
Gli oli essenziali (OE) sono miscele complesse di composti volatili ottenuti in particolare da piante aromatiche; le Lamiaceae sono una delle principali famiglie botaniche per la produzione di queste miscele. A tale famiglia appartiene anche il genere Mentha che comprende 25-30 specie coltivate nelle aree temperate in particolare di Europa, Nord America, Nord Africa e Asia Minore.
Il genere Mentha include piante che esplicano attività biologiche importanti, caratterizzate da un’elevata variabilità morfologica e da una grande diversità chimica anche in relazione ai relativi oli essenziali. Queste sostanze da secoli trovano impiego soprattutto per le loro proprietà antimicrobiche, analgesiche, antinfiammatorie, spasmolitiche e anestetiche locali anche se studi recenti hanno dimostrato che i loro componenti possiedono anche attività antitumorale sia in vitro che in vivo.
Un recente studio realizzato da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Università La Sapienza di Roma, pubblicato sulla rivista Medicines, nell’ambito di una panoramica su questo genere botanico ha valutato in modo specifico l’azione biologica degli oli essenziali di Mentha come antiossidanti, nel trattamento delle infezioni fungine e come terapia antitumorale integrativa.
La rassegna riferisce le proprietà antiossidanti, antimicotiche, anti-batteriche e citotossiche delle piante prese in considerazione.
I risultati dell’attività antifungina degli OE del genere Mentha sono risultati piuttosto diversi tra una varietà e l’altra: l’OE di M. suaveolens ad esempio è risultato più attivo sulla Candida di quello di M. longifolia e di M. piperita. Le numerose differenze che riguardano sia le modalità di estrazione dell’olio essenziale sia i metodi utilizzati per studiarne le attività biologiche, rendono dunque complesso il lavoro di valutazione e comparazione fra i diversi OE.
Per quanto riguarda invece l’azione in ambito antitumorale, gli autori evidenziano che gli OE delle varie specie di Mentha potrebbero rappresentare una buona opportunità ed essere impiegati sia in associazione con farmaci di uso corrente sia per formulare nuovi farmaci. Tuttavia, in funzione di un possibile utilizzo in quest’ambito terapeutico, è fondamentale studiarne in dettaglio meccanismi ed effetti. Infatti, nonostante i numerosi studi scientifici sia in vitro sia preclinici siano promettenti, quelli clinici sono attualmente molto pochi. Una ragione è dovuta soprattutto alla difficoltà di capire se l’effetto antitumorale sia dovuto all’olio essenziale nel suo complesso, a un singolo componente oppure all’azione sinergica dei vari componenti presenti nell’OE.
Fonte: Stringaro A, Colone M, Angiolella L. Antioxidant, Antifungal, Antibiofilm, and Cytotoxic Activities of Mentha spp. Essential Oils. Medicines (Basel). 2018 Oct 21;5(4).


Il cumino (Cuminum cyminum L.) è una pianta erbacea originaria della Siria. I suoi semi sono simili a quelli del finocchio e dell’anice, ma sono più piccoli e più scuri. Non va confuso neanche con il carvi (Carum carvi), che presenta frutti simili ma con un aroma completamente diverso.




Uno studio pubblicato sulla rivista open access PLoS ONE ha mostrato che i benefici sulla salute cardiovascolare di un’integrazione a base di selenio e coenzima Q10, già evidenziata da una precedente ricerca, sono persistenti e continuano a manifestarsi anche dopo 12 anni. L’azione protettiva quindi non si limita al periodo di intervento, ma continua durante il periodo di follow-up.
L’efficacia delle preparazioni a base di curcuma, curcumina e curcuminoidi è stata valutata con diverse revisioni sistematiche che, in alcuni casi, non hanno determinato conclusioni definitive o hanno dato risultati contraddittori.


L’iperlipidemia risulta essere associata a un aumento del rischio di aterosclerosi e, conseguentemente, il controllo di questo fattore di rischio può contribuire a prevenire l’aterosclerosi. I semi di cetriolo (Cucumis sativus) sono stati utilizzati tradizionalmente come integratori per la riduzione dei lipidi. Gli autori di questo studio si sono posti l’obiettivo di valutare l’effetto dell’estratto di semi di cetriolo sul profilo lipidico (sierico) in pazienti adulti con iperlipidemia di grado lieve. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo, che ha coinvolto pazienti iperlipidemici sulla base dei criteri di inclusione previsti. I pazienti sono stati assegnati casualmente al trattamento con Cucumis o placebo e hanno quindi assunto giornalmente (durante i pasti) una capsula attiva o placebo; questo per 6 settimane. L’indice di massa corporea (BMI) e i livelli sierici a digiuno del colesterolo totale, dei trigliceridi (TG), del colesterolo LDL (c-LDL) e HDL (c-HDL) sono stati misurati alla baseline e alla conclusione dello studio. 24 pazienti del gruppo Cucumis e 23 pazienti nel gruppo placebo hanno completato lo studio. L’estratto di semi di Cucumis ha determinato una significativa riduzione (verso placebo) del colesterolo totale (P = 0,016), c-LDL (P <0,001), TG (P <0,001) e BMI (P <0,001), oltre a un aumento significativo di c-HDL (P = 0.012), sempre verso placebo. Gli autori concludono osservando che l’assunzione di estratto di sementi di C. sativus (500 mg/die) ha determinato effetti positivi sul profilo lipidico in pazienti adulti iperlipidemici e, pertanto, l’estratto di semi di cetriolo potrebbe essere considerato un integratore per il trattamento della dislipidemia. Ricerca realizzata da associati a vari istituti, fra questi: Dept. of Clinical Pharmacy and Pharmacy Practice, School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences, Isfahan Univ. of Medical Sciences, Isfahan, Iran.


