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Bacche di ginseng e andropausa

Un recente studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un estratto commerciale di bacche di ginseng (GBE) nel trattamento dei sintomi dell’andropausa negli uomini anziani.

La durata complessiva dell’intervento è stata di 8 settimane, coinvolgendo 116 uomini che presentavano sintomi di andropausa.

L’estratto di ginseng utilizzato era standardizzato per contenere il 5% di Ginsenoside Re, somministrato al gruppo sperimentale alla dose di 700 mg/die.

I risultati primari hanno evidenziato che il gruppo GBE ha mostrato miglioramenti significativi rispetto al gruppo placebo. Nello specifico, il gruppo GBE ha registrato un tasso di miglioramento del 70% secondo il questionario ADAM (Androgen Deficiency in Aging Male), nettamente superiore al 47,83% del gruppo placebo.

È stata osservata anche una riduzione maggiore e statisticamente significativa dei punteggi della scala AMS (Aging Male Symptoms) nel gruppo GBE. Tra i risultati secondari, sono stati riscontrati miglioramenti significativi nella funzione erettile e nel punteggio totale dell’IIEF (International Index of Erectile Function).

GBE ha migliorato specificamente sintomi psicologici (come nervosismo e ansia), somatici (aumento della forza muscolare) e sessuali (libido e prestazioni sessuali). Nonostante questi miglioramenti nei parametri clinici basati sui questionari, non sono state rilevate differenze statisticamente significative nei livelli sierici di testosterone totale o libero.

GBE ha anche dimostrato un profilo di sicurezza favorevole, paragonabile a quello del placebo, senza eventi avversi gravi. In conclusione, GBE è potenzialmente un’alternativa sicura ed efficace per la sindrome da deficit di testosterone.

 

Park SY, Lee YS, et al. Efficacy and Safety of Ginseng Berry Extract (SIRTBERRY™) in Treating Andropause Symptoms: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial. World J Mens Health. 2025 Jun 9. doi: 10.5534/wjmh.240311

 

 

Eleuterococco: proprietà e potenziale terapeutico

Eleutherococcus senticosus (ES), comunemente noto come ginseng siberiano, è una pianta adattogena di fondamentale importanza, con una storia millenaria di utilizzo nella medicina tradizionale asiatica.

Una review evidenzia che la sua vasta gamma di attività farmacologiche deriva da una complessa composizione fitochimica, i cui componenti più preziosi sono gli eleuterosidi (in particolare eleuterosidi B ed E), lignani, saponine, flavonoidi e polisaccaridi.

Le principali attività studiate e confermate includono l’effetto adattogeno, che aumenta la resistenza del corpo allo sforzo fisico, allo stress e alla tensione mentale. ES ha dimostrato anche un potenziale neuroprotettivo contro patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, e significative attività antidiabetiche che supportano la regolazione del glucosio e la sensibilità all’insulina.

Altri effetti importanti sono quelli anticancerogeni, antiossidanti e immunomodulatori, che rafforzano il sistema immunitario.

Riguardo ai dosaggi e alle forme di somministrazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce un’assunzione giornaliera di 2-3 g di droga. Estratti acquosi e idroalcolici, tipicamente preparati in rapporto 10:1, sono forme comuni di somministrazione.

In uno studio di 8 settimane su individui fisicamente attivi, la somministrazione di 800 mg/giorno di estratto di ES in capsule ha migliorato significativamente le prestazioni fisiche. Altri studi clinici hanno impiegato dosi giornaliere comprese tra 200 e 500 mg di estratto standardizzato per migliorare la resistenza allo stress.

Nonostante queste evidenze, sono necessari ulteriori studi clinici per definire completamente i meccanismi farmacologici e convalidare l’efficacia di ES nel trattamento dei vari disturbi.

Kos G, Czarnek K, et al. Eleutherococcus senticosus (Acanthopanax senticosus): An Important Adaptogenic Plant. Molecules. 2025 Jun 8;30(12):2512. doi: 10.3390/molecules30122512.

 

Polifenoli delle fragole e microbioma intestinale

fragole fresche, fonte di polifenoli utili al controllo glicemico e alla salute cardiovascolare

Un trial randomizzato controllato, incluso nello studio di intervento nutrizionale ErdBEHR, ha esaminato gli effetti di una dieta ricca di polifenoli sul microbioma intestinale di adulti anziani sani.

