Il genere botanico Phyllanthus, ampiamente distribuito nelle regioni tropicali e che comprende numerose piante utilizzate nelle medicine tradizionali in Asia, Africa e America, è al centro di una revisione sistematica della letteratura, la quale ne conferma il valore terapeutico come agente antinfiammatorio.

La revisione ha evidenziato come diverse specie di questo genere, tra cui spiccano Phyllanthus emblica, Phyllanthus niruri e Phyllanthus amarus, agiscano attraverso meccanismi molecolari complessi in grado di modulare le risposte immunitarie sia acute sia croniche. Queste piante esercitano la loro azione inibendo la produzione di citochine pro-infiammatorie come TNF-α e le interleuchine IL-1β e IL-6, oltre a bloccare enzimi chiave nel processo flogistico come COX-2, lipossigenasi (LOX) e ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS).

Dalle specie ai fitocostituenti: le applicazioni terapeutiche

Phyllanthus emblica, nota anche come Amla nella medicina Ayurvedica, emerge come la specie più documentata, con evidenze che spaziano dagli studi in vitro a quelli clinici.

Per esempio, in un trial clinico randomizzato in doppio cieco condotto su volontari con sindrome metabolica, l’estratto acquoso di frutti di P. emblica, somministrato a dosaggi di 250 mg e 500 mg per 2 volte al giorno per 12 settimane, ha dimostrato una riduzione significativa della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) e un netto miglioramento della funzione endoteliale.

Altri studi su modelli animali hanno utilizzato dosaggi fino a 1000 mg/kg per via orale per ridurre l’iperuricemia, oppure dosi variabili tra 100 e 400 mg/kg per contrastare la nefropatia diabetica, dimostrando una notevole versatilità terapeutica.

Altrettanto rilevante è l’attività di P. amarus, particolarmente efficace nel trattamento del dolore e della neuroinfiammazione. La ricerca clinica ha valutato un estratto etanolico standardizzato somministrato a volontari umani con un dosaggio di 375 mg per 2 volte al giorno per 10 giorni, riscontrando una modulazione positiva delle citochine immunomodulatorie.

In modelli animali, dosaggi di 200 e 400 mg/kg hanno protetto dal danno cognitivo indotto da tossine, riducendo i marcatori di infiammazione cerebrale. Per quanto riguarda P. niruri, estratti acquosi delle foglie sono stati impiegati in modelli di diabete per migliorare la funzionalità renale, oltre a essere stati testati con successo in modelli di endometriosi per ridurre le lesioni infiammatorie.

La revisione pone l’accento anche su molecole isolate come la corilagina, un tannino presente in P. urinaria, che somministrato a dosaggi di 5 e 10 mg/kg in modelli animali ha protetto da gravi lesioni polmonari acute, inibendo la via di segnalazione NF-κB. Allo stesso modo, nuovi lignani estratti da P. franchetianus hanno mostrato un’importante efficacia a dosi bassissime, pari a 3 mg/kg, riducendo i livelli di IL-1β del 60%.

Nonostante la solidità dei dati preclinici e l’identificazione di oltre 60 fitocostituenti bioattivi, i ricercatori sottolineano la necessità di espandere ulteriormente la sperimentazione clinica su larga scala per consolidare l’uso di questi estratti nell’industria farmaceutica moderna.

Bhattacharyya J, Saikia L, Kalita V, Dutta PP. An Updated Review on the Anti-Inflammatory Potential of Phyllanthus Genus. Chem Biodivers. 2025 Sep;22(9):e202402483. doi: 10.1002/cbdv.202402483.

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