dell’anice, ma sono più piccoli e più scuri. Non va confuso neanche con il carvi (Carum carvi), che presenta frutti simili  ma con un aroma completamente diverso.

La spezia è stata usata fin dall’antichità e i suoi semi, ritrovati nel sito siriano di Tell ed-Der, vengono fatti risalire al secondo millennio a.C. Altri ritrovamenti archeologici risalgono all’età del Nuovo Regno dell’Antico Egitto.

Originariamente coltivato nell’Iran e nelle regioni mediterranee, il cumino è menzionato anche nella Bibbia ed era noto anche nell’antica Grecia e ai Romani.

L’uso del cumino diventò sempre meno frequente in Europa (ad eccezione di Spagna e Malta) a partire dal Medioevo. Fu introdotto nel continente americano dai coloni spagnoli.

Alla spezia si attribuiscono principalmente proprietà digestive, in particolare per le dispepsie e il meteorismo post prandiale, ma anche antispasmodiche, aromatizzanti ed emmenagoghe; i frutti di cumino, chiamati impropriamente semi, sono anche una buona fonte di ferro.

Un gruppo di ricercatori iraniani ha effettuato una revisione sistematica con metanalisi per valutare l’efficacia della supplementazione di cumino sulla concentrazione lipidica plasmatica su una popolazione adulta. La ricerca è stata condotta sulle banche dati PubMed, Scopus, ISI Web of Science, Google Scholar e Cochrane Library fino a gennaio 2018, allo scopo di individuare gli studi randomizzati controllati (RCT) che hanno valutato gli effetti della supplementazione di cumino sui parametri lipidici.

La metanalisi dei dati di sei RCT che sono risultati conformi ai criteri stabiliti (con un totale di 376 partecipanti) ha mostrato una riduzione significativa della concentrazione plasmatica del colesterolo totale (p = 0.042) e del colesterolo LDL (p = 0,003) dopo l’integrazione con preparati a base di cumino rispetto al trattamento di controllo; la concentrazione plasmatica del colesterolo HDL (p˂0.001) è invece aumentata.

Da questa revisione sistematica con metanalisi gli autori concludono che la supplementazione di cumino ha un’azione positiva sui parametri lipidici e quindi può essere impiegata con questa finalità salutistica.

Fonte: Hadi A, Mohammadi H, Hadi Z, Roshanravan N, Kafeshani M. Cumin (Cuminum cyminum L.) is a safe approach for management of lipid parameters: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2018 Nov;32(11):2146-2154.

 

 

Osteoartrite, un aiuto dal mondo vegetale

Girl with sore foot on gray background

L’osteoartrite (OA) è uno dei disturbi articolari più comuni. Molte persone, come è noto, non rispondono ai medicinali abitualmente prescritti per questa condizione, come il paracetamolo e i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che sono considerati il cardine dell’approccio farmacologico. Le piante Elaeagnus angustifolia, noto anche come olivo di Boemia, e Boswellia thurifera hanno proprietà antinfiammatorie e analgesiche che sono state vagliate dalla ricerca.

In particolare un recente studio clinico randomizzato controllato in doppio cieco ha valutato l’effetto di E. angustifolia da sola e in combinazione con Boswellia thurifera rispetto all’ibuprofene in soggetti che presentavano artrosi del ginocchio.

Settantacinque persone affette da questo problema sono state assegnate in modo casuale, ossia tramite randomizzazione, ai tre gruppi Elaeagnus (23), Elaeagnus / Boswellia (26) e ibuprofene (26) e hanno ricevuto rispettivamente capsule di Elaeagnus, Elaeagnus/Boswellia e ibuprofene, tre volte al giorno ai pasti per un periodo di 4 settimane.

La severità del dolore basata su una scala analogica visiva da 0 a 10 (VAS) e i punteggi sulle scale di valutazione LPFI (Lequesne Pain and Function Index) e PGA (Valutazione globale del paziente) sono stati determinati prima e dopo l’intervento per tutti i partecipanti allo studio. Tutti gli interventi hanno prodotto effetti significativi in termini di riduzione dei punteggi sulla scala analogica VAS e sulle scale LPFI e PGA (P <0,001 per tutti i parametri) senza differenze significative tra i gruppi. L’assunzione dell’estratto di E. angustifolia da solo o in combinazione con l’estratto di Boswellia potrebbe quindi ridurre il dolore e migliorare la funzionalità in soggetti che soffrono di artrosi del ginocchio, con effetti che sono paragonabili a quelli dell’ibuprofene.

