Peperoncino, consumo regolare protegge sistema cardiovascolare

Il peperoncino (Capsicum spp.) contiene molte sostanze fitochimiche tra cui carotenoidi, capsaicinoidi e flavonoidi. Grazie a questi costituenti gli sono attribuite proprietà antinfiammatorie, antiossidanti ma anche antibatteriche e antivirali.

Una recente ricerca italiana, pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology, ne ha valutato altri aspetti ad oggi inesplorati.

Lo studio epidemiologico è stato condotto come seguito dell’ampio studio osservazionale Moli-Sani (svolto dal 2005 al 2010). Monitorando per oltre otto anni lo stato di salute di 22.811 adulti arruolati nello studio Moli-Sani, gli autori hanno dimostrato un rischio di  morte più basso nelle persone che consumavano regolarmente peperoncino. La riduzione del rischio era particolarmente significativa in caso di morte per infarto e ictus cerebrale.

I partecipanti allo studio sono stati seguiti per un periodo di follow-up di circa 8 anni, l’assunzione di peperoncino è stata valutata con un questionario alimentare standard (EPIC). Dopo analisi dei dati dei partecipanti (uomini e donne), i ricercatori hanno riscontrato un’associazione tra l’assunzione regolare (almeno 4 volte a settimana) di questa spezia e una riduzione del rischio di mortalità, per tutte le cause, ridotto del 23% rispetto a chi non lo consuma. Già a partire da due volte è stata osservata una diminuzione del rischio di mortalità del 14%, che diventa del 18% con il consumo da 2 a 4 volte la settimana e arriva al 23% quando si superano le 4 volte. Le probabilità di morte per cause cerebrovascolari diminuiscono del 40% per l’infarto e del 60% per l’ictus.

Il consumo abituale di peperoncino – hanno concluso dunque i ricercatori – consente di ridurre notevolmente il rischio di alcune malattie cardiovascolari, il rischio di infarto, ictus e morte prematura per tutte le cause.

Si è inoltre visto che i benefici per la salute associati all’assunzione di peperoncino sono indipendenti dalla qualità generale della dieta, il che fa ipotizzare un effetto protettivo indipendente. Precedenti studi epidemiologici condotti in Asia e in Nord America avevano evidenziato il ruolo protettivo del peperoncino, anche se questo è il primo studio condotto su una popolazione mediterranea. Spetta ora alla ricerca capire quali meccanismi biochimici siano coinvolti in questo effetto protettivo.

Si ricorda che il peperoncino deve essere evitato in caso di reflusso gastroesofageo, sindrome del colon irritabile, sindrome emorroidariaulcera gastrica e malattie infiammatorie intestinali acute. Cautela nel consumo di cibi piccanti si raccomanda anche in gravidanza.

 

Bonaccio M. et al. Chili Pepper Consumption and Mortality in Italian Adults .J Am Coll Cardiol

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