L’erba spaccapietre (Ceterach officinarum), nota anche cedracca, erba renella o erba ruggine, è una piccola felce appartenente alla famiglia delle Aspleniaceae diffusa in tutta l’Europa centrale e meridionale nelle zone a clima mite, dove cresce nelle località assolate, su rocce calcaree e muretti a secco.

Gilberto Scotti in Flora Medica così la descrive: “radice folta, fibrosa nerastra, frondi cespitose formate da foglioline pennatifide con lobi alterni, subrotondi o bislunghi verdi sulla pagina superiore inferiormente coperte da squame pagliacee, copiose, lucide ocracee… fruttifica d’estate”. Luigi Palma in Le piante medicinali d’Italia ne riporta l’azione farmacodinamica come segue: “astringente, disostruente splenica, detergente, diuretica, emolliente, espettorante, tonica e vermifuga”.

La pianta deve il suo nome alla caratteristica tendenza a insinuarsi fra le rocce disgregandole con il tempo, nonché alla sua proprietà di sciogliere i calcoli renali. Oltre alle proprietà antiuriche, le sono state attribuite proprietà fluidificanti ed espettoranti catarrali, decongestionanti della milza e diuretiche. Viene utilizzata come sedativo ed emolliente in caso di tosse, come antinfiammatorio e decongestionante delle mucose orali.

Sono pochi gli studi scientifici su questa pianta e tra questi si segnala un lavoro pubblicato sulla rivista Plos One da un gruppo di ricercatori dell’Università di Urbino. La pubblicazione indica che la pianta costituisce una buona fonte di antiossidanti in grado di ridurre in vitro la cristallizzazione dell’ossalato di calcio e la morfologia dei cristalli. L’azione inibitoria è stata osservata in particolare, spiegano gli autori, sulla crescita e l’aggregazione dell’ossalato di calcio monoidrato, sostituito dall’aumento della formazione di ossalato di calcio diidrato, considerato meno pericoloso poiché meno affine con le cellule tubulari renali.

Sulla base di questi dati, insieme al fatto che non sono stati osservati effetti tossici avversi sul modello in vitro di enterociti intestinali umani, l’estratto acquoso di C. officinarum potrebbe rappresentare un’interessante terapia naturale per il trattamento dell’urolitiasi, conclude lo studio.

 

De Bellis R, Piacentini MP, Meli MA, Mattioli M, Menotta M, Mari M, Valentini L, Palomba L, Desideri D, Chiarantini L. In vitro effects on calcium oxalate crystallization kinetics and crystal morphology of an aqueous extract from Ceterach officinarum: Analysis of a potential antilithiatic mechanism. PLoS One. 2019 Jun 25;14(6):e0218734.

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