 

Fonte Karimifar, M., Soltani, R., Hajhashemi, V. et al. Clin Rheumatol (2017) 36: 1849. https://doi.org/10.1007/s10067-017-3603-z

 

Epigallocatechina da tè verde e altre sostanze

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Il Ministero della Salute ha da poco aggiornato l’elenco degli “altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico” e ha inviato lo scorso 12 novembre una nota alle aziende produttrici e alle associazioni di categoria finalizzata a comunicare i cambiamenti adottati.

Per l’ingrediente epigallocatechina-gallato (Egcg) da tè verde (Camellia sinensis), è stato eliminato il dosaggio massimo di 120 mg già previsto per le donne in gravidanza, dato che l’utilizzo di questo ingrediente viene sconsigliato in questa fase. Gli integratori contenenti Egcg dovranno quindi riportare in etichetta l’avvertenza “Si sconsiglia l’uso in gravidanza”.

Le evidenze scientifiche, scrivono dal Ministero, hanno mostrato che la sostanza interferisce negativamente sulla biodisponibilità di acido folico, una vitamina essenziale in gravidanza. Il limite di apporto massimo giornaliero di 300 mg resta invece invariato per le altre categorie di consumatori. Si ricorda che, a seguito di timori riguardo possibili effetti nocivi sul fegato, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha di recente rivalutato la sicurezza delle catechine del tè verde, concludendo che quelle contenute in infusi sono prive di rischi mentre se assunte sotto forma di integratori alimentari, in dosi pari o superiori a 800 mg al giorno, potrebbero rappresentare un problema per la salute.

Per quanto riguarda l’avvertenza sull’acido lipoico, riporta sempre la nota ministeriale, è stata introdotta la necessità di sentire il parere del medico prima di utilizzare il prodotto, poiché in rari casi l’acido lipoico può determinare ipoglicemia. Questo problema, infatti, potrebbe essere correlato all’assunzione di sostanze contenenti gruppi sulfidrilici (come l’acido lipoico), anche se non esiste una correlazione precisa con le dosi, essendo determinante in questi casi la suscettibilità genetica.

Le aziende dovranno conformarsi a questi nuovi aggiornamenti a partire dalle prossime produzioni.

 

Coenzima Q10 e selenio proteggono la salute cardiovascolare

Uno studio pubblicato sulla rivista open access PLoS ONE ha mostrato che i benefici sulla salute cardiovascolare di un’integrazione a base di selenio e coenzima Q10, già evidenziata da una precedente ricerca, sono persistenti e continuano a manifestarsi anche dopo 12 anni. L’azione protettiva quindi non si limita al periodo di intervento, ma continua durante il periodo di follow-up.

Da questo dato i ricercatori dell’Università svedese di Linköping, autori dello studio, hanno dedotto che devono essere avvenuti dei cambiamenti strutturali nelle persone sottoposte a supplementazione e che tali cambiamenti sono ancora attivi.

Lo studio iniziale ha coinvolto 443 persone in buona salute, di età compresa tra 70 e 88 anni, che sono state suddivise in due gruppi distinti. Il primo gruppo ha assunto ogni giorno 200 mg di Coenzima Q10 e 200 mcg di selenio, mentre i partecipanti al gruppo di controllo hanno assunto un placebo sotto forma di compresse che non contenevano principi attivi.

Dopo più di 12 anni di monitoraggio, i ricercatori hanno osservato che le persone del primo gruppo presentavano un rischio di mortalità cardiovascolare più basso del 40% rispetto alle persone del secondo gruppo e che questi effetti positivi diventavano sempre più importanti con l’avanzare dell’età.

Il selenio e il coenzima Q10 sono necessari per ottimizzare la funzione cellulare. Basse concentrazioni di selenio serico sono state associate a perdita di forza muscolare e a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari. L’assunzione di selenio è bassa in Europa mentre la produzione endogena di coenzima Q10 diminuisce continuamente dopo i 20 anni ed è addirittura dimezzata a 80 anni, a livello del tessuto muscolare del cuore.

I meccanismi alla base dell’effetto protettivo e benefico evidenziato dallo studio svedese devono ancora essere completamente chiariti, sviluppando nuovi studi su campioni più ampi di popolazione.

 

Fonte: Alehagen U, Aaseth J, Alexander J, Johansson P (2018) Still reduced cardiovascular mortality 12 years after supplementation with selenium and coenzyme Q10 for four years: A validation of previous 10-year follow-up results of a prospective randomized double-blind placebo- controlled trial in elderly. PLoS One. 2018 Apr 11;13(4):e0193120.

