In molte regioni dell’Africa sub-sahariana, la diagnosi di malattia di Parkinson rappresenta un grave problema a causa della cronica mancanza di accesso ai farmaci essenziali, come la levodopa sintetica. Per via di questa profonda disparità sanitaria, la ricerca tende già da tempo a esplorare il potenziale di Mucuna pruriens, una pianta leguminosa che cresce spontaneamente in molte aree tropicali e i cui semi contengono naturalmente alte concentrazioni di levodopa.

Un recente studio clinico di fase 2, multicentrico, randomizzato e in aperto, è stato progettato e condotto in Ghana per testare la non-inferiorità di questo approccio naturale rispetto alla terapia farmacologica standard.

La ricerca ha avuto una durata complessiva di 12 mesi per ciascun partecipante, un arco temporale significativo per valutare la stabilità degli effetti terapeutici. Allo studio hanno preso parte 32 pazienti ghanesi affetti da Parkinson e mai trattati in precedenza, o che avevano interrotto la terapia da tempo, garantendo così una popolazione di studio rappresentativa di chi non ha accesso costante alle cure.

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno trattato con la polvere vegetale e l’altro con la combinazione convenzionale di levodopa (LD) e un inibitore della dopa-decarbossilasi (DDCI).

Il prodotto utilizzato consisteva esclusivamente in polvere ottenuta da semi di Mucuna pruriens tostati (MP), preparata seguendo un metodo a basso costo senza alcun processo farmacologico industriale o additivi chimici. Il dosaggio è stato definito in base al peso corporeo e allo stadio della malattia, con dosi di MP ulteriormente calibrate per tenere conto dell’assenza di un DDCI.

Durante la fase di mantenimento, il dosaggio giornaliero di MP era di 36,7 ± 5,0 g (0,62 ± 0,13 g/kg), suddiviso in 3,15 ± 0,38 assunzioni/die. Considerando la concentrazione di levodopa del 6,3% nell’ecotipo MP utilizzato, la quantità media giornaliera stimata di levodopa era di 2,3 g, stimata come corrispondente a 462 ± 63 mg/die di LD + DDCI in termini di disponibilità del SNC.

Equivalenza tra rimedio naturale e terapia farmacologica

I risultati ottenuti sono estremamente promettenti: MP si è dimostrata non inferiore al trattamento farmacologico standard in tutti i parametri di efficacia misurati. Entrambi i gruppi hanno mostrato miglioramenti significativi e sovrapponibili nella qualità della vita, valutata tramite appositi questionari, e nei sintomi motori e non motori. In particolare, le scale di valutazione neurologica hanno registrato una riduzione marcata della disabilità motoria in entrambi i bracci della ricerca.

Sotto il profilo della sicurezza, lo studio ha rilevato che il preparato è stato ben tollerato. Sebbene gli eventi avversi gastrointestinali, come la nausea, siano stati leggermente più frequenti tra chi assumeva la polvere vegetale, la differenza non è risultata statisticamente significativa e la maggior parte degli effetti collaterali è stata di lieve entità.

Solo il 12,5% dei partecipanti nel gruppo che assumeva MP ha dovuto sospendere il trattamento, confermando la fattibilità di questa terapia come alternativa sostenibile e a chilometro zero per i pazienti che vivono in contesti con risorse limitate.

Questa evidenza scientifica apre nuove prospettive per l’integrazione di rimedi naturali standardizzati nei protocolli clinici globali, nonostante i ricercatori sottolineino che per garantire la sicurezza e l’efficacia a lungo termine, sono necessari studi multicentrici internazionali più ampi e in doppio cieco con follow-up prolungato (per esempio 24-36 mesi) e coorti etnicamente diverse.

Cilia R, Cham M, Obese V, Akpalu A, Cereda E, Ame-Bruce E, Laryea R, Caronni S, Sarfo FS, Sorbo FD, Fahn S, Pezzoli G.Mucuna pruriens in untreated Parkinson’s disease in sub-Saharan Africa: A 12-month, multicenter, randomized, controlled trial. J Parkinsons Dis. 2026 Feb;16(1):99-109. doi: 10.1177/1877718X251383721.

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