Lo studio, durato 10 settimane, ha coinvolto inizialmente 168 partecipanti, ma l’analisi del microbioma si è concentrata sui 69 soggetti anziani sani (età media 62,7 anni) che hanno fornito campioni fecali prima e dopo l’intervento.

I partecipanti sono stati suddivisi in 5 gruppi con quantità crescenti di alimenti ricchi di polifenoli: gruppo di controllo consumava 500 g di fragole fresche a settimana; gruppi 2 e 3 aumentavano progressivamente l’assunzione fino a 3.750 g, con il gruppo 3 che aggiungeva anche piccole dosi di fragole liofilizzate; gruppo 4 stessa quantità di fragole fresche ma più fragole liofilizzate ed è quello che ha mostrato i maggiori cambiamenti nel microbiota; gruppo 5 stesso regime del gruppo 4 ma con l’aggiunta di capperi in olio d’oliva, risultando l’intervento più intenso.

Il gruppo 4 ha mostrato i cambiamenti più significativi, con un notevole spostamento nel microbioma. È stato osservato un aumento significativo della beta diversità e, in particolare, un aumento delle abbondanze dei generi produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), Faecalibacterium e Prevotella.

Inoltre, è stata riscontrata una diminuzione significativa dei batteri potenzialmente patogeni, con la loro abbondanza media che è scesa dal 48% al 37% dopo l’intervento. Queste scoperte suggeriscono che l’intervento dietetico a base di fragole può alterare positivamente il microbiota intestinale negli anziani sani, contribuendo potenzialmente alla salute generale.

 

Meiners F, Kreikemeyer B, et. al. Strawberry dietary intervention influences diversity and increases abundances of SCFA-producing bacteria in healthy elderly people. Microbiol Spectr. 2025 Feb 4;13(2):e0191324. doi: 10.1128/spectrum.01913-24.

 

 

Probiotici nel trattamento dell’acne

L’acne vulgaris è una condizione dermatologica estremamente diffusa, le cui terapie convenzionali, come gli antibiotici, sono sempre più ostacolate dagli effetti collaterali e dal rischio di resistenza.

Una recente scoping review ha esaminato 15 studi clinici randomizzati e interventistici, coinvolgendo 811 partecipanti, per valutare il potenziale dei probiotici come alternativa o trattamento aggiuntivo. Gli studi hanno testato formulazioni sia orali che topiche, con periodi di trattamento che spaziavano generalmente da 4 a 12 settimane.

I ceppi probiotici maggiormente studiati e utilizzati provengono dal genere Lactobacillus (come L. plantarum L. rhamnosus), seguiti da Bacillus, Bifidobacterium, Enterococcus ed Escherichia coli.

Le principali attività dimostrate includono la riduzione significativa delle lesioni acneiche, il miglioramento della funzione di barriera cutanea e la diminuzione dei marcatori infiammatori.

I probiotici orali agiscono principalmente modulando il microbioma intestinale e riducendo l’infiammazione sistemica, mentre quelli topici intervengono direttamente sulla cute, competendo con batteri patogeni come Cutibacterium acne.

Diversi studi hanno specificato ceppi e dosaggi esatti. Per esempio, la somministrazione orale di Lactobacillus plantarum CJLP55 ha ridotto le lesioni acneiche e migliorato l’idratazione della pelle, utilizzando 1.0 x 10¹⁰ CFU al giorno per 12 settimane.

Nelle applicazioni topiche, è stata utilizzata una crema contenente lattobacilli incapsulati alla dose di 10⁸ CFU per applicazione (2 volte/die per 8 settimane), che ha migliorato significativamente l’idratazione cutanea.

In conclusione, l’uso di probiotici orali e topici si è rivelato promettente, mostrando effetti paragonabili ad alcuni trattamenti convenzionali.

 

Sutema IAMP, Latarissa IR, et al. Efficacy of Probiotic Supplements and Topical Applications in the Treatment of Acne: A Scoping Review of Current Results. J Exp Pharmacol. 2025 Jan 9;17:1-14. doi: 10.2147/JEP.S498769.

