Negli ultimi anni il sulforafano si è imposto come uno dei composti naturali più interessanti nello studio della protezione del sistema nervoso centrale. Si tratta di un isotiocianato che deriva dalla glucorafanina grazie all’azione dell’enzima mirosinasi ed è particolarmente abbondante nei germogli di piante appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, come i broccoli. L’attenzione della ricerca nasce dal suo meccanismo d’azione, che coinvolge la via di segnalazione NRF2, uno dei principali sistemi di difesa cellulare contro stress ossidativo e infiammazione, due processi chiave alla base di molte patologie neurologiche.
Il sulforafano agisce legandosi alla proteina KEAP1, che normalmente mantiene inattivo NRF2 favorendone la degradazione. Questa interazione modifica specifici residui di cisteina, permettendo a NRF2 di spostarsi nel nucleo cellulare e attivare geni citoprotettivi. Il risultato è l’aumento dell’espressione di enzimi di fase II, come NAD(P)H chinone ossidoreduttasi 1, e il potenziamento del sistema del glutatione, il principale antiossidante endogeno del cervello. In modelli sperimentali, questo si traduce in una riduzione dei danni al DNA, alla membrana cellulare e alle strutture neuronali più vulnerabili.
Un ruolo protettivo nella prevenzione
Sul piano clinico, l’ambito più esplorato è quello del disturbo dello spettro autistico. Studi condotti su giovani adulti hanno mostrato che la somministrazione di estratti di germogli di broccoli ricchi di sulforafano, con dosi adattate al peso corporeo, può portare a miglioramenti significativi nell’interazione sociale, nella comunicazione e nella riduzione dei comportamenti disfunzionali dopo alcune settimane di trattamento.
Altri trial hanno utilizzato glucorafanina pura o preparazioni combinate con ravanello rosso, ottenendo risultati più variabili. In alcuni casi i benefici sono stati evidenti, in altri meno, soprattutto quando le valutazioni cliniche dei medici non coincidevano con le osservazioni riportate dai genitori o dai caregiver. Un aspetto rilevante emerso dagli studi sull’autismo riguarda i biomarcatori biologici. Il trattamento con sulforafano è stato associato a una riduzione di citochine pro-infiammatorie come IL-6 e TNFα e a un aumento di segnali anti-infiammatori, suggerendo che parte degli effetti comportamentali possa essere mediata da un riequilibrio immunitario. Questo effetto è coerente con l’azione del composto sulla via NF-κB, che viene inibita, e con la modulazione della microglia verso un fenotipo più riparativo.
I modelli preclinici ampliano ulteriormente il quadro. In studi su animali, il sulforafano ha mostrato effetti protettivi in modelli di epilessia, Alzheimer e Parkinson, riducendo la perdita neuronale e l’accumulo di proteine tossiche. In colture cellulari, l’efficacia si manifesta a concentrazioni molto basse, confermando una risposta di tipo ormetico: dosi moderate attivano meccanismi di difesa, mentre dosi elevate possono diventare dannose.
Nel complesso, le evidenze suggeriscono che il valore principale del sulforafano risieda nella prevenzione. Agendo come un interruttore molecolare che spegne l’infiammazione e rafforza le difese antiossidanti, questo composto potrebbe ridurre il rischio di danni neurologici se assunto prima che i processi patologici diventino irreversibili. La sfida futura sarà chiarire quali formulazioni, dosaggi e finestre temporali rendano questo potenziale clinicamente affidabile.
Bessetti RN, Litwa KA. Broccoli for the brain: a review of the neuroprotective mechanisms of sulforaphane. Front Cell Neurosci. 2025 Jul 4;19:1601366. doi: 10.3389/fncel.2025.1601366


