La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, nota con l’acronimo MAFLD (Metabolic Associated Fatty Liver Disease), è una patologia strettamente legata all’obesità, all’insulino-resistenza e all’infiammazione cronica. La ricerca scientifica sta rivolgendo una crescente attenzione a composti di origine naturale capaci di intervenire sui delicati meccanismi di riparazione tissutale e vascolare. Tra questi, la berberina, un alcaloide isochinolinico derivato da piante come Berberis aristata, in numerosi studi ha mostrato molteplici proprietà benefiche, tra cui effetti antinfiammatori, antiossidanti e protettivi dell’endotelio.

Un recente studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha esplorato le sue potenzialità sulla funzione vascolare e sui meccanismi di riparazione endoteliale.

Lo studio, durato 12 settimane, ha coinvolto 70 partecipanti, uomini e donne tra i 40 e i 60 anni, tutti in sovrappeso o obesi e con diagnosi confermata di MAFLD. I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi da 35 ciascuno, che hanno ricevuto un estratto standardizzato di berberina cloridrato al 97%, derivato da Berberis aristata, oppure un placebo. Il dosaggio giornaliero di berberina è stato fissato a 1500 mg, suddiviso in tre somministrazioni da 500 mg ciascuna, da assumere prima dei pasti principali. Il protocollo ha mostrato un buon profilo di sicurezza, con effetti collaterali limitati a lievi disturbi gastrointestinali transitori.

Azione combinata su fegato e apparato vascolare

I risultati hanno evidenziato un impatto significativo del trattamento sulla modulazione del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF), un biomarcatore chiave nei processi di angiogenesi e riparazione tissutale. Nei pazienti trattati con berberina, infatti, i livelli sierici di VEGF sono aumentati in modo statisticamente significativo, passando da circa 456 pg/mL a oltre 561 pg/mL al termine dello studio. Questo incremento suggerisce un miglioramento della capacità rigenerativa del microcircolo epatico, particolarmente rilevante nelle fasi iniziali della malattia.

Parallelamente, sono stati osservati miglioramenti nei parametri emodinamici. In particolare, si è registrata una riduzione significativa della pressione sistolica aortica, misurata mediante analisi dell’onda di polso, indicando un effetto favorevole sulla funzione vascolare. Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalla correlazione inversa tra l’aumento del VEGF e il Fatty Liver Index (indice di steatosi epatica): i soggetti con maggiore incremento del fattore di crescita hanno mostrato una riduzione più marcata del contenuto lipidico epatico.

Dal punto di vista meccanicistico, la berberina sembra agire attraverso molteplici vie, tra cui l’attivazione della proteina chinasi AMPK, la riduzione dello stress ossidativo e il miglioramento della biodisponibilità di ossido nitrico. Questi effetti convergono nel proteggere l’endotelio e nel modulare i processi infiammatori.

Nonostante la durata limitata dello studio non consenta di trarre conclusioni definitive sugli effetti strutturali a lungo termine, i ricercatori concludono che i dati indicano come la berberina possa rappresentare un promettente coadiuvante terapeutico, capace di intervenire simultaneamente su fegato e sistema cardiovascolare nei pazienti con MAFLD.

Koperska A, Miller-Kasprzak E, Seraszek-Jaros A, Musialik K, Bogdański P, Szulińska M. The Influence of Berberine on Vascular Function Parameters, Among Them VEGF, in Individuals with MAFLD: A Double-Blind, Randomized, Placebo-Controlled Trial. Nutrients. 2025 Nov 16;17(22):3585. doi: 10.3390/nu17223585.

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