Un consumo quotidiano di fragole, può rappresentare un alleato concreto nella gestione del prediabete e nella riduzione del rischio cardiometabolico. È quanto emerge da un recente studio clinico statunitense che ha valutato l’impatto dell’assunzione giornaliera di fragole su resistenza all’insulina, controllo glicemico e infiammazione sistemica in adulti con prediabete.
Lo studio crossover, in singolo cieco, randomizzato e controllato, si è svolto nell’arco di 28 settimane ed è stato articolato in due fasi di intervento di 12 settimane ciascuna, separate da un periodo di washout di 4 settimane, necessario a evitare interferenze tra le due condizioni sperimentali.
Hanno completato lo studio 25 adulti con obesità e prediabete, definiti secondo i criteri dell’American Diabetes Association (livelli di glucosio a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dL o emoglobina glicata tra 5,7% e 6,4%). La maggioranza dei partecipanti era composta da donne di origine ispanica, un gruppo particolarmente esposto al rischio di sviluppare diabete di tipo 2 negli Stati Uniti. Durante la fase di intervento, i partecipanti hanno assunto quotidianamente 32 g di polvere di fragole liofilizzate, equivalenti a circa due porzioni e mezzo di fragole fresche, suddivise in due dosi da consumare lontano dai pasti.
Polifenoli e antociani protagonisti dell’azione sul metabolismo
I risultati hanno mostrato miglioramenti significativi nei principali parametri del metabolismo glucidico. In particolare, è stata osservata una riduzione dell’insulina sierica a digiuno, dell’indice HOMA-IR, del glucosio plasmatico e dell’emoglobina glicata rispetto al periodo di controllo. Benefici rilevanti sono emersi anche sul fronte cardiovascolare, con una diminuzione del colesterolo totale e della pressione arteriosa sistolica.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’effetto sull’infiammazione cronica di basso grado, considerata un fattore chiave nella progressione dal prediabete al diabete conclamato. Durante il periodo di consumo delle fragole, i ricercatori hanno rilevato una riduzione significativa della proteina C-reattiva ad alta sensibilità e dell’interleuchina-6, due biomarcatori strettamente associati all’insulino-resistenza, soprattutto in presenza di obesità.
Secondo gli autori della ricerca, questi effetti sono attribuibili all’elevata concentrazione di polifenoli presenti nelle fragole, in particolare antociani come la pelargonidina e l’acido ellagico. Questi composti bioattivi agiscono su più livelli, migliorando la sensibilità dei recettori dell’insulina, proteggendo le cellule beta del pancreas e riducendo lo stress ossidativo. Inoltre, contribuiscono a modulare la risposta infiammatoria post-prandiale, attenuando i picchi infiammatori indotti da pasti ricchi di grassi e carboidrati.
Nel complesso, lo studio suggerisce che un’assunzione quotidiana e realistica di fragole può rappresentare un intervento nutrizionale semplice, sostenibile e potenzialmente efficace per migliorare il profilo cardiometabolico e rallentare l’evoluzione del prediabete.
Basu A, Hooyman A, Groven S, DeVillez P, Scofield RH, Ebersole JL, Champion A, Izuora K. Strawberries Improve Insulin Resistance and Related Cardiometabolic Markers in Adults with Prediabetes: A Randomized Controlled Crossover Trial. J Nutr.2025 Jun;155(6):1828-1838. doi: 10.1016/j.tjnut.2025.04.015.


