Il kombucha è una bevanda fermentata e leggermente frizzante, ricca di composti fenolici antiossidanti che aiutano a neutralizzare le specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto. Viene prodotto con tè di Camellia sinensis, soprattutto tè verde, noto per il suo elevato potenziale antiossidante. Nonostante sia consumato da millenni, la sua popolarità è aumentata solo di recente e gli studi sui suoi effetti sulla salute umana sono ancora limitati. In particolare, mancavano ricerche cliniche sull’effetto del consumo quotidiano di kombucha di tè verde sullo stress ossidativo e sulla salute endoteliale.
Per questo, uno studio ha analizzato gli effetti della bevanda in persone in sovrappeso, una popolazione spesso caratterizzata da un’infiammazione sistemica di basso grado che può compromettere seriamente la salute dei vasi sanguigni, associandola a una dieta ipocalorica, considerata un intervento standard per ridurre il rischio cardiovascolare.
Lo studio ha coinvolto un totale di 59 partecipanti che hanno completato il protocollo, tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 45 anni, tutti caratterizzati da un indice di massa corporea pari o superiore a 27 kg/m² e un’elevata percentuale di grasso corporeo. Durante il periodo di indagine, della durata di 10 settimane, i volontari sono stati suddivisi in due gruppi sperimentali paralleli.
Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a una dieta ipocalorica personalizzata, progettata per garantire un deficit energetico di 500 kcal al giorno rispetto al fabbisogno stimato. La variabile cruciale è stata l’integrazione, per il solo gruppo sperimentale, di 200 mL al giorno di kombucha di tè verde, da assumere quotidianamente in corrispondenza di uno dei pasti principali.
Il prodotto utilizzato per lo studio non era una comune bevanda commerciale, ma un preparato ottenuto tramite l’infusione di foglie di Camellia sinensis e fermentato per cinque giorni con una coltura simbiotica di batteri e lieviti fino al raggiungimento di un pH specifico. Le analisi biochimiche hanno rivelato che questo particolare estratto conteneva 92 composti fenolici, con una prevalenza di flavonoidi come l’epicatechina e l’epigallocatechina gallato, sostanze note per la loro capacità di neutralizzare le specie reattive dell’ossigeno.
Il fermentato che contrasta i radicali liberi
Al termine dell’intervento, i risultati hanno mostrato un beneficio specifico e statisticamente rilevante: il gruppo che aveva consumato kombucha ha registrato una riduzione significativa dei livelli di perossido di idrogeno nel sangue rispetto al gruppo di controllo. Questo dato è di grande interesse scientifico poiché il perossido di idrogeno è un marcatore pro-ossidante chiave coinvolto nella segnalazione del danno cellulare e nello sviluppo dell’aterosclerosi. Ridurre la concentrazione di questa molecola suggerisce che la bevanda possa esercitare un’azione protettiva contro l’aggressione alle pareti vascolari.
Nonostante questo successo, i ricercatori hanno osservato che il consumo di kombucha non ha modificato in modo significativo altri parametri dello stress ossidativo, come gli enzimi antiossidanti naturali del corpo, né ha prodotto cambiamenti rilevanti nei marcatori della salute endoteliale, tra cui la pressione arteriosa o le molecole di adesione cellulare.
È possibile che il periodo di 10 settimane sia stato sufficiente per agire sui radicali liberi più reattivi, ma non abbastanza lungo per indurre trasformazioni strutturali nei vasi sanguigni o migliorare la funzione dell’endotelio in soggetti che già presentavano una fragilità metabolica dovuta al peso in eccesso. In conclusione, lo studio promuove il kombucha di tè verde come una bevanda antiossidante promettente, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno il suo potenziale preventivo a lungo termine sulla salute del cuore.


