L’ipertensione arteriosa rappresenta oggi uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e la mortalità prematura a livello globale. La ricerca scientifica sta esplorando con crescente interesse il ruolo dei composti bioattivi naturali; tra questi, le alghe commestibili sono emerse come candidate promettenti per una gestione complementare della pressione sanguigna.

Una revisione sistematica con meta-analisi ha esaminato i dati provenienti da 29 studi clinici controllati e randomizzati, che hanno coinvolto un totale di 1583 partecipanti adulti.

Il campione analizzato comprendeva sia individui sani sia persone con condizioni di rischio cardiometabolico, come obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica, offrendo così una panoramica completa sull’efficacia del consumo di alghe in diverse popolazioni.

Gli interventi presi in esame hanno avuto una durata variabile, con un requisito minimo di 4 settimane, ma i risultati indicano che un periodo di almeno 12 settimane è spesso necessario per osservare benefici significativi e costanti, in particolare sulla pressione diastolica. Per quanto riguarda i prodotti utilizzati nei diversi studi, la ricerca ha fatto una distinzione tra macroalghe, come Wakame (Undaria pinnatifida) o Kelp (Laminaria sp.), e microalghe, tra cui spiccano per diffusione e benefici Spirulina (Arthrospira platensis) e Chlorella.

Azione sinergica dei nutrienti nella totalità dell’alga

Un dato importante emerso dalla review riguarda la forma di somministrazione: il consumo di alghe intere, fornite sotto forma di polvere, compresse o incorporate in preparazioni alimentari come salse, si è dimostrato significativamente più efficace rispetto all’uso di singoli estratti o composti bioattivi isolati. Questo suggerisce un potente effetto sinergico tra i vari composti e nutrienti presenti nelle alghe nella loro interezza, che includono peptidi, polifenoli, potassio, fibre e antiossidanti.

Il dosaggio svolge un ruolo determinante nell’efficacia del trattamento. Gli studi hanno evidenziato che l’assunzione di una quantità superiore ai 3 g/die è necessaria per ottenere una riduzione clinicamente rilevante della pressione arteriosa. In termini di risultati numerici, l’integrazione con alghe ha portato a una diminuzione media della pressione sistolica di 2,05 mmHg e della diastolica di 1,87 mmHg. Tra le diverse alghe, Spirulina si è rivelata quella con i maggiori effetti sulla pressione, garantendo riduzioni medie ancora più marcate, pari a circa 5,28 mmHg per la sistolica e 3,56 mmHg per la diastolica.

Gli autori sottolineano come i benefici siano stati molto più pronunciati nei soggetti che presentavano già valori pressori elevati al basale o un rischio cardiometabolico preesistente, rispetto ai soggetti sani.

Questo indica che le alghe potrebbero essere un utile supporto naturale ai trattamenti farmacologici tradizionali, contribuendo a ridurre il rischio di eventi avversi come ictus e arresto cardiaco.

Sebbene siano necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi d’azione esatti, i ricercatori concludono che l’integrazione alimentare di oltre 3 g/die di microalghe, come per esempio Spirulina, rappresenta una strategia naturale, sostenibile e promettente per la salute cardiovascolare.

Casas-Agustench P, Mínguez S, Brookes Z, Bescos R. Edible Algae Reduce Blood Pressure in Humans: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomised Controlled Trials. J Hum Nutr Diet. 2025 Aug;38(4):e70095. doi: 10.1111/jhn.70095.

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