Valutazione di efficacia dei prodotti a base di curcuma

L’efficacia delle preparazioni a base di curcuma, curcumina e curcuminoidi è stata valutata con diverse revisioni sistematiche che, in alcuni casi, non hanno determinato conclusioni definitive o hanno dato risultati contraddittori.

La revisione sistematica costituisce un livello di evidenza scientifica abbastanza solido rispetto agli studi osservazionali, alle revisioni narrative e anche rispetto ai trial clinici di piccole dimensioni.

Con l’obiettivo di valutare la qualità delle revisioni sistematiche disponibili in letteratura internazionale su questo tema, un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato un lavoro che presenta una sintesi aggiornata e rigorosa di questi dati.

Il gruppo di lavoro ha infatti condotto una ricerca sulle principali banche dati elettroniche medico-scientifiche fino al dicembre 2017 per individuare tutte le revisioni sistematiche (SR) relative all’uso di integratori e nutraceutici contenenti curcumina per qualsiasi problema di salute. La qualità delle revisioni sistematiche è stata valutata utilizzando i parametri delle scale AMSTAR e OQAQ, abitualmente impiegate per valutare la qualità di questa tipologia di studi.

Ventidue revisioni sistematiche soddisfacevano i criteri di inclusione; di queste quattro erano di alta qualità secondo la scala AMSTAR e dodici di alta qualità in base al punteggio OQAQ.

Sulla base di questi studi i ricercatori hanno concluso che i preparati contenenti curcumina possono esercitare attività antiossidanti sistemiche ed essere efficaci in alcune condizioni infiammatorie come le malattie correlate all’artrite e le malattie infiammatorie intestinali (12 SR), nella riduzione dei livelli lipidici e dei fattori di rischio cardiovascolare (5 SR) e in alcune affezioni della pelle (1 SR).

Risultati preliminari positivi sono stati riportati anche per i disturbi depressivi (3 SR), mentre non è stata osservata alcuna efficacia in soggetti che presentavano la malattia di Alzheimer (1 SR).

Inoltre, prosegue lo studio italiano, i prodotti contenenti curcumina sembrano essere sicuri sulla base di quanto riportato in dodici revisioni sistematiche.

 

Fonte: E. Pagano, A.Izzo, F. Borrelli. The clinical efficacy of curcumin-containing nutraceuticals: An overview of systematic reviews. Pharmacological Research, Volume 134, August 2018, 79-91.

 

 

Andrographis, una pianta versatile

fresh herbal plant leaves Andrographis paniculata ( Burm.f. ) Wall ex Nees

Andrographis paniculata (famiglia Acanthaceae) è una pianta arbustiva annuale dal sapore amaro, che cresce prevalentemente nel continente asiatico. È spesso usata in associazione con altre piante nella medicina tradizionale per il trattamento di malattie infettive e delle febbri associate e in alcune culture anche per il trattamento dei morsi di serpente. In Cina le sue proprietà amare sono sfruttate per alleviare i disturbi correlati alla digestione, mentre in India è stata utilizzata anche per “purificare” il sangue.

Sconosciuta per molti secoli nei paesi occidentali, nel 1919, in seguito a una forte epidemia influenzale diffusasi nel subcontinente indiano, balzò agli onori della cronaca poiché le fu attribuito il merito di avere indotto la maggior parte delle guarigioni; per questa ragione è chiamata anche “Echinacea dell’India”. Se ne utilizzano le parti aree, raccolte nel periodo estivo, le foglie e le radici.

All’Andrographis sono attribuite proprietà antibatteriche, antiossidanti, antinfiammatorie, antitumorali e immunostimolanti, ma la pianta è stata studiata principalmente per il trattamento di raffreddori, influenza e infezioni delle vie aeree superiori. In alcuni studi preliminari di laboratorio ha dimostrato anche potenziali effetti antitumorali che non sono stati confermati da studi clinici sull’uomo.

Classificata come pianta fredda, si preferisce utilizzarla su soggetti di costituzione calda o nelle fasi infiammatorie delle infezioni ed è quindi sconsigliata nelle condizioni ‘fredde’, come nel caso di una costituzione fredda oppure nel caso di ‘freddo’ di origine esterna, come è spesso il caso nei primi stadi infettivi.

Sia da sola sia in combinazione con altre piante, è stato dimostrato che riduce la durata e la gravità delle infezioni delle vie respiratorie superiori e di quelle associate al comune raffreddore.