Cannella e fattori di rischio cardiovascolare

Una recente meta-analisi ha esaminato 49 studi clinici randomizzati con oltre 3.000 partecipanti, confermando il potenziale della cannella nel migliorare diversi parametri metabolici e cardiovascolari negli adulti.

La ricerca ha evidenziato riduzioni significative della circonferenza vita, della pressione arteriosa (sia sistolica sia diastolica), della glicemia a digiuno, dell’emoglobina glicata e dell’insulino-resistenza. Anche il profilo lipidico ha mostrato miglioramenti notevoli: diminuzione di colesterolo totale, trigliceridi e colesterolo LDL, con aumento contestuale del colesterolo HDL. Si è osservata, inoltre, una riduzione della proteina C-reattiva, indicatore di infiammazione sistemica.

Gli studi hanno utilizzato principalmente estratti acquosi di Cinnamomum cassia, verum o zeylanicum, con dosaggi variabili da 120 a 12.000 mg/die. L’analisi dose-risposta ha identificato 6.000 mg giornalieri come dose ottimale per la maggior parte degli effetti benefici, sebbene anche dosaggi inferiori abbiano mostrato efficacia. La durata degli interventi variava da 4 a 24 settimane.

I ricercatori attribuiscono questi effetti ai composti bioattivi della cannella, principalmente cinnamaldeide, acido cinnamico e polifenoli, che agiscono migliorando la sensibilità insulinica, modulando il metabolismo lipidico e riducendo l’infiammazione attraverso l’inibizione del fattore NF-κB.

Nonostante i risultati promettenti, gli autori sottolineano che la qualità delle evidenze è considerata molto bassa secondo i criteri GRADE, principalmente per l’elevata eterogeneità tra gli studi. Raccomandano quindi cautela nell’interpretazione clinica e auspicano nuove ricerche con protocolli standardizzati per confermare definitivamente questi benefici.

 

Jafari A, Mardani H, et al. The effect of cinnamon supplementation on cardiovascular risk factors in adults: a GRADE assessed systematic review, dose-response and meta-analysis of randomized controlled trials. J Health Popul Nutr. 2025 Jul 3;44(1):233. doi: 10.1186/s41043-025-00967-3.

L’odore della camomilla

Da quando l’uomo ha scoperto, conosciuto e utilizzato le erbe, non ha mai
cessato di fare ricerca, empirica prima e scientificamente avanzata poi, nei
processi produttivi agricoli, alimentari e infine farmaceutici.

L’ Odore della Camomilla ripercorre la storia della Fitoterapia clinica in Italia
intrecciandosi con la storia personale e professionale dell’autore, Fabio
Firenzuoli che per primo l’ha portata nel nostro Paese.
Un innamoramento e una passione esplosa nell’ agosto del 1976, l’incontro con l’attesa rubrica di Famiglia Cristiana curata dal medico Pier Gildo Bianchi, quella volta dal titolo tanto sorprendente: Le Erbe Amiche.

Da qui inizia il viaggio dell’autore all’interno di questo mondo, che arriverà a portare la Fitoterapia nell’ambito della Medicina, al servizio dei pazienti. Un percorso che passa anche per l’incontro decisivo, in un convegno a Lione, con il medico francese esperto di fitoterapia Jean Valnet, che, quasi profetico, accolse Firenzuoli con il suo sguardo acceso e vulcanico, e un sigaro che gli andava da una parte all’altra della bocca.

Il testo raccoglie ricordi personali straordinari, che coinvolgono anche numerosi ricercatori e collaboratori di Firenzuoli, ma in particolare i pazienti, con tutti i loro problemi anche complessi, e che oggi traggono beneficio dalle erbe medicinali. Strumento di cura naturale a tutti gli effetti.

Un libro affascinante in cui Firenzuoli fa un’ampia ricognizione di quella che a tutti gli effetti è stata e continua ad essere una vera rivoluzione nel settore delle erbe, con un apporto unico di innovazione e ricerca. Una sfida che parte da lontano, dalla riscoperta degli aromi delle erbe e arriva alla compenetrazione che esiste oggi tra Fitoterapia e Medicina.

