Chlorella vulgaris, una microalga verde unicellulare ampiamente diffusa nei paesi dell’Asia orientale come Cina, Corea e Giappone, è da tempo al centro dell’attenzione scientifica come alimento funzionale e potenziale risorsa per la medicina integrata.

Una recente review ne ha analizzato le caratteristiche chimiche, nutrizionali e le potenzialità biologiche. Caratterizzata da un interessante profilo nutrizionale, questa alga vanta una composizione biomassa secca costituita per il 40-58% da proteine, garantendo un apporto completo di amminoacidi essenziali come leucina, valina e lisina.

Oltre all’aspetto nutritivo, la ricerca ha isolato sette composti attivi chiave, tra cui l’acido dodecanoico e il loliolide, che contribuiscono alle sue proprietà farmacologiche. Oltre a numerosi studi preclinici e su modelli animali in diversi ambiti quali quello dermatologico, antivirale e cardiovascolare, l’efficacia di C. vulgaris sulla salute umana è stata confermata da diversi studi clinici.

Tra medicina integrata e potenziali terapeutici

In particolare, una ricerca clinica condotta con metodologia in doppio cieco, randomizzata e controllata con placebo, ha esaminato l’impatto dell’assunzione giornaliera di integratori a base di questa microalga su un campione di adulti affetti da ipercolesterolemia lieve.

I partecipanti hanno assunto il prodotto come supplemento quotidiano, dimostrando una riduzione significativa dei livelli di lipidi nel siero. I risultati hanno evidenziato un calo marcato dei trigliceridi e del colesterolo totale, confermando il potenziale di C. vulgaris nella gestione dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari nell’uomo.

Gli organismi terrestri e acquatici possono emettere composti organici volatili, che sono coinvolti in una serie di processi, migliorando la resistenza allo stress abiotico, trasmettendo informazioni, contribuendo alle interazioni allelopatiche e fornendo protezione contro la predazione. La sicurezza delle componenti volatili emesse dalle alghe è stata testata in uno studio che ha coinvolto 62 soggetti umani.

I partecipanti sono stati esposti a una miscela di 22 composti organici volatili a una concentrazione massima di 25 mg/m³ per valutare potenziali reazioni avverse. L’indagine ha dimostrato che la quasi totalità dei soggetti è rimasta in salute; solo una minima parte ha riportato lievi sintomi di secchezza delle mucose oculari o nasali, senza alcun caso di asma, allergia o bronchite cronica, suggerendo che l’esposizione a dosi moderate di questi composti non rappresenti una minaccia per il benessere umano.

I benefici per la salute derivano anche dalla ricchezza di acidi grassi polinsaturi (PUFA) presenti nell’alga, come gli omega-3 EPA e DHA. Studi clinici hanno dimostrato che l’integrazione di questi acidi grassi può alleviare il dolore articolare nei pazienti con artrite reumatoide e fornire effetti benefici a chi soffre di colite ulcerosa o psoriasi. Inoltre, il consumo di supplementi a base di DHA ha migliorato il rapporto tra colesterolo HDL e LDL, riducendo ulteriormente il rischio di malattie coronariche e ipertensione.

Sebbene molte proprietà antitumorali e antinfiammatorie siano state osservate preliminarmente in contesti di laboratorio su linee cellulari umane, come quelle del cancro al polmone e al seno, la ricerca scientifica sta ora puntando alla standardizzazione dei metodi di estrazione per garantire efficacia e riproducibilità clinica.

C. vulgaris non è dunque solo un integratore, ma una complessa fabbrica cellulare di antiossidanti come la luteina e l’astaxantina, capace di offrire protezione contro lo stress ossidativo e supportare attivamente le funzioni immunitarie dell’organismo

Nonostante molti dei promettenti risultati derivino da studi preclinici o su modelli animali, essi pongono le basi per future indagini cliniche standardizzate necessarie a confermare l’applicabilità reale e la sicurezza dei dosaggi nell’uomo.

Heo Y, Kim MY, Cho JY. Chlorella vulgaris, a representative edible algae as integrative and alternative medicine. Integr Med Res. 2026 Mar;15(1):101228. doi: 10.1016/j.imr.2025.101228.

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