In singoli studi l’estratto di Andrographis è risultato benefico nella colite ulcerosa e ha ridotto i sintomi dell’artrite reumatoide.

Occorre una certa cautela nel suo impiego in quanto si ritiene possa interagire con alcuni medicinali, come ad esempio gli anticoagulanti e gli antipiastrinici, alcuni farmaci oncologici e antipertensivi. Gli effetti collaterali più comuni includono mal di testa, affaticamento, ipersensibilità, nausea, diarrea e alterazione del gusto. È sconsigliata in gravidanza.

 

Fonte: About Herbs, Botanicals & Other Products, Memorial Sloan Kettering Cancer Center.

 

 

L’estratto di semi di cetriolo migliora il profilo lipidico

L’iperlipidemia risulta essere associata a un aumento del rischio di aterosclerosi e, conseguentemente, il controllo di questo fattore di rischio può contribuire a prevenire l’aterosclerosi. I semi di cetriolo (Cucumis sativus) sono stati utilizzati tradizionalmente come integratori per la riduzione dei lipidi. Gli autori di questo studio si sono posti l’obiettivo di valutare l’effetto dell’estratto di semi di cetriolo sul profilo lipidico (sierico) in pazienti adulti con iperlipidemia di grado lieve. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo, che ha coinvolto pazienti iperlipidemici sulla base dei criteri di inclusione previsti. I pazienti sono stati assegnati casualmente al trattamento con Cucumis o placebo e hanno quindi assunto giornalmente (durante i pasti) una capsula attiva o placebo; questo per 6 settimane. L’indice di massa corporea (BMI) e i livelli sierici a digiuno del colesterolo totale, dei trigliceridi (TG), del colesterolo LDL (c-LDL) e HDL (c-HDL) sono stati misurati alla baseline e alla conclusione dello studio. 24 pazienti del gruppo Cucumis e 23 pazienti nel gruppo placebo hanno completato lo studio. L’estratto di semi di Cucumis ha determinato una significativa riduzione (verso placebo) del colesterolo totale (P = 0,016), c-LDL (P <0,001), TG (P <0,001) e BMI (P <0,001), oltre a un aumento significativo di c-HDL (P = 0.012), sempre verso placebo. Gli autori concludono osservando che l’assunzione di estratto di sementi di C. sativus (500 mg/die) ha determinato effetti positivi sul profilo lipidico in pazienti adulti iperlipidemici e, pertanto, l’estratto di semi di cetriolo potrebbe essere considerato un integratore per il trattamento della dislipidemia. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Dept. of Clinical Pharmacy and Pharmacy Practice, School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, Isfahan Univ. of Medical Sciences, Isfahan, Iran.

 

Soltani R, Hashemi M, Farazmand A, Asghari G, Heshmat-Ghahdarijani K, Kharazmkia A, and Ghanadian SM. Evaluation of the Effects of Cucumis sativus Seed Extract on Serum Lipids in Adult Hyperlipidemic Patients: A Randomized Double-Blind Placebo-Controlled Clinical Trial. J Food Sci. 2017Jan;82(1):214-218.