L’ Odore della Camomilla è un libro nel quale le vicende personali si intersecano con la storia istituzionale della Fitoterapia clinica in Italia, e con le alterne vicende, quotidiane, dei pazienti. Rivolto a chiunque sia appassionato all’uso salutistico e medicinale delle erbe.

Fabio Firenzuoli medico esperto di erbe medicinali, Fitoterapia e Fitovigilanza, considerato il padre della Fitoterapia clinica in Italia, ne ha istituito il primo centro pubblico presso l’Ospedale di Empoli e, successivamente, a Careggi, dirigendo la struttura di riferimento della Regione Toscana. Lavora a Firenze, presso l’istituto Fanfani in cui dirige il centro di eccellenza e ricerca in Fitoterapia.

Dieta di esclusione efficace nella malattia di Crohn

La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica intestinale caratterizzata da un decorso imprevedibile, che alterna fasi di attività a periodi di remissione. Nonostante le evidenze sul ruolo della dieta nella modulazione del microbiota e della risposta immunitaria, le linee guida internazionali non raccomandano ancora schemi dietetici specifici per indurre la remissione negli adulti.

 

Un trial clinico randomizzato condotto presso l’Università di Genova ha dimostrato l’efficacia della dieta di esclusione per la malattia di Crohn (CDED) negli adulti con sintomatologia lieve-moderata. Lo studio, durato 24 settimane, ha coinvolto 45 pazienti adulti divisi in due gruppi: 24 hanno seguito la CDED e 21 una dieta mediterranea di controllo.

La CDED prevede tre fasi progressive. Nelle prime sei settimane si consumano principalmente petto di pollo, uova, patate e frutti selezionati, escludendo glutine, lattosio e cibi processati.

Nelle settimane successive vengono gradualmente reintrodotti altri alimenti come carne rossa, pesce e cereali integrali. Alcuni pazienti a rischio malnutrizione hanno ricevuto anche una nutrizione enterale parziale, rappresentante il 10-20% dell’apporto calorico totale.

I risultati hanno mostrato tassi di remissione sintomatica significativamente superiori nel gruppo CDED: 70,8% a 12 settimane e 79,2% a 24 settimane, contro il 38,1% e 42,9% del gruppo di controllo. L’indice di attività della malattia si è ridotto notevolmente, con miglioramenti nel benessere generale, dolore addominale e frequenza delle evacuazioni. L’analisi della composizione corporea ha rivelato una riduzione della massa grassa e un aumento della massa magra.

 

Pasta A, Formisano E, et al. The use of the Crohn’s disease exclusion diet (CDED) in adults with Crohn’s disease: A randomized controlled trial. Eur J Clin Invest. 2025 Jun;55(6):e14389. doi: 10.1111/eci.14389.

 

Fragole per il benessere di cervello e cuore

Uno studio clinico randomizzato, crossover, in doppio cieco e controllato con placebo è stato condotto per valutare se il consumo di fragole potesse migliorare la funzione cognitiva e la salute cardiovascolare negli anziani.

La ricerca ha incluso 35 partecipanti adulti sani di età media 72 ± 6 anni (17 donne e 18 uomini).

I partecipanti hanno consumato per 8 settimane 26 g/die di polvere liofilizzata di fragole, equivalente a due porzioni di frutta fresca, alternandola con un periodo di controllo che utilizzava una polvere placebo con profilo nutrizionale simile. Tra le due fasi era previsto un periodo di washout di 4 settimane.

I risultati hanno mostrato un miglioramento significativo della velocità di elaborazione cognitiva durante la fase con fragole, mentre la memoria episodica è curiosamente migliorata durante il periodo di controllo.

Sul fronte cardiovascolare, il consumo di fragole ha ridotto la pressione sistolica di circa 5 mmHg e ha aumentato la capacità antiossidante totale del sangue. Inoltre, i trigliceridi sono aumentati nel gruppo di controllo, ma non in quello che consumava fragole.

Gli autori attribuiscono questi benefici principalmente ai polifenoli e agli antiossidanti contenuti nelle fragole, in particolare antocianine e acido ellagico, che potrebbero contrastare lo stress ossidativo e l’infiammazione.

Sebbene i miglioramenti siano stati modesti e non tutti gli esiti cognitivi abbiano mostrato benefici, lo studio suggerisce che l’inclusione regolare di fragole nella dieta potrebbe rappresentare un approccio semplice per promuovere la salute cardiocognitiva negli anziani potenzialmente a migliorare i fattori di rischio cardiovascolare in individui cognitivamente sani.

