La malattia di Alzheimer rappresenta una delle sfide più complesse e urgenti per la salute pubblica globale. Nonostante i progressi della ricerca, le terapie disponibili sono in gran parte sintomatiche, spingendo la comunità scientifica a esplorare nuove strategie, incluse quelle derivate da piante medicinali tradizionali.

Asparagus racemosus, pianta indiana nota come Shatavari, sta emergendo come un promettente agente neuroprotettivo e una review ha analizzato la letteratura recente. Utilizzata da secoli nella medicina Ayurvedica come “Medhya Rasayana”, ovvero rimedio per il potenziamento delle funzioni cognitive, A. racemosus possiede una composizione fitochimica ricca e complessa che include saponine steroidee, flavonoidi, alcaloidi e oli essenziali. Questa combinazione di molecole conferisce alla pianta un’azione su più bersagli biologici, particolarmente rilevante per una patologia di tipo multifattoriale come l’Alzheimer.

Un’attività biologica multi-target

Le evidenze precliniche indicano che A. racemosus agisce riducendo lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione, due processi chiave che accelerano la morte neuronale. I suoi composti antiossidanti neutralizzano i radicali liberi, mentre la modulazione dell’attività microgliale porta a una diminuzione della produzione di citochine pro-infiammatorie come TNF-α e IL-1β. Parallelamente, la pianta mostra la capacità di inibire l’enzima acetilcolinesterasi, contribuendo a preservare la trasmissione colinergica, fortemente compromessa nell’Alzheimer.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda l’interazione di A. racemosus con i meccanismi di formazione delle placche di β-amiloide. Studi sperimentali suggeriscono che i suoi componenti bioattivi possano interferire con l’aggregazione dei peptidi Aβ, modulare il processamento della proteina precursore dell’amiloide e ridurre l’ambiente ossidativo che favorisce la fibrillizzazione, un processo patologico di aggregazione di proteine mal ripiegate in fibrille amiloidi insolubili, cruciale nelle malattie neurodegenerative. Inoltre, la regolazione della risposta immunitaria cerebrale sembra limitare l’infiammazione cronica indotta dai depositi amiloidi, proteggendo l’integrità neuronale.

I modelli animali forniscono risultati incoraggianti. Diversi estratti di A. racemosus hanno dimostrato di migliorare la memoria, ridurre la mortalità neuronale nell’ippocampo e rafforzare le difese antiossidanti in condizioni sperimentali che mimano l’Alzheimer. A questi effetti si aggiunge l’azione adattogena, capace di modulare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e ridurre l’impatto neurotossico dello stress cronico.

Sebbene i dati clinici sull’uomo siano ancora limitati, alcune osservazioni preliminari indicano un possibile beneficio nelle persone con compromissione cognitiva lieve. Gli autori della review concordano però sulla necessità di studi clinici più ampi e standardizzati per chiarire sicurezza, biodisponibilità e dosaggi ottimali.

Nadeem M, Khan MA, Ahmad FJ, Parvez S, Akhtar M, Najmi AK. Exploring the neuroprotective role of Asparagus racemosus (Shatavari) in Alzheimer’s disease: mechanisms, evidence, and future directions. 3 Biotech. 2025 Jul;15(7):197. doi: 10.1007/s13205-025-04355-w.

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