Curcuma, curcumina, sicurezza & c.

Oltre due mesi dopo la prima segnalazione, il 26 luglio è stata diffusa una comunicazione ufficiale del ministero della Salute sulla vicenda curcuma ed epatiti che tanto ha fatto discutere nell’ultimo periodo.

I fatti sono noti agli operatori del settore: 21 casi di epatite colestatica acuta associabili all’utilizzo di estratti e preparati a base di Curcuma longa e, in un caso, di curcuma in polvere. Casi che, ricordiamo, si sono risolti tutti nell’arco di pochi giorni senza danni al fegato, anche se è stato necessario il ricovero ospedaliero. Gli eventi epatici si sono verificati dopo l’assunzione di dosi molto variabili di curcumina e di preparati ed estratti di curcuma diversi tra di loro. Nella maggior parte dei casi il titolo della sostanza era elevato ed erano spesso presenti altri ingredienti, tra cui la piperina, aggiunti per aumentarne la biodisponibilità.

La curcuma ha un impiego tradizionale millenario ed è attualmente utilizzata in moltissime preparazioni in tutto il mondo. Centinaia di studi ne hanno confermato l’azione antinfiammatoria, antiossidante e anche epatoprotettiva e la ricerca scientifica riporta, anno dopo anno, ulteriori suoi effetti positivi su altri distretti corporei. Il suo utilizzo come spezia, rimedio medicinale tradizionale e integratore alimentare è considerato sicuro dai principali enti internazionali in materia quali Efsa, Ema e FDA ed è stato confermato da due recenti revisioni sistematiche.

A fronte dei casi di epatite acuta, segnalati anche in altri Paesi come si rileva in letteratura internazionale, la commissione interdisciplinare di esperti istituita dal ministero della Salute, analizzati i campioni dei prodotti correlati ai casi di epatite, ha verificato l’assenza di irregolarità di tipo analitico/tossicologico escludendo la presenza di contaminanti o adulteranti (aflatossine, metalli pesanti, solventi residui, coloranti, farmaci ecc.) come causa del danno epatico.

La conclusione del gruppo di esperti è che il picco di epatiti verificatosi nel nostro Paese si possa ‘verosimilmente’ ricondurre a tre cause: suscettibilità individuale, alterazioni preesistenti anche latenti della funzionalità epato-biliare oppure interazioni con farmaci.

Per questo l’autorità sanitaria ha previsto l’adozione di un’avvertenza sulle etichette con cui si sconsiglia l’assunzione dei preparati a base di estratti di curcuma nel caso siano presenti alterazioni della funzione epato-biliare o calcolosi delle vie biliari. Sulla confezione dovrà essere presente anche l’invito a consultare il medico prima di utilizzare integratori a base di estratti di curcuma nel caso in cui si stiano assumendo dei farmaci. Per la curcuma in polvere non sono state decise particolari raccomandazioni, anche in considerazione dell’uso ampio e radicato di questa spezia come alimento in tutto il mondo.

A tal fine il 26 luglio è stato emanato un decreto dirigenziale con cui si provvede a modificare la lista delle piante ammesse per la preparazione di integratori alimentari, inserendovi le avvertenze circa l’impiego dei preparati a base di curcuma. Conseguentemente sono state eliminate dalle Linee guida ministeriali sugli effetti fisiologici ammessi per estratti e preparati del genere Curcuma le indicazioni circa la funzione epatica, la funzione digestiva e la funzionalità del sistema digerente, che non potranno più essere utilizzate.

Last but not least, in una nota esplicativa il ministero della Salute ha precisato che l’impiego negli integratori di un estratto derivante da piante autorizzate è consentito soltanto se la sostanza ha fatto registrare una storia di consumo significativo, altrimenti deve essere trattata come un novel food, e che non può essere definito estratto “un ingrediente costituito da una sostanza chimica predefinita, come nel caso di estratti composti al 95% da curcumina”.

Restano ancora da comprendere a fondo alcuni aspetti, come ad esempio le preparazioni e le associazioni di sostanze. Obiettivo è infatti ottenere prove solide al fine di tutelare la sicurezza del consumatore e salvaguardare l’utilizzo di una pianta come la curcuma preziosa in molti contesti.

La situazione continuerà quindi a essere “monitorata alla ricerca di eventuali nuovi elementi o dati scientifici”, mentre le aziende dovranno adeguare le etichette dei preparati a base di curcuma entro il 31 dicembre 2019.

 

 

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