Inulina e costipazione: i risultati di due studi clinici

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L’inulina è uno dei trattamenti di riferimenti per la stitichezza. Gli autori di questo studio hanno valutato gli effetti dell’inulina Orafti (fibra alimentare fermentabile ottenuta dalla cicoria) sulla frequenza delle feci in persone sane affette da costipazione. Lo studio è stato realizzato tenendo conto della letteratura e dei parametri di riferimento inerenti la valutazione della funzione intestinale e della stipsi in particolare; si è trattato di uno studio clinico cross-over, randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo con una fase di washout di 2 settimane. Ciascun periodo di studio comprendeva una fase di run-in  (di preparazione) seguita da 4 settimane di assunzione giornaliera (3 x 4 grammi; 12 g/die) di inulina o di maltodestrina (placebo). Per i 44 partecipanti allo studio (33 donne e 11 uomini; età 46.9 ± 13.2; BMI 24.7 ± 4.1) è stata documentata la frequenza e la consistenza delle feci, una serie di variabili gastrointestinali e la qualità della vita. Il consumo di inulina Orafti ha significativamente aumentato la frequenza delle feci verso placebo (la mediana delle feci/settimana è passata a 4,0 [IQR 2,5-4,5] verso 3,0 [IQR 2,5-4,0]; p = 0,038). Questi risultati sono stati accompagnati da un ammorbidimento delle feci e da una tendenza verso una maggiore soddisfazione verso trattamento placebo (p = 0,059). Gli autori dello studio concludono osservando che l’inulina Orafti è risultata efficace in volontari sani con costipazione cronica e ha significativamente migliorato la loro funzionalità intestinale (Micka A e al 2017). In un secondo studio sono stati valutati gli effetti della combinazione 70:30 di oligofruttosio Orafti®P95 e di inulina Orafti®GR (OF:IN) in bambini sofferenti di stitichezza di età compresa fra 2 e 5 anni. Si è trattato di uno studio in parallelo, randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo in cui i bambini costipati hanno assunto giornalmente (2 x 2 grammi; 4 g/die) di OF:IN o placebo (maltodestrina) per 6 settimane. La supplementazione OF:IN o placebo è stata miscelata con prodotto lattiero caseario (yogurt o formaggio fresco non etichettato con presenza di probiotici) scelto dai genitori per favorirne l’assunzione; tale prodotto è stato mantenuto costante per tutto lo studio. Quale principale misura di risultato è stata adottata la consistenza delle feci; quali esiti secondari la frequenza delle feci e i sintomi gastrointestinali. Nello studio sono stati inclusi 22 bambini, 17 dei quali hanno completato il protocollo di studio, 9 nel gruppo di controllo e 8 nel gruppo OF:IN. Dallo studio è emerso che la supplementazione con prodotto attivo ha indotto feci più morbide (p = 0.003). L’analisi longitudinale non ha evidenziato cambiamenti significativi fra i controlli, mentre ha rilevato fra i bambini in trattamento attivo un aumento della consistenza delle feci da 2,2 a 2,6 sulla scala Bristol modificata per i bambini (cinque verso sette voci; p = 0,040). Gli autori dello studio concludono osservando che la supplementazione prebiotica ha migliorato la consistenza delle feci in bambini stitici di 2-5 anni (Castillejo-DeVillasante G e al 2017). Il primo studio è stato realizzato da associati a BioTeSys GmbH, Esslingen (Germania); il secondo a vari istituti, fra questi: Neonatal Unit, Hospital Universitari Joan XXIII de Tarragona, Tarragona, Spagna.

Micka A e al. Effect of consumption of chicory inulin on bowel function in healthy subjects with constipation: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Int J Food Sci Nutr. 2017 Feb;68(1):82-89.Closa-Monasterolo R e al. The use of inulin-type fructans improves stool consistency in constipated children. A randomised clinical trial: pilot study. Int J Food Sci Nutr. 2017 Aug;68(5):587-594.

 

 

L’ibisco può migliorare gli indici di funzionalità renale in persone con ipertensione

Hibiscus flower and tea isolated on white background

L’ibisco (Hibiscus sabdariffa – HS) è stato utilizzato tradizionalmente in Nigeria con vari scopi, soprattutto per la sua azione antipertensiva. Questo studio è stato realizzato in Nigeria e gli autori, in considerazione del recente aumento della prevalenza di insufficienza renale, hanno ritenuto opportuno esaminare l’effetto del consumo di HS sulla funzionalità renale fra i nigeriani con ipertensione. Nello studio sono state reclutate 78 persone con nuova diagnosi di ipertensione (non trattate) di grado compreso fra lieve a moderato, afferenti a un ospedale universitario. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in tre gruppi di uguali dimensioni che hanno ricevuto giornalmente e per 4 settimane uno di questi tre trattamenti: HS, lisinopril (gruppi di trattamento attivo) o placebo (gruppo di controllo). Gli indici di funzione renale (volume urinario e clearance della creatinina) sono stati misurati al basale e settimanalmente per tutto il periodo di studio. Dall’analisi dei risultati ottenuti è emerso che HS e lisinopril hanno aumentato significativamente il volume urinario rispetto al trattamento placebo (P <0,001); HS ha aumentato il volume dell’urina più di lisinopril (P <0,001). HS ha significativamente aumentato la clearance della creatinina (P <0,001 verso placebo), mentre non sono stati osservati effetti significativi per lisinopril. Gli autori dello studio concludono osservando che l’assunzione di HS ha migliorato gli indici di funzionalità renale in persone con ipertensione di grado compreso fra lieve a moderato. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Department of Physiology, College of Medicine, University of Nigeria, Enugu Campus, Enugu, Nigeria.

 

Nwachukwu DC, Aneke EI, Nwachukwu NZ, Azubike N, and Obika LF. Does consumption of an aqueous extract of Hibscus sabdariffa affect renal function in subjects with mild to moderate hypertension? J Physiol Sci. 2017Jan;67(1):227-234.