L’altra faccia del Covid

 

In una recente conferenza stampa Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha affermato che, a causa dei numeri della pandemia, saranno moltissime le persone nel mondo a soffrire di sindrome post-Covid, o più semplicemente di ‘Long Covid’. È con questo nome, infatti, che la comunità scientifica definisce l’insieme dei sintomi – fisici, neurologici, psichiatrici – che sono stati riscontrati in una percentuale di persone guarite da Covid-19.

Ad accendere i riflettori su una sindrome che si manifesta con sfumature e intensità differenti e può durare anche diversi mesi, è stata l’autorevole rivista The Lancet che ha pubblicato – lo scorso gennaio – due articoli e una revisione della letteratura scientifica sull’argomento. L’istantanea più completa è un ampio studio che ha riguardato 1.700 adulti dimessi dagli ospedali dopo la negativizzazione del tampone molecolare e osservati per un periodo di follow-up di 6 mesi: il 76% ha riferito almeno un sintomo durante il follow-up, principalmente astenia, debolezza muscolare, difficoltà ad addormentarsi, disturbi dell’olfatto e del gusto, cefalea ma anche palpitazioni, dolori articolari, perdita dell’appetito e vertigini. Mediamente una persona su quattro ha riportato ansia e depressione, ma sono stati rilevati anche problemi cognitivi (brain fog), disturbi intestinali, manifestazioni cutanee e perdita dei capelli.

Secondo lo studio del King’s College di Londra, che ha coinvolto tramite una app per smartphone quattro milioni di utenti nel Regno Unito, il 10% circa dei guariti da Covid-19 aveva avuto sintomi persistenti per un mese e l’1,5-2% ne soffriva ancora dopo tre mesi. Tim Spector, nell’introduzione a quel rapporto, realizzato per l’Institute for Global Change, ne parla efficacemente come “l’altra faccia del Covid”.

Sembra che le donne abbiano il doppio delle probabilità di sviluppare il Long Covid rispetto agli uomini, almeno fino a circa 60 anni, quando il livello di rischio diventa invece simile. Altri fattori di rischio sono ritenuti l’età avanzata e un elevato indice di massa corporea (fonte: www.epicentro.it), ma sequele tardive sono state descritte anche in individui giovani e sani, che avevano avuto un’infezione iniziale  non grave.

Sono state anche avanzate delle ipotesi per spiegare questa sindrome: quella cosiddetta ‘autoimmune’, ad esempio, rimanda al danno d’organo causato da un’eccessiva risposta infiammatoria attivata da SARS-CoV-2, ma anche alla reazione autoimmune “slatentizzata” da quel virus, forse per mimetismo molecolare con alcuni componenti del nostro organismo. Ipotesi che, tra l’altro, potrebbe spiegare la più elevata incidenza della sindrome tra le donne, nelle quali la risposta immune è più forte rispetto agli uomini.

Alla luce di questi dati abbiamo voluto approfondire il tema declinandolo sul versante delle piante medicinali che, se non possono rappresentare una terapia per il SARS-CoV-2, certamente possono offrire un aiuto nella gestione dei sintomi del Long Covid, e più in generale nel sostenere le risorse individuali nel percorso di ripresa da un’infezione che colpisce non solo il corpo ma l’intera vita delle persone. Un concetto presente nell’articolo “Botanical drugs and supplements affecting the immune response in the time of COVID-19: Implications for research and clinical practice” (Phytotherapy Research) nel quale 13 esperti, con il riferimento degli studi scientifici, si soffermano in particolare sull’impiego di alcune piante adattogene nella prevenzione ma anche nella convalescenza dalle infezioni virali, come è quella da SARS-CoV-2.

Iniziamo in questo numero della rivista il focus sul contributo delle piante medicinali nella sindrome post-Covid con un articolo di Fabio Rodaro (pag. 16 e seguenti) sulle piante toniche-adattogene utili per affrontare l’astenia psico-fisica, per sostenere la performance mentale e la gestione del deficit cognitivo.

Non meno rilevanti sono, lo sappiamo, le sequele psicologiche che seguono un decorso lungo o difficile della malattia. In un prossimo articolo ci soffermeremo, quindi, sulle piante medicinali da prendere in considerazione per alleviare questi aspetti del Long Covid. Consapevoli che gli effetti della pandemia sulla sfera psichica, emozionale e affettiva siano non soltanto tra i più critici con cui avremo a che fare nei prossimi anni, ma anche i più persistenti e complessi.

 

 

 

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