Delaney K, Tsang M, et al. Strawberries modestly improve cognition and cardiovascular health in older adults. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2025 Aug;35(8):104018. doi: 10.1016/j.numecd.2025.104018.

 

Corniolo: effetti contrastanti sul peso corporeo

Una revisione sistematica e meta-analisi ha esaminato l’effetto del corniolo (Cornus mas L.) su peso corporeo e composizione fisica, analizzando sei studi clinici randomizzati condotti principalmente in Iran e Turchia.

I ricercatori hanno valutato diverse forme di somministrazione del corniolo, ricco di antocianine e polifenoli. Gli studi hanno utilizzato il frutto fresco in dosi variabili da 20 a 100 g/die, capsule contenenti da 900 a 1000 milligrammi di estratto e frutti liofilizzati in quantità di 20-30 g/die. La durata delle sperimentazioni variava da sei a dodici settimane.

I risultati complessivi si sono rivelati sorprendentemente modesti. L’analisi aggregata non ha evidenziato cambiamenti significativi in peso corporeo, percentuale di grasso, massa grassa, circonferenza vita e fianchi. Tuttavia, analisi più dettagliate hanno rivelato che dosaggi superiori ai 30 grammi, somministrati per meno di dodici settimane a pazienti con steatosi epatica metabolica, producevano effetti più marcati. La forma liofilizzata dei frutti sembrava particolarmente efficace nel preservare i composti antiossidanti.

Gli autori sottolineano che il corniolo, nonostante le promettenti proprietà antinfiammatorie e antiossidanti dimostrate in studi preclinici, non può essere considerato un intervento autonomo per la gestione del peso. La ricerca suggerisce che future sperimentazioni dovrebbero combinare il corniolo con modifiche dello stile di vita, dieta ed esercizio fisico per valutarne il reale potenziale terapeutico nell’obesità e disturbi metabolici correlati.

 

Ghalichi F, Molani-Gol R, et al. A Systematic Review and Meta-Analysis of the Impact of Cornus mas L. on Anthropometric Indices and Body Composition. Food Sci Nutr. 2025 Jul 15;13(7):e70404. doi:10.1002/fsn3.70404.

 

Scutellaria lateriflora e insonnia

Un recente studio clinico monocentrico, controllato, randomizzato, crossover e in doppio cieco clinico ha esaminato l’efficacia e la tollerabilità di un integratore alimentare a base di Scutellaria lateriflora per la gestione dell’insonnia.

Il trial ha coinvolto un totale di 66 partecipanti, di età compresa tra 18 e 70 anni con insonnia primaria da lieve a moderata. La durata del trattamento attivo o del placebo era di 56 giorni per ciascun periodo, separati da un periodo di washout di 28 giorni.

L’integratore, basato su un estratto secco idroetanolico delle parti aeree di S. lateriflora, standardizzato per contenere il 10% di baicalina, è stato somministrato ai partecipanti al dosaggio di 400 mg/die (una capsula al giorno).

I risultati hanno mostrato un miglioramento significativo nell’equilibrio sonno-veglia. Il punteggio primario di valutazione, il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), ha registrato una riduzione coerente e significativa nel gruppo trattato, che contrastava con un progressivo peggioramento nel gruppo placebo.

Anche i parametri secondari del ciclo sonno-veglia sono migliorati considerevolmente, includendo una riduzione significativa della latenza di insorgenza del sonno e un aumento dell’efficienza del sonno e del tempo totale di sonno. In particolare, l’efficienza del sonno e il tempo totale di sonno sono aumentati significativamente con il supplemento. Inoltre, l’integratore è stato considerato ben tollerato, poiché nessuno dei partecipanti ha riportato effetti avversi.

Di Minno A, Morone MV, et al. Efficacy and Tolerability of a Chemically Characterized Scutellaria lateriflora L. Extract-Based Food Supplement for Sleep Management: A Single-Center, Controlled, Randomized, Crossover, Double-Blind Clinical Trial. Nutrients. 2025 Apr 28;17(9):1491. doi: 10.3390